Quanto ancora stai facendo aspettare Gesù?

Non so quanti di voi conoscono persone implicate direttamente nell’attuale guerra (un parente, un familiare, un amico…), immagino di sì, come me del resto. Questa cosa non mi era accaduta per altri conflitti che ancora insanguinano diverse parti del mondo. Mi sembra che il Vangelo oggi si incarni in modo così brutale nella nostra vita. È come se Gesù ci sfidasse dicendoci: “quei poveri ucraini e russi che stanno morendo sono forse peggiori di voi? Avevano fatto chissà quale crimine per meritarsi le bombe?”. Non è necessario nemmeno rispondere.

Quei galilei, come del resto gli attuali belligeranti, non sono morti per punizione a causa dei loro peccati, non erano cioè più peccatori di chi è rimasto in vita. In questo testo c’è una chiave di lettura per quanto riguarda gli eventi della storia. Vivere da cristiani con i piedi ben per terra significa rendersi conto che, al di là di ogni spiegazione e analisi delle cause-effetto, di ogni interpretazione geo-politica o economica dei fatti, rimane sempre l’urgenza di convertirci, cioè di essere rivolti al Signore, con la mente, con il cuore, con la vita. Questo è l’inizio della salvezza. Invece il mainstream ci ha ripetuto per mesi, in modo quasi ebete: “andrà tutto bene”, quando i telegiornali ci stanno visualizzando l’esatto contrario.

Detto questo, non so voi, ma dalla mia coscienza sorge una grande voce: “quando ti deciderai a convertirti sul serio?” Ecco perché poi Gesù passa a parlare del fico sterile. Sapete bene che una pianta da frutti non può restare disutile così tanto tempo. Quei tre anni allora sono un dato simbolico, vuol dire che Gesù sì tiene in conto il tempo che usiamo, como le spendiamo e se ci sono progressi nella virtù e nel bene. Detto altrimenti: Gesù ti aspetta! Come un innamorato sotto casa ad un appuntamento attende impaziente il tempo in cui Lo accoglierai sul serio nella tua vita, in cui ascolterai la Sua Parola, in cui ti fiderai veramente di Lui…

Gesù attende la tua conversione, come anche la conversione della tua coppia. Vuole vedere i frutti concreti di questo cambiamento di vita, per questo abbiamo il dono della Quaresima, come un tempo ricco di grazie e aiuti per crescere personalmente e assieme.

Cari sposi, che il dramma che stiamo vivendo, ci spinga, al di là della paura o delle lamentele, a insistere come cristiani e come coppie credenti a camminare nella via della nostra conversione.

ANTONIO E LUISA

Noi vorremmo mettere in evidenza un altro aspetto tratto dalla prima lettura di oggi. Il nostro matrimonio è terra santa e luogo sacro. Guardate la persona che avete accanto, quella persona è sacra. Nella relazione con lei avete imparato a togliervi i calzari? Lei è un’alterità diversa da noi. In lei c’è un mistero, in lei c’è la presenza di Dio, il suo corpo è tempio dello Spirito Santo. Merita tutto il nostro rispetto. Non sappiamo tutto di lei, non capiremo mai tutto di lei. Merita che ci accostiamo a lei con delicatezza, senza imporre il nostro modo di vedere le cose, senza volerla cambiare per farla come noi la vogliamo. Solo così, togliendoci i calzari, potremo davvero entrare in una relazione feconda che ci permetterà di crescere nell’amore reciproco.

Caro S. Giuseppe, ascolta il mio sfogo

Caro San Giuseppe,

vorrei scriverti una lettera aperta e ne approfitto per condividerla con gli amici sposi del Blog. Permettimi che mi sfoghi un po’ con te, so che c’è una fila molto lunga che ti interpella ma anche noi preti ogni tanto abbiamo bisogno di aprire a qualcuno il nostro cuore, noi che siamo spesso il Kleenex per tante persone. Perciò in questo momento sento proprio il bisogno di confidarmi con te.

Se mi sfogo perché sei il Patrono della Chiesa e il Custode di Gesù, è perché tu sai davvero prenderti cura di chi ami. Vedi, tante persone in questo periodo mostrano paure, dubbi, incertezze sul presente e sul futuro, non era così fino a due anni fa. E sinceramente spesso pure io provo le stesse cose. Per quello son qua: dimmi, come hai fatto tu, ai tuoi tempi ad affrontare le prove e le sfide che ti sono capitate?

Veniamo lentamente fuori, a quanto pare, da una crisi pandemica ed ora, quasi come un fulmine a ciel sereno, ci è giunta, tra capo e collo, la mazzata della guerra con tutte le conseguenze sociali ed economiche che ne conseguono e ne conseguiranno. Ecco il problema: dopo una prova così grande, ora ne arriva in successione una seconda! E il futuro non è affatto roseo.

Sono nato in un paese, in una cultura che mi ha abituato al benessere, ad avere più o meno tutto quello di cui ho bisogno. Oramai è normale per me pensare che il futuro è fondamentalmente come lo progetto, come lo programmo io. Invece la pandemia e la guerra mi ricordano quanto sono fragile, quanto sono caduco, quanto può essere incerto il mio futuro. Proprio come successe a te. Dimmi, mio caro Giuseppe, come hai fatto tu? Cosa mi consigli? Come ti comporteresti se vivessi nel 2022?

Ora penso a te, alla tua vita di giovane artigiano a Nazareth. Quanti sogni avevi nel tuo cuore! Un cuore puro, nobile, generoso. Ti eri innamorato di quella giovane, vicina di casa, Maria, con cui sognavi di formare una famiglia. Nemmeno il suo intimo e segreto desiderio ha bloccato il tuo amore per Lei: eri disposto a tutto, pur di vivere con Lei tutta la vita.

Poi sono iniziate le prove: una maternità misteriosa, il terrore della lapidazione, i tuoi dubbi lancinanti, i sospetti di tradimento… Ci ha pensato il Signore a illuminarti e guidarti. Poi il viaggio a Betlemme, con tua moglie in quello stato. Poi la pena e la tristezza di non trovare un posto migliore per Gesù che una grotta e subito dopo il terrore di poterlo perdere a causa di Erode. Così, sei diventato fuggiasco con la tua famiglia, hai percorso a piedi qualcosa come 900 km per raggiungere l’Egitto. Lì hai dovuto rifarti una vita, cambiare tutto: terra, lavoro, conoscenze, lingua. E poi, al poco tempo, tornare a casa e di nuovo ricominciare daccapo.

Che vita! Quanti colpi di scena impensabili, quante “mazzate” hai ricevuto. Non hai avuto una vita semplice: sempre lavoro e prenderti cura della tua famiglia. E la cosa che più mi colpisce è il tuo silenzio, il non lamentarti mai, l’affrontare tutto a testa bassa, caparbiamente, senza mollare la presa.

Ora, forse, con tutto ciò mi stai in un qualche modo rispondendo. Io che vorrei un presente e un futuro rosei, io che vorrei poter calendarizzare tutto fino al 2050. Ho capito che devo prendere la vita come te, come viene, ma soprattutto non confidando nelle mie povere forze ma sempre e solo in Dio Padre.

Ho fatto bene, mi sa, a condividere questo mio sfogo con gli sposi. Dopotutto quello che hai vissuto tu, l’hanno condiviso pure tua Moglie e tuo Figlio. Penso che, ancora di più che per un prete, sei di esempio per loro, gli sposi, che vivono in modo speciale le difficoltà del presente. Grazie, caro Giuseppe. Grazie per ascoltarmi. E soprattutto grazie per vegliare sempre su ciascuno di noi.

Padre Luca Frontali

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Un matrimonio che dura nel tempo è questione di fortuna?

Sarà perchè ci esponiamo sull’argomento matrimonio, ma ci succede spesso che, parlando con amici e conoscenti, salti fuori la fatidica domanda: come fa un matrimonio a durare? Voi avete avuto solo fortuna? Un matrimonio che dura nel tempo è questione di fortuna? Tanti lo credono. Forse è più facile credere che sia questione di fortuna. Se davvero dipendesse dalla fortuna non ci si dovrebbe mettere in discussione.

Io non sono affatto d’accordo! Non è per nulla fortuna. Qual è allora questo ingrediente che permette a una relazione di durare nel tempo? Dipende forse allora da noi? Luisa ed io abbiamo doti e talenti particolari che ci hanno consentito di essere felicemente sposati anche dopo vent’anni? Siamo super? No, siamo dei poveretti come tutti, con le nostre fragilità e miserie. E allora? Dove è il segreto? Il segreto è nell’avere le idee chiare su quello che stiamo facendo quando ci sposiamo.

Le cause che portano all’insuccesso sono spesso le stesse per tantissime coppie. Le cause coincidono con quei fattori che ogni uomo e ogni donna dovrebbero prendere in considerazione e affrontare prima di sposarsi.

  • L’amore non è un sentimento
  • Ci sposiamo per completarci ed essere felici
  • Le persone non cambiano dopo il matrimonio.

L’amore non è un sentimento. Quante persone si sposano credendo che l’innamoramento, con tutte le sue farfalle nella pancia, l’ubriacatura di emozioni e sensazioni, sia qualcosa che non mancherà mai e non mettono in conto che l’amore è anche fatica e sacrificio? Quante persone si sposano credendo che quello sia l’amore? Tante, troppe. Restano inevitabilmente deluse. Perchè l’innamoramento non è l’amore, è qualcosa che Dio, la natura, l’istinto, la testa, chiamatelo come volete, ci ha donato per spingerci verso un’alterità diversa da noi. Perchè noi siamo portati a chiuderci e non ad aprirci e l’innamoramento è il meccanismo che ci permette di aprirci. Ma è solo l’inizio, poi deve subentrare altro, subentra l’amore. L’amore che è impegno quotidiano, impegno che si concretizza nelle nostre scelte e nel nostro agire, nel cercare di rendere felice quella persona che tanto ci ha attirato a sè. L’amore è la trasformazione dell’innamoramento da forza che ci trascina a volontà che trascina. E invece tante persone, quando non sentono più forti quelle emozioni e sensazioni, si rimettono in moto per ritrovare quelle sensazioni forti e, se non tornano con il consorte, le cercano al di fuori della coppia e così, relazione dopo relazione, non riescono mai a dare compimento al loro amore fermandosi sempre all’embrione dell’amore, all’innamoramento. Quindi dobbiamo rassegnarci ad un amore fatto solo di volontà? In realtà no! L’amore permette di attendere l’innamoramento. Cosa intendo? Quando l’innamoramento sembra sopito l’amore spinge a donarti sempre e comunque e l’amore donato senza chiedere nulla, cambia il cuore delle persone. Cambia il cuore di chi lo dona e di chi lo riceve. E poi accade il miracolo! Tornano anche i sentimenti, più belli e profondi di prima, ma bisogna darsi da fare. Non è vero che non comandiamo i sentimenti. Li possiamo certamente nutrire quando sono deboli e custodire quando li sentiamo. Sta a noi non smettere mai di nutrire nella tenerezza, nella cura e nel servizio la relazione.

Ci sposiamo per completarci ed essere felici. Il secondo punto ci riguarda tutti. Quanti non si sposano per essere felici? Penso tutti, noi compresi. Ma attenzione. Qui si può nascondere un’insidia terribile per il matrimonio. Quella di far dipendere la nostra felicità, il senso e la compiutezza della nostra vita, da un’altra creatura che cerca in noi le medesime cose. Due imperfezioni che cercano la perfezione. Spesso l’insoddisfazione comincia quando ci si rende conto che l’altro non è quello che credevamo, che non ci rende felici sempre, che sbaglia, che si arrabbia, che ha comportamenti irritanti. L’altro non è capace di renderci felici. Gli sposi cristiani dovrebbero invece partire con un’altra idea. L’idea di essere amati già così. Trovare in Gesù il senso di ogni cosa e la pienezza della vita. Solo allora quando ci si sente amati, si è capaci di rispondere a questo amore grande di Dio. Dio ci può chiedere di essere riamato direttamente nella vocazione sacerdotale o nella vita consacrata, oppure in un’altra creatura nel matrimonio. Solo così il nostro coniuge diventa centro delle nostre attenzioni, e il nostro scopo non sarà più quello di cercare in lui la felicità, ma di condividere con lui la nostra felicità rendendola ancora più ricca e piena.

