“Tra moglie e marito non metterci….la suocera!!!”

Carissimi,

oggi vi raccontiamo una storiella per invitarvi a riflettere con un sorriso su alcune questioni molto importanti.

Una riguarda le famiglie di origine che diventano suoceri e suocere. Per molte famiglie i genitori sono una risorsa…e lo sono realmente.

Ma c’è sempre da imparare dalla Bibbia…anche quando ad esempio in Genesi 2,24 ci dice che «L’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola».

Lasciare. E’ necessario un distacco con la famiglia e le abitudini di origine…per dar vita ad un nuovo ed originale nucleo familiare.

“Desatellizzarsi” ovvero non essere più un “satellite” che gira attorno al “Pianeta mamma-papà” è fondamentale per un cammino matrimoniale sereno.

Buona lettura a tutti…Pietro e Filomena.

+++

“Sai cucinare?” le domandò Brontolo.

“Certo, so fare anche la crostata di mele!” replicò Biancaneve!

“La crosmata di tele, la crostata di mele”, farfugliò Dotto mentre immaginava i manicaretti che le avrebbe preparato Biancaneve.

E già. Biancaneve è bella, ma la crostata di mele è buona.

Non tutti sanno però che Biancaneve un giorno preparò il suddetto dolce ma usò ingredienti diversi da quelli che sempre aveva utilizzato la mamma dei 7 nani, e fu così che nella piccola casetta in cui un tempo si era esclamato: “Come è bella Biancaneve!”, un giorno i nani capitanati da Brontolo e dal suo nasone, fecero udire ai passerotti e ai cervi del bosco parole del tipo:

“Ma tu non capisci niente di cucina!!!!!!!!!!! Nostra madre si che sapeva preparare la crostata di mele!!! Non come questa schifezza che hai preparato tu!!!!!!”.

E senza farla lunga, Biancaneve replicò alla squadra dei nani arrabbiati:

“Allora fatevela cucinare da vostra maAaAadre questa maledetta crostata di mele! Però ditele anche di venirvi a rammendare i calzini che IOOO vi lavo, a lucidare gli stivali che IOOOO vi lucido, a strofinare le pentole che IIIIOOOOO strofino e soprattutto a sopportarvi…piccola squadra di brontoloni e puzzolenti che non siete altro!!!”.

E dopo aver detto ciò, come tutte le protagoniste delle migliori favole, Biancaneve pianse e poi svenne.

I nani allora, che non avevano digerito né la crostata di mele, né la storia degli insulti inerenti la loro madre, misero la poverina in una teca di vetro e la buttarono fuori di casa, che ovviamente era di loro proprietà…ereditata dalla madre.

Dopo qualche ora Biancaneve incontrò il Principe Azzurro, lo sposò e si ritrovò poco dopo a preparare la crostata di mele per suo marito; ma anche qui, ancora una volta, l’aveva preparata con ingredienti differenti rispetto a quanto dettato dalla ricetta della Regina Azzurra (madre del principe, ndr) e anche lì, al palazzo reale, si udirono parole sconvenienti e inadeguate ad un luogo tanto nobile…..

Morale della favola n°1?

Tua moglie non potrà mai cucinare come cucinava tua “maAaAaAdre”, ma è proprio questo a cui siamo chiamati come sposi: amare la persona che abbiamo sposato senza paragonarla ai nostri genitori che erano certamente degli eroi e grandi cuochi, ma non sono loro che noi abbiamo sposato.

Morale della favola n° 2?

Non fossilizziamoci su quanto ci sembra un difetto del nostro coniuge, ma cerchiamo di avere su di lei/lui uno sguardo di tenerezza che sappia riconoscere i pregi e le qualità che inevitabilmente ha ricevuto dal Creatore. Biancaneve, ad esempio, canta benissimo e i 7 nani non sono così bassi…e il principe azzurro ha degli occhi bellissimi anche quando fa’  arrabbiare sua moglie.

Amare il proprio sposo, la propria sposa così com’è, senza fare paragoni con altre persone ed evitando le eccessive ingerenze dei relativi suoceri: ecco alcuni ingredienti giusti per una buona crostata di mele e per un bel matrimonio……

ed è allora che “VISSERO TUTTI FELICI & CONTENTI” 🙂

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Gli sposi sono immagine del bene che vince sul male

Domenica scorsa la nostra comunità parrocchiale ha festeggiato gli sposi che hanno raggiunto un numero di anni di matrimonio significativo. Il parroco durante la Messa ha dedicato loro parte dell’omelia. E’ partito indicando il crocifisso alle sue spalle e ha così iniziato una breve riflessione che vi riporto integralmente.

La morte di Gesù ci dice qualcosa di profondamente vero: tante volte il male vince. Tante volte la furbizia e l’egoismo hanno il sopravvento. Tante volte l’odio e la cattiveria trionfano. Anche noi cristiani, sconfortati dalla storia del mondo, dalla nostra piccola storia personale e da quello che alberga nel nostro cuore, siamo portati a credere che alla fine il male vince. La croce di Gesù ci dice il fallimento del Signore. Alla fine è finito lì. Si, ha avuto parole di perdono, di cura, ha fatto miracoli, ma alla fine è finito lì su quella croce. Noi cristiani sappiamo però che non finisce lì. Sappiamo che Gesù è risolto. Sappiamo che la morte non è l’ultima parola, che il male e l’odio sono sconfitti. Per questo noi andiamo a Messa. Fuori di qui, da questa chiesa, è facile pensare che il male sia più forte e vinca. Abbiamo bisogno della Messa per ricaricare le batterie, per incontrare Cristo crocifisso e risorto e ritrovare uno sguardo di speranza. La resurrezione ci ricorda due fedeltà. La fedeltà di Gesù per i suoi discepoli, per la sua Chiesa, per ognuno di noi. La fedeltà del Padre per il Figlio. Il Padre non permette che il Figlio resti nella tomba, ma lo fa resuscitare. Quindi la passione, la morte e la resurrezione raccontano una storia di fedeltà. Il Padre che non lascia che la morte corrompa il Figlio e la fedeltà di Gesù per i suoi amici, che non meritano il suo amore, ma lui continua ad amarli con misericordia e gratuità. Quindi cari sposi dichiarando il vostro volervi bene siete immagine di questo amore fedele. Una fedeltà dove davvero tutto cambia non perchè uno è perfetto, ma perchè si sente continuamente dire dall’altro diverso da lui: io continuo a volerti bene, nonostante i tuoi difetti e grazie ai tuoi pregi. Continuo ad esserti fedele.

La fedeltà matrimoniale attinge alla fedeltà di Dio. La Chiesa è santa e peccatrice proprio per questa dinamica. Ognuno di noi è peccatore, ma l’amore di Gesù gratuito e immeritato ci converte. Così tra gli sposi. Sono peccatori, ma l’amore gratuito dell’uno verso l’altra li chiama a conversione e alla santità. Il mondo cambia, il nostro matrimonio cambia, non perchè facciamo chissà cosa, ma perchè nonostante le fatiche continuiamo a volerci bene. Noi cambiamo quando ci sentiamo amati per quello che siamo e non per quello che dovremmo essere. Solo sentendoci amati così, troveremo la forza della conversione e di impegnarci a diventare ciò che possiamo essere. Diciamocelo chiaramente: se riuscite ad amarvi così è perchè attingete a Gesù, al suo amore fedele. Se dipendesse solo da voi durereste un giorno, una settimana e poi mollereste. Chi ve lo fa fare?

Concludo questa riflessione ricordandovi cari sposi che siamo tutti pellegrini. Il per sempre, l’amore che vi siete scambiati nel nome di Cristo, è per sempre anche per Dio. Io non so come sarà di là, ma so che se crediamo che l’amore è per sempre, Dio è fedele. Quindi vivrete la vedovanza, il momento della fatica e del lutto dopo 50, 60, 65 anni di matrimonio. Ricordatevi che la vostra meta è di là, oltre la morte, e che il vostro amore fedele di là sarà incoronato. Ripeto non so come, ma ho la certezza che il per sempre che vi siete promessi e che oggi rinnovate, sarà accolto da Dio e Dio è capace di strabiliarci con la sua fantasia e creatività. Certo è che l’amore che avete costruito di qua troverà un compimento meraviglioso di là. Buon anniversario!

Don Claudio

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

A mio figlio

Al vederlo restarono stupiti e sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo angosciati”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Luca 2, 48-50

61 h26dM-iL._SX466_.jpg

La cosa non si spiega. O forse si. Più cresci, più per me è difficile lasciarti andare figlio mio. Darti la libertà emotiva di fare le cose a modo tuo, con i tuoi tempi, accogliendo ogni emozione, mentre ti educo a crescere. Darti la libertà di affrontare i tuoi errori, i blocchi, le chiusure, le cadute, le delusioni, i successi e i progressi. Darti il diritto di non sapere che emozioni stai provando, di non capirci nulla di quel marasma a confine fra l’essere bambino bisognoso di coccole e ragazzo forte e indipendente. La sera è nostra! Quando mi chiami implorante di sdraiarmi assieme a te sul tuo letto a parlare di tutto anche per mezz’ora. Mi chiedi la mia storia, mi fai domande sul passato di papà, mi chiedi di Dio, del perché siamo stati creati, chi ha inventato la scuola, chi ha costruito la prima casa. Amore mio non ho tutte le risposte. La maggior parte riguardano la mia storia e le mie esperienze personali, ma molte di queste non ti andranno bene perché tu dovrai trovare le tue. E poi alle dieci di sera amore mio è tardi sono k.o. e ho bisogno di rilassarmi per conto mio, ma tu non mi molli e mi chiedi di parlare ancora e ancora. A volte finisco addormentata accanto a te. A volte invece sono troppo stanca e ti respingo bruscamente dicendoti che ti basta un bacio e la buona notte. Siamo su un filo sottilissimo che ci guida entrambi verso una cosa difficilissima: CHI SEI TU. CHI SONO IOCONTE. Dodici anni fa quando ho saputo che c’eri non stavo nella pelle dalla gioia, anche perché forse non saresti potuto mai arrivare. Pensarmi senza figli mi straziava, ma nello stesso tempo ero certa che avremmo trovato il modo, io e tuo padre di portare vita. Ma invece tu sei arrivato come un regalo di natale inaspettato e incredibile. Nonostante il rischio di perderti ogni mese, ad un certo punto hai deciso di vivere e di nascere, ma un po’ prima del previsto. Trentaduesima settimana. Contrazioni. Distacco di placenta. Corsa in ospedale. Signora dobbiamo correre in sala operatoria. Ma io non sono pronta e piango. Ho paura. Per me, per la mia vita, per la tua. Mi sembra di prendere un sacco di sberle da ogni lato, ma devo lasciarmi andare, mollare il controllo e lasciare che i medici si prendano cura di noi. Ho cinque minuti per chiamare tuo padre per farlo correre in ospedale. Chiamo tua nonna, che dalla Sicilia con furore, ficca due mutande e due magliette in una valigia e arriva dritta nella mia stanza di ospedale –contro ogni regola di reparto- ancora prima che l’intervento sia finito. Nessuno può fermare una mamma siciliana, soprattutto la mia! Nasci nel subbuglio e nelle urla dei medici che imprecano come sia possibile che io sia arrivata in quelle condizioni. Io mi agito e comincio a piangere perché non ti sento appena ti tirano fuori. Ma è tutto apposto, stai bene, respiri da solo. Ma sei piccolissimo. Un kilo e mezzo per quarantaquattro centimetri. Ti portano in terapia intensiva e posso vederti solo l’indomani. Nonostante non riesca a riprendermi dall’anestesia e svengo e vomito di continuo, mi ostino a voler arrivare a quella cazzo di sedia a rotelle, perché devo vederti. Sei vivo e bellissimo. In quel momento sono ad un bivio: la depressione o la lotta. Io scelgo la lotta amore mio, tu uscirai di li e vivrai, anche perché sopra la tua culla termica c’è l’icona della Madonna. E lì, prendo una delle peggiori decisioni della mia vita per te: giuro che non dovrai mai più soffrire amore mio, perché stai già soffrendo tanto! Certo se la Madonna avesse detto queste parole su Gesù, a quest’ora stavamo tutti senza Salvezza. Perché il passaggio per me è proprio questo figlio mio: custodire nel mio cuore la certezza che dalle sofferenze e fatiche ed errori che attraverserai passa la tua salvezza, e forse anche la mia. Non è forse stato così anche per me?! A volte capisco di essere rimasta lì, al tuo kiloemezzo, e mi perdo tutto il resto, la tua forza, la tua creatività, la tua capacità di sorprenderci. MARIA SERBAVA TUTTE QUESTE COSE MEDITANDOLE NEL SUE CUORE. Voglio farmi ispirare da Lei, per maturare nel mio cuore che non sei roba mia, e che voglio lasciarti andare intimamente. Un giorno scriveremo un libro a quattromani come hai detto tu, e sarà un successo! Perché la storia dell’uomo è sempre un successo quando tende all’amore e alla ricerca di senso. TI AMO FIGLIO MIO E DI DIO.

Claudia Viola

Canale Telegram

Pagina facebook Amati per amare

Blog Amati per amare

Ma tu non ti stufi di fare l’amore sempre con la stessa donna?

Oggi voglio raccontarvi la confidenza di un amico. Secondo me molto significativa e che può aiutarci a riflettere. Questo amico fa parte del Rinnovamento nello Spirito e non nasconde la sua fede neanche sul posto di lavoro. Questo lo rende una persona un po’ strana agli occhi degli altri. Strana ma che attira, perchè racconta di una scelta radicale e porta con sè la gioia e la luce di quella scelta. Ha circa  quarant’anni è sposato e ha 3 bambini. Un giorno un collega gli si avvicina e gli butta lì una domanda. Questo collega è suo coetaneo, ma non è sposato e vive di piccole storie e avventure. Gli butta lì: Ma tu non ti stufi di fare l’amore sempre con la stessa donna? Non è sempre uguale? Non ti stufi di lei visto che il tempo non può certo migliorarla, ma al contrario può solo renderla più vecchia e meno attraente?

