La famiglia è il Vangelo che si fa carne.

Fratelli, non è per me un vanto predicare il vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato.
Quale è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero;
Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.
Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

La seconda lettura di questa domenica è una bomba. Una bomba per tutti, lo è ancora di più per noi sposi. Vi rendete conto di cosa ci vuole dire? Dobbiamo annunciare il Vangelo. Non è un impegno che ci dobbiamo prendere, ma è l’unico modo per vivere in pienezza ciò che siamo. San Giovanni Paolo II urlava:

Famiglia diventa ciò che sei!

In Familiaris Consortio lo ha ripetuto tantissime volte. Noi siamo la concretezza dell’amore di Dio, la concretizzazione del Vangelo. Almeno dovremmo esserlo. Lo siamo per consacrazione. Siamo profezia e manifestazione dell’amore fedele, gratuito e incondizionato di Dio. Siamo Vangelo che diventa vita e comunione di persone. Guardate le vostre famiglie con gli occhi di Dio. Ci sono tante cose che non vanno e che si possono migliorare. Senza dubbio. Non esistono sposi perfetti. Esiste però la relazione perfetta. Il matrimonio lo è perchè trasforma le imperfezioni in unità e occasione d’amare. In alleanza che diventa forza. Ed è così che annunciamo il Vangelo. Abbiamo anche noi il nostro pulpito, abbiamo anche noi il luogo dove parlare e farci ascoltare per testimoniare Cristo. La nostra vita stessa è ciò che comunichiamo. Ed ecco che la famiglia che si prende cura della nonna anziana parla di Gesù. La famiglia che vive la precarietà del lavoro nella speranza e nell’affidamento parla di Gesù. La famiglia che litiga e si tira i piatti (usando un’immagine cara al nostro Papa) e poi è capace di fare pace parla di Gesù. La famiglia che si spende per i figli parla di Gesù. La famiglia che si apre all’accoglienza parla di Gesù. Anche voi, che vi sentirete inadeguati e piccoli nelle difficoltà, nelle cadute, nel casino di ogni giorno, anche voi state annunciando Cristo. Forse non ve ne rendete neppure conto, ma sono sicuro che in tutte le vostre ferite c’è la luce di Cristo che entrando nelle vostre ferite che diventano feritoie può,attraverso di voi, illuminare il mondo. Perchè dove due persone, nonostante tutte le miserie che si sentono addosso, riescono a volersi bene e ad andare avanti, lì c’è una delle più grandi manifestazioni della presenza reale di Cristo nel nostro mondo.