Le persone non cambiano dopo il matrimonio. Infine il terzo punto. Il fidanzamento è un tempo che serve per conoscere l’altra persona. E’ un periodo di scelte non irrevocabili, ma importantissimo per poter fare la scelta irrevocabile. Spesso il fidanzamento si vive come un matrimonio senza farsi mancare nulla, neanche i rapporti sessuali. Questo distoglie però dal suo fine fondamentale. Difetti e peccati della persona amata passano spesso in secondo piano rispetto all’innamoramento e all’attrazione fisica. Errore gigantesco. Una volta sposati quei comportamenti, peccati, difetti non saranno cambiati, anzi tenderanno a peggiorare e una volta finito l’incanto dell’innamoramento diventeranno insostenibili.

Cosa fare quindi per far durare il matrimonio? Non cadere in queste trappole e impegnarsi giorno dopo giorno, impegnarsi tanto, non dando nulla per scontato e nei momenti in cui il sentimento non sosterrà il nostro amore supplire con la volontà, traendo forza e sostegno dalla nostra relazione con Dio e dai sacramenti. Non è sempre vero che dobbiamo andare dove ci porta il cuore, a volte dobbiamo essere capaci di portare il cuore dove vogliamo noi.  Solo così il matrimonio sarà ogni giorno più bello e più vero.

Antonio e Luisa

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La castità degli sposi è meravigliosa (2 parte)

Concludiamo oggi la riflessione sulla castità con le sue ulteriori tre caratteristiche concrete. Cosa è casto nel rapporto intimo degli sposi? Cliccate qui per leggere le prime tre già pubblicate nel precedente articolo.

  1. No agli anticoncezionali. I metodi naturali permettono di accogliere la propria sposa o il proprio sposo interamente nella sua fertilità femminile o maschile. Gli anticoncezionali escludono una parte della donna o dell’uomo lasciando spesso una sensazione negativa di incompiutezza e frustrazione. Noi abbiamo fatto esperienza di entrambi. In un periodo di forte difficoltà e fragilità abbiamo scelto di lasciare i metodi naturali per l’uso del preservativo. Sono stati i mesi più aridi della nostra relazione. Escludere artificialmente e volontariamente l’aspetto procreativo ha indebolito di molto l’aspetto unitivo tra di noi. C’era il piacere fisico ma mancava una gran parte dell’unione profonda dei nostri cuori. Mancava l’ingrediente più importante. Quello che fa differenza. La differenza tra chi fa del sesso e chi concretizza, attraverso il corpo, l’unione intima che lega due sposi che vivono il loro matrimonio nel dono e nell’accoglienza autentica, piena e vicendevole. Avvalersi dei metodi naturali è castità perchè l’amore matriminiale chiede di accogliere tutta la persona amata. Se non possiamo accogliere tutto di lei o di lui siamo pronti ad attendere perchè non vogliamo accontentarci di una sola parte dell’altro. Solo vivendo l’intimità accogliendo tutto dell’altro saremo casti perchè c’è aderenza tra cuore e corpo.
  2. Un incontro non carnale ma totale. Non basta un solo corpo e non basta un solo spirito, una sola anima. Per avere una relazione d’amore autentica servono entrambi. Il matrimonio è proprio la relazione dove si può sperimentare un solo corpo e un solo cuore. Siamo uno. Luisa dal giorno delle nozze abita il mio cuore. C’era anche prima, ma non è la stessa cosa. Dopo le nozze ho promesso di essere suo per tutta la vita. La mia promessa diventa carne e si manifesta nell’incontro intimo. Nell’amplesso il nostro corpo sta dicendo sono uno con te. Il corpo diventa luogo di una comunione profonda dove l’invisibile diventa visibile e l’amore prende forma e concretezza. Qualcosa di meraviglioso che travalica il piacere fisico per diventare, quando vissuto autenticamente, un momento di eternità. Davvero l’orgasmo non è che una piccolissima parte di un piacere e di una gioia molto più profondi e belli. I preliminari, l’amplesso e l’abbraccio dopo sono un’insieme di sensazioni ed emozioni per nulla superficiali ma che portano benefici per tutta la persona. Le ore e i giorni dopo aver fatto l’amore così viviamo con più forza la nostra vita, il nostro lavoro, il rapporto con i nostri figli e anche la nostra fede perchè abbiamo , attraverso il nostro corpo, nutrito tutta la nostra persona di amore vero e concreto. La castità è un piacere completo e non un semplice orgasmo.
  3. E’ un gesto sacramentale e liturgico. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso del cuore (volontà-impegno), che si esprime con la parola , e poi confermano quel consenso del cuore con il corpo, si uniscono in intimità fisica, e da quel momento il sacramento del matrimonio è avvenuto e diventa efficace. Non entriamo qui in rare eccezioni. Questa è la normalità. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che quindi noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere (cuore, volontà, anima, corpo) nell’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha fatto insorgere il nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, che è molto simile in questo, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere lo Spirito Santo. Capite ora che gesto grande e profondo sia l’unione fisica degli sposi? Di come sia importante curarla, prepararla e perfezionarla? Che doni riceviamo? Ve li elenco soltanto. Se volete approfondirli ho scritto articoli specifici e li riprendo nel libro Sposi profeti dell’amore. I doni sono: effusione dello Spirito Santo (ne ho già accennato sopra), aumento della grazia santificante (comprendiamo meglio l’amore di Dio per noi facendone esperienza attraverso il nostro coniuge e al nostro dono reciproco), aumento dell’amore naturale e generazione di vita nuova (un rapporto fisico vissuto bene nella verità è sempre fecondo e generativo. Si genera sempre amore nuovo che poi gli sposi potranno spendere tra loro, con i figli e con tutte le persone che incontreranno durante i giorni a seguire)

Concludendo posso affermare che se sto cercando nella mia vita di essere casto non è perchè me lo dice la Chiesa, perchè voglio essere più bello e santo degli altri, ma lo faccio per un sano “egoismo”. Lasciatemi questo termine che rende l’idea. Perchè iniziando a percorrere questa strada ho sperimentato come il fare l’amore così, sia molto, ma mooooolto più bello e più pieno. Per questo non tornerei indietro. Non voglio accontentarmi di meno di questo. Costa fatica ma ne vale la pena. Come dice sempre Costanza Miriano: i cattolici lo fanno meglio. Questo è il modo per vivere questo gesto anche dopo vent’anni di matrimonio come noi, come una meraviglia sempre più grande. Per non finire quindi come tante altre coppie nel deserto sessuale e, di conseguenza, relazionale.

Antonio e Luisa

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La castità degli sposi è meravigliosa (1 parte)

Questo vuole essere un articolo di sintesi. Dove metto insieme tante riflessioni già fatte. Quando ci capita nei nostri interventi di parlare di castità iniziano spesso i mugugni. Castità è una parola che non piace. Evoca sinonimi quali frustrazione e castrazione. Il contrario della libertà. La castità sembra poi essere qualcosa che riguardi solo la vita di alcuni giovani cristiani, i più bigotti e complessati, gente chiusa e incapace di aprirsi alla gioia. Il cristianesimo è gioia, e cosa c’è di più bello che fare l’amore quando ci si vuole bene. Questa è l’idea che serpeggia un po’ nel pensiero della maggioranza dei cristiani, che hanno smesso da un pezzo di ascoltare la Chiesa su questi temi. Alla fine che male c’è a seguire le nostre pulsioni? Se siamo entrambi d’accordo naturalmente. Sembra un atteggiamento saggio e rispettoso ma stanno davvero così le cose? Vedendo la sofferenza che c’è nelle relazioni affettive di oggi e il numero di separazioni anche tra chi si sposa sacramentalmente in chiesa forse non è tutto oro quello che luccica. Non è forse vera libertà.

Ora senza voler tornare alla dialettica del passato dove si esagerava nell’approccio verso il sesso e la sessualità, ricordiamo però che erano altri tempi, c’è da parlarne comunque. Non certo quindi evocando l’inferno, il peccato mortale e il demonio. Non ce n’è bisogno. Spesso l’inferno ce lo creiamo da soli con le nostre mani nel matrimonio. Bisogna cambiare approccio. Voglio parlare al vostro cuore. Esattamente come hanno fatto a suo tempo con me e Luisa. Io non avrei mai ascoltato un discorso moralista. Ho invece ascoltato chi mi ha proposto una meraviglia che poteva essere anche per noi. Un modo di vivere la relazione affettiva e sessuale in modo più bello, soddisfacente e pieno. La castità alla fine è questo. Nulla di castrante, ma al contrario è il solo atteggiamento che libera la nostra persona per aprirsi completamente all’altro nella fiducia e nella verità. Non me ne sono mai pentito.

In questo articolo non voglio parlare della castità prematrimoniale, ma della nostra di sposi cristiani. Già perchè la castità non riguarda solo i fidanzati che non possono lasciarsi andare alle gioie del sesso. Riguarda anche noi sposi che magari abbiamo 4 figli e vent’anni di matrimonio alle e sulle spalle. Che bello quando crescendo negli anni di matrimonio riusciamo a crescere anche nel saperci donare attraverso il corpo. Quando c’è sempre più aderenza tra quanto abbiamo nel cuore e quanto manifestiamo ed esprimiamo con il nostro corpo. Per noi sposi la castità significa saper far bene l’amore. Che bello quando il nostro dono reciproco diventa sempre più comunione di anima e corpo.

Come vivere concretamente la castità nel nostro matrimonio? Ho pensato di elencare alcuni punti che sono, a mio parere, fondamentali per vivere nella verità le nostre espressioni corporee dell’amore e quindi anche l’amplesso fisico.