Voglio condividere questa domanda perchè ritengo che sia comune a tanti uomini di questo tempo. Persone incapaci di andare oltre. Ora lascio il mio amico e la sua risposta e proverò a darne io una con la mia esperienza. Per poter rispondere a questa domanda bisogna capirsi su cosa significhi fare l’amore. Cosa significa per me. Non parlo ora di sacramento. Resto ad un livello prettamente umano. Fare l’amore è dare forma, sostanza, carne e vita a quanto abbiamo  nel cuore io e la mia sposa. Come posso stufarmi di questo? Ogni volta è diverso, perchè diverso è l’amore che ci unisce e che ci doniamo l’un l’altra. Ogni volta è più bello perchè il nostro amore è cresciuto e si è perfezionato con il tempo e con la nostra vita insieme. Ogni volta è più condiviso perchè più grande è la nostra capacità di entrare in comunione. Ogni volta che ci facciamo l’un l’altro dono di questo gesto portiamo dentro tutto. Portiamo le tenerezze, gli sguardi, le parole, la cura, le preghiere, l’anima, il corpo, i litigi e i perdoni, i silenzi e gli abbracci. Portiamo tutto, nulla resta fuori. Per questo questo gesto è sempre diverso, perchè noi siamo sempre diversi e ritrovarsi sempre uniti e desiderosi di essere un sol cuore e una sola carne è un’esperienza meravigliosa che riempie davvero il cuore. Più passa il tempo e più questo momento diventa bello e più il piacere diventa completo. Il piacere diventa sempre più completo e profondo. Non è più solo una semplice contrazione e azione neuromuscolare che dona un apice di piacere di qualche secondo, il cosiddetto orgasmo.  Il piacere più grande è quello di essere entrati l’uno nel cuore dell’altra e di aver sperimentato un’unità che nessun altra manifestazione dell’amore ti può dare. Sentirsi davvero di vivere nell’altro/a. Resta l’ultima obiezione: Ti piace anche se invecchia? Accipicchia se sì. Questo è un altro miracolo del matrimonio, di una relazione che ci vede invecchiare insieme. Io non la vedo sfiorire e imbruttirsi. Anzi mi appare sempre più bella. Non sto scherzando. Nonostante gli anni passano e mi rendo conto che la persona che ho al fianco fisicamente è cambiata, non è più la stessa di cui mi sono innamorato. Siamo invecchiati entrambi, ma ciò nonostante quella persona continua ad apparirmi bella, anche più bella di prima. E’ una realtà incomprensibile. I miei occhi vedono il tempo che passa nel corpo della mia amata, ma il mio cuore mi restituisce un’immagine sempre più di meraviglia. Ciò che vediamo non è mai oggettivo ma è sempre soggettivo, rielaborato dal nostro cuore e dal nostro cervello. Ciò che vediamo è un’insieme di esperienze, di sguardi, di gesti, di modo di essere e di rapportarsi, di intimità, di complicità, di amore che si è costruito in anni di rapporto e che ci mostrano l’immagine più vera di nostra moglie e di nostro marito, invisibile a tutti gli altri. Una bellezza che possiamo vedere solo noi, ma non per questo meno vera e meno importante.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Sposi re e regine 4) Per gli sposi la castità non è astinenza

Dopo tre articoli introduttivi e generali possiamo ora cominciare ad entrare maggiormente in profondità nel significato della nostra regalità all’interno del matrimonio. Iniziamo a trattare la dimensione regale del sacramento del matrimonio. Abbiamo visto che regnare al modo di Gesù è principalmente servire. Nel matrimonio questo si concretizza nel servire l’amore sponsale. Tanto più noi sposi saremo capaci di amarci l’un l’altra come Gesù ci ama tanto più saremo re e regina del nostro matrimonio, della nostra famiglia e della nostra casa. A questo riguardo è giunto il momento di dare una prima concretezza alla nostra regalità nel matrimonio. Possiamo essere re e regina della nostra unione se siamo casti. Solo la castità vissuta può renderci liberi e degni nella nostra relazione e quindi rivestirci di regalità. La castità non è nulla di castrante o frustrante e nel matrimonio non si traduce nell’astinenza. La castità è tutt’altro.  La castità è crescere nell’amore in una relazione che sia sempre più vera, in una relazione dove le espressioni del corpo siano sempre più aderenti e rappresentanti quello che è lo stato del cuore. Nel matrimonio, per essere più chiari, significa non astenersi dall’amplesso fisico, ma al contrario impegnarsi a fondo perchè questo gesto diventi sempre più espressione d’amore. Cercherò di spiegarmi meglio. Quali sono le caratteristiche specifiche dell’amore coniugale che lo rendono diverso da ogni altro tipo di relazione e rendono l’amplesso fisico un gesto vero e casto? L’amore sponsale è un amore definitivo (dura per sempre), esclusivo (un uomo e una donna, tutti gli altri sono esclusi), totale (non coinvolge solo una parte di me, ma coinvolge tutta la mia persona in anima e corpo e tutta la mia vita) ed è fecondo (genera nuovo amore e nuova vita). Per me sposo, vivere in modo casto non significa altro che perfezionare sempre più queste caratteristiche. Significa quindi rinnovare la mia promessa ogni giorno (amore definitivo), significa non spostare il centro delle mie attenzioni da lei ad altra o ad altro (esclusivo), significa liberarmi dall’egoismo e dal peccato per donarmi sempre più completamente a lei in anima e corpo (totale) e significa avere uno sguardo, verso di lei e verso la relazione, aperto alla vita (fecondo). Essere casti non significa quindi rinunciare a qualcosa, ma al contrario significa vivere pienamente e in modo vero l’amore nella sua integrità e purezza. Tirando le conclusioni comprendete bene come la castità nel matrimonio non possa concretizzarsi con l’astinenza. E’ nell’amplesso fisico che gli sposi possono vivere in verità e in modo casto la loro relazione. L’amplesso è infatti espressione corporea di un dono totale, esclusivo, definitivo e fecondo.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti della serie Sposi re e regina

Introduzione  Gesù ci rende liberi e degni Avevi fame e ti ho sfamato

Seguiteci sui social

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Lo sguardo che salva: solennità dell’Ascensione del Signore

Domenica abbiamo celebrato la solennità dell’Ascensione del Signore, soltanto uno dei nostri quattro figli si è dovuto recare alla Messa perché noi, insieme agli altri, abbiamo celebrato ieri nel pomeriggio, essendo stati padrini del nostro quarantaduesimo figlioccio di battesimo. Così Gabriele, è stato accompagnato per poi essere ritirato alla fine della celebrazione.

Prima di uscire da casa lui stesso mi ha detto: «mamma, ma tu ti fidi che io vada veramente in chiesa o magari fingo di andare alla messa?».

Questa domanda, è stata una buona occasione di insegnamento per entrambi.

Nel poco tempo del tragitto ho detto a Gabriele. Caro figlio mio, tu chi pensi rimarrebbe più male da questa fiducia tradita?

Voi cosa avreste risposto?

Perché nel fargli la domanda, io stessa, avrei pensato a Gesù, così come lo ha pensato Gabriele.

Subito dopo ho capito, invece, che l’unica a dispiacersi sarei stata io, l’umana della situazione. Certo, perché vedevo davanti a me quanto mi cuocesse la bugia e la presa in giro e quanto poco potere di controllo avrei avuto non essendo stata presente con lui.

Quando mio figlio è sceso dall’auto, proprio davanti alla chiesa, gli ho detto: «Gabri, che Dio ti benedica e apriti all’ascolto»

Da quel momento non potevo sapere se lui sarebbe o meno entrato in parrocchia per vivere, al modo di un quindicenne, la Santa Messa.

Fra me e me rimeditavo l’ascensione e il suo significato.

Pensavo quanto fosse importante il rapporto verticale con il Signore e quanto, guardare in alto, fosse necessario per poterci guardare in orizzontale, cioè tra di noi. Allora ho chiesto a Gesù chi fosse più dispiaciuto di un evento del genere, cioè di una fiducia che viene tradita dal comportamento altrui. Logicamente questo esempio di mio figlio va oltre, si estende a tutte le volte che nelle relazioni umane ci sia apre alla menzogna. Far credere all’altro che fai una cosa e invece ti comporterai in maniera totalmente diversa.
“Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà”. Alleluia. (At 1,11)

E allora ho preso ad esempio l’antifona di oggi e ho pensato allo sguardo.

È vero Signore, tu ci hai creato perché fossimo nella verità e la tua gioia risiede nella possibilità che noi abbiamo di essere veri ed autentici . Però spesso non ci riusciamo, accipicchia, addirittura facciamo anche il male che non vorremmo ma tu, salendo al cielo, ci hai lasciato lo sguardo.

Il tuo sguardo lo hai mostrato agli apostoli che ti hanno visto con i loro occhi, eppure Pietro ha mentito quando si è trovato alle strette ma tu, guardandolo, lo hai amato, tanto che al momento opportuno lui pianse amaramente, ma poi lo hai reso Roccia della Chiesa.

 ascensione di gesù al cielo

Spesso gli apostoli si guardavano sbigottiti non sapendo cosa fare o cosa credere, ma Tu gli hai raccontato parabole perché ascoltando vedessero.

Hai trasformato l’acqua in vino perché gli sposi di Cana, vedendo, capissero che senza di te la festa non sarebbe andata avanti.

Hai moltiplicato i cinque pani e i due pesci perché vedendo, tutti si sarebbero anche saziati, perché Tu Signore Intervieni nei quotidiani bisogni.

Salendo al cielo, oggi, come quel giorno sul monte con i tuoi undici, hai promesso che saresti stato con loro fino alla fine del mondo e cosa hai lasciato?

I loro occhi e l’incrocio dei loro sguardi, su ciò che avevano vissuto e su ciò che avrebbero visto in futuro.

Così sono tornata al mio Gabri e quando sono andata a riprenderlo lui stesso mi ha detto: «Cara mamma, oggi c’erano le prime comunioni e la Chiesa era piena, ma una cosa me la ricordo: Gesù ha potere su tutto!»

In effetti ho capito che aveva ascoltato il Vangelo, ma una cosa l’ho imparata questa mattina. Gesù non sarebbe rimasto poi tanto male se lui non fosse andato alla messa perché lo sguardo, con cui lo avrebbe attraversato, sarebbe stato quello che doveva giungere a me per sapere come guardarlo. Così ho cercato di amarlo, in qualunque caso, raccontando a Gabriele il prezzo della libertà e la gioia della verità, ringraziandolo di avermi fatto lui quella domanda , perché, come tutti sappiamo, la menzogna ci inquieta prima ancora che la mettiamo in atto.

Che lo sguardo sull’altro sia l’occasione per aiutarlo ad essere sempre migliore!

 

Cristina Righi

Seguiteci sui social

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Impariamo a ricordare il bene

Un sacerdote fu trasferito in una nuova parrocchia. Fu invitato a cena da una famiglia. Una di quelle che fanno tanto in parrocchia. Alla fine di quell’incontro volle fare una domanda ai due sposi prima di andarsene. Chiese se anche a loro ogni tanto capitava di litigare e se c’erano momenti di tensione e di crisi. Era rimasto infatti molto colpito dall’amore e dall’intesa che i due sposi trasmettevano a chi li guardava. Rispose prontamente lei: Certo che sì caro don, ma abbiamo un segreto. Il nostro tesoro. Detto questo scomparve in un’altra camera e fece ritorno con in mano un diario. Disse quindi al sacerdote: Vedi questo diario, qui annoto tutte le volte che mio marito mi ha voluto bene. Ogni volta che litighiamo vado in camera, prendo il diario, lo sfoglio e mi viene subito il desiderio di fare pace e di ricominciare.

Cosa ci insegna questo breve racconto? Diciamocelo! Siamo bravissimi a legarci al dito qualsiasi mancanza da parte dell’altro/a e siamo altrettanto bravi a dare per scontate tutte le volte che nostro marito o nostra moglie ci ama, ci dimostra il suo amore, fa qualcosa di gratuito, si fa servizio, si fa tenerezza e cura verso di noi. E’ importante invece che impariamo a ricordare il bene. Non semplicemente fare memoria, ma ricordare. Ricordare è un verbo molto più forte e significativo. Nella sua etimologia riporta al cuore dell’uomo. Al nostro cuore. Significa letteralmente richiamare nel cuore. Rendere attuale e presente il bene che l’altra persona ci ha gratuitamente donato. Con tutti i benefici, la bellezza, la forza, il nutrimento e la pace che quel gesto ci ha dato. Ricordare tutte le volte che la persona amata ci ha guardato con amore, tutte le volte che ci ha carezzato, tutte le volte che ci ha benedetto con le sue parole, tutte le volte che ci ha sostenuto con il suo ascolto, con i suoi consigli e con la sua presenza. Tutte le volte che si è donato/a e ha accolto il nostro dono nell’incontro intimo. Tutte le volte che ci ha perdonato e che ci ha permesso di sperimentare la bellezza di essere amati anche quando non lo meritiamo. Essere capaci di ricordare tutti questi momenti e tutti questi gesti è determinante. Significa costruire un tesoro da spendere all’occorrenza. Da spendere tutte le volte che l’altro/a non sarà capace di darci nulla, tutte le volte che ci sembrerà povero, tutte le volte che ci ferirà e che sarà difficile da amare. Tutte quelle volte attingiamo al ricordo del bene. Attingiamo al tesoretto del nostro matrimonio e sarà più facile non farci dividere da quel non amore, perchè l’amore c’è anche se non si vede e non si sperimenta in quel momento più o meno lungo. C’è in tutti questi gesti che custodiamo come un tesoro. Questa consapevolezza rende più semplice anche perdonare, amare sempre e ricominciare.

Antonio e Luisa

Seguiteci sui social

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Un’estate al mare. Salvezza e Anti-Cellulite

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Sarà che nonostante tutto la bella stagione ormai arriva.

Sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppetto di donne preoccupate per la prova costume.

Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare…alle mie figlie da non dimenticare sotto al sole del sud…e alle birre da tenere al fresco…

Sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno mezzo metro di barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati durante tangentopoli.

E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

Ma torniamo al nostro prof. Rocco.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti.

“Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

…Seguono minuti di duro silenzio…

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. Quello di cui volevi disfarti è lì, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati de giudice Antonio Di Pietro.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce?

C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

Allorché rispondo sorpreso: “…Cosa cosa caro giudice!!? Io ho usato qualcosa di tuo? Quando!?”.

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

…Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

E il prof.Rocco al telefono mi dice:

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce.

Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare!

Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare!

Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Niente svanisce nel nulla!

Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

 

E allora la mia lode salga a Te, Gesù…che ti fai carico dei miei peccati…e mi fai più bello fuori e dentro!!!

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Sposi re e regina. 3) Avevi fame e ti ho sfamato.