Antonio e Luisa

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Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Dopo quanto scritto nelle precedenti puntate, ora possiamo sintetizzare e dare una risposta certa alle nostre domande esistenziali. Cosa ne faccio della mia vita? Perché tutta questa fatica? Che peso questa sofferenza. Come faccio a superare questa disgrazia? La risposta è solo una: vivi l’amore e diventa ciò che sei. Perfeziona sempre di più l’intima unione di vita e di amore con il tuo sposo o la tua sposa. Ogni famiglia, se la andiamo ad osservare nel vissuto particolare, è diversa ed è unica come le persone che la compongono. E’ diversa per componenti, per condizione sociale ed economica, per salute, per dinamiche interne e rapporti relazionali. Indipendentemente da tutte queste differenze, che caratterizzano e rendono uniche ogni famiglia, tutte hanno un denominatore comune: questa chiamata, questa missione che chiede di vivere l’amore in ogni specifica storia familiare. Questo significa che devo guardare alle altre famiglie, ammirarle, e gustare il loro amore, ma non devo cadere nel tranello di credere che per essere felice e realizzato nella mia relazione, nella mia missione, devo fare le loro stesse cose e vivere nello stesso loro modo. Noi sposi dobbiamo trovare la nostra santificazione, la realizzazione della nostra missione, partendo da ciò che siamo e da ciò che caratterizza la nostra famiglia. Magari non possiamo mostrare una famiglia perfetta. Viviamo sofferenze e dolore, ma attraverso quella situazione Dio può comunicare al mondo un aspetto del suo amore. Diventiamo profeti autentici e unici di una realtà che  possiamo mostrare e profetare solo noi. Ci sarà la famiglia che accoglie il figlio disabile nella gioia e nella gratitudine, la famiglia che si prende cura delle persone anziane e malate, la famiglia che vive il lutto, la famiglia che vive l’abbandono, quella che ha tanti figli e quella che non riesce ad averne. Tutte queste famiglie possono esprimere una caratteristica dell’amore divino. Sposi che portano una profezia diversa, ma espressione dello stesso amore che è immagine di quello di Dio. Tante piccole luci che unite in un’unica fiamma mostrano il volto di Dio. C’è la famiglia che nella difficoltà tira avanti, che non smette di crederci, che supera difficoltà importanti non perdendo mai l’unità, e che magari si sente terribilmente imperfetta rispetto ad altre che vede e che ammira. Quella famiglia può essere strumento di Dio per altre coppie che vivono situazioni similari. Quella famiglia può essere la profezia di un amore perseverante nelle difficoltà. Termino con un esempio che può chiarire questo concetto. L’amore di Dio è infinito, ma per praticità limitiamolo a qualcosa di contenibile seppur grandissimo. L’amore di Dio è come una riserva d’acqua contenuta all’interno del Monte Bianco. Come se il Monte Bianco fosse vuoto al suo interno e riempito di acqua. Ne può contenere una quantità grandissima. Il monte non è però un vulcano e non ha modo di far traboccare questa acqua. Ha bisogno di sorgenti. Noi famiglie cristiane (in primis) abbiamo questo compito, questa missione, far sgorgare l’amore di Dio che resterebbe altrimenti inutile e rinchiuso in un luogo inaccessibile. Credendoci e vivendo il nostro amore diveniamo sorgente che libera un rivolo d’acqua che può raggiungere persone e luoghi a noi sconosciuti. L’amore non ci appartiene, può solo essere donato e accolto.

Dobbiamo vivere l’amore che si riverserà sui figli, sui parenti, sugli amici, sulla comunità parrocchiale, nel luogo di lavoro. Questa è la nostra missione e impegno prioritario per la nostra vita. Invisibilmente, ma in modo percettibile e concreto il nostro amore potrà raggiungere tanti luoghi aridi e dissetarli con l’amore di Dio. Tanti luoghi che ne hanno una necessità impellente ed estrema.

Quindi per concludere cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo ancora San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), – rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo.

Abbiamo detto in precedenza che siamo chiamati e mandati per questa particolare missione e profezia che Dio ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. Lo Spirito Santo che ci è donato diventa comandamento di vita. Dobbiamo collaborare con lo Spirito Santo, accoglierlo in noi oppurre non possiamo vivere da sposi cristiani. Spirito che è sostegno, ma anche impulso, pungolo, provocazione che ci chiede un continuo progredire nel diventare ciò che siamo. Uno Spirito che ci chiede di svegliarci, di aprire gli occhi e di rimboccarci le maniche. Chi meglio dello Spirito Santo, che è unione e relazione può aiutarci a progredire nella nostra unione ed amore? Le coppie di santi che ci sembrano così perfette ed inarrivabili non sono più brave e migliori di noi, ma sono sicuramente più furbe. Hanno capito che dovevano lasciar fare allo Spirito Santo e così hanno raggiunto livelli altissimi. Cosa che tutt:i possono raggiungere se si fanno furbi come loro.

Chiara Corbella diceva: “Chiedo a Dio la Grazia di vivere la Grazia”. Chiara aveva capito e viveva in pienezza la sua missione. Era davvero molto furba e per questo aperta all’azione dello Spirito. Non era meglio di noi, o meglio lo era diventata perchè più furba di noi.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore

Missionari dell’amore (La profezia del matrimonio 4 puntata)

Gli sposi, senza bisogno di nessun mandato esplicito, ma in virtù del loro battesimo e della consacrazione ricevuta nel sacramento del matrimonio, nel vivere quotidianamente il loro amore, portano a perfezionamento la loro immagine e somiglianza con Dio. Essi irradiano e illuminano il mondo con il loro amore. Detto in altre parole, vivendo la nostra vita di tutti i giorni, semplicemente essendo sposi e genitori in modo autentico, siamo capaci di irradiare intorno a noi la luce dell’amore di Dio. La nostra missione profetica coincide con il nostro essere sposi, con la nostra identità di sposi. Nei momenti in cui viviamo la nostra coniugalità e la nostra genitorialità, in quel momento stesso in cui stiamo vivendo ciò che siamo, profetizziamo l’amore stesso di Dio. La nostra è una missione incarnata nella nostra stessa identità.