  1. Corte continua. È importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. Corte continua significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco visibilmente manifestato. Corte continua significa preparare il terreno alla nostra pianta. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva. Capiva benissimo quando desideravo un rapporto intimo con lei. Bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata. I miei, infatti, non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere la mia soddisfazione. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità. Avere cura di questa dinamica significa trasformare il piacere da semplice orgasmo a culmine di un dialogo d’amore parlato al modo degli sposi: con la tenerezza. Il piacere viene arricchito di comunione di cuore e corpo. Tutta un’altra cosa. Questa è castità perchè il desiderio nasce da una vita di dono reciproco. Cuore e corpo sono allineati!
  2. Fedeltà. Credo sia importante dirlo perchè la fedeltà è molto più che non avere rapporti con altre donne o altri uomini. Questa è la base. La fedeltà è accogliere tutto dell’altro. Significa accogliere la persona nella sua interezza. Non c’è nulla che rifiuto di lei. Sto affermando che l’ho conosciuta e sono pronto ad accoglierla con tutte le sue virtù, ma anche tutte le sue fragilità. Sto dicendo che non voglio escludere o cambiare nulla di lei. Semmai voglio intraprendere con lei un cammino di perfezionamento e di crescita. Essere fedele  significa non rimangiarsi questa promessa. Quante coppie si distruggono perchè non hanno riflettuto abbastanza su questo? Quante donne si illudono di cambiare il marito nel matrimonio o viceversa? No, non funziona così. Voi vi state prendendo il pacchetto intero. Se non avete valutato bene la persona con cui vi legate per la vita non potete poi accusare lui di non essere quello che voi pensavate fosse o volevate che lui diventasse. Solo così quello che staremo dicendo con il corpo, voglio tutto di te, avrà un’aderenza con il nostro cuore. Solo così sarà casto!
  3. No alla pornografia. Che male c’è a guardare video pornografici? Il male purtroppo c’è, e non solo per chi ne diventa dipendente. Cambia il nostro sguardo sull’altro. Non siamo più capaci di vedere tutta la persona ma solo parte di essa. E’ un problema che colpisce maggiormente l’uomo ma ultimamente sono sempre più coivolte anche le donne. Parlo quindi al marito ma non è solo per lui. L’uomo non è più capace di avere rapporti teneri con la propria donna. Il marito non riesce ad avere più rapporti teneri con la propria moglie. In genere vale per tutti. Questo accade perchè la donna è vista come un oggetto per il proprio appagamento sessuale. Perché ricercare la tenerezza (è il linguaggio dell’amore ndr) quando l’unico scopo è trarre un piacere sessuale? La donna viene usata. Se avete avuto modo di vederne, nei video pornografici la donna non è una persona che ha pensieri o sentimenti. E’ una che ha solo desiderio di fare sesso. Quindi l’uomo la usa per questo. Tra l’altro, è importante metterlo in evidenza, non c’è bisogno di una relazione. Guardando la pornografia questa dinamica è molto evidente. Quindi il sesso è un qualcosa che si può avere in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, senza bisogno di relazione. E’ come far ginnastica. Qualcosa di piacevole da fare lì per lì e poi venirne fuori. Qualcosa da consumare. Si dice, non a caso, consumare pornografia. Qualcosa che provoca una tensione, una agitazione, che deve essere consumata nel più breve tempo possibile. Quello è ciò che conta. Non la relazione, non la tenerezza, non l’amore. Questo non accade solo tra i giovani, ma anche tra coppie mature, già formate da tempo. Coppie che hanno nel cuore il desiderio di avere una sessualità normale e bella. Questo però non accade. Nella sessualità non si può mentire. E’ dove il corpo si incontra con il cuore. Se la persona che hai di fronte la vedi come oggetto, si capisce da come la tratti. Se invece vedi in quella persona l’occasione che il Signore ti ha dato per arrivare a Lui, allora cambia tutto. Allora sì che c’è la tenerezza. Allora sì che c’è il dono. Accogli il suo dono e ti dai totalmente a lei. Allora c’è una reciprocità, non c’è soltano uno sfruttamento dell’altro per il soddisfacimento di un impulso sessuale. C’è bisogno davvero di passare dal consumare pornografia a consumare il matrimonio. da consumare nella sua accezione latina cumsumere (usare/logorare) a quella di consummare (portare a compimento). La castità non logora il rapporto ma lo porta a compimento.

Domani proseguieremo con ulteriori tre caratteristiche. Non mancate!

Antonio e Luisa

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Come va la digestione? /2

La scorsa settimana avevamo riflettuto sulla Parola di Dio paragonata alla pioggia che scende dal cielo nel capitolo 55 del libro di Isaia.

Rileggiamo ancora il brano :

Dal libro del profeta Isaìa (Is 55,10-11) Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata»

Oggi concentriamo la riflessione sulla neve. Perché questa differenziazione? Ancora una volta prendiamo spunto dalla realtà dell’ordine naturale per applicarlo alle realtà spirituali.

La neve protegge il terreno dall’aria fredda invernale, mantenendo una temperatura che non andrà mai sotto 0°C, proprio come farebbe una pacciamatura. La neve inoltre irriga il terreno con un costante e graduale rilascio di acqua di ottima qualità perché ricca di sostanze nutritive che si depositano man mano in superficie.

Come potete notare la neve agisce diversamente dall’acqua benché abbiano la medesima origine. E così è anche la Parola di Dio: essa ha un’unica origine ma mentre scende come pioggia per alcuni cuori, per altri è come neve.

La Parola di Dio si deposita sul nostro cuore e lo protegge dal freddo del peccato, dall’inverno dell’anima, mantenendo una temperatura che non scende mai sotto lo zero. Il nostro cuore corporeo infatti ha bisogno di calore per poter funzionare e restare in vita, così anche il cuore della nostra anima ha bisogno del calore della Parola che riscalda con la sua dolcezza, che ristora l’animo affranto come un balsamo. Quando avvertiamo che si sta abbassando la temperatura dell’anima, dobbiamo subito ricorrere alla Parola di Dio che la riscalda; quando Dio parla non ha mai parole fredde per il peccatore, al contrario, Lui vuole che il peccatore si converta e viva.

Solo per citare qualche esempio tra gli innumerevoli :

Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò… Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali… Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni ; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria…  Il nostro Dio è un Dio che salva… Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri… Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore… chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna… Coraggio, sono io, non abbiate paura!

A volte il nostro cuore è come quel terreno che non ha bisogno di acqua immediata, ma di una protezione dal freddo infernale, ha bisogno di una Parola che come una coperta resta lì per ripararci dalle intemperie; e con un costante e graduale rilascio di qualche gocciolina d’acqua va ad irrigare il terreno del nostro cuore con dolcezza, con tanta discrezione, ma con altrettanta efficacia.

Ma come questa neve entra nel matrimonio?

Bisogna che noi diveniamo ogni giorno come un piccolo fiocco di neve per il nostro coniuge. Sì, perché la neve non scende con la stessa forza della pioggia; la neve, al contrario, scende piano piano, dolce dolce, leggera leggera si deposita con delicatezza fiocco dopo fiocco sul terreno, senza quasi che esso se ne accorga. E così dobbiamo fare noi nei confronti del nostro coniuge. Giorno dopo giorno possiamo regalargli/regalarle un piccolo passo della Scrittura come il fiocco di quella giornata.

Bastano poche parole: dolci, seducenti, splendenti, incoraggianti, accoglienti… lasciamoci ispirare dallo Spirito Santo.

Qualche esempio ? Perché non pensare di tenere una bella Bibbia sempre aperta sul tavolo, sul comò, sulla libreria, in un punto di passaggio, aperta ogni giorno su una pagina differente? E’ un inizio. Non sapete da che libro iniziare? Il libro dei Salmi è un ottimo inizio, lo trovate circa a metà Bibbia, a partire da pagina 795… trovato? no ! ah… già, forse avete un’edizione diversa dalla nostra.

Coraggio sposi, buona nevicata !

Giorgio e Valentina.

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Guerra o pace.. a noi la scelta!

Un litigio è dare spazio al diavolo consentendogli di sgretolarci, distruggerci da dentro.

Non so se vi capita mai di litigare. Noi, come vedete dalle nostre foto sui social, non litighiamo mai. Siamo la famiglia del Mulino Bianco. Noo!! Saremmo dei bugiardi. Innanzitutto, non esiste quella famiglia e poi vi confessiamo, citando un bel libro, che i piatti volano anche a casa nostra (Il libro è: …E poi volarono i piatti. Come dal litigio può rinascere l’amore di Claudia e Roberto Reis).

A volte capita di litigare in un giorno bello, in un giorno di festa, e di fatto sembra che proprio quel giorno che attendevi, o che forse avevi sognato carico di pace, di bellezza, venga neanche a farlo apposta rovinato. A volte capita di litigare aprendo la porta di casa la sera al ritorno dal lavoro. Quello che doveva essere un ingresso normale in casa, dopo che non vedi il tuo amato dalla sera del giorno prima, si trasforma in un: “è meglio che stavo al lavoro”.

L’atmosfera calma, perfetta, la voglia di amore, la vita di pace che volevi vivere, rotta sul nascere magari per un piccolo evento, gesto, risposta, incomprensione che genera una serie di eventi concatenati che crescono e crescono, e crescono a tal punto che anche alla radio dopo due minuti senti annunciare: edizione straordinaria, è scoppiata la terza guerra mondiale nella famiglia dei “Cercatori di bellezza”. (Questo articolo l’avevamo iniziato il 21/01/2021, e questa che voleva essere una battuta delle nostre, oggi è una triste frase che lasciamo).

Il nostro duello può iniziare per diversi motivi: il possesso, l’orgoglio, la frustrazione per qualcosa, il sentirsi in colpa che può farti agire in modo sbagliato, il tono che si usa nel parlare, le differenze maschili e femminili, i caratteri diversi spesso opposti, lo stress o gli eventi esterni al noi di coppia che influiscono al suo interno e non da ultimo il come si è chiesto scusa. Sì, perché non c’è un modo per scusarsi, non c’è solo un linguaggio per chiedere scusa. Ma questo lo vedremo lunedì prossimo in un bellissimo articolo. ….(stay tuned!!)

In questo primo lunedì di “guerra e pace” vorremmo creare un’analogia tra televisione e vita familiare, sottolineare come i litigi avvengono anche nelle nostre famiglie, non solo fra Stati. Anche in casa nostra ci sono delle guerre, piccole o grandi, passeggere o durature.

Permetteteci allora un paragone molto semplicistico a quanto succede nel mondo. Non vogliamo ora dare una lettura psicologica di quanto sta succedendo, non siamo degli storici, non siamo politici e neppure sociologhi da salotti televisivi. Vorremmo solo mostrarvi che se spegnete la televisione, che in questo momento ci informa sulla guerra in Ucraina, lo schermo nero fungerà da specchio, e potremmo trovare riflessi i nostri volti di marito e di moglie.

Forse anche nelle nostre case viviamo o abbiamo vissuto un conflitto.

Forse anche noi per anni abbiamo portato avanti una situazione che non ci piaceva, magari anche a te moglie fa innervosire quando tuo marito non abbassa la tavoletta del water quando ha finito o non alza la ciambella prima di usarlo. Forse invece a te marito dà fastidio quel modo di fare di tua moglie. Magari ti arrabbi quando rientri a casa e dopo una giornataccia, ci sono i bambini ancora da sistemare, la cena non pronta, togli le scarpe e metti il piede su un lego fuori posto. Per chi ha i figli più grandi, in età adolescenziale, quando la porta di casa sembra quella di un saloon dove non fai in tempo ad entrare che già sei invitato ad uscire per un duello tra pistoleri.

Magari anche per voi una camicia non stirata è la goccia che fa traboccare il vaso e scoppia la guerra che fa ribaltare una giara delle nozze di Cana, e sai quante cattiverie vengono fuori e quanti stracci occorrono per asciugare.

Insomma, avete capito, provate a mettere i vostri esempi di litigio fra le nostre frasi sopra riportate e fate memoria di cosa era successo. Tu non litighi mai? Tu che invochi la pace, sei in pace con tutti? Quale giara stai riempiendo contro il tuo sposo? Quale evento fatichi a dimenticare e sei subito pronto a rinfacciare? ..

Come si esce da un conflitto? Riaccendete la tv, che per una volta ci mostra del buono.

Tanti sono i punti per uscirne

(1) in primis con il DIALOGO, sedersi al tavolo e con calma, parlare, raccontarsi che non vuol dire rinfacciarsi. Imparare a conoscere tua moglie, tuo marito, quali solo le sue preoccupazione, i suoi stati d’animo, quali sono i suoi desideri e cosa lo fa scattare, innervosire. Spesso con il passare degli anni di convivenza, di matrimonio trasformiamo il nostro vivere insieme in un’associazione di vita comune, perché tra il lavoro, gli hobby, i bambini e le cose da fare il dialogo con l’amato scompare, o viene sostituito solo da comunicazioni di vita comune: c’è da togliere i vestiti dall’asciugatrice, vado io a fare la spesa, accompagno io X a calcio o a danza. Ma quando ti sei fermato l’ultima volta a guardare negli occhi il tuo sposo? Quando ti sei fermata a dialogare con lui dei suoi stati d’animo? Provate a fermarvi questa sera, e guardatevi negli occhi per 30 secondi osservando solo il colore del suo iride. Da innamorati lo facevate, ora?

(2) Un secondo aspetto, quando non si riesce ad uscire con le proprie forze, quando non si riesce a sedersi al tavolo a chiacchierare è CHIEDERE AIUTO. Cercare quella figura che in termine bellico si chiama mediatore, può essere uno counselor, uno psicologo, un mediatore familiare, un religioso che vi aiuta a rileggere quanto è successo.