Proseguiamo con l’introduzione alla dimensione regale del matrimonio. Gesù ci insegna che regnare significa servire. Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire. Servire Dio è regnare. Lo dicevano già i padri della Chiesa. Come si serve Dio? Servendo i fratelli, servendo i poveri e i piccoli. Servendo il prossimo. Servendo il più prossimo di tutti:il nostro sposo o la nostra sposa. Noi sposi non ci sposiamo per essere serviti, ma per servire. Non ci sposiamo per prendere dall’altro/a ma per donarci all’altro/a. Non ci sposiamo per essere felici, ma per rendere felice l’altro e da questa consapevolezza trarremo anche la nostra gioia e la nostra pace. Essere re e regina  significa compiere nel nostro matrimonio le opere di misericordia. Significa trasformare il nostro matrimonio nel luogo privilegiato dove amare Dio nell’altro/a:

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Matteo 25, 35-40

 

Non era forse lei affamata? Affamata di tenerezza, di intimità, di essere amata, curata e ascoltata. Tutte le volte che mi sono accorto di questa sua fame e l’ho sfamata, sfamavo Gesù in lei e in noi.

Non era forse lei assetata, come lo siamo tutti? Assetata di senso e di una vita piena. Una vita che non fosse buttata. Insieme abbiamo cercato di costruire una famiglia unita, dove si può trovare un amore che dà senso e che apre alla sua fonte. Un amore che apre a Dio. Solo così si può spegnere la sete.

Quante volte si è sentita forestiera. Incompresa. Quasi parlasse una lingua straniera. Quante volte l’ho vista tornare a casa abbattuta e scoraggiata. Quante volte ho sentito le stesse storie, le stesse lamentele. La tentazione da parte mia è sempre quella di interromperla o di far solo finta di ascoltarla. Tanto dice sempre le stesse cose. Ma lei ha bisogno di dire quelle cose e di essere ascoltata e compresa. Ha bisogno di condividere e di trovare compassione e sostegno. Ha bisogno di sapere che almeno io desidero ascoltarla.

Quando l’ho rivestita? Non è facile rispondere a questa domanda. L’ho rivestita di meraviglia. Qualche volta, anzi spero più di qualche volta, sono riuscito a ritornarle attraverso il mio sguardo la sua bellezza, la sua unicità, la sua femminilità. Uno sguardo che non passa con gli anni, ma al contrario si rinforza. Uno sguardo fatto di desiderio, di riconoscenza e di meraviglia per l’appunto. L’ho rivestita del mio sguardo.

Malata e carcerata. Chi non è malato e carcerato? Chi non ha ferite e fragilità che rendono difficile una relazione. Chi non ha i pesi e i lacci che imprigionano e non permettono di aprirsi all’altro. Sofferenze, esperienze, pregiudizi e il peccato che abita la nostra esistenza rischiano di impedire l’apertura a un amore vero. Solo una relazione libera e dove si trova nella persona amata un sostegno, e non un giudice sempre pronto a rinfacciare ed evidenziare errori e imperfezioni, può aiutarci a guarire le ferite e a rompere le sbarre della prigione in cui noi stessi ci siamo rinchiusi.

Essere re e regina per noi sposi è essenzialmente questo. Una strada semplice da comprendere, ma non facile da realizzare.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti della serie Sposi re e regina

Introduzione  Gesù ci rende liberi e degni

Seguiteci sui social

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

 

Mi han tolto il mantello: la nostra testimonianza

Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Noi abbiamo avuto, a differenza di molti, la possibilità di iniziare il matrimonio con una preparazione solida; entrambi avevamo alle spalle un lungo fidanzamento finito, che ci aveva fatto maturare, entrambi avevamo fatto chiarezza sul fatto che intimamente desideravamo una storia d’amore per tutta la vita, inoltre innamorati persi come eravamo l’uno dell’altra, avevamo capito che volevamo fare il grande passo. A tutto ciò aggiungiamo l’aiuto di padre Raimondo Bardelli, una persona con un’incredibile preparazione e vastissima esperienza, che bilanciando un’indomita volontà e una delicatezza amorevole, seppe mettere in luce le nostre debolezze nascoste e ci permise di confrontarci profondamente su tutto, ma proprio tutto ciò che deve esser chiaro prima del matrimonio, ogni aspetto.

In pratica, facendo il parallelo con il capitolo del cantico, assoldammo molte guardie, ben addestrate e dotate delle armi migliori, il nostro matrimonio, costruito come una fortezza inespugnabile, splendida e luminosa, era in grado di farci sentire sicuri e sereni, non si poteva immaginare che qualcosa potesse minacciarlo.

Forti di questa sicurezza iniziammo la nostra vita insieme con la fresca gioia degli sposini e incontrammo i primi ostacoli solo dopo un paio di anni, cercando di diventare genitori. La nostra prima figlia arrivò dopo molto tempo e nell’attesa fummo messi alla prova. Il fatto che non arrivavano figli semplicemente quando lo si desiderava ci feriva, ci scoprimmo un po’ meno sicuri già in quel momento, ma la conferma del test di gravidanza fu un momento liberatorio, su di noi tornava a splendere il sole e vivemmo la nascita e i primi mesi come ogni coppia: travolti dalla gioia, allarmati di tutto e perennemente assonnati.

L’arrivo del secondo, dopo due anni, ci trovava già più preparati, non avevamo tutte le ansie dei genitori senza esperienza, ma dovevamo gestire la casa, il lavoro, il neonato e far da guida all’altra permettendole di affrontare la sua prima rivoluzione diventando sorella; insomma, gli impegni crescevano e noi facevamo molta fatica (avevamo scoperto un nuovo livello di “perennemente assonnati”) ma la fortezza del nostro matrimonio, nonostante tutto continuava ad essere fieramente solida e, grazie all’arrivo dei figli, ancor più ricca.

Fu l’anno successivo che arrivò la tempesta, quando Valeria, dando concretezza a quelle che per settimane erano stati solo suggerimenti e battute casuali, mi disse di volere un altro figlio, disse che era un desiderio ardente nel suo cuore ma che non poteva realizzarlo se anch’io non provavo lo stesso identico desiderio. La mia risposta fu che avevamo stabilito di avere almeno due figli e ci si era arrivati, che le difficoltà erano molte, che non ero certo di farcela economicamente e altre scuse del genere, in pratica che non avevo lo stesso desiderio. Questo fu il momento in cui si consumò la frattura tra di noi: lei vide trasformarsi il suo sposo in un uno sconosciuto che le mostrava indifferenza, si sentiva tradita dalla persona che fino ad allora l’aveva amata più di ogni altra perché io avevo ucciso quell’ardente desiderio di avere un altro bambino, l’avevo pugnalata al cuore.

Così a causa di quella ferita che le era arrivata tanto in profondità, il suo cuore ferito reagì e come strategia di sopravvivenza si chiuse diventando freddo, molto freddo. Lei cambiò così tanto che non la riconoscevo più, così come io ero cambiato per lei, lei lo era per me e anch’io vidi lei trasformarsi in una sconosciuta.

Ci trovammo all’improvviso fuori dalla fortezza, soli e disorientati, scoprimmo molto dolorosamente quanto ci mancasse ogni gesto d’affetto, imparammo che anche il più semplice e banale “ciao” detto nella fretta quotidiana, se chi lo dice ti ama, è un tesoro. Noi non avevamo più neanche quello, eravamo mendicanti, continuavamo la vita di tutti giorni nascondendo tutto ai bambini e questo ci feriva ancor di più perché i gesti affettuosi verso i figli erano in bella mostra davanti ai nostri cuori assetati. Le guardie stavano facendo il loro lavoro.

L’aiuto arrivò all’improvviso e dall’alto, quando una sera Valeria chiese agli amici del gruppo di Rinnovamento di pregare su di lei per tutta questa situazione angosciosa che ormai ci tormentava da settimane. Uno dei fratelli lesse un passo tratto dal Vangelo di Matteo “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” e qui non esagero se dico che in lei avvenne un miracolo: ispirata da queste parole di Gesù capì, anzi ricordò che se vuoi veramente essere seguace del Cristo il suo amore per lui deve essere più grande di ogni altro, anche dell’ardente desiderio di avere un figlio e non solo capì questo, ma ricordò che Dio ha creato per gli sposi una via riservata ed esclusiva per realizzare questo amore: farsi amare attraverso il coniuge! Quindi in quel momento specialissimo donato a lei (e a me) Valeria visse un vero rinnovamento nello Spirito e sanata dal soccorso divino della Grazia sacramentale rinacque come sposa e il suo cuore si riaccese d’amore.

Quando tornò a casa mi bastò sentire il saluto per capire, quel semplice, banale ma benedettissimo “ciao” che detto così mi sembrò un coro angelico, così corsi ai suoi occhi dove trovai la più dolce conferma, ci abbracciammo stretti piangendo e dicendoci “Ti amo!” come meglio non si può dire. Quella notte ci addormentammo con una profonda pace nel cuore, un nuovo dono che arricchiva ancor di più il nostro matrimonio.

Successivamente la nostra vita è proseguita incontrando molti altri ostacoli, come tutti abbiamo avuto periodi sereni e felici alternati a momenti di angoscia e difficoltà, ma non siamo più stati così lontani tra di noi. Il Signore ci ha sempre amati e condotti ad amarlo attraverso il nostro coniuge in ogni momento, buono o cattivo, anzi, è stato nei momenti peggiori che ci siamo stretti ancor di più l’uno all’altra.

Ah! Dimenticavo: la nuova effusione d’amore di quel momento era troppo forte perché prima o poi non desse nuovi frutti, così dopo un po’ è arrivata un’altra piccola ospite, un’altra volta ci era stato fatto dono di una vita da custodire e poco importò che dovessimo tornare al “perennemente assonnati”, la nostra fortezza era solida, splendida e una volta ancora più ricca di gioia.

Ranieri e Valeria

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Padre nostro: la preghiera della coppia!

Padre nostro. Non inizia con Padre mio, ma con nostro. Il “Padre nostro” è una preghiera comunitaria è la Preghiera della coppia. Come coppia ci rivolgiamo al Padre, dicendo nostro, lo sentiamo di entrambi, percepiamo che non può esistere un Dio se questo Dio non diventa relazione, incontro con l’altro.

Che sei nei cieli. Dopo aver invocato il nostro Dio, il nostro Padre, ci ricordiamo del cielo, del Paradiso. Il matrimonio, ancor più di altre vocazioni, è fatta delle preoccupazioni della Terra: il lavoro e l’economia della casa, l’educazione dei figli, ecc. C’è il rischio che le tante preoccupazioni possano assorbire la coppia, così dimenticando che il fine ultimo non è questa Terra, ma la patria celeste. Gli sposi devono avere i piedi ben piantati in Terra (perché a volte c’è il rischio di uno spiritualismo fine a se stesso), ma lo sguardo verso il cielo.

Sia santificato il tuo nome. Santificare il nome del Padre, santificare significa ringraziare, rendere lode a Dio per le meraviglie che realizza nella nostra vita di coppia. La vita quotidiana degli sposi, rischia tante volte di diventare abitudinaria, non rendendoci più conto che se mangiamo tutti i giorni, abbiamo un lavoro, la salute, dei figli, l’amore non è merito della nostra miseria, ma merito della grazia sovrabbondante del Padre.

Venga il tuo regno. Una volta che il nostro cuore si è allargato con la lode a Dio, ecco che possiamo iniziare a chiedere. E cosa chiediamo? Il Suo regno! Ma qual è il regno del Padre nella famiglia? Sul regno di Dio si possono dire tante cose, ma abbiamo mai pensato quale regno Dio ha scelto per il suo figlio, all’inizio della Sua vita su questa Terra? Il Regno di Dio era l’umile e accogliente casa di Nazareth. E’ in quel regno fatto di amore, silenzio, preghiera, affidamento, accoglienza e lavoro quotidiano, che Gesù ha vissuto trent’anni della sua vita. Immaginate che Dio pazzo, ha affidato tutta la salvezza del mondo nel regno più fragile che possa esistere. Ma forse non era pazzo, ma cosciente che la sua potenza creatrice e salvatrice si sarebbe realizzata solo e solamente tramite una coppia di sposi. Questo ci deve convincere di quale potenza Dio ha rivestito la famiglia cristiana, ma a volte non ci accorgiamo di questa grande missione, perché vediamo il “Regno di Dio” sempre al di fuori, aldilà della nostra vita di coppia, della nostra vita familiare.

Sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. La seconda richiesta è che si realizzi la volontà del Padre. La stessa volontà, che muove le schiere celesti, si realizza anche sulla Terra (come in cielo, così allo stesso modo accade in Terra). Una coppia di sposi, ricolma di fede, è una macchina da guerra contro le potenze del male, avendo una potenza profetica, guaritrice ed esorcistica che neanche immaginiamo. E’ in essa che si è rivelata la prima volontà creatrice del Padre. Ai nostri progenitori Dio ha affidato tutte le potenza della natura. Nella nostra natura decaduta questo non lo vediamo, ma attraverso la preghiera del “Padre Nostro”, noi chiediamo di essere rivestiti di questa potenza divina.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. La terza richiesta è quella del pane, che materialmente è anche il pane che ci serve per vivere ogni giorno (le necessità materiali della vita), ma sostanzialmente è l’Eucarestia. Una coppia di sposi che riesce giornalmente a nutrirsi del corpo di Cristo, lega la propria vita indissolubilmente a Dio. Attraverso quel pane di vita, siamo in grado di supplire a tutte le nostre miserie, a tutte le nostre incomprensioni, a tutte le mancanze di amore, di perdono. Se manca il nutrimento materiale il corpo muore, se manca il nutrimento spirituale, muore lo spirito. Ma se muore lo spirito, muore la vita di coppia. Tante volte si sente parlare dai cattolici del sacramento del matrimonio, come una magia che cambia tutto… dopo il matrimonio possiamo star tranquilli, tanto poi ci pensa Dio. Questo è uno dei motivi del perché tanti matrimoni, anche di cattolici che credono fermamente nel rito del matrimonio, vanno a rotoli, e il Paradiso terrestre si trasforma nell’Inferno. Il primato della Grazia è indiscutibile, ma la Grazia nulla può davanti alla nostra libera volontà di metterci nei guai. Se non nutriamo il sacramento del matrimonio, con il nostro impegno giornaliero a seguire Gesù, anche il matrimonio cristiano fallisce. Come diceva S.Ignazio: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio»

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La quarta richiesta è il perdono. La preghiera si svolge sempre al plurale “rimetti a noi”. Rimetti i debiti che abbiamo contratto, sia tra noi coppia, sia tra noi e gli altri, sia anche tra noi e Dio. Non possiamo pensare di metterci davanti a Dio se non chiediamo il suo perdono, se non chiediamo di guarire le nostre mancanze. Mancare anche solamente un giorno a questa disposizione, accumula sporcizia, è come lo scarico di un lavandino, solamente quando poi si affoga, capiamo che cosa ci abbiamo buttato dentro per mesi o anni. Perdono che però diventa possibile solamente quando anche noi siamo disposti a perdonare le mancanze del nostro/a sposo/a e come coppia a perdonare le mancanze dei nostri fratelli. Questo diventa un esercizio quotidiano: ogni sera, prima di andare a dormire, mettiamoci davanti a Dio come coppia ed elenchiamo quelle che per noi sono state mancanze di amore e di incomprensione reciproca, perdoniamo e chiediamo di perdonarle/guarirle a Dio. Allo stesso modo se ci sono stati dei fatti o persone che ci hanno fatto del male e che ci turbano particolarmente il cuore, preghiamo perché Dio possa a sua volta perdonare, guarire e porre rimedio.