Leggiamo, per capire meglio, un altro passo scritto da Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non solo la sua «identità», ciò che essa «è», ma anche la sua «missione», ciò che essa può e deve «fare». I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l’appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!

Risalire al «principio» del gesto creativo di Dio è allora una necessità per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo l’interiore verità non solo del suo essere ma anche del suo agire storico. E poiché, secondo il disegno divino, è costituita quale «intima comunità di vita e di amore («Gaudium et Spes», 48), la famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà creata e redenta troverà il suo componimento nel Regno di Dio. In una prospettiva poi che giunge alle radici stesse della realtà, si deve dire che l’essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall’amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa.

Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Partiamo da questa ultima frase: Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Ogni attività che andremo a fare e ad operare all’interno e all’esterno della famiglia si rifà alla nostra missione particolare e profezia specifica: sii amore, vivi l’amore, sii una comunità d’amore, sii una comunione di persone, marito e moglie ed eventualmente figli, dove questo amore deve essere ben visibile, deve essere bello. Un amore che provochi nostalgia e una sana “invidia”, una voglia di emulazione. Deve essere luminoso, un riflesso dell’amore stesso di Dio, perché se tu vivi questo, se la tua priorità di marito o di moglie è questa, tutto il resto andrà a collocarsi di conseguenza nella giusta prospettiva. Ogni nostra attività, impegno, servizio all’interno della comunità, del movimento, del gruppo o della società civile sarà autenticamente espressione di un amore vero e ne trarrà forza e credibilità da quell’amore che è al contempo nostra identità e nostra missione. Comprendere questa nostra missione non è un peso, ma al contrario è liberante, perché se io divento consapevole di questo, di quella che è la mia missione fondamentale, e indirizzo le mie energie di sposo in questa direzione non sbaglio bersaglio. Farò come tutti errori dovuti alla mia fragilità e limitatezza, ma non sbaglierò obiettivo, meta e strada. Non avere coscienza di questo invece, mi farebbe rischiare seriamente di prendere strade tortuose e storte dove faticherei invano. Invano ci alziamo di buon mattino, invano andiamo a lavorare e a sudare, invano ci stanchiamo. Tutto diventa vano perché non lavoriamo per la missione che Dio stesso ci ha affidato, ma per qualcos’altro che noi ci siamo dati come fine e senso, ma che non è il nostro fine e il nostro senso. La priorità deve essere sempre diventare ciò che siamo: un’intima comunità di vita e di amore. Giovanni Paolo II non ha parlato solo di amore, ma ha volutamente scritto: “di vita e di amore“. Vita concreta, di tutti i giorni, che si deve vedere. Solo se diventeremo sempre più ciò che siamo potremo vivere una vita non esente da fatica e da difficoltà, ma piena di significato, pace e gioia.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti

Gli sposi rivelano che Dio è amore (La profezia del matrimonio 2 puntata)

L’introduzione di ieri ci permette di andare a riflettere ora sul nostro particolare profetismo di sposi, che si innesta sul nostro profetismo battesimale. Per introdurre il nostro particolare profetismo partiamo da un’immagine. Partiamo da una frase di sant’Agostino che dice più o meno così:

Se tutte le Bibbie del mondo andassero distrutte, e di queste Bibbie ne restasse solo una. Se di quest’unica Bibbia rimanesse una sola pagina. Se di questa sola pagina rimanesse un unico versetto, quello della prima lettera di Giovanni, dove è scritto: Dio è amore. Se restassero solo queste tre parole, tutta la Bibbia sarebbe salva.

Con questo Sant’Agostino voleva far capire qual era il fulcro della rivelazione cristiana e quello a cui intorno ruota tutta la Parola di Dio.