(3) Terzo aspetto sono le fonti di bene. Quando tu sei stanco qual è la tua fonte di bene? Una SPA, un massaggio, magari anche solo una sana dormita di qualche ora in più. Quando tu sei in conflitto con tua moglie, tuo marito, quali sono le FONTI DI BENE? Ce ne sono tante: possono essere degli amici che ti mostrano il bello della vostra coppia, il buono di tuo marito, di tua moglie. Sono amici che hanno parole di benedizione e guarigione. Amici che ti mostrano il volto bello dell’altro aiutandoti a fare memoria del passato. Sono dei percorsi per sposi, che ti lavorano dal di dentro. Possono essere dei libri che indicano la strada dell’amore, dei testi, magari questi articoli del blog.

E poi la parola di Dio che ogni giorno ci è data perché operi in noi. Martedì scorso si leggeva Isaia 55: “così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desideroe senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. La parola di Dio è sempre forza per la nostra vita, per la nostra storia di amore, è incoraggiamento al bene, è aiuto nel bisogno, è medicina che cura, ristora, è sale che cambia le ferite, è lama che taglia il male.

(4) La tua volontà! Non puoi uscire da un conflitto se non vuoi uscire dal conflitto. (Scusate il giro di parole). In molti ti possono venire a parlare, amici dall’America o dalla Francia, arabi, cinesi ed israeliani, ma se non sei tu che vuoi deporre le armi e lasciarti amare il conflitto non si fermerà.

5) Ricorda che anche se hai sbagliato: tu non sei il tuo errore, lui non è il suo errore. Siamo fatti di carne e il male opera sempre e ci fa sbagliare, litigare, semina zizzania, cerca di creare divisione, ma tuo marito, tua moglie non è il suo male, non è il male che ha compiuto. Separa ciò che lui è, da ciò che lui ha fatto. Riparti dal perdono e dall’amore verso la persona, non verso il male commesso. Gesù non si è mai fermato al giudizio sul male commesso, ma ha guardato nel cuore di chi aveva davanti, ha guardato nei suoi occhi, ha amato di più al punto di curare con la forza dell’amore le ferite interiori da dove è uscito il peccato. Solo con l’amore curiamo e vinciamo il male.

Il Santo padre nell’angelus di domenica 6 marzo diceva:Fratelli e sorelle, mai entrare in dialogo con il diavolo: è più astuto di noi. Mai! Essere aggrappati alla Parola di Dio come Gesù e al massimo rispondere sempre con la Parola di Dio. E per questa strada non sbaglieremo.”

Ci sono ancora altri aspetti su cui vorremmo soffermarci, tra cui il perdono, la confessione, la grazia sacramentale. Torneremo nei prossimi lunedì, con altri spunti da guerra e pace.

Concludiamo facendovi ancora specchiare nella televisione, dove potrete vedere che tutto il mondo non vuole la guerra, non vuole conflitti, non vuole distruzione, chiusure. Non vuole costruire muri tra nessuno stato al mondo: quindi perché non credere che anche in famiglia si possa desiderare questa pace?

La famiglia è la prima forma di comunità cristiana benedetta dal Signore fin dalla creazione del mondo, più vecchia di ogni altro organismo sovranazionale: Nato, Onu, comunità europea. È il luogo in cui un uomo e una donna, due entità lontane, diverse, opposte si attraggono lasciando il loro mondo, i loro affetti, le loro famiglie e si uniscono in cammino, in un modo indissolubile per diventare segno tangibile di amore, per essere portatori di pace nel mondo.

Il mondo tifa per te famiglia! Il mondo tifa per la pace in famiglia! Tu che tifi per la pace tra Russia e Ucraina, tifi per la tua pace? Stai costruendo pace nella tua famiglia? Come stai portando la pace nella tua famiglia?

A lunedì prossimo, quando parleremo dei linguaggi del perdono. 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Cerchiamo il Tuo volto nei nostri volti

Cari sposi,

continuiamo a vivere un tempo difficile, a causa della guerra e per l’incertezza sul futuro. Proprio in questo contesto il Vangelo odierno viene a illuminarci e confortarci.

Tutta la scena ha due grandi fasi, la vita ordinaria e poi un momento stra-ordinario, la Trasfigurazione appunto. Nel tempo ordinario è quando avvengono cose belle e meno belle per Gesù e gli apostoli: le fatiche di ogni giorno di predicare il Vangelo, gli insuccessi, i rifiuti dei farisei ma soprattutto è nell’ordinario che avviene l’annuncio della passione. Invece al momento della Trasfigurazione di Gesù tutto il resto sembra svanire, resta solo una grande gioia e pace in Pietro, Giacomo e Giovanni.

Che significato ha questa sorta di ambivalenza? Non è che Gesù voglia illuderci un cinque minuti per poi farci ripiombare nel tran tran giornaliero? A riprova di quanto dico, se continuiamo a leggere il Vangelo, non appena loro quattro scendono dal Tabor, si trovano davanti al fiasco dei rimanenti apostoli nel tentare di esorcizzare un giovane posseduto. Se così fosse, allora avrebbe ragione Karl Marx quando diceva che: “La religione è il sospiro di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. Essa è l’oppio dei popoli” (Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico). Invece San Paolo, che di botte e colpi nella vita li aveva presi eccome (cfr. 2 Cor 11, 24-27), dice: “Tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo!” (Col 2, 17). Cioè il male e la sofferenza, davanti alla grandezza di Cristo, non reggono il confronto. Come direbbe il Venerabile Tonino Bello, essi sono “collocazione provvisoria”.

Allora la prospettiva si ribalta! L’esperienza sul Tabor è la realtà, quella vera, tangibile, oggettiva, quella che rimarrà sempre. Fintanto che non arriviamo lì, viviamo ancora nel provvisorio, nel volubile, nel mutevole. In un certo senso, aveva ragione Schopenhauer il mondo è una rappresentazione ed è illusorio, quindi, non è reale poiché il reale può essere trovato solo togliendo ciò che lui definisce “il velo di Maya” e la realtà è Cristo Risorto.

Questo vale certamente pensando al momento presente ma vale anche nel matrimonio. In una coppia, data la prossimità e la compresenza, i lati fragili e deboli sono sempre in vista e con il tempo possono diventare davvero insopportabili. Ma è solo con la luce di Cristo, con la sua Presenza che tutto ciò, pur non cambiando, si vive in un altro modo. Quando una coppia si vede alla luce di Cristo, scopre che Lui è sotto quel caratteraccio, in quelle ciabatte buttate là, nelle luci lasciate accese, in quei silenzi insopportabili, e via dicendo… allora si può arrivare a dire con Pietro: “è bello per noi due esser qui con Te”. Così, è sotto questa luce che nei vostri volti potrete scorgere il Suo Volto stupendo.

Cari sposi, il deserto quaresimale, con il suo surplus di grazie, vi aiuti a continuare a camminare verso il vostro Tabor di coppia in cui fare esperienza di Gesù vivo nel vostro amore.

ANTONIO E LUISA

Questo brano evangelico letto nel tempo di Quaresima ci dice che è importante, almeno ogni tanto, fermarsi. Il matrimonio è fatto di sacramento, quindi di Spirito Santo, ma che va incarnato nella nostra vita di coppia. Un intreccio tra amore divino di Dio e naturale/umano di noi sposi. E’ importante quindi che Dio ci metta il Suo amore ma che noi non perdiamo di vista il nostro. Noi abbiamo bisogno di fare spazio nel nostro cuore per aprirci di nuovo alla meraviglia che siamo. Si perchè la coppia di sposi è una meraviglia. Se non siamo più capaci di scorgere questa meraviglia forse è davvero giunto il momento di salire sul monte. Lo so! La nostra vita è un casino. Figli piccoli o figli grandi, lavoro, impegni, scadenze, burocrazia. Non c’è mai tempo! Troviamolo!

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 30

Dopo la prima frase del Prefazio il sacerdote continua leggendone il resto che, solitamente, fa memoria delle grandi opere della Redenzione e/o Creazione e termina con quella frase che introduce il canto/acclamazione del “Santo”:

[…] E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria : Santo, Santo, Santo… ecc…

oppure

[…] Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore; a te inneggiano i cieli dei cieli e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo, Santo, Santo… ecc…

Abbiamo riportato solo due tra le tante versioni a disposizione del sacerdote, il quale ha facoltà di scelta a seconda dei tempi e/o delle necessità, ma come avrete certamente notato entrambe (come le altre non riportate) esprimono lo stesso stupore seppur con piccole variazioni sul tema.

Se qualcuno tra i lettori fedeli sin dall’inizio a questo itinerario per la riscoperta della Messa avesse ancora il dubbio che essa sia un pezzetto di Paradiso celebrato in terra, ora può fugare tutti i suoi dubbi; infatti basta leggere e rileggere lentamente le frasi dei Prefazi sopracitati per rendersi conto che la Chiesa non ha dubbio alcuno : la Santa Messa è vivere un piccolissimo anticipo di Paradiso.

Non è una realtà inventata a tavolino dall’uomo per stordire se stesso come con gli oppiacei, non è un’accozzaglia di rituali, non è un rituale sacrificale per tenere a bada l’ira divina, non è solo un tentativo umano di celebrare il divino, non è unicamente realtà umana, la S. Messa è azione di Cristo e della Chiesa. Realtà che qualche paranoico potrebbe definire extra-sensoriale, qualcuno con idee new age la definirebbe come “il punto cosmico di contatto tra le forze spirituali e materiali”, una finestra aperta sul mondo spirituale, come in un film di fantascienza nel quale il protagonista entra in un’altra dimensione… parole più o meno accattivanti, più o meno evanescenti, ma che in realtà un po’ ci azzeccano, perché ci vuole la fede per vedere oltre i gesti rituali, gli occhi corporei non vedono niente di tutto quanto descritto nel testo sopracitato, eppure accade ; gli angeli davvero cantano la gloria di Dio e davvero noi uniamo le nostre voci alle loro.

Qualcuno si starà chiedendo cosa facciano tutto il giorno gli angeli in Paradiso, è una domanda che tutti abbiamo, ma una risposta ( seppur limitata alle nostre capacità di comprensione umana ) ce la dà sicuramente la Messa: di sicuro cantano la gloria di Dio. E non si stancano di fare sempre la stessa cosa, per tutta l’eternità, giorno e notte? Evidentemente no, perché in Paradiso non esiste il tempo, c’è solo l’eternità ed inoltre non ci sono limitazioni corporali per cui non ci si stanca né ci si annoia; ma soprattutto la visione/il godimento di Dio è talmente appagante che non servirà nient’altro.

In questo magnifico ed esaltante contesto angelico si inseriscono quelli che ancora sono in questa vita e che stanno lì a Messa : quelle mamme che con una mano fanno dondolare il passeggino e con l’altra tengono il fazzoletto alla sorellina, quei papà che con un occhio guardano all’altare e con l’altro controllano il figlio che non parli con gli amichetti, quelle nonne che in ginocchio pregano per la conversione dei figli o dei nipoti, quei nonni che sono lì nonostante tutti gli acciacchi per dire al Signore il proprio “eccomi”.

Proprio queste persone, non altre, le persone reali in carne ed ossa, hanno la possibilità in questo momento di tenere un piede in terra ed uno in Paradiso per unire la propria voce a quella di tutti gli angeli. Avrete notato infatti che alcune preghiere nominano semplicemente tutti gli angeli e i santi in modo generico appunto, mentre altre specificano meglio le varie missioni angeliche. Perché gli angeli sono innumerevoli e non possiamo contarli, ma detta così dà un’idea vaga, mentre se vogliamo rendere l’idea della quantità esorbitante allora serve specificare : Troni, Dominazioni, Serafini, Cherubini, ecc…

Vi piacerebbe stare vicino vicino a qualche angelo oppure qualche santo famoso? Non vi piacerebbe per esempio avere vicino l’arcangelo Gabriele? Ma non un altro angelo omonimo, proprio lo stesso che fece visita alla Madonna? Non vi piacerebbe stare vicino alla Madonna oppure a san Giuseppe? Basta andare a Messa. Se siete coristi/cantanti: non vi piacerebbe fare un duetto con l’arcangelo Raffaele? Oppure cantare insieme a S. Giovanni Paolo II? Basta stare a Messa con fede.