Non lasciarci indurre in tentazione. Infine chiediamo di non lasciarci nella tentazione. Con la tentazione dovremo fare i conti tutti i giorni, fino alla fine della nostra vita. Le tentazioni della vita di coppia sono tante, con questa richiesta noi chiediamo che si rinnovi la grazia del sacramento del matrimonio, chiediamo a Dio di non lasciarci nelle tentazioni della vita, ma di farsi prossimo per sostenerci nella battaglia.

Ma liberaci dal male. Liberaci da ogni male, e qui possiamo pregare in modo particolare se sentiamo che c’è un male che sta soffocando la nostra relazione, la nostra famiglia, le nostre relazioni con gli altri. E’ una vera e propria richiesta di esorcismo.

Sposi re e regina. 2) Gesù ci rende liberi e degni.

Nel precedente articolo abbiamo visto come Gesù si svela come Re durante la passione, e come la croce sia l’immagine più alta e più forte della sua regalità. E’ il suo trono. Facciamo un passo avanti. Veniamo a noi. Noi siamo parte di un popolo sacerdotale, regale e profetico in virtù del nostro battesimo. Il popolo di Dio non appartiene ad uno stato particolare, non appartiene ad una etnia particolare, non ad una razza. Si entra a far parte di questo popolo non per sangue e per nascita, ma per fede e per il battesimo. Come dice San Paolo noi nasciamo a vita nuova, diventiamo parte del popolo di Dio. per mezzo dell’acqua e dello Spirito Santo. Cristo è l’unico e vero Re e attraverso il battesimo ciò che appartiene al capo (Gesù) passa al suo corpo (la Chiesa). Anche noi siamo resi capaci di essere re, sacerdoti e profeti. Questa appartenenza ci dona due caratteristiche molto importanti: la dignità e la libertà. Per essere re, come Gesù è re, devo recuperare, custodire e sviluppare questi due valori: la mia dignità e la mia libertà.  Solo così potremo accogliere il dono di Dio di essere re con Cristo. Il re ha una legge: la legge dell’amore. Il re ha una missione: essere sale e lievito. Essere quindi luce. Essere testimoni. Il re è capace di mostrare la bellezza di Dio e della sua Legge.  Il re  perdona non perchè sia debole e non sia capace di combattere e di lottare, ma perchè il perdono è uno dei gesti che più di tutti rappresentano la regalità. Il perdono è colmo di libertà e di dignità. La vendetta fa male a chi la perpetra e a chi la subisce. Per questo se mia moglie mi fa del male io resto re e la perdono continuando a farle del bene. Perchè sono libero da quel male che mi ha fatto. Perchè sono degno, nonostante ciò che lei può aver fatto o detto. La mia regalità viene da Dio. Nessuna persona, neanche mia moglie o mio marito può distruggerla. Questo significa essere davvero liberi e degni. La mia dignità viene da Dio e non da mia moglie o da mio marito. Attenzione! Riscoprire e riconoscere la mia dignità e la mia regalità non mi serve per innalzarmi sopra gli altri. Non mi serve per sentirmi meglio di mia moglie e di mio marito. Non mi serve per giudicarlo/a, per umiliarlo/a, per montare in superbia e sentire di meritare più di quell’uomo o quella donna. No! La consapevolezza del mio valore, della mia dignità, della mia regalità mi consente di servire meglio quella persona che ho sposato. Mi consente di liberare il mio amore dall’obbligo della reciprocità! Il re e la regina sono capaci di amare anche quando l’altro non dà o non dà abbastanza.

Antonio e Luisa

Introduzione

Non una legge da subire ma una Parola d’amore di Dio.

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.
Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Non se ne scappa. Anche il Vangelo di oggi ci offre una lettura molto chiara. Non si può partire dalla Legge per rendere santo il nostro matrimonio. E anche quando si parte dalla Legge poi serve comunque un salto di qualità. La Legge di Dio può diventare davvero cardine della nostra vita solo quando posta all’interno di una relazione d’amore. All’interno della relazione d’amore tra noi e Dio. Gesù proprio per questo inizia la sua riflessione dicendo : Se uno mi ama. Don Fabio Rosini spiega benissimo questa verità all’inizio del suo percorso sulle dieci parole. Il primo comandamento non è quello che recitiamo al catechismo Non avrai altro Dio all’infuori di me. Quella è una sintesi. Nell’Esodo troviamo scritto: Dio allora pronunciò tutte queste parole: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me.”

Capite la differenza? Semplice, Dio antepone al comando una premessa importante. Io non ti comando da sconosciuto che impone la propria volontà. Io ti dono queste Parole e te la dono da Dio che ama il suo popolo, che lo ha fatto uscire dal’Egitto, che lo ha liberato dalla schiavitù. Cambia tutto non trovate? Il decalogo diventa così la risposta a una relazione d’amore tra Dio e il suo popolo, tra Dio ed ognuno di noi. Non una Legge da subire ma una Parola che diventa roccia sulla quale costruire il nostro matrimonio nella verità, nella pienezza e nella gioia.

Gesù non vuole opprimerci con  regole, dogmi, consuetudini. Non vuole la nostra obbedienza a precetti vuoti, perché svuotati di ogni consistenza. Non vuole che ci trasformiamo in sepolcri imbiancati. Vi siete mai chiesti cosa intenda con questa immagine? E’ semplice. Al tempo di Gesù i sepolcri venivano imbiancati per renderli più gradevoli e meno impuri. Ma dentro conservavano i resti dei cadaveri. Resti divorati dai vermi. Così siamo spesso noi. Imbellettati in apparenza, ma marci dentro. Gesù non si accontenta. Vuole molto di più. Vuole il nostro cuore. Vuole essere amato come uno sposo. Vuole essere desiderato come uno sposo, perchè Lui ci desidera come nessun altro. Il suo cuore è già tutto per noi. Vuole la nostra felicità e sa che è possibile solo quando esercitiamo la nostra libertà. Gesù è uno sposo innamorato. Sa benissimo che non possiamo amarlo, desiderarlo, cercarlo se il nostro cuore è pieno di altro. Anche i sacramenti, che sono mezzo attraverso il quale Lui ci salva ed effonde lo Spirito dell’Amante in noi, sono inutili ed inefficaci perché il nostro cuore non può accogliere nulla se è pieno del nostro egoismo, se è pieno di noi. Ecco perchè esiste la Legge. Una legge nuova, una legge al servizio dell’uomo e non viceversa.  Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato dice Gesù. Gesù che dice anche Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 

Concludendo possiamo amare Cristo e accoglierlo nel nostro cuore solo se comprendiamo, e di conseguenza ci educhiamo a desiderare,  la purificazione del nostro cuore. Il peccato è brutto e fa male. Solo comprendendo questa verità potremo trovare le motivazioni per combatterlo nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Non perchè dobbiamo assoggettarci ad una legge, ma perchè solo attraverso quella legge potremo essere liberi di aprirci all’amore dell’Amante ed essere così realizzati e capaci di riamarlo autenticamente in nostra moglie o nostro marito.

Antonio e Luisa

Ci sposiamo in mutande per farci rivestire di Cristo.

Il matrimonio è rivestito di regalità. Il matrimonio è amore che diventa visibile. Ciò è evidente e concreto. Traspare da tutta la persona amata che abbiamo accanto. Non so come spiegarmi bene. Cercherò di farlo con una immagine forse un po’ irriverente. Noi ci sposiamo nudi. Anzi in mutande. Non parlo dell’abito materiale. Per quello c’è gente che spende anche cifre a 4 zeri, ma si sposa comunque in mutande. Perchè il nostro cuore lo è. Durante il rito lo Spirito Santo prepara per noi degli abiti sontuosi. Vuole rivestirci di Cristo stesso. Vuole rivestirci della regalità di Cristo. Vuole rivestirci come figli di re. Questo però non basta. Tante coppie, che si sono sposate davanti ad un sacerdote, che hanno celebrato un sacramento, restano in mutande o rivestite di stracci. Ciò che fa la differenza è il desiderio e la volontà di accogliere quegli abiti da re. Re al modo di Gesù, quindi abiti di un re che si fa servo e che si sacrifica completamente per la sua regina (e viceversa). Ora dopo 17 anni di matrimonio vedo la mia sposa rivestita di una regalità meravigliosa. Spero che anche lei mi veda in questo modo e non ancora in mutande. In questi anni si è donata innumerevoli volte in attenzioni, in tenerezza, in servizio, in cura, in sopportazione, in pazienza. Si è donata senza riserva alcuna. Mi ha sempre messo al centro del suo amore. Ciò non significa che è riuscita sempre. La sua volontà non è mai venuta meno. Ognuno di questi gesti l’ha resa ai miei occhi sempre più bella e preziosa. Ognuno di questi gesti ha permesso allo Spirito Santo di rivestirla e di renderla sempre più meravigliosa. Almeno ai miei occhi. Passa il tempo ma non la sua bellezza. Una bellezza autentica, non costruita sui canoni, sulla giovinezza e sulle misure, ma sull’amore. L’unica bellezza autentica che non teme il passare del tempo. Tanti non si sposano perchè concentrano l’attenzione solo su di sè. Perchè dovrei impegnarmi per sempre e incastrarmi? E se poi non funziona? Il rischio c’è non lo nego. L’amore è anche rischio. Va cambiata però prospettiva. Ho imparato a riflettere in altro modo. Concentro l’attenzione su di lei. Tutto cambia. Lei ha impegnato la sua vita con me. Lei ha deciso di donarsi totalmente a me, di amarmi ogni giorno. Cosa ho fatto per meritarmi così tanto? Pensare alla relazione matrimoniale in questo modo cambia tutto, ti permette di arrenderti a un mistero grande di una alterità che liberamente si fa tua senza condizioni e senza nessun limite se non tutto quello che può darti. Il matrimonio è davvero un mistero grande. Non puoi comprenderlo fino in fondo, ma solo contemplarlo con profonda riconoscenza.

Antonio e Luisa

Il Pollice verde per la Felicità coniugale

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Carissimi siamo in primavera, ed è l’ora di mettere mani nell’orto..della nostra vita matrimoniale!

Oggi, infatti, vi daremo 8 piccoli consigli pratici per un buon raccolto!

Cosa si coltiva? Scopritelo!

+++

Primo passo possibile:

Predisporre il terreno della vostra vita ad accogliere i semi della felicità prestando attenzione all’esposizione: serve molta Luce di Dio!

Secondo passo possibile:

Zappettate accuratamente con la volontà e la voglia di partire…di andare lontano insieme al vostro coniuge percorrendo insieme piccoli passi possibili.

Terzo passo possibile:

Dopo aver ripulito il terreno del cuore dalle erbacce dell’incredulità e della diffidenza, e dissodato dalle pietre dell’indifferenza e delle paure, create dei solchi profondi a tal punto da permettere ad un seme delicato, come quello della Gioia piena, di mettere radici stabili.

Quarto passo possibile:

Iniziate la semina della Parola di Dio e della Eucarestia, innaffiando il terreno con la preghiera personale e di coppia.

Dedicate tempo anche ad una buona comunicazione tra voi, che vada oltre il semplice comunicarsi cose da fare, ma che preveda anche il chiedere al coniuge: “Come stai? Come posso aiutarti ad essere felice oggi?”

Quinto passo possibile:

Avendo scelto di coltivare la Santità, ora cercate di tenerla viva.

Come? Seguendo la persona di Cristo, innaffiando costantemente con l’impegno concreto nell’Amore, e ripulendo il luogo dalle solite erbacce che cresceranno intorno, dando così Libertà e spazio a quanto state coltivando: la Vita Vera.

Sesto passo possibile:

Abbiate cura del vostro orto matrimoniale anche quando sembrerà che non stia accadendo nulla di importante. Infatti, così come per tutte le cose buone della terra, i frutti migliori richiedono tempi lunghi per spuntare, crescere e maturare.

Nella certezza della Speranza, continuate a lavorare il vostro orto poiché, anche se non le vedete, pian piano sotto la terra le radici si stanno espandendo.

Custodite il vostro orto dalla grandine dei pericoli inutili e zappettate sempre con cura, aggiungendo ogni giorno il concime della preghiera e della buona comunicazione.

Settimo passo possibile:

Ecco spuntare il germoglio della Carità nella vostra famiglia! Ora il vostro lavoro è visibile, chiamate tutti ad ammirare e a gioire con voi!

Prendete per mano i vostri amici, e, una volta portati vicino ad ogni piantina, potete sussurrare al loro orecchio: “All’ombra dell’amore tra me ed il mio coniuge potrete trovare riparo anche voi!”.

Ottavo passo possibile:

Ogni giorno ripetete tutto il processo dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio…date pure libero sfogo alla fantasia e fidatevi dello Spirito Santo; e nella gioia e nella consapevolezza della Comunione con il Signore Gesù, potrete sfamare il mondo con le vostre mani…unite.

+++

…e ora all’opera…buon raccolto a tutti…a piccoli passi possibili!

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

La vita è oggi!

Cosa manca veramente?