Potremmo parafrasare questa intuizione di Agostino non solo per quella che è la Parola rivelata (la Bibbia), ma anche per quella che è la Parola naturale: l’umanità.  Potremmo quindi dire:

Se per qualche cataclisma tutta l’umanità andasse distrutta, ma rimanessero soltanto due persone e queste due persone fossero uno sposo e una sposa che si amano, tutta l’umanità sarebbe salva.

Questo perché attraverso quella coppia Dio potrebbe continuare a rivelare se stesso e il suo amore. Questa è la nostra profezia di sposi, profezia specifica scaturente dalla Grazia e dalla consacrazione conseguente al sacramento delle nozze. Noi sposi riveliamo e manifestiamo al mondo l’amore di Dio.

San Giovanni Paolo II commentando il capitolo secondo della Genesi scrisse nella Familiaris Consortio:

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s): chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore.

Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione (cfr. «Gaudium et Spes», 12). L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.

In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata. L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale.

La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l’uno che l’altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo «essere ad immagine di Dio».

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è, come abbiamo visto in tutte le precedenti puntate, una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta

 

Famiglia ritrova la tua ricchezza!

Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d’amore che il Verbo di Dio fa all’umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di se stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa. In questo sacrificio si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell’umanità dell’uomo e della donna, fin dalla loro creazione (cfr. Ef 5,32s); il matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce.

Questo è un passaggio di Familiaris Consortio, in particolare il punto 13. Mi piace leggere e approfondire questo documento della Chiesa. In Familiaris Consortio, come in uno splendido dipinto, San Giovanni Paolo II rappresenta mirabilmente la bellezza e grandezza del sacramento del matrimonio. Tutto il documento è interessante ma vi sono alcuni pensieri che sono di un fascino meraviglioso.  In queste 10 righe che ho deciso di condividere c’è racchiusa la sostanza del matrimonio. C’è la conferma che il matrimonio è così grande ma anche così sconosciuto. Quanti leggendo queste righe ne capiscano il senso? Quanti hanno davvero letto questo documento e queste righe? Penso molto pochi. Giovanni Paolo II non nega che il matrimonio sia in crisi, che la persona umana come tale sia smarrita. Nel suo tempo e ancor di più nel nostro. Divisioni, egoismo, incapacità, corruzione del corpo e dello spirito sono un carico pesante ma che appare sempre più normale e quasi naturale. I matrimoni felici che durano sono una realtà per pochi, per quei pochi che sono fortunati e riescono a trovare un’alchimia che permette loro di mantenere in equilibrio la loro relazione. Giovanni Paolo II dice, anzi scrive, perchè resti indelebile, che non è così. Che il matrimonio è un dono di Dio immenso.  C’è proprio scritto, leggetelo e rileggetelo, che la rivelazione del matrimonio più vera e il sacrificio di Cristo per tutti noi,  per la sua Chiesa. Un amore così grande da morire per far vivere l’amato, prendere su di sè tutto il male per liberare l’amato. San Giovanni Paolo II ci dice che noi siamo fatti per amare così. Il matrimonio ci abilità ad amare così. Perchè Gesù prima con il battesimo e poi con il matrimonio ci lava dal peccato originale. Il peccato originale è come un virus informatico. Un virus che sconvolge tutto l’ordine dei dati del nostro pc. Il nostro pc non fa più ciò per cui è stato progettato e prodotto ma fa ciò che il virus gli dice. Gli crea un disordine, o meglio un nuovo ordine. Così il male agisce in noi. Gesù è il nostro antivirus che riporta l’ordine originario, rimette insieme i pezzi, i file e corregge gli errori. E così noi torniamo capaci di fare ciò per cui siamo stati creati, per amare in verità, totalità e indissolubilità. Ciò non toglie la fatica, gli errori, le cadute ma Karol ci rassicura. Non temete lo Spirito Santo se troverà in voi cuori aperti non vi farà mancare il sostegno per rialzarvi e per ricominciare.

Gli sposi cristiani sono come un ricco avaro. Hanno ricchezze in abbondanza ma vivono come straccioni. Spesso non sanno neppure di essere ricchi e si accontentano delle briciole vivendo una relazione spenta e triste. Dio non vuole questo. Dio ci ha dato tutto per essere risplendenti di Lui e della Sua Grazia.

Antonio e Luisa