Sembra quasi che la Chiesa ci dia una sorta di autorizzazione temporanea per provare a far parte delle schiere dei beati… un po’ come quando si dà il “foglio rosa” al ragazzo che ancora non sa guidare ma gli si fa provare l’ebbrezza della guida… in questo momento della Messa avviene qualcosa di simile alla situazione del “foglio rosa“, però ce n’è ancora tanta di strada da fare per conseguire la patente di “santi”.

Coraggio allora famiglie, da domani possiamo fare le prove per il Paradiso. Sì, lo sappiamo, non ne siamo meritevoli, ma d’altronde Dio quando fa un regalo non aspetta che ne diventiamo degni, ma ci dà con il regalo anche gli strumenti per poterlo sfruttare al meglio.

Giorgio e Valentina.

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Ogni gesto offerto per amore è offerto a Dio

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Il Vangelo di oggi è di quelli tosti che smascherano ogni nostra ipocrisia. Si, perchè noi, uomini e donne, abbiamo tutti, almeno un po’, la tentazione di coprire le nostre piccole o grandi infedeltà e meschinità con l’aderire ad un rito. Anche noi cristiani non siamo diversi. Vado a Messa, recito quella novena e mi sento sollevato. Mi sento più buono e più a posto con la coscienza.

Solo pochi giorni fa siamo probabilmente andati in chiesa a farci imporre dal sacerdote le ceneri sul capo. Un gesto liturgicamente molto significativo e scenograficamente molto impattante ma poi? Quelle ceneri ce le siamo semplicemente spazzolate via oppure è rimasto qualcosa? C’eravamo con il nostro cuore? Stavamo aprendo il nostro cuore in modo che quel gesto così scenografico potesse diventare impegno concreto e missione per la nostra vita?

Il versetto tratto dalla liturgia di oggi ci dice esattamente questo! Le nostre offerte, il nostro partecipare alla Santa Messa hanno davvero un significato autentico quando viviamo l’offerta fatta all’altare come segno dell’offerta che noi facciamo di noi stessi ogni giorno con i fratelli. Per questo Gesù ci parla in questo modo, con questa durezza che può sembrare eccessiva. Perchè offrire a Dio senza offrire ai fratelli nella vita di ogni giorno è solo un gesto vuoto che non cambia i nostri cuori e ci lascia poveri.

Per noi sposi questa Parola ha un significato ancora più importante e decisivo per la nostra vita. L’offerta più gradita che possiamo fare a Dio non è tanto riempirci di rosari, di Messe, di novene e chissà cos’altro. No niente affatto. L’offerta più gradita è proprio quella che doniamo a nostro marito o nostra moglie. E’ il nostro tempo, è il nostro ascolto. Sono tutte le carezze, tutti i sorrisi, tutti gli sguardi, tutti i servizi, tutta la cura che ci doniamo l’un l’altra. E naturalmente tutte le volte che ci perdoniamo.

Non sto affatto affermando che pregare e andare a Messa sia inutile. Certo che è importante. Lo è però nel momento in cui diventa nutrimento e fonte dove attingere per poi “usare” quella forza ricevuta per amare di più il nostro coniuge.

Con il matrimonio succede qualcosa di incredibile. Gesù si sposa con noi e come ogni sposo desidera essere amato. Vuole essere amato nella persona che ci ha posto accanto. Andare a Messa e trascurare il matrimonio è come dire a Dio che lo vogliamo con noi ma poi quando viene ad abitare la nostra vita non apriamo la porta e lo lasciamo fuori.

Vi consiglio un gesto che io e Luisa facciamo regolarmente ad ogni Messa. Una volta fatta la comunione torniamo al nostro posto e inginocchiati ci teniamo per mano. E’ un modo per dire a Gesù che lo vogliamo con noi e che il nostro amore si intreccia con il Suo. E’ un gesto che a me piace tanto e mi fa sentire più vicino a Gesù e alla mia sposa.

Antonio e Luisa

Padre nostro che sei nel nostro matrimonio

Martedi scorso, l’otto marzo, la liturgia ci ha proposto un passo tratto dal Vangelo di Matteo. Un brano molto conosciuto perchè Gesù ci insegna a pregare. Ci insegna il Padre Nostro. Vorrei riproporre un mio vecchio articolo dove ho analizzato le parole di questa bellissima preghiera. Parole antiche e straconosciute ma che noi sposi è giusto che impariamo a leggere alla luce del nostro stato di vita.

Padre nostro che sei nei cieli

Sei nostro padre, a te possiamo alzare lo sguardo quando non vediamo soluzioni, quando non ci bastiamo, quando ci sentiamo piccoli e deboli e la vita ci mette di fronte a muri che sembrano invalicabili. Noi non siamo soli a batterci per il nostro amore e la nostra famiglia, tu sei con noi e ogni giorno, se solo facessimo più attenzione, potremmo scorgere la tua mano e il tuo sostegno nella nostra vita.

Sia santificato il tuo nome.

Tu hai scommesso su di noi, ci hai consacrato ad essere tuoi strumenti, attraverso noi hai voluto mostrare al mondo il tuo amore. Rendeci capaci e degni di questo compito arduo ma meraviglioso. Non farci mai mancare la tua Grazia e usaci per i tuoi disegni.

Venga il tuo regno.

Aiutaci ad essere tuoi figli, vogliamo essere tuoi, appartenere al tuo regno, al regno dell’amore. Aiutaci a liberarci dal giogo dell’egoismo e farci pane spezzato l’uno per l’altra.

Sia fatta la tua volontà.

Aiutaci a comprendere che siamo piccoli e non riusciamo a vedere oltre il nostro orizzonte che spesso è molto limitato. Aiutaci ad accettare ciò che la vita ci preserva e a farne occasione per unirci ed amarci ancora di più. Aiutaci ad abbandonarci a te, nelle tue braccia, soprattutto quando il mare in cui navighiamo è tempestoso e rischiamo di affondare.

Come in cielo così in terra

Si perchè se riusciamo a vivere questa perfetta letizia del docile abbandono a te, saremo in grado di vivere nella pace e nell’amore indipendentemente da tutto e da tutti.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Dacci il nostro pane, frutto del nostro lavoro e aiutaci a trovare un lavoro se non l’abbiamo. Ma questo non basta. Abbiamo bisogno del pane per lo spirito. Ascolta questi umili sposi e colmaci della tua Grazia, del tuo amore che salva e che rimargina le nostre ferite.

Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Grazie Signore. Se siamo capaci di perdonarci e superare il male che ci facciamo, i peccati che vogliono dividerci, le fragilità che non ci permettono di donarci in pienezza, è perchè tu ci hai perdonato per primo, tu ci hai guardato con quello sguardo di meraviglia e di desiderio come nessuno ci ha mai guardato e questo è nutrimento per il cuore, è balsamo che cura. Grazie a quello sguardo siamo capaci di vedere nell’altro/a ciò che tu vedi.

Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male.

Le tentazioni sono tante, abbiamo tante povertà, tanti punti deboli. Lussuria e invidia nello sguardo, avarizia nella tenerezza, superbia nel giudizio, gola nei piaceri, ira nei sentimenti e accidia nell’atteggiamento. Ognuno ha il suo, ma tutti abbiamo bisogno del Tuo sostegno per combattere le nostre debolezze che possono distruggere come le piccole volpi del Cantico dei Cantici il nostro matrimonio.

Amen

Antonio e Luisa

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L’intimità con vostro marito è faticosa? Imparate ad abbandonarvi!

E’ un argomento che abbiamo già trattato altre volte. Sempre però solo accennato. Credo che valga la pena fare un articolo dedicato solo a questo tema. Di cosa sto parlando? Una donna per vivere una sessualità bella e appagante ha bisogno di abbandonarsi al proprio sposo. Credo che ce ne sia davvero bisogno di questa consapevolezza. Per lei e anche per lui. E’ stata Luisa a chiedermi di affrontare il tema del sapersi abbandonare, perchè ultimamente nel giro di pochi giorni ha parlato con due giovani spose, desiderose di un consiglio, ed entrambe le hanno raccontanto della loro difficoltà nel vivere serenamente l’incontro intimo. Due donne innamorate del marito e che vivevano con dolore questa loro fatica.

Come al solito pensiamo di sapere tutto sul sesso, ma in realtà spesso non sappiamo nulla. Almeno nulla di vero. Sappiamo tantissime falsità. Impariamo dalla pornografia e poi crediamo che fare l’amore sia quella cosa lì. Vale per entrambi, uomini e donne: pensiamo che sia tutta una questione di eccitazione. Invece, la donna ha bisogno di altro. Anche io e Luisa ci abbiamo messo un po’ a capirlo. La donna ha bisogno di abbandonarsi al proprio uomo che, anche durante i preliminari, non deve smettere di corteggiarla e di farla sentire preziosa. La donna ha bisogno di di tenerezza. Solo parlando il linguaggio della tenerezza lei si sentirà sempre più capace di lasciarsi andare e di abbandonarsi. Tenerezza, carezze, abbracci, parole d’amore. Esattamente il contrario di ciò che ci fa vedere la pornografia e che poi, immancabilmente, replichiamo nella nostra intimità.

Quante volte lo abbiamo consigliato a mariti e mogli che si sono rivolti a noi. Perchè lo so benissimo che l’uomo è spinto a concentrarsi su determinate parti del corpo dell’amata. Solo su quelle! Crede di prepararla quando in realtà la sta solo indisponendo e la sta facendo irrigidire e chiudere, perchè sta urtando la sua sensibilità femminile. Uomo e donna sono diversi. La donna ha bisogno di sentirsi amata, desiderata, abbracciata in tutta la sua persona per eccitarsi e prepararsi all’amplesso. Ha bisogno di sentire un desiderio che va oltre la semplice pulsione sessuale. Ha bisogno di tempo di qualità dove si prepara ad una vera comunione.

Cari mariti volete imparare a fare l’amore? Lasciate perdere tutta la falsità della pornografia. La sessualità, quella vera, ci viene insegnata direttamente da Dio in un Libro della Bibbia: il Cantico dei Cantici. Non ci credete? Potete leggere il libro che ho scritto con Luisa ma intanti vi do, come piccolo assaggio, alcuni versetti del Cantico. E’ quindi tutta Parola di Dio. Lo sposo si prepara all’amplesso con la sua sposa in un modo meraviglioso. Questo è fare l’amore. In questo modo la sposa si abbandonerà completamente al suo sposo e l’intimità sarà un’esperienza meravigliosa per entrambi.

Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.

Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,

alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

Quello che colpisce tanto di questo poema è la contemplazione, è una contemplazione con tutti i sensi. Viene descritto, ammirato, visitato e gustato il corpo dell’amata. La vista abbraccia l’amata, con un’esplosione di meraviglia. Non è escluso nulla, nulla è vergogna. I capelli, le chiome, i denti, le labbra, la bocca, i seni, il monte della mirra che è una metafora per indicare gli organi genitali. L’uomo abbraccia con il suo sguardo, con i suoi baci e le sue carezze tutto della donna. Vivere i preliminari in questo modo ci prepara alla totalità, ad essere una carne sola. Prepara soprattutto la donna ad abbandonarsi alla gioia dell’amplesso. Permette a lei e al suo sposo di rendere concreto quella realtà così bella e grande che è l’amore sponsale. E poi cari sposi ricordate che l’amplesso è il culmine di una vita dove la relazione è curata e nutrita ogni giorno con semplici e piccoli gesti di tenerezza, cura e riguardo. Semplici ma continui. In un certo senso i preliminari non finiscono mai. Ogni gesto che vi donate durante la giornata è un preliminare, prepara alla vostra prossima celebrazione. Vivere i preliminari in questo modo è faticoso, non è per nulla facile, ma quello che ne possiamo avere in cambio è una meraviglia così grande che val bene un po’ di impegno da parte nostra.