Ci manca la consapevolezza della della vita eterna, la certezza che siamo attesi alla Casa del Padre. Il nostro esserci, la vita che ci è data in dono, è la grandissima opportunità di essere un ponte perché qualcuno, a noi affidato e mai preteso, possa passare oltre.
Questo ponte ha un tempo, un prima nel mondo in cui siamo stati creati e un poi nella comunione tra il cielo e la terra. Quando ricordiamo i fatti e gli avvenimenti che ci hanno ferito, che comportano sofferenza, che gravano come un macigno, condizionando tutta la nostra persona e che sovente generano rabbie, risentimenti e orgoglio, dimentichiamo un aspetto fondamentale che ci appartiene: dovremo morire!
Questa morte fisica, sulla terra che calpestiamo quotidianamente, cerchiamo di sfuggirla, di non volerla mai contemplare. Difficilissimo che prendiamo a braccetto l’idea della “sorella morte”. Poi, dinanzi al mancare di una persona, sia essa a noi cara, ma anche uno sconosciuto, spesso ci troviamo pronti a ricercare un colpevole, colui a cui “affibbiare” il motivo di quella morte, pronti anche a fargliela pagare duramente, non sempre a giusta ragione. Ci vuole un bel cammino per arrivare ad accettare che che il Padre ha posto la morte al termine della nostra vita terrena. La morte “distrugge”. Quale immenso dolore perdere quella sola carne che il sacramento del matrimonio ha costituito. Mio marito Giorgio, per un periodo della nostra vita, tutte le sere, prima di addormentarci, aveva preso l’abitudine di dirmi: «Ti Amo». Lo faceva perché, all’idea che la morte sarebbe potuta arrivare in qualunque momento, non voleva perdere l’occasione di aver detto alla propria amata la frase che spesso difficilmente si esprime con tanta espansione. Un «ti amo» detto ora, adesso, oggi!

Quale folle strappo è la perdita di un figlio.
Quale dolore lasciare andare un genitore.
Quale fatica abbandonare l’amico che la malattia ha consumato giorno per giorno.
Quale pazzia l’uccisione violenta.
Quale  cecità l’omicidio attraverso l’aborto
Quale mistero la fine per martirio……
Perché parlare di questo? Per la grande, irripetibile occasione della vita che  ci appartiene! La vita è oggi, ora, adesso. Cosa posso fare adesso, ora, oggi?
TUTTO
Comprendo la chiamata e la missione che ho? Innanzitutto c’è Dio e poi… Sono una moglie? Un marito?  C’e il mio coniuge.  Sono una madre? Un padre? Ci sono i figli.
Sono figlio? Ci sono i genitori, Sono sorella? Ci sono i fratelli. Sono al lavoro? I colleghi e chi mi è affidato. In questo esistere e partecipare della vita donata può darsi che io debba:
Perdonare? Che io trovi l’occasione perché poi….potrebbe essere tardi! Cambiare stile di vita? Che io lo faccia perché non sia troppo tardi; Tacere? Che io comprenda la necessità prima che sia troppo tardi…avendo parlato troppo; Parlare? Si, a volte quella parola sarebbe necessaria….meglio al momento opportuno che mai… Forse io devo……
Ecco, Che ognuno possa riempire  questi  puntini di sospensione in  ciò che è necessario essere o fare oggi, adesso, ora, cioè prima che arrivi un punto in cui il passato rimanga troppo irrisolto. Dall’ultimo puntino è possibile andare a capo di una vita piena, riconciliata, amata, arricchita, salvata ma soprattutto eternamente Santa.
Non è detto che tutto questo sia facile però è percorribile e realizzabile.
Basta comprenderlo e volerlo cosicché nulla, ma proprio nulla, potrà impedire che l’amore vero trionfi. Donaci o Signore oggi, ora, adesso ciò che può essere fatto prima che sia troppo tardi. Che ciascuno possa vivere la vita donata secondo il perché della stessa.
Tutto il resto ci sarà dato in abbondanza!

-Cristina Righi-

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Le famiglie di Gesù: una meraviglia nella tempesta.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Il Vangelo di oggi ci tocca particolarmente. Si, lo so. Lo dico sempre di tutti i Vangeli che commento. Il Vangelo è così. Non ti può lasciare indifferente. Se lo fa, significa che lo avete letto solo con la testa e non con il cuore.

Non abbiamo scampo! Cosa ci dice? Che se non portiamo frutto saremo tagliati. Che anche se portiamo frutto saremo comunque potati, per portarne di più. Ci dice che siamo puri per la Parola che Gesù ci ha donato. La Parola è lui stesso. Per finire, giusto per rafforzare il concetto, Gesù afferma: Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Quanto è vero!! Cerchiamo di capirci, però. Quando una famiglia, una coppia, si accorge se il tralcio a cui è legato il proprio matrimonio è vivo o è invece seccato?

Quando le cose vanno bene? No! Quando tutto fila liscio non ci rendiamo conto di nulla. Basta la nostra miseria, la nostra umanità fragile e ferita. Ci bastiamo, si sosteniamo spinti dalla forza dei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni. Ci sentiamo, per certi versi, onnipotenti. Siamo padroni della nostra vita, del nostro matrimonio. Abbiamo tutto sotto controllo. In questi momenti, in cui l’amore prende la forma di un cuore pulsante, tutto sembra facile. Non ci serve la vite. Il tralcio si basta. Crede di poter vivere staccato dalla sorgente della sua vita.

Poi, presto o tardi, arrivano le carestie, i temporali, le gelate. Quel tralcio, che pensava di bastarsi, non riesce più a nutrirsi e a proteggersi da solo. Le tempeste della vita ci toccano tutti. Sofferenze, crisi, lutti, divisioni e abbandoni, possono minare il nostro matrimonio. Ogni coppia di sposi ha le sue cadute, ha colpi della vita che appesantiscono la relazione e la rendono difficile da condurre in salvo. L’amore smette di essere un cuore pulsante e prende la forma di una croce. La coppia non si basta più. I pesi sono troppo gravosi per sostenerli. Serve la forza, il sostegno della vite. Bisogna tornare alla sorgente, alle radici della nostra unione e attingere lì. Bisogna tornare a Gesù Cristo che è salvezza e vita.

Non tutti sono capaci di tornare alla sorgente purtroppo. Chi ha vissuto un matrimonio lontano da Cristo e dalla Sua Legge, donataci dalla sua Chiesa, inevitabilmente seccherà. Non perchè un Dio cattivo lo punisce, ma perchè non si è educato a vivere alla presenza di Cristo e a chiedere il suo aiuto.

Chi, invece, ha aperto sempre più il cuore a Gesù, allo Spirito Santo, cercando di vivere un matrimonio nella verità degli insegnamenti della Chiesa e nutrendo la sua relazione dell’amicizia con Gesù nella preghiera e nei sacramenti, in quei momenti di forte difficoltà non perirà. Al contrario, porterà più frutto. Penso ai tanti sposi lasciati e comunque fedeli alla promessa. Che esempio e testimonianza grande! Penso agli sposi che accudiscono e accompagnano il coniuge all’incontro con Cristo nella malattia. Quanta tenerezza e cura! Penso agli sposi che accolgono un figlio diverso, malato o disabile. Quanta fecondità nella loro vita. Ci sono tanti esempi che potrei fare. Gesù non trasforma tutto in un cuore, in qualcosa di bello e desiderabile. La malattia, la sofferenza e i colpi della vita, nessuno li vuole. Gesù la croce non la toglie. Ti dà, però, la forza di portarla e di testimoniare, così, un amore che salva e che attira. Quante persone sono state affascinate e avvicinate a Gesù dalla storia di Chiara ed Enrico. Chiara Corbella non desiderava soffrire e morire. Desiderava una vita normale con suo marito. Chiara ha però accolto la croce e l’ha vissuta sostenuta da una pace e una forza non umane. Chiara ed Enrico avrebbero dovuto seccare per il colpo ricevuto. Invece stanno portando tantissimo frutto perchè erano una cosa sola con la vite. Gesù era in loro e con loro.

Pensiamoci e contempliamo la meraviglia della forza delle famiglie che sanno abbandonarsi a Gesù!!

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

L’amore è più croce o più cuore?

La croce non piace. Sempre più persone vorrebbero eliminarla dai luoghi pubblici. Non è vero che non piace perchè non è rispettosa di chi crede in un altro dio. La croce dà fastidio anche a tanti cristiani. Non lo ammetteranno, ma è così. La croce è fuori moda. La croce è scandalosa. La croce ci ricorda che amare significa anche, a volte, abbracciarla. La croce appesa al muro ci mette con le spalle a quel muro. Ci ricorda un Dio che ne ha fatto il suo trono d’amore. Ci ricorda che l’amore è fatica, che l’amore è una scelta, che l’amore ci chiede tutto. Ci chiede di morire a noi stessi. Ci chiede di perdonare tutto. La croce è segno dell’amore di Gesù. Ho letto da qualche parte che l’amore non ha la forma del cuore, ma della croce. Il cuore segno del sentimento e la croce segno della volontà. Gesù non sarebbe mai salito su quella croce per sentimento. Lo ha fatto per volontà. Per fare la volontà del Padre e per salvare tutti noi. Allora non è amore il suo? Oppure è l’Amore? Cosa ci insegna la croce? Ho pensato di mettere a confronto l’idea del mondo con l’idea di Dio sull’amore e sul matrimonio. Due concetti molto distanti tra loro.

Il mondo dice che l’amore è solo passione e sentimento. Dio dice che passione e sentimento sono cosa buona, ma l’amore diventa pieno e autentico  quando riesce ad andare oltre ed è capace di sacrificio.

Il mondo dice che il sesso è sempre positivo se desiderato da entrambi. Dio dice che il sesso è benedetto quando è espressione di un’unione sponsale. Una sola carne segno di un cuore solo.

Il mondo dice che  basta l’amore e non serve sposarsi. Dio ti dice che solo nel matrimonio troverai la forza per amare sempre.

Il mondo dice che il peccato non esiste. Dio ti dice che se vivi nel peccato sei già morto anche nel matrimonio.

Il mondo ti dice che lui/lei deve meritarsi il tuo amore. Dio ti dice che è davvero amore solo quando è gratuito ed immeritato.

Il mondo ti dice che la legge di Dio ti rende schiavo e ti impedisce di essere felice. Dio ti dice che solo accogliendo la Sua legge potrai essere libero anche d’amare.

Il mondo ti dice che sarai felice se farai di te il centro. Dio ti chiede di fare dell’altro il centro del tuo amore e solo se ti spenderai per gli altri potrai trovare anche il centro della tua gioia.

Il mondo dice che l’amore per sempre non esiste. Dio vi dice: “Cari sposi: mostrate al mondo che si sbaglia. Mostrate che amarsi per sempre è possibile ed è anche un’esperienza meravigliosa”

 

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

 

Gli amici sono matite di Dio nella mia storia.

Ho sempre provato avversione per le mie fragilità e per la sofferenza. Forte, tenace e apparentemente indistruttibile, se soffi su certi punti mi sembra di frantumarmi. Tante volte nella mia storia sono stata convinta di dover affrontare le difficoltà da sola, ma la vita grazie a Dio me lo ha impedito, donandomi degli amici speciali che sono entrati intimamente in relazione con quei fatti faticosi che io volevo solo vomitare o nascondere.

Coppia-abbracciata.jpg

Tante volte scrivo che senza gli amici, e nei potrei elencare moltissimi di più delle dita di una mano, io non ce l’avrei mai fatta ad affrontare certe cose. Ho avuto FRATELLI che mi hanno sostenuto, abbracciata, incoraggiata, che hanno pianto con me quando le cose erano irrisolvibili. Ho avuto SORELLE che mi hanno ascoltata, consigliata, che mi hanno fatto vedere chi ero e chi potevo essere nonostante tutto. Mi hanno fatta ridere sdrammatizzando le situazioni più orribili e mi sono state vicino in silenzio. Non è possibile farcela da soli. ABBIAMO BISOGNO DELL’ALTRO. Nella mia fede cristiana ho scoperto che certi amici sono lo strumento preferito di Dio per farmi sapere quanto mi ama e quanta fiducia lui abbia in me. Non puoi portare avanti un matrimonio da solo. Hai bisogno di una rete di amici, di belle coppie volte al bene (non senza problemi), di saldi valori, di fede. Ci sono alcune coppie speciali che amo particolarmente che sono state dei pilastri nel mio matrimonio, perché con loro ci potevamo confidare, confrontare, sfogare. Sentire che certi problemi che vivevamo non eravamo i soli a sperimentarli. Ero alleggerita nel constatare che le parole grosse (…e a volte qualche piatto) volavano anche a casa degli altri. Scegliteli bene gli amici da avere accanto, diceva il nostro padre spirituale, perché quando arriva pioggia, vento, grandine e neve nel tuo matrimonio, tu possa trovare in loro sicuro riparo. Quel riparo che poi ti da la forza di uscire e affrontare le intemperie. Spesso pensi che non sia il caso di confidarti con altre persone su quella crisi che stai vivendo con tuo marito o con tua moglie, su quel problema con i tuoi figli. Se sei maschio è peggio, perché a quanto pare i maschi faticano molto più di noi a confidarsi. Pensi che chi ti sta vicino ha i suoi problemi e di certo non puoi anche mettergli addosso i tuoi pesi. Ma invece forse è una scusa raccontata a noi stessi per giustificare un senso di vergogna; il fatto che abbiamo paura di fare vedere all’altro le nostre fragilità, le nostre sofferenze, i limiti, le zone più oscure. Non ti privare di uno dei regali più belli che si possa ricevere e fare: la CONDIVISIONE. La condivisione è una potentissima arma d’amore contro un terribile mostro che sta alla base della maggior parte dei problemi: la SOLITUDINE. La solitudine è bastarda, perché amplifica le ferite e gli ostacoli. Il vero problema dei problemi è la solitudine. Perché qualsiasi complicazione tu stia vivendo se sei circondato da gente che ti vuole bene stai a trequarti del percorso. Mani, gambe, menti e cuori si moltiplicano e ti viene una forza che non pensavi di avere. Circondati di amici che credono nelle tue potenzialità e vedono le tue risorse, perché da soli nulla si può superare. La condivisione aggiunta alla forza dello stare INSIEME, al desiderio di cambiare, in alcune circostanze può salvare la vita. Come è stato per me prima di conoscere Roberto, dopo il mio matrimonio, con la nascita dei bambini: quando i figli non arrivavano, quando Davide è nato prematuro e pesava un chilo e cinquecento grammi, quando Roberto sembrava emigrato con la mente e il cuore in un altro mondo, nelle mie gravidanze a rischio, nella fatica di dare gli esami coi figli piccoli, nel disinteresse di mio marito, nella solitudine di avere la mia famiglia a settecento chilometri di distanza, la dislessia, l’epilessia. In ogni ferita, l’oro dell’amore di amicizie speciali sanava e riempiva le fenditure di quel vaso rotto che era il mio cuore. GRAZIE AD OGNUNO DI VOI, matite di Dio nella mia storia.