Antonio e Luisa

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Come va la digestione?

Oggi la Chiesa ci offre un paio di versetti tratti dal libro di Isaia divenuti famosi grazie ad un brano musicale popolare negli ambienti oratoriani:

Dal libro del profeta Isaìa (Is 55,10-11) Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca : non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata»

Sono parole molto poetiche e commuoventi, ma non dobbiamo fermarci alle sensazioni esterne altrimenti cadremmo nel tranello da cui proprio esse ci mettono in guardia. Per comprenderle appieno potrebbe essere necessario analizzare il ciclo idrico imparato alle elementari ma vedremo che non sarà sufficiente.

Partendo dagli elementi della natura possiamo notare come l’acqua e la neve abbiano bisogno di trasformare in vita nuova e diversa ciò che le assorbe per poi ritrasformarsi in liquido che dal mare risale in vapore e diviene nuvola; la riflessione più immediata ci fa comprendere come la Parola scenda nel terreno dei cuori per irrigarli, dissetarli ed anche per fecondarli.

Ma c’è un ulteriore passaggio, e cioè il fatto che l’acqua piovana (in teoria) è pura perché distillata dall’evaporazione dei mari, laghi e fiumi, ma poi quando si incontra col terreno ecco che entra in simbiosi con le sostanze ivi contenute e quasi le “resuscita” trasformando un terreno disseccato e arido in terreno fertile ; similmente anche la Parola quando scende dal Cielo è puro distillato dell’amore di Dio, ma poi vivifica e “resuscita” le sostanze che altrimenti resterebbero infertili disseccando il terreno del nostro cuore. Quindi la Parola di Dio ha bisogno di entrare in contatto con le nostre realtà umane, ha bisogno di simbiosi con esse, è necessario che questa Parola si incarni, direbbero gli studiosi. E così come ogni terreno dà frutti diversi a seconda delle sostanza di cui è intriso, così anche le nostre vite hanno frutti diversi a seconda delle sostanze contenute nel cuore di quelle vite. Ecco perché ogni coppia cristiana deve trovare la propria modalità e il proprio linguaggio per esprimere la fecondità dell’amore di Dio che la nutre. Non possiamo aspettarci degli sposi fotocopia di altri sposi, ogni coppia ha la propria originalità che dipende dalle sostanze che l’acqua della Parola di Dio ha trovato nei cuori dei due.

Proseguiamo, se la Parola che scende dal Cielo è puro distillato dell’amore di Dio perché molte coppie cristiane scelgono cosa tenere e cosa no di questa Parola? Possiamo ritenere che Dio sia così cattivo e sadico da darci leggi ingiuste, che non siamo in grado di rispettare? Può essere che Dio sia così malvagio da darci una Parola che ci disumanizzi? Certo che no! Così come un bravo e saggio genitore sa armonizzare le parole rivolte al figlio, con la giusta dose di incoraggiamento senza tralasciare ammonimenti e rimproveri quando necessario, perché Dio dovrebbe fare diversamente, Lui che è Il Genitore per assoluto? Se dunque le parole umane di un genitore, anche se apparentemente dure da digerire, sono espressione del suo amore, tanto più le parole di Colui che è il nostro Creatore saranno espressione del Suo amore nonostante a volte risultino difficili da digerire. Ma il problema della digestione dipende dal destinatario delle parole, poiché esse sono puro distillato, come abbiamo visto in precedenza.

Il problema della digestione dipende dall’immagine che ci siamo fatti di Dio: se lo vediamo come il poliziotto pronto ad ammanettarci saranno parole dure, se lo vediamo come l’autovelox precisissimo nello scovare anche le nostre minime infrazioni saremo perdenti in partenza, se lo vediamo come il giudice implacabile staremo attenti alle nostre mosse che saranno di sicuro pochissime e ben calcolate, se lo vediamo come Padre che ama i suoi figli allora cambia tutta la prospettiva. Poiché se noi che siamo cattivi sappiamo dare cose buone ai nostri figli, tanto più il Padre nostro saprà dare cose buone ai suoi figli, no?

Coraggio sposi, affrontiamo la Parola come dono di vita, come quell’acqua distillata che viene per dissetare, irrigare, ammorbidire il terreno e fecondarlo, ed allora diremo davvero grazie di questa Parola.

La prossima settimana, a Dio piacendo, rifletteremo sulla neve.

Giorgio e Valentina.

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Ti sazierà in terreni aridi

Nell’articolo di oggi ho voluto riprendere la prima lettura di sabato scorso. Credo che ci possa aiutare moltissimo e dirci tanto su come dobbiamo guardare alla nostra relazione sponsale. Mi soffermo solo su poche righe:

Se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.
(Isaia 58, 10-11)

E’ un passo della Bibbia che sembra scritto per noi sposi. Una vera missione. E’ esattamente quello che promettiamo durante la celebrazione delle nozze. Questi versetti cancellano tutto il romanticume che caratterizza le nostre relazioni. Innamoramento ed amore non sono la stessa cosa. Innamorarsi è parte della nostra sfera emotiva e sentimentale. Quando mi innamoro ho bisogno di avere accanto quella persona per poterla guardare, per poterla toccare, per poterle parlare. Basta la sua presenza per darmi piacere. Non è così? Io mi sono innamorato di Luisa. Se non mi fossi innamorato di lei non avrei neanche poi scelto di sposarla e di amarla. Però l’innamoramento non è ciò che può e deve fare la differenza poi nella vita matrimoniale.

Lo pensa anche don Fabio Rosini che in modo molto provocatorio tempo fa ebbe a dire: Mai sposarsi da innamorati. Se siete innamorati non sposatevi perché nell’innamoramento non c’è senso del reale. Solo quando avrai realizzato che accanto a te c’è un disgraziato, un bambino oppure una nevrastenica, un’isterica, solo quando i suoi difetti non saranno più buffi, ma odiosi, allora lo/la amerai davvero. 

Don Fabio ha detto una grande verità. Quando si è innamorati è bellissimo! Quando si è innamorati non si fa fatica a stare accanto a quella persona. Quando si è innamorati però non stiamo decentrando il nostro sguardo. Parliamo sempre dell’altro ma sempre in relazione a noi. Quando siamo innamorati, è brutto dirlo, non è per nulla romantico, ma l’altro diventa un mezzo. Perchè al centro ci siamo noi. Strano vero. Quando crediamo che l’altro sia il nostro tutto in realtà stiamo dicendo che l’altro è tutto quello che ci serve per saziare il nostro cuore che anela a lui/lei. Ma il centro di tutto siamo noi con le nostre emozioni. Capite che questo non è amore o meglio non siamo sicuri che sia amore.

Quando diventa amore? Quando il nostro prenderci cura, i nostri abbracci, il nostro ascolto, il nostro esserci, non dipende da quanto ci viene facile e da quanto sentiamo emotivamente l’amore. Già perchè in una vita insieme le emozioni e i sentimenti cambiano perchè noi cambiamo. Le emozioni giovanili non sono quelle dell’età matura. Senza contare che le emozioni dipendono da tantissime variabili. Dipendono da come stiamo, dai problemi e dalle preoccupazioni che ci appesantiscono, da come l’altro si comporta. Insomma se l’amore dipendesse da quanto l’altro sfama il nostro bisogno emotivo staremmo continuamente sulle montagne russe. Invece quando l’amore diventa scelta tutto cambia e impariamo a donarci al modo di Gesù e come promettiamo il giorno delle nozze.

La cosa bella è che Luisa non è sempre perfetta, non è sempre accogliente, io non sono sempre attratto allo stesso modo da lei, non sento sempre un innamoramento che mi provoca un tuffo al cuore. Eppure cerco di amarla sempre. Ancora più bello è sapere che lei fa lo stesso con me. Questo credo che sia il segreto di un matrimonio che funziona. Io scelgo di amare lei e lei sceglie di amare me anche quando attraversiamo periodi difficili ed aridi. Poi l’innamoramento torna, torna arricchito della gratitudine di quell’amore faticoso che ci siamo donati vicendevolmente senza mollare mai. Ed è così che entriamo nell’atteggiamento del vero dono e nel vero dono troviamo il pane che sfama, troviamo Colui che si è fatto pane spezzato per noi. Ed è così che i versetti del libro di Isaia trovano concretezza nella nostra vita: Se offrirai il pane all’affamato……ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi.

Antonio e Luisa

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Come tenterebbe una coppia il demonio?

Cari sposi,

questo vangelo è particolarmente significativo perché è l’ingresso della Quaresima e cosa vi troviamo? Le tentazioni a Gesù. Ma che scherziamo? Gesù, Figlio di Dio, Seconda Persona della Trinità, potrà mai essere tentato? Se ci pensiamo, quello che Lui ha fatto, in realtà lo fa per noi, perché capiamo che non possiamo giungere al trionfo della Risurrezione, senza passare dalla lotta contro le tentazioni del demonio.

            Per cui vediamo qual è la strategia del nostro Avversario perché non siamo sciocchi e possiamo conoscere da dove ci vengono queste insidie.

La prima: “di’ a questa pietra che diventi pane”. Come coppia si può mettere al centro o almeno dare molta, troppa importanza alle cose. Certo che sono importanti cibo, vestiti, soldi, casa, macchina, salute… ma sempre in modo relativo. È facile sbandare! È facile eccedere. Gesù risponde a questa tentazione facendo vedere che è altrettanto importante la Parola di Dio. Non siamo certo angeli che vivono di spirito, le cose ci sono necessarie ma senza lo Spirito Santo diventiamo tutti materialisti. Quanta Parola di Dio condividiamo come coppia?

La seconda: “se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Il demonio stuzzica il nostro orgoglio, l’essere al centro, quindi passare davanti agli altri. Quanto questo può accadere nella coppia! Chi deve avere il primo posto? Chi ha più diritti? Gesù risponde mettendo al primo posto suo Padre. Quando una coppia vive la relazione con Gesù Sposo, quando Lo invoca, Lo loda, Lo ringrazia, Lo consulta, questo rende più armonici i rapporti, si pongono le basi per un’autentica comprensione. Quanta umiltà coltiviamo in coppia?

La terza: “gèttati giù di qui”. Il Divisore vuole farci dubitare dell’Amore di Dio, è senza dubbi la tentazione peggiore. Questo accade in prove particolarmente dure o quando abbassiamo la guardia e viviamo meno il nostro rapporto personale e di coppia con il Signore, allora, con meno difese, le prove sono più virulente. È la tentazione del “tanto non serve più pregare”, della sfiducia, in fin dei conti, della disperazione. Gesù risponde con una frase che tradisce il suo abbandono pieno nelle mani del Padre, come a dire: “non ho bisogno di buttarmi perché so già che mio Padre mi sostiene”. Quanta fiducia poniamo nel Signore, consapevoli delle oggettive difficoltà?

Cari sposi, entriamo con tutto noi stessi in questa Quaresima, è un tempo davvero speciale per la conversione personale e di coppia, usiamo al massimo questa grazia che ancora una volta il Signore ci elargisce. Vi auguro di cuore: buon cammino quaresimale!

ANTONIO E LUISA

Quanto sono vere le parole che ci ha donato padre Luca! Quanta verità in questo Vangelo! La tentazione è forte. La tentazione di contare solo sulle nostre forze e solo su quello che riusciamo ad avere. La nostra casa, i nostri figli, il nostro lavoro e anche il nostro amore. Tutto è nostro, ma quando è nostro crediamo di potercela fare da soli. Crediamo di non avere bisogno di Dio.

Per questo benedico le mie cadute! Le cadute mie e di Luisa perchè ci hanno permesso di abbassare la cresta e di tornare all’unica e vera sorgente di tutto: Gesù. Buona Quaresima!

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Una Quaresima nuziale

Cari amici,

siamo agli esordi della Quaresima 2022 mentre la situazione mondiale ci spinge a entrare con tutto il cuore e la mente in questo tempo di grazia.