Claudia e Roberto

Canale Telegram

Pagina facebook Amati per amare

Blog Amati per amare

L’amore matrimoniale è fatto di carezze.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Questo Vangelo si presta a diverse riflessioni. Anche per quanto riguarda l’amore sponsale. Oggi mi voglio soffermare su una caratteristica dell’amore di Cristo. Gesù ci ama di un amore tenero. Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore tenero per la mia sposa.

Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio attraverso di me.

Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza:

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso.

Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.

Alcuni giorni fa il Vangelo del giorno riproponeva l’episodio dell’adultera. Un episodio molto conosciuto e che si presta alle più svariate interpretazioni. Bellissima la riflessione di Sant’Agostino. Sant’Agostino probabilmente si sentiva particolarmente toccato da questo episodio, considerato che lui è stato particolarmente adultero con il suo corpo. Anche io mi sento particolarmente toccato da questo episodio. Credo anche molti di voi che leggete. Quante volte siamo stati adulteri con il nostro corpo. Quante volte non ce ne siamo serviti per amare, ma per ricercare un piacere fine a se stesso o solo mascherato d’amore. Sant’Agostino ci dona una riflessione meravigliosa. Una volta che Gesù ha zittito e disperso gli accusatori della donna con la semplice frase Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei, resta solo con la peccatrice. In quel momento di eternità Sant’Agostino riconosce l’incontro decisivo che può cambiare la vita ad ognuno di noi. Sant’Agostino dice: Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.  In una frase ha sintetizzato il senso della vita umana. La peccatrice ha incrociato lo sguardo di Cristo. Non l’ha incrociato in un momento qualsiasi. Ha incontrato Cristo quando era a terra, nella polvere, condannata dagli uomini, forse lei stessa si condannava e non si perdonava quella vita lontana dalla verità dell’amore. Lì avviene il miracolo. Lì l’adultera non evita solo la morte per lapidazione. Lì l’adultera nasce a vita nuova. Era spiritualmente morta e Gesù le ridona vita. Le ridona la verità di se stessa. Le ridona dignità e regalità. Lo fa solo con uno sguardo. E’ bastato lo sguardo di un innamorato. Lo sguardo di Dio che va oltre la miseria e la fragilità dell’uomo e riesce a vederne la bellezza costitutiva, che è fatta da Dio, fatta ad immagine di Dio. Mi piace immaginare l’adultera che sentendosi guardata così in un istante riacquista la vista. Lo sguardo di Cristo le rende d’improvviso evidente la falsità dello sguardo dell’altro. Lo sguardo della persona che fino a poco tempo prima condivideva il letto con lei. D’improvviso si è resa conto che ciò che stava vivendo non era amore. Si è sentita, probabilmente per la prima volta, profondamente amata e desiderata. Non per il suo corpo o per quello che poteva fare e dare, ma perchè era lei. Gesù amava lei senza chiederle nulla in cambio. Questo è lo sguardo che io e Luisa abbiamo imparato a scambiarci. Anche quando non sono l’uomo perfetto e mostro le mie fragilità e le mie durezze, lei non smette mai di guardarmi con lo sguardo di Cristo. Uno sguardo che va oltre la miseria e diventa misericordia. Uno sguardo che tocca profondamente il mio cuore. Uno sguardo che mi permette di innamorarmi di lei sempre di più e di ringraziare Dio per avermela donata. 

Antonio e Luisa.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Maria non fa rima con Eutanasia

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Ogni anno qui a Crotone potete assistere ad una processione davvero significativa.

E’ il mese di maggio, mese per eccellenza che noi cristiani dedichiamo alla Beata Vergine Maria. Molte sono state le sue apparizioni in questo mese.

Apparizioni straordinarie che hanno cambiato la vita di molte persone.

Ma oggi vi raccontiamo qualcosa di estremamente ordinario.

Dicevamo che a Crotone nel mese di maggio si vive la devozione alla Beata Vergine Maria venerata col titolo di “Regina di Capocolonna” e tutta la città il secondo sabato del mese accompagna la grande Icona della Madonna che viene trasportata a spalla presso l’ospedale della città.

Non ci passa per caso, l’Icona viene portata volutamente in ospedale per far visita agli ammalati.

Come dicevo nulla di straordinario. Maria esce dalla chiesa per andare a far visita agli ammalati.

E’ una madre. Quale madre non andrebbe a far visita a suo figlio se fosse in ospedale.

E’ una discepola di Cristo, quale discepolo di Cristo non mette in pratica le parole di Cristo?

In realtà Maria è tra i pochi a praticare le parole di suo figlio e a compiere le opere di misericordia corporale tra cui c’è anche “……visitare gli infermi…..”.

Quale gioia per un ammalato vedersi confortato dalla presenza della Madre di Dio. Quale sollievo nell’anima e nel corpo.

Ma veniamo a noi.

L’altro giorno sentivo nuovamente parlare di proposte speciali per l’uomo libero di oggi. Leggi “giuste” che fanno rabbrividire nel loro essere così asettiche.

L’altro giorno sentivo ancora qualcuno proporre anche in Italia l’eutanasia.

Non vogliamo entrare nel merito della questione per un motivo particolare: la sofferenza è e riamane un mistero.

Chi ha fede in Cristo sa che la sofferenza può diventare uno strumento di redenzione non solo per sé stessi, ma anche per il mondo.

La stessa Beata Vergine Maria a Fatima invitava i pastorelli ad offrire le sofferenze per la salvezza altrui.

Ma chi non crede di questa sofferenza che se ne fa? A cosa giova soffrire? A chi?

Ma forse, in realtà, non è questo il solo aspetto che porta a giustificare l’eutanasia per un non credente.

Guardiamoci intorno.

Secondo un  nostro superficialissimo e stupidissimo parere, uno degli elementi che rafforza il fascino dell’eutanasia, ovvero della morte, è la solitudine in cui viviamo quotidianamente; anzi, l’isolamento – che è ancora peggio – ossia la sempre più significativa assenza di qualcuno (o più di qualcuno) con cui stabilire relazioni profonde, legami belli.

Spesso la nostra esistenza si gioca in quattro mura di case in cui sempre meno viviamo con amore e all’esterno in cui sempre meno viviamo con amore.

Le relazioni significative, quelle vere per cui ti giochi la vita sono sempre meno.

Perché? I motivi sono tanti…forse rincorriamo il benessere a vari livelli e abbiamo dimenticato che è la ricerca del bene che ti porta a stare veramente, profondamente, inesorabilmente bene; mentre la ricerca del benessere fine a sé stesso ti porta velocemente a stare male.

Ed è così che ci ritroviamo svuotati ed abbastanza incapaci di amare e lasciarci amare. Soli ed isolati.

Facciamo un esempio: quante volte abbiamo sentito dire dagli anziani: “nessuno viene a trovarmi”?

Quante volte se siamo stati ricoverati in ospedale per lunghi periodi abbiamo ricevuto visite?

La gente non ha tempo per fare visite. Ti manda un whatsapp e pensa che basti questo. Beh, almeno un whatsapp può essere qualcosa…meglio di niente.

Dicevamo che Maria durante la processione del secondo sabato di Maggio, qui a Crotone, fa visita agli ammalati.

E lo fa per ricordare a tutti noi che gli ammalati si vanno a trovare, che agli ammalati si sta vicino, che agli ammalati bisogna volergli bene.

Ed è qui che noi che ci diciamo cristiani siamo interpellati! Non gli atei…ma noi cristiani!

Come si combatte la voglia di eutanasia? Offrendo la vita per i fratelli che stanno male. Accogliendoli in casa propria? Perché no.

Immaginati solo in un letto di ospedale a vita. Vuoi vivere o morire?

Immaginati in un letto di ospedale o in una casa in cui ci siano persone che ti curano, persone che ti fanno sentire il loro calore e affetto, persone che ti vengono a trovare: in questo caso vorresti vivere o morire?

Beh, la risposta non è semplice.

Ma forse con più probabilità se noi cristiani “operassimo le opere” di misericordia corporale e spirituale, forse meno gente vorrebbe morire.

Forse (è solo un’opinione) se noi discepoli di Cristo ci impegnassimo a desiderare, a costruire relazioni (non istituzioni ma relazioni!!!) fraterne…allora forse ad essere dolce (eu) non sarebbe la morte (tanasia)ma dolce… sarebbe la vita.

E allora….“Santa Madre di Dio, in questo mese di Maggio a Te dedicato aiutaci a ristabilire relazioni fraterne tra noi esseri umani, ricordaci che nei piccoli gesti, nello stare insieme, nell’abbraccio del coniuge, nel sorriso dell’amico c’è una promessa di vita eterna che Gesù ha promesso a coloro che amano come ha amato Lui.

Amen.

Piccolo promemoria per essere felici:

Opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati.
  2. Dar da bere agli assetati.
  3. Vestire gli ignudi.
  4. Alloggiare i pellegrini.
  5. Visitare gli infermi.
  6. Visitare i carcerati.
  7. Seppellire i morti.

Opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi.
  2. Insegnare agli ignoranti.
  3. Ammonire i peccatori.
  4. Consolare gli afflitti.
  5. Perdonare le offese.
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie

Il contrario di amore è commercio

Spesso i miei articoli sono indigesti. Raccontano un amore sponsale grande, ma non certo un amore facile. Paolo VI lo gridava già decenni fa: Il cristianesimo non è facile, ma è felice. Non può appagarsi di giovani mediocri, non può essere vissuto in maniera qualunque; o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce!

Se cercate facili giustificazioni e qualcuno che vi dia ragione non avete che da scegliere. Troverete alleati in famiglia, tra gli amici e anche tra alcuni sacerdoti. Troverete moltissime persone che vi daranno ragione e vi diranno che fate bene a non accettare una relazione che non sia totalmente appagante. Non certo io. Quali sono le vostre obiezioni? Lui non si merita niente, lei non è accogliente, lui ha un’altra, lei è fredda, lui non mi capisce, lei mi ha lasciato.

Avrete anche ragione, non lo metto in dubbio. L’altro/a non è perfetto e magari, concedetemi il francesismo, è proprio uno/a stronzo/a. Quindi cosa vogliamo fare? Piangerci addosso o cogliere questa occasione per svoltare? Per fare quel salto di qualità che ci può rendere veri cristiani, cioè imitatori di Cristo. Non significa accogliere la sofferenza come dono di Dio. Se l’altro è uno stronzo non è Dio ad averlo fatto stronzo, ma una sua mancanza, fragilità, peccato, ferita, chiamatela come vi pare. L’amore solo se reciproco non è un concetto di amore cristiano. Per quello non serve un sacramento e non serve la morte di Cristo in Croce. Se condizionate il vostro amare l’altro all’amore che ricevete in cambio non state amando davvero. State semplicemente usandovi a vicenda. Il contrario di amore è commercio. E’ dare un valore al vostro amare. Ne vale la pena? Vi riempite vicendevolmente il vuoto del vostro cuore. Il vuoto affettivo e il vuoto sessuale. Siete voi al centro. Sono io al centro. Perchè anche io non mi pongo come maestro, ma come uomo che vive in questo mondo con tutte le sue fragilità e difficoltà. Cristo ci salva anche da questo. Noi sposi siamo come due serbatoi vuoti o pieni a metà. Cerchiamo l’uno nell’altro quella sorgente per riempirci. Così facendo però ci riempiamo di nulla se i nostri serbatoi sono vuoti, oppure prosciughiamo l’altro per riempire il nostro se pieni a metà. Capite che così le cose non funzionano. Nel rito del matrimonio non esiste la parola se. Ognuno dei due sposi fa una promessa solenne: prometto di amarti e onorarti, di esserti fedele sempre. Sempre e non fino a quando tu farai altrettanto. Questo è l’amore incondizionato, questo è l’amore di Cristo, questo è l’amore che salva e che illumina. Per questo nel rito è aggiunta la frase: con la Grazia di Dio. Michel Quoist (importante presbitero e scrittore) scriveva: Amare, non è prendere un altro per completarsi, bensì offrirsi ad un altro per completarlo. 

Questa affermazione va spiegata  perchè qui sta tutta la differenza tra chi ama secondo Cristo e chi ama secondo il mondo. Come fare? Attingere all’unico amore che non delude, che non si esaurisce e che è davvero gratuito. Attingere allo Spirito Santo nei sacramenti e alla relazione con Gesù che diventa persona amica e conosciuta. Sto facendo una fatica enorme. Vi confesso un mio grande limite. Io credo in Gesù, ma non ho una vera relazione con Lui. Faccio fatica a pregare ad adorarlo, a sentirlo vicino e amico. Il mio padre spirituale mi sta aiutando in questa mia difficoltà perchè senza una vera relazione con Cristo il mio matrimonio non sarà mai libero. Cercherò sempre in mia moglie colei che deve riempire i miei vuoti. Finchè non troverò Dio in una relazione autentica farò di mia moglie il mio dio. All’inizio lo era. Ora con tanta fatica le cose stanno cambiando. Quello che vi voglio dire è che finchè vi lamentate di ciò che vostro marito o vostra moglie non vi dà state sbagliando bersaglio. Non sarò io a darvi corda. Se volete davvero trasformare il vostro matrimonio in qualcosa di diverso dovete cambiare ciò che significa il vostro matrimonio. Dovete farvi una domanda: chi è al centro della mia vita? Chi o cosa dà senso alla mia vita? Se ciò che dà senso e pace alla vostra vita è l’amore del vostro sposo (o sposa) significa che avete sostituito Dio con lui/lei. Significa che ne avete fatto il vostro idolo. Gli idoli chiedono la vostra vita e non la danno. Solo Dio dà senza chiedere nulla. Vi state illudendo e state sbagliando tutto. Quella persona non potrà mai essere colei sulla quale costruire la vostra felicità, anche solo per il fatto che potete perderla in qualsiasi momento. E’ mortale e finita. Se invece troverete la risposta alla vostra sete di amore e di eternità in Gesù allora il vostro matrimonio diventerà luogo dove restituire quell’amore a Gesù che è presente nell’altro e nel matrimonio stesso. Non sarà più l’altro a dover riempire il vostro serbatoio perchè sarete attaccati all’acqua corrente dello Spirito Santo che è inesauribile ed infinitamente buona. Allora non avrete bisogno per riempirvi di attingere al serbatoio dell’altro ma sarete pronti a riempirlo del vostro quando l’altro si troverà a secco e non potrà o non vorrà darvi nulla.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

I due vampiri (sciocchi)

Ci sono state occasioni in cui mi sono trovato spiazzato, dove ho capito che anche dopo anni di corsi, insegnamenti e riflessioni in cui avevo chiarito ogni dubbio sulla sessualità e sulla sua meravigliosa bellezza, addirittura anche dopo averla vissuta in pienezza, non potevo ancora ritenermi al sicuro da errori e questo mi ha sorpreso e imbarazzato.

Immaginiamo la situazione: sto parlando con un amico, un collega o anche un conoscente simpatico e la conversazione prende l’argomento sesso. È una di quelle volte in cui non spuntano fuori volgarità (succede raramente purtroppo) capita invece che si parli con intelligenza e rispetto, quindi si apprezzano le considerazioni dell’altro e si crea una certa confidenza, sentendosi liberi di parlare.

La magia finisce quando il confidente, magari tentando di darsi l’aria della persona navigata, enuncia quale legge universale ed inconfutabile che «beh, ovviamente… due persone adulte e consenzienti sono libere di fare ciò che gli pare!», enunciato che arriva subito dopo qualche nefandezza esplicita o dopo qualche pettegolezzo in cui altri hanno compiuto qualche violazione di sane regole morali. Cosa mi dà fastidio? In primo luogo l’insinuazione implicita che anch’io possa pensarla così, l’amicone infatti crede di lusingarti, facendoti capire che secondo lui anche tu sei una persona “navigata” ma soprattutto il fatto che questa “legge” possa essere considerata un pilastro della logica, come si può essere in disaccordo? Questo è il momento in cui mi verrebbe da prenderlo a sberle urlando «Ma che hai nel cervello!?» poi però penso che anche lui è umano, pieno di difetti e se magari qualcuno lo aiuta si accorge di quanto sbaglia e torna ad avere la testa a posto.

In genere chi enuncia questo “teorema degli adulti consenzienti” pretende che ciò sia accettato senza riserve, che tu accetti come evento legittimo e degno di rispetto qualunque gesto o qualunque comportamento i due mettano in pratica, anche il più scabroso, dopotutto i due sono d’accordo, quindi a nulla possono valere regole etiche, morali, né tanto meno religiose: i due sono d’accordo, questo basta. Qui però la questione non sta nella religione, nell’etica, né nella morale o nel personale disgusto che a questo punto si dovrebbe soffocare, il problema è nella trappola mentale in cui il “navigato” e i due adulti consenzienti sono caduti, scadendo in una povertà umana profondissima, trappola in cui è facilissimo cadere perché sembra legittimante: il consenso.

Il consenso da solo è pura illusione, ognuno dei due infatti non acconsente ad un progetto comune di amore, o perfino di desiderio, al contrario guarda solo a sé stesso, il consenso scambiato con l’altro serve solo a sbloccare l’accesso al proprio piacere, ma il piacere dell’altro in quel momento non fa parte dei propri piani, può anche non esistere. Io voglio il piacere, tu acconsenti e questo mi dà pieno diritto, quindi io prendo. Questo è il dialogo, o meglio il monologo che però detto in due illude di avere qualcosa in comune.

Prima o poi mi capiterà qualcuno con un po’ di spirito al quale possa rispondere: «Certo! Come due vampiri che si mordono nel collo a vicenda facendo a gara a chi succhia di più!» è questa infatti l’immagine che mi viene in mente: due illusi, concentrati così tanto su sé stessi e su quanto prendono da non accorgersi di quanto gli viene sottratto, ignorando volontariamente il fatto di soffrire e di valer poco per l’altro, al quale preme solo di sé.

Certo che se trovassi uno che non scappa dopo una battuta così allora insisterei: «A te non è mai successo? Hai mai avuto una storia che ti ha fatto sentire un po’ ladro? O sprecato? Che però racconti agli amici come se ci fosse da vantarsi? Ma come ti senti davvero a ripensarci?» sono certo che mi risponderebbe di sì, una storia così ce l’hanno un po’ tutti, forse allora inizierebbe a sospettare che si era ingannato e magari rifletterebbe su tante storie che gli sono state raccontate, a capire perché erano finite.

Questo già sarebbe molto buono, ma per convincerlo davvero dovrei raccontargli quanto di bello c’è nella mia storia: di quanto ho atteso imparando a conoscere sempre di più colei che sarebbe diventata mia moglie, imparando un linguaggio di sentimento, tenerezza, dolcezza che è ancora preziosissimo. Dovrei dirgli che io e lei ci incontriamo donandoci, regalandoci l’uno all’altra, cercando di accendere con delicatezza e rispetto il piacere del coniuge e non il proprio, compiacendosi già nel vedere la gioia della persona amata. Dovrei dirgli che solo in questo modo si può riceve dall’altro un piacere che sorprende sempre, che è travolgente, inebriante e che è davvero frutto di una volontà condivisa quindi veramente legittimo, anzi leale, è l’amore sponsale.

Quanto costa? Tutto! Se non ti spendi tutto non funziona. Si fa fatica? Certo! Devi renderti attraente per la persona che ami, devi farla sentire amata, devi soffocare ogni moto di egoismo, devi fare i conti con le sue richieste, devi correggere i tuoi errori mettendo da parte ogni orgoglio, devi sopportare tutti i difetti dell’altro e cercare compromessi, questo nella vita ordinaria di tutti i giorni. Però, quando avete fatto ognuno tutto questo per amore dell’altro e cercando il momento atteso vi incontrate, allora il tutto che avrai speso sarà niente in confronto a quello che ricevi: ogni carezza, ogni bacio, ogni gesto sarà un’opera d’arte e tu, immerso in questa sinfonia di bellezza saprai che la tua vita si sta realizzando pienamente.

Mi immagino cosa potrebbe pensare allora l’amico che mi ascolta, che domanda mi farebbe arrivati a questo punto: «Ma a te succede davvero sempre così?», questo mi spiazzerebbe e mi metterebbe in imbarazzo perché dovrei abbassare lo sguardo dicendo «Non è sempre stato così…», perché anche nel matrimonio succede di rivolgere l’attenzione a sé stessi, a ciò che si vuole, ignorando le attese e la sensibilità dell’altro, tornando sull’idea che si ha diritto al piacere. Naturalmente questo ci ritrasforma in quei vampiri sciocchi, che tentano disperatamente di prendere dall’altro ciò che non può essere preso ma che si può solo ricevere in dono, questo ferisce l’altro e sé stessi e naturalmente deturpa quella bellezza tanto sublime che abbiamo messo da parte.

Sarebbe proprio allora che mi verrebbe da prendermi a sberle, ripensando alle volte in cui ho rinunciato a quel paradiso di bellezza che avevo conosciuto per cercare un piacere povero e degradante; poi penso che anche io sono umano, pieno di difetti e se magari Dio mi aiuta, mi accorgo di quanto sbaglio e rimetto la testa a posto.

Ranieri e Valeria

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebookIscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

La soluzione è dire sempre si al nostro matrimonio

Se hai sperimentato la gioia della risurrezione di Gesù nella tua vita, significa che, in un fatto difficile della tua storia che sembrava decretare la tua “fine”, hai scoperto che il tormento non aveva l’ultima parola per te in quella vicenda. Questa è la nostra fede. Ma non tutti i giorni della tua quotidianità sono fatti di gioia, non tutta la tua settimana respira la risurrezione di Dio.

sposi.jpg

Perché ci sono momenti di difficoltà in cui ti sembra di non cavare un ragno dal buco, come gli apostoli che pescano tutto il tempo e non tirano su neanche un pesce. Gesù lo vede che ci sono momenti della nostra vita in cui non abbiamo più cibo sostanzioso, che siamo alla deriva, in grosse difficoltà e non è indifferente. Nel Vangelo di ieri, ad un certo punto arriva un tizio (che loro neanche riconoscono) che gli dice di provare a gettare le reti dalla parte destra della barca. Il suggerimento è quanto meno assurdo, perché non è che se uno non trova i pesci dalla parte sinistra della barca poi a destra li trova. La fiducia contro ogni logica li ricompensa di una pesca esagerata che è così abbondante da poter spaccare le reti, che però reggono. Se stai vivendo una crisi o una sofferenza particolare nel tuo matrimonio o relazione di coppia, il senno ti direbbe di arrenderti, tirare le reti in barca e cambiare aria. Trovarti un’altra compagna, o un altro marito. E invece Gesù ti dice di fare una cosa insensata. Ti invita a cercare la soluzione del crollo dentro al matrimonio e non fuori: rimani in quella crisi, prendi questo dolore come un’occasione di pesca abbondante anche se sembra tutto arido, perché lì Gesù si manifesta stanne certo. Al mio matrimonio non gli dava due lire nessuno. La crisi nel tempo testimoniava la fatica di due storie troppo difficili da mettere insieme. Eppure dopo dieci anni di fatica, scontro, ferite, cadute e sollevamenti, amore e odio, quando meno ce lo aspettavamo ci siamo ritrovati a tirare su le reti della nostra relazione, e non erano più vuote, ma piene di ottimo cibo nutriente da condividere non solo fra noi, ma anche con tutta la comunità di famiglie e persone intorno. Da questa abbondanza nasce l’attività di evangelizzazione Amati per Amare. Il Vangelo di questa domenica è un dono speciale che ci ricorda che il Signore Gesù è presente col Suo Amore nei nostri matrimoni e nelle nostre vite. Ma senza la nostra risposta la relazione con Lui non può fiorire, ma soprattutto il Suo Amore senza il nostro si, non si può manifestare a chi ci sta accanto. Le tre domande a Pietro sono una bellissima espressione del corteggiamento di Dio per l’uomo. La risposta di Pietro una dichiarazione d’amore e di fedeltà all’amato Gesù. Come se Gesù dicesse sappi che il mio amore ci sarà sempre, ma ho bisogno anche del tuo. La polarità bisognosa di Dio parte dal desiderio di una relazione intima con ciascuno di noi ed eleva me e te ad una dignità inestimabile. Il tuo Dio ha bisogno di te, del tuo amore, dei tuoi sentimenti, della tua risposta positiva a questo affetto, per manifestare la Sua Gloria. Cosa significa per me oggi voler bene a Gesù nel mio matrimonio e nella mia famiglia. È come se Gesù ti chiedesse oggi se gli vuoi bene, se lo ami, perché senza di te non si può fare. La tua risposta d’amore segna l’inizio di una missione, di un mandato in cui l’unico intento è annunciare a tutti la Salvezza di Dio per la propria vita.

Claudia e Roberto.

Canale Telegram

Pagina facebook Amati per amare

Blog Amati per amare

Fidanzamento lungo matrimonio corto

C’è una consuetudine sempre più predominante tra i nostri giovani, anche cristiani. Una consuetudine assurda secondo me. Spesso i fidanzamenti durano più dei matrimoni. In Spagna c’è addirittura una massima che dice: Fidanzamento lungo matrimonio corto. Papa Francesco ha affrontato diverse volte questo problema e in un’occasione di queste ha detto:

In realtà, quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice”. “La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani”, l’analisi di Francesco: “Ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci: pur essendo cristiani, non pensano al matrimonio

Tantissime coppie vivono fidanzamenti decennali e poi, quando finalmente decidono di sposarsi, il loro matrimonio non regge e presto fallisce. Come è possibile? Il matrimonio non dovrebbe essere qualcosa di più solido? Non voglio generalizzare. Ogni persona e ogni relazione è diversa dalle altre. Credo però che spesso ci sia una dinamica comune a tante storie. Credo che la risposta sia in realtà semplice, comprensibile dal comportamento stesso dei due sposi. Spesso i giovani non si sposano, perchè ci sono reali problemi economici e lavorativi. Non voglio negarlo, ma non è solo questo. C’è qualcosa di più profondo. Qualcosa che tocca il desiderio nascosto nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. La paura della scelta definitiva. La paura e l’incertezza che l’altro non sia quello giusto. La paura e l’incertezza di non essere altezza di quell’impegno e della persona che si ha accanto. Moltissimi giovani credono che la convivenza sia importante per preparare il matrimonio.  Per testarsi e mettersi alla prova.  Con queste premesse è normale che poi, quando i due finalmente decidono di fare il grande passo, le aspettative di entrambi sono altissime e insostenibili. Si rendono presto conto che il matrimonio non ha portato quella perfezione che si aspettavano. L’altro/a non è perfetto. La relazione non è perfetta.  Il sogno che gli sposi hanno coltivato per anni resta appunto un sogno, la realtà è altro. Il matrimonio diventa così una doccia fredda. Si svegliano dal sogno e si trovano in una realtà che è un incubo. C’è una grande differenza di prospettiva tra chi si sposa dopo un fidanzamento breve e chi dopo un lungo. E’ solo una mia supposizione, sostenuta però da tante storie che ho ascoltato. Chi opta per un fidanzamento breve non pretende la perfezione. Sa bene che non potrà mai conoscere l’altro/a  fino in fondo e che non potrà mai avere tutto sotto controllo. Quello che gli interessa è solo l’averlo/a scelta per iniziare un percorso. Non è ancora stato raggiunto nulla. Tutto è da costruire giorno per giorno. Il bello è proprio questo: essersi scelti senza chiedere il certificato di garanzia e il diritto di reso. Non c’è pretesa ma accoglienza dell’altro e della sua diversità.  Chi si sposa senza aver mai convissuto e senza aver mai consumato prima dovrebbe in realtà andare incontro ad un maggior rischio di fallimento. Le statistiche dicono l’opposto. I divorzi sono in costante aumento come lo sono i matrimoni preceduti da convivenza. La verità è un’altra. Quando siamo disposti a donarci completamente ad una un’altra persona in modo consapevole, ma senza che l’altro debba prima dimostrare di meritarci, stiamo compiendo un gesto di autentico amore che scalda nel profondo il cuore della persona amata. Io e Luisa ci siamo sposati dopo 16 mesi di fidanzamento. Se avessi dovuto prima convivere per dimostrarle di essere degno di lei mi sarebbe rimasto un dubbio. Mi sarei portato nel matrimonio l’idea di dovermi meritare costantemente il suo amore per non perderla. Naturalmente lo stesso vale per anche per lei. Invece tra noi è diverso. Io so che lei mi ama gratuitamente e senza condizioni. L’essere accolto da lei senza riserve e senza condizioni mi ha profondamente toccato il cuore il giorno del matrimonio e continua a farlo ogni giorno che Dio ci concede. Questo ha fatto nascere in me il desiderio radicato, e di conseguenza la volontà, di non venire mai meno alla promessa solenne di quel giorno di tanti anni fa che rinnovo ogni mattina. Cerco di meritarmi il suo amore non per paura di perderla, ma per restituirle quella gratuità che lei liberamente ha deciso di offrirmi 6158 volte fino ad oggi, una per ogni giorno  del nostro matrimonio. La soluzione è quindi una sola: non assecondare la paura, ma affrontarla e vincerla con l’aiuto delle persone e di Dio. Non ha caso Lui è il primo che ci ama sempre e comunque. Solo assaporando un amore davvero gratuito, senza che ci sia riserva alcuna, l’uomo e la donna possono riempire il loro cuore e possono così far sbocciare matrimoni meravigliosi.