Il Catechismo (cfr. 1438) ci dice che questi 40 giorni sono un momento “forte” di grazia. Che significa? Che in questo tempo ci sono per così dire più grazie per la propria conversione, il Signore ci offre una maggiore possibilità di progredire nella via della santità. Ma forte nel senso anche di urgenza di percorrere questa strada difficile e impervia per tutti.

            Sappiamo che Gesù parla al cuore di ciascuno di noi ma parla anche al cuore di ogni coppia. Per questo vorrei prendere alcuni spunti dal Messaggio di Papa Francesco per questa Quaresima e suggerirvi un modo nuziale di vivere la Quaresima.

Si potrebbe dire che Papa Francesco abbia usato quest’anno un’espressione che condensa tutto il messaggio: “Non stanchiamoci”. Personalmente lo sento molto azzeccato e propizio, difatti stavamo faticosamente venendo fuori dalla pandemia ed ecco all’improvviso, senza preavviso, pare ci troviamo in una crisi nucleare.

Potremmo sentirci particolarmente abbattuti e desolati, sperimentando di nuovo un forte senso di impotenza. Queste parole sono proprio profetiche allora! È Gesù che in Francesco vuole farci coraggio, sapendo che è sempre con noi.

            Allora, in questa Quaresima, non stanchiamoci di pregare”. Gesù, in preda all’angoscia della passione, non ha mandato tutto a ramengo, come sarebbe umano fare, ma ha pregato più intensamente. Adesso, nonostante tutto, noi siamo chiamati a fare lo stesso, a supplicare di più il Signore per la nostra conversione e per la pace nel mondo! Approfittatene per farlo in coppia!

            In secondo luogo, non stanchiamoci di estirpare il male dalla nostra vita“. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato. Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, sapendo che Dio mai si stanca di perdonare. Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza, quella fragilità che spinge all’egoismo e ad ogni male, trovando nel corso dei secoli diverse vie attraverso le quali far precipitare l’uomo nel peccato”.

            Con il digiuno possiamo sul serio superare difetti che ci sembrano indistruttibili, cambiare atteggiamenti del cuore, durezze, pregiudizi che ci tiriamo magari dietro da anni. Coraggio! È un passo importantissimo per crescere e vincere il male, in noi e fuori di noi.

E da ultimo, “non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo”. L’elemosina è togliersi qualcosa di legittimo e di importante, non banale e inutile, per donarlo ad altri che ne siano bisognosi. Dal denaro, al tempo, alla collaborazione per aiutare materialmente qualcuno, ecc.

Quello che penso sia però il vostro “asso nella manica” è il fatto di vivere questi 3 aspetti, propri della Quaresima, in coppia. Potete aiutarvi, stimolarvi, sfidarvi, gareggiare nel viverli.

Finisco con una notizia bellissima e commovente proprio dall’Ucraina. Una coppia di fidanzati, che aveva programmato il matrimonio per l’estate, lo ha anticipato in un rifugio antiaereo. Un’azione spinta da un evidente motivo pratico ma soprattutto con un valore simbolico: il matrimonio, l’amore tra un uomo e una donna, è più forte anche della guerra.

Vi invito anche voi cari sposi, in questa battaglia spirituale per la pace e la conversione del cuore, non siete soli ma siete coppia e quindi più forti.

padre Luca Frontali

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Malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Eccoci all’ultimo articolo di questa serie. Per leggere i precedenti potete cliccare qui:

Chi non è, almeno un po’, malato e carcerato? Chi non ha ferite e fragilità che rendono difficile una relazione? Chi non ha i pesi e i lacci che imprigionano e non permettono di aprirsi all’altro? Sofferenze, esperienze, pregiudizi e il peccato che abita la nostra esistenza rischiano di impedire l’apertura a un amore vero. Solo una relazione libera e dove si trova nella persona amata un sostegno, e non un giudice sempre pronto a rinfacciare ed evidenziare errori e imperfezioni, può aiutarci a guarire le ferite e a rompere le sbarre della prigione in cui noi stessi ci siamo rinchiusi.

Mettiamo più impegno a rimarcare le mancanze dell’altro/a o a correggere le nostre? Non è una domanda qualunque. Ce la dovremmo porre prima di sposarci e ce la dovremmo porre spesso anche dopo. Diciamocelo senza essere ipocriti: noi abbiamo in testa un’idea precisa di come dovrebbe essere lui o come dovrebbe essere lei. Cosa dovrebbe fare per renderci felici. Come dovrebbe parlare, come dovrebbe amarci e  in cosa non dovrebbe mai cadere. Sempre pronti a confrontare la nostra idea sublimata di una persona che esiste solo nella nostra testa con la persona viva e concreta che ci sta accanto. Ci rendiamo così conto, con nostra sorpresa, che non dice sempre quello che vorremmo, che non si comporta sempre come ci aspetteremmo da lei e che, soprattutto,  sbaglia. A volte ci tratta anche male e non è sempre amorevole e disponibile ad assecondarci. Se amiamo davvero, il nostro primo pensiero dovrebbe essere un altro: come posso io rendermi amorevole e piacevole per lui/lei? Cosa posso fare per accoglierlo/la sempre di più nella mia vita? Cosa posso fare per non provocargli/le sofferenza? Il matrimonio è meraviglioso anche perchè, con il tempo, ci permette di conoscere sempre più la persona che abbiamo accanto. Così impariamo cosa le piace, cosa invece non ama, cosa la offende e cosa la gratifica. Una conoscenza fondamentale per essere sempre più dono e sostegno.

Christiane Singer in un suo libro scrive: Il dono che ti posso fare è di ritirare da te tutta la volontà di trasformazione che vi ho messo, per zelo o per ignoranza, ritirarla da te per rimetterla al suo vero posto: in me. Guardatevi e ditevelo l’uno all’altra. Può essere l’inizio di una rivoluzione evangelica nel vostro modo di vivere la vostra relazione.

Come correggiamo l’altro? Questa è la seconda importantissima domanda da porci. L’altro sbaglia, su questo non c’è dubbio. E’ importante farglielo capire. Anche su questo non c’è dubbio.  Possiamo porci con lo sguardo giudicante e sprezzante di chi, mettendo in evidenza le fragilità e i peccati dell’altro, si vuole in realtà esaltare. Come faccio a sopportarti? Come fai a non capire? E’ così semplice. Fai sempre le stesse cose. Sono stanca di te. Oppure possiamo avere lo sguardo di Dio, di chi vede oltre l’errore. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede  ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui. Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne, che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato/a. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie, ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità, ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto. Prima di puntare l’indice guardiamo il nostro anulare e la fede che portiamo, segno della nostra promessa e unica via per la nostra santità e quella del nostro coniuge.

Antonio e Luisa

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Quaresima in famiglia: elemosina, preghiera e digiuno

Ieri ho partecipato alla Messa con l’imposizione delle ceneri. E’ ufficialmente iniziato il tempo di Quaresima. Un tempo che nonostante sia di digiuno e di deserto accolgo sempre anche con un po’ di desiderio. Sento il bisogno di un tempo così. Ne sento il bisogno perchè sono consapevole di essere ancora troppo attaccato alle cose del mondo. Non sono ancora libero nella mia capacità di aprirmi all’amore e al dono. C’è ancora tanto egoismo in me e questo tempo mi permette di lavorarci sopra meglio e più del resto dell’anno.

Durante la celebrazione della Messa è stato proclamato un Vangelo molto indicativo di quello che è il senso della Quaresima. Non sto a scriverlo tutto. Se non lo avete ancora fatto vi lascio il link per poterlo leggere. Questi versetti del Vangelo di Matteo ci svelano tre diversi atteggiamenti che ognuno di noi dovrebbe mettere in atto per crescere nella fede e nella carità. Sono tre richieste che vengono da Gesù stesso. Gesù ci chiede di fare elemosina, pregare e digiunare. Ci chiede di farlo non per farci vedere ed ammirare ma perchè desideriamo amare. Non un fare di facciata ma che il nostro fare sia specchio del nostro cuore. Questi tre atteggiamenti ci possono aiutare ad avere lo sguardo di Cristo nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Fate elemosina: sguardo verso l’altro. L’elemosina non è solo quella fatta al povero per strada. Anche noi possiamo sentirci poveri. Sentirci appesantiti dalle situazioni che viviamo nel nostro lavoro o in famiglia. Possiamo sentirci stanchi, possiamo fare errori, possiamo essere freddi, possiamo litigare, possiamo comportarci male. Ci sono moltissimi motivi per mostrarci poveri. Posso esserlo io e può esserlo Luisa. Ognuno di noi può esserlo. Fare l’elemosina significa non giudicare dalla nostra prospettiva ma cercare di vedere con gli occhi dell’altro per comprendere le sue difficoltà ed essere pronti a perdonare e sostenere anche quando l’altro non è capace, in quel momento, di ricambiare il nostro amore.

Pregate: sguardo verso Dio. La preghiera è il canale che ci permette di avere una relazione con Dio. Avere una relazione personale con Gesù ci permette di scoprirci e riscoprirci continuamente amati. Siamo amati personalmente e teneramente da Gesù. Comprendere questo amore che Gesù ha per noi, ci permette di svoltare nella nostra vita. Non saremo più scoraggiati da ciò che ci manca, dai nostri limiti e debolezze. Non andremo più alla spasmodica ricerca di qualcuno che possa rassicurarci e confermare che siamo persone belle e desiderabili. Alla ricerca, come mendicanti, di qualcuno che ci permetta di sentirci un po’ meno poveri, attraverso la considerazione e l’attenzione di cui abbiamo bisogno.  Quindi la preghiera si lega benissimo all’elemosina. La preghiera ci permette di amare senza chiedere nulla, ci permette di fare elemosina.

Digiunate: sguardo libero. Il digiuno non è solo una autofrustrazione sterile. Abbiamo un corpo che ci è stato dato. Meglio dire che siamo anche il nostro corpo. Spesso il nostro corpo detta il nostro comportamento e le nostre azioni. Educare l’autocontrollo non è solo rinuncia, ma è crescita. Significa non essere schiavi. Significa allentare quelle catene che impediscono di farsi dono per l’altro e di accogliere le sue esigenze senza imporre le proprie. 

Non ci resta che augurare a tutti un proficuo tempo di Quaresima!

Antonio e Luisa

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Il figlio è frutto dell’amore. Non è un bisogno d’amore.

Lo so! Siamo in mezzo ad una guerra che potrebbe trasformarsi in qualcosa di ancora più terribile, e se non bastasse stiamo uscendo malconci da due anni di emergenza Covid, eppure c’è una notizia che è rimbalzata su tutti i principali media e ci ha distratto per un giorno dalla cupezza del presente. Una bella notizia per molti. E’ davvero così? Tiziano Ferro ed il suo compagno Victor hanno dichiarato al mondo social di essere diventati papà di due bambini, rispettivamente di quattro e di nove mesi. Nel messaggio l’artista si definisce l’uomo più felice del mondo.

Ferro non racconta però la modalità che gli ha permesso di diventare papà. Non la racconta di proposito. Sicuramente non è avvenuta in modo naturale, su questo non ci possono essere dubbi. E’ facile credere che abbia deciso di ricorrere all’utero in affitto. Ora non mi interessa commentare la notizia in sè, non mi interessa neanche proporre una riflessione che si concentri solo sulle coppie omosessuali. Vorrei parlare di ciò che credo di conoscere un po’ di più: il desiderio di diventare padre.

Il figlio è un diritto? Una coppia che non può generare non può dirsi piena e felice? Sono domande che non riguardano naturalmente solo le coppie omosessuali, che sono sterili sempre proprio per come sono costituite. Chi decide di vivere una relazione omosessuale sa che quella relazione sarà indubbiamente sterile. Il “diritto” del figlio riguarda anche tantissime coppie etero, che magari scoprono solo strada facendo di non essere in grado di generare vita biologica. Per tanti motivi. Qui nessuno vuole condannare nessuno. Il desiderio di fecondità di Tiziano Ferro è normalissimo. Come lo è per tante altre coppie etero o omo. Ciò dimostra soltanto il desiderio ontologico dell’uomo di amare e di essere amato. Non c’è nulla di sbagliato in quel desiderio. Allora perchè non va bene ciò che ha fatto?