Antonio e Luisa

 

Il matrimonio si costruisce sulla relazione, non sul legame.

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.

Siamo alla quarta domenica di Pasqua, quella tradizionalmente dedicata al buon pastore. Gesù buon pastore. Questo brano del Vangelo è sintetizzato dalla prima frase: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Frase sulla quale è bene soffermarsi per capirla bene. Don Fabio Rosini la spiega benissimo. Le pecore seguono il pastore perchè lo conoscono. Perchè ascoltano la sua voce. Noi siamo le pecore. Perchè vi siete sposati? Solo per rispettare una regola, una morale, una legge? Se è così preparatevi a fallire. Presto o tardi vi sentirete soffocare da una relazione scelta per questo motivo. Oppure perchè vi siete sentiti conosciuti e avete accolto e ascoltato Gesù in una relazione personale con Lui? Se è questo il caso anche il matrimonio diventa luogo per incontrare Gesù. Anche le ferite diventano occasione di sperimentare l’amore di Dio. Anche le fragilità e le asprezze del coniuge diventano motivo per alzare lo sguardo a Gesù. Il matrimonio può resistere a qualsiasi tempesta, ma solo se noi, povere pecore, restiamo dietro il nostro buon pastore. Gesù non è pastore che vuole tenerci legati a Lui, non usa cani o catene per non farci scappare. Non funziona. L’amore deve essere lasciato libero per essere amore. Allora Lui ci sta dicendo di ascoltarlo. E ascoltandolo ci chiede di innamorarci di Lui. Solo così non ci perderemo. Il nostro matrimonio è vincente (anche nella sofferenza e nell’abbandono) quando lo costruiamo come relazione e non come legame. Come risposta d’amore a un Dio che ci ama sempre e comunque e non come sottomissione ad una legge di un dio padrone e ingiusto. La differenza è tutta qui. Nel matrimonio i nostri cuori sono diventati uno solo pur restando due. Senza essere fusi e legati. Questo è il miracolo del matrimonio. Il legame c’è ma non si vede. Il legame è la relazione. Il legame è la vita dell’uno che diventa parte del cuore dell’altro. Così si è uno pur restando due. Così è anche il legame delle tre persone di Dio Trinità. Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte. Portare lo stesso giogo. Mi piace questa immagine. Perchè il giogo, alla luce, di quanto scritto fino ad ora, non è qualcosa che limita, ma qualcosa che sostiene e dà forza. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona, ma al contrario dà forza e ti rende non più solo a portare il carico, ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso. Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti, ma anche le vittorie e le gioie. Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi. Non si chiudono in una relazione esclusiva. Per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Guardare lo Sposo di entrambi. Guardare Cristo. Il buon pastore.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Dalla morale sessuale alla nostalgia per l’amore vero.

Sto leggendo l’esortazione post-sinodale Christus Vivit. Un documento rivolto ai giovani che si trovano spesso confusi e spaesati in una società che propone stili di vita e stili sessuali lontani, prima ancora che dalla morale cristiana, da quello che il cuore di ogni essere umano, giovane o maturo che sia, desidera ardentemente. Parole molto forti. Leggete cosa scrive il Santo Padre al punto 81 dell’esortazione:

I giovani riconoscono che il corpo e la sessualità sono essenziali per la loro vita e per la crescita della loro identità. Tuttavia, in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Per questa e per altre ragioni, la morale sessuale è spesso «causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna»

Cosa ci vuole dire? Sono sbagliati i nostri giovani? Certamente no! Desiderano ancora ardentemente una relazione affettiva e sessuale autentica. Spesso non sanno ascoltare, se non aiutati, il loro cuore, ma il loro cuore non può funzionare diversamente. Sono fatti per amare e per essere amati. E’ sbagliata la società? Alcuni diranno di sì, altri di no, ma in realtà non è davvero importante saperlo. La società è così. La Chiesa deve prenderne atto e trovare la modalità migliore per riportare i giovani alla verità sul loro corpo e sulla sessualità. Quindi ciò che ci sta dicendo il Papa è che spesso ad essere sbagliata è la Chiesa? Non certamente nel suo magistero e negli insegnamenti sulla morale. Quelli sono meravigliosamente veri, posso testimoniarlo con la mia vita e il mio matrimonio. E’ sbagliato il modo. E’ sbagliata la pastorale, detto con un linguaggio clericale. Le persone tutte, e in particolare i giovani, sono stanche di maestri che dicono ciò che è giusto e ciò che non lo è. Sono stanche di divieti. Non puoi avere rapporti prima del matrimonio, non puoi masturbarti, i rapporti orali non vanno bene, niente anticoncezionali e così via. Senza motivare questi divieti se non con il peccato. Non si può minacciare di incorrere in un peccato più o meno grave e minacciare di inferno. Forse un tempo, ma ora no. Attenzione non dico che tutte quelle belle abitudini che ho elencato siano cosa buona e giusta. Tutt’altro! La Chiesa non può più permettersi di usare le parole devi o non devi. Non funziona. Allontana solo i giovani dalla Chiesa. I sacerdoti lo sanno e spesso decidono di evitare questo genere di argomenti per non avere problemi. Anche questo è un atteggiamento sbagliato! La Chiesa non deve rinunciare ad insegnare ai giovani come diventare pienamente uomo e pienamente donna, e la sessualità è un argomento imprescindibile per questa finalità. Come fare allora? Serve una rivoluzione copernicana. Dobbiamo passare dal devi e non devi al vuoi essere felice oppure vuoi accontentarti della miseria relazionale che hai ora? La carta vincente non è vietare determinati gesti o determinate modalità di vivere la sessualità, ma raccontare, testimoniare e rendere conto con la nostra vita che la proposta della Chiesa è la più bella, è l’unica che permette una gioia che è piena. Per questo non servono tanto i maestri quanto i testimoni. Servono sposi felici e realizzati che sappiano toccare il cuore dei ragazzi, che provochino in loro quella nostalgia di un amore autentico e pieno che è radicata nel cuore dei giovani. Allora sì, che si potrà spiegare perchè i rapporti prima del matrimonio sono una menzogna, perchè la masturbazione è una illusione di impossessarsi di un piacere che è destinato a far parte di una comunione e non di una solitudine. Non a caso questo gesto, passato il piacere di pochi secondi, lascia sempre sensazioni negative e non positive. Allora sì che si può raccontare come l’incontro intimo, per essere un vero incontro d’amore, non può prescindere dall’essere unitivo e aperto alla vita (attenzione non significa che vada ricercato un figlio ad ogni rapporto). Per questo il sesso orale non può essere amore ma uso dell’altra persona. Per questo si può raccontare come gli anticoncezionali pongano una barriera invisibile, ma altamente divisiva tra gli sposi e non permettano un dono totale e un’accoglienza totale dell’altro/a. Solo chi ha provato nella propria vita tutto questo può testimoniarlo e raccontarlo in modo credibile.

Il nostro libro L’ecolgia dell’amore sta avendo un grande successo proprio perché è aderente a quanto scrive il Papa e quanto i giovani vogliono. Nessuna predica o filippica, ma è solo un racconto, il racconto di una meraviglia. Il racconto di una sessualità vissuta alla presenza di Cristo. Lasciatemelo dire non c’è nessun’altra proposta che il mondo possa offrire che possa reggere il confronto. Una meraviglia da scoprire, vivere e testimoniare per i nostri figli e per tutte le future generazioni.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

La giusta distanza e la giusta vicinanza.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise:

+++

Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi.

A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

+++

…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie 😊🙏

Dio ti vede per quello che sei: una meraviglia.

Una delle ferite più dolorose con cui l’uomo deve fare i conti è la menzogna, che si porta dentro fin dai tempi di Adamo ed Eva, che Dio ti tende delle trappole. La sensazione o il pensiero che prima o poi Dio ti fregherà, se non ti sta già imbrogliando, e che di Lui non ci si può fidare.

Morte-in-culla-e-vaccini-gli-interventi-dopo-il-caso-della-bimba-di-2-mesi.jpg

A maggior ragione se stai attraversando una crisi personale o matrimoniale, hai la sensazione di aver sbagliato tutto, aver preso delle cantonate e magari metti pure in dubbio la tua fede e la tua relazione con Dio. Dio diventa lo schermo bianco dove proietti quel genitore aguzzino che ti porti dentro, e pensi che se davvero ti lasciassi penetrare dallo sguardo di Dio fino alle tue zone d’ombra, Egli si vergognerebbe di te, così come tu ti biasimi e ti accusi. Ma questo non è Dio. Sappi che ogni volta che ti parte un giudizio duro e nefasto verso te stesso o gli altri, quella voce non viene da Dio, viene dal demonio. Il senso di colpa non è di Dio, il senso di responsabilità si. Il linguaggio dello Spirito Santo, che è fermo e potente, esprime la verità su di te sempre con incoraggiamento, supporto, sostegno, come un coach che mai smetterà di credere nella possibilità che tu possa fiorire e portare frutto. Il Vangelo di oggi spiega e racconta chi è Dio. E non è facile per l’uomo poter credere a tutto questo amore, senza la minima fregatura, senza che prima o poi ne dovrà pagare il prezzo. Per certi versi perché ci portiamo dentro un’idea dell’amore di Dio da centro benessere, privo di scomodità e fastidi. E per altri fronti perché non ci siamo abituati a questa qualità di amore. Se hai avuto dei genitori freddi che non ti hanno abbracciato o coccolato, se ti arrivano abbracci e tenerezze in abbondanza ti danno fastidio, quasi ti urtano, ti fanno male, perché non sono familiari, non ci sei abituato. Così l’uomo non è abituato all’Amore straripante di Dio, e spesso prenderne consapevolezza fa male. Ma non è un dolore fine a se stesso, ma una di quelle fitte utili a purificare dalle sozzure una ferita che rischia di infettarsi. Il Signore Gesù Cristo con la sua venuta, una cosa sola desidera portare a compimento: la possibilità per TUTTI di essere salvati attraverso l’amore, non la legge o la morale, ma l’amore di un atto potente che renda testimonianza di quanto Dio ci tiene a te. Nella crocifissione di Gesù si rivela l’amore di Dio, nella sua Risurrezione si manifesta la Potenza di Dio. Ma credere a questo amore è un problema per l’uomo, perché significa “mettere sotto la luce di Cristo le nostre povertà” (D. Fabio Rosini), accettare di essere un vuoto umile che la luce dell’Amore di Dio può riempire e in figura Christi manifestare la Sua Gloria attraverso gesti, parole e sguardi di affetto e bene a chi ti circonda. Nei momenti di peggiore crisi nel mio matrimonio non so quante volte ho pensato che quel 8 dicembre 2005 avessimo tutti preso una grossa cantonata, che tutti i corsi e percorsi fatti fossero stati una gran presa per i fondelli. La cosa che più mi faceva male era sentire preti, frati e suore che mi dicevano che il matrimonio ahimè era questo, e che mi dovevo incollare sta croce e sopportare ogni abuso andando avanti. Ma ti pare che il Signore Gesù Cristo mi ha creato semplicemente per sopportare e stringere i denti? Ma credi davvero che una crisi matrimoniale sia solo un sassolino appuntito dentro la scarpa che ti ricorda che devi patire, devi soffrire e devi morire!!! La menzogna che l’incontro con Dio fosse stata una fregatura mi distruggeva. Se c’è una cosa che mi ha insegnato Don Fabio Rosini che non dimenticherò mai è questa: una cosa sola devi temere, di perderti Dio nella tua vita! Ma io Dio l’ho conosciuto. L’ho incontrato. Io mi fido di Lui. E facendo memoria, in quei momenti bui, di chi era Dio per me ho trovato me stessa e la fiducia nella nostra relazione. Mi sono messa in cammino combattendo la buona battaglia dell’Amore sposale, che mi chiamava a crescere, a fare salti di qualità, cambiamenti, a riprendermi la mia libertà perduta. LIBERTA’. Sentirmi libera. Libera di restare, libera di amare mio marito da una posizione adulta non da bambina vittima e fregnona. Mentre io e Roberto facevamo verità su di noi, su chi eravamo, sulle nostre ferite, i limiti, sulle nostre proiezioni, il nostro matrimonio andava verso la LUCE, e si caricava di una forza mai vista prima. Quella luce è l’amore di Cristo per me Claudia, per Roberto. Ci ricorda che siamo chiamati a progetti altissimi, pervasivi e impegnativi per lasciare a questo mondo il profumo del suo Amore, su noi stessi, la nostra famiglia, i nostri figli e sugli altri. Spesso la mattina faccio colazione sul balcone di casa mia, ed è un momento tutto speciale per me prima della maratona giornaliera. E medito e rifletto sul fatto che sono una miracolata, che la mia vita poteva sprofondare nella depressione, che il mio matrimonio poteva spaccarsi per l’egoismo e la rabbia. Penso a tutti i traumi della mia infanzia che avrebbero potuto annientarmi. E invece sono qui, sul balcone di casa mia, a guardare quella fetta di cielo azzurrissimo sovrastato dai palazzi di cemento, a ricordarmi che l’Amore di Dio vince sempre e su ogni cosa se lo desideri ardentemente nella tua vita e non ti arrendi mai di cercarLo.

Claudia e Roberto

Canale Telegram

Pagina facebook Amati per amare

Blog Amati per amare