Personalmente credo che, quando un desiderio diventa diritto, smette di essere una spinta positiva nella nostra vita e diventa un freno. Quel bambino, che Tiziano ha voluto a tutti i costi, non è più frutto dell’amore, ma diviene idolo. Non dona vita ma ce la chiede. Cosa intendo dire? Quando il nostro desiderio diventa un assoluto, diventa cioè un bisogno la cui soddisfazione è determinante per sentirci felici, significa che stiamo riponendo il senso della nostra vita non più nell’amore, ma nell’egoismo. Non più nel dono di noi stessi ma nel prendere dall’altro. Non importa ciò che sentiamo, le emozioni e i sentimenti, che probabilmente sono sinceramente belli. Sincerità non è però sempre verità. Io posso essere sincero e pensare di fare la cosa giusta e sto invece facendo il male. Non fraintendete. Quel figlio non ha colpa, resta una meraviglia ed è infinitamente amato da Dio. Ciò che non va è la motivazione che spinge un uomo e una donna a diventare genitori. Ciò che non funziona non è nel risultato ma in quello che c’è nel cuore. I figli non sono un diritto che ci è dovuto per colmare i vuoti del nostro cuore. Se così fosse metteremmo sui figli un peso enorme. Dovrebbero essere sempre all’altezza del compito. Senza contare che i figli non ci appartengono e dopo una ventina d’anni ci lasceranno per vivere la propria vita.

Nulla di tutto questo. Cosa sono i figli allora? Sono un dono. Un dono immeritato. Per questo ci sono dati all’interno di una relazione d’amore. Per questo un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma che gli vogliono bene e che si vogliono bene. Se ci pensate bene noi sposi, almeno dovremmo avere questo atteggiamento, generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non riusciamo a trattenerlo all’interno della coppia e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Capite la differenza. Una coppia di sposi che si ama davvero, cioè che è capace di donarsi in tutto quello che è, piena dell’amore che vive in sè, avverte la spinta a donare quell’amore tanto grande di cui fa esperienza all’esterno. Per questo può essere feconda in mille modi e non solo generando un figlio. Diverso è chi sente il bisogno di un figlio per essere felice. In quel caso forse dovrebbe rivedere qualcosa in sè e nella sua relazione affettiva. Non si può cercare un figlio perchè sentiamo di non avere avuto abbastanza ma perchè sentiamo di avere avuto così tanto che desideriamo condividerlo.

Quello che ho scritto non vuole essere un giudizio verso nessuno. Ho voluto solo raccontare ciò che anche io, commettendo i miei errori, ho capito nella mia storia d’amore con Luisa, nel mio matrimonio che dura ormai da vent’anni e che ci ha permesso di generare 5 figli di cui 4 sono ancora con noi mentre Giò non è vissuto che pochi giorni dopo il concepimento. Figli che non abbiamo mai sentito come un diritto ma che abbiamo accolto come un dono immeritato e una responsabilità verso Dio.

Antonio e Luisa

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Stai tranquillo, stai solo per precipitare!

La prima lettura di qualche giorno fa finiva così:

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 5,13-20) Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati.

Il brano letto fa parte di una lettera in cui sono contenute un sacco di indicazioni pratiche per diverse situazioni, ma questa parte finale ci è sembrata più consona per la nostra realtà matrimoniale. Ma procediamo con ordine, e lo facciamo prendendo esempio da un’immagine che ci aiuterà a comprendere meglio ciò che S. Giacomo intendeva dirci.

Avete presente quando si cammina in montagna insieme ad un gruppo? Di solito davanti ed in coda ci stanno i due più esperti; l’uno per aprire il varco e l’altro per controllare che nessuno resti indietro. Se uno della comitiva dovesse scivolare in una scarpata gli altri del gruppo lo lascerebbero lì oppure si darebbero da fare per tirarlo fuori da quell’impaccio? Lo guarderebbero dall’alto e gli parlerebbero con tono rassicurante del tipo: “stai tranquillo, stai solo per precipitare… sotto di te c’è un burrone di soli 200 metri nel vuoto ma sarà bello precipitare… non ti preoccupare, in fondo una scivolata capita a tutti… semmai ce la facessi a risalire da solo raggiungici al rifugio… comunque da lì puoi notare particolari della natura che noi non vediamo… fra poco ti lanciamo un cuscino che così stai più comodo… ma che bello che sei arrivato fin lì, dovresti indicarci come hai fatto che così qualcuno di noi ti farebbe compagnia“?

Oppure si darebbero da fare con una corda dando al malcapitato le necessarie istruzioni su come fare ad aggrapparsi ad essa e non continuare a scivolare fino in fondo al burrone? Sicuramente la seconda, ed inoltre le parole di incoraggiamento sarebbero del tipo : “non ti disperare, stiamo già operando per venire a salvarti, porta pazienza ancora un poco e ti tireremo fuori da quest’impiccio, se seguirai le nostre indicazioni ti salverai e ritornerai a casa sano e salvo”.

Purtroppo negli ultimi tempi la linea pastorale di qualcuno assomiglia alla prima situazione in cui il malcapitato (in questo caso una coppia o uno dei due) viene lasciato lì ma rassicurato che lì starà bene e alla fine cadrà in un burrone bellissimo; ma davvero crediamo che una coppia che ha lasciato entrare al proprio interno peccati grandi quali l’aborto o l’adulterio (per non parlare di quelli legati al sesto comandamento o altri) stia così bene? Così bene come quel malcapitato scivolato nella scarpata ad un passo dal cadere nel burrone ?

San Giacomo ci sprona a ricondurre il peccatore sulla via della verità perché così facendo lo salveremo dalla morte, e da una morte eterna. Certamente è una salvezza che va offerta con garbo, con delicatezza, con la giusta dose di dolcezza, ma al contempo si usi la fermezza nei confronti del peccato e la verità sulla situazione… se fai un passo falso finisci nel burrone… fermati e aggrappati alla corda o morirai certamente!

Purtroppo la situazione descritta ahimè non è così insolita tra le coppie cristiane. Uno dei due scivola in qualche scarpata del peccato e l’altro/a lo guarda precipitare inerme e quasi accondiscendente, sentiamo frasi del tipo : che posso fare io?… è una sua decisione… ognuno pensa alla propria anima… l’importante è che lui/lei si senta bene… è adulto e non ha bisogno del badante… se sta bene a lui/lei va bene così… ecc…

Sposi carissimi, il nostro sacramento porta con sé tutti gli aiuti da parte del Signore. Credete forse che Colui che ci uniti nel Suo nome e ci ha pensati fin dall’eternità ci abbandoni proprio nel momento in cui scivoliamo nella scarpata del peccato?

Se davvero amiamo il nostro coniuge e vogliamo il suo vero bene, cioè il suo sommo bene eterno, dovremmo fare di tutto per riportarlo sulla via dritta, sulla via della verità; ci sono tante corde che possiamo lanciare al nostro amato/a che sta scivolando o è già scivolato nella scarpata del peccato: c’è anzitutto la preghiera accorata al Signore, fatta ogni giorno con insistenza e fiducia; c’è la corda dei sacrifici e delle mortificazioni personali come intercessione; c’è la corda della dolcezza, del garbo e della delicatezza; c’è la corda del perdono; c’è la corda dell’accoglienza ancora maggiore rispetto a prima; c’è la corda degli abbracci che infondono fiducia; c’è la corda del consiglio spirituale con un sacerdote; c’è la corda della confessione; c’è la corda della richiesta di aiuto ad altre coppie; c’è la corda della corte continua e ci sono tutte quelle corde che lo Spirito Santo vi suggerisce per riportare il/la vostro/a amato/a sulla via del Paradiso.

Cari sposi, coraggio che c’è un rifugio che ci attende alla fine della vita terrena, e dobbiamo fare di tutto per arrivarci insieme come coppia. Non tralasciamo nessun tipo di corda per giungere insieme al Paradiso.

Coraggio !

PS : Nel caso che ci sia una coppia da salvare spetta ad una coppia amica (o ad una coppia che vede nella scarpata i due) darsi da fare per offrire una corda di salvataggio: è un frutto della fecondità.

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Un metodo naturale per fare l’amore.

Si può fare l’amore se non si vuole cercare un figlio? Come vivere quel rapporto d’amore perché sia libero e naturale?  Oppure, e se quel figlio non arriva? Se quel dono d’amore che cercate da tempo non ha trovato risposta, come vivere quei rapporti? Chi ci può aiutare? A chi chiedere?

Oggi per svegliarci in questo ultimo lunedì di febbraio, iniziamo con delle domande toste, che forse non son domande da colazione, ma che ci permettono di fare luce su un ultimo aspetto del fare l’amore che sono i metodi naturali. Cosa sono? Sai usarli? Come si imparano? Fai da te?

In primis ci teniamo a sottolineare che i metodi naturali non si imparano con il “fai da te”. Ad amare, si impara dagli esempi che abbiamo davanti fin da bambini. Si impara da mamma e papà la bellezza di un abbraccio, di un bacio, di un sorriso; è dall’amore che ricevo che imparo ad amare. Il più grande insegnante dell’amore è Colui che è Amore, Colui che ci ha saputo amare domando la vita sulla croce, per-donandoci, facendoci cioè dono della salvezza eterna, del suo amore, della sua vita. Così come quindi si impara a guidare la macchina facendo scuola guida, si studia per svolgere una professione, per amare dobbiamo guardare al Maestro dell’amore, mettendoci in ascolto della parola di Dio e in preghiera. Gli stessi metodi naturali quindi si possono imparare in un fai da te? No. Anche se tu avessi due lauree, se tu sapessi leggere tabelle e grafici, se fossi anche il primo chimico o fisico italiano, i metodi naturali non son per il fai da te.

Oggi più che mai, in una società che non insegna l’amore, che non insegna la fedeltà, che non edifica maschi e femmine, che sviluppa una vita provvisoria, che distrugge la sessualità chiamandola piacere non amore, abbiamo bisogno di essere guidati all’amore e a come vivere la nostra relazione sessuale all’interno di una relazione d’amore. Abbiamo bisogno di capire che non ci siamo fatti da soli, e che non è mai un male chiedere.

I metodi naturali non sono una semplice applicazione scientifica e strumentale che va ad analizzare la fertilità, se il corpo dell’uomo e della donna sono idonei alla vita, ma abbracciano aspetti umanistici, pedagogici, psicologici, e religiosi, che si appoggiano certamente a criteri scientifici ma poi li travalicano.

I metodi naturali ci insegnano quindi che ci si può affidare a qualcuno per essere aiutati a vivere una sessualità, una relazione d’amore responsabile ma totalizzante. Ci insegnano che ci si può affidare a qualcuno per essere aiutati nell’attesa del dono della vita. Quante coppie che non riescono ad avere figli, quanti giovani sposi che ricercano una gravidanza ma sono lasciati soli, ed incoraggiati solo da esami che non insegnano l’amore di coppia, amore che è alla base della generatività.

I metodi naturali ci insegnano che l’amore non è un fai da te, ma una conoscenza di sè e dell’altro! Non è solo un uomo ad infilarsi un preservativo o la donna a prendere una pillola. I metodi naturali ci insegnano a conoscerci l’un l’altro, a conoscere il corpo della donna, ma anche quello dell’uomo. I tempi di attesa, di fertilità, di infertilità di una donna.

I metodi naturali ci indicano una strada green del fare l’amore! In un mondo dove ci piace la frutta bio, perché è più buona, e Il mangiar sano, dove ci piacciono le aree verdi, la natura, dove si cerca di non inquinare, di trasformare sempre più il nostro vivere in modo ecologicamente sostenibile, viviamo la contraddizione dei rapporti sessuali artificiali! Ci piace andare in palestra, fare Yoga, attività all’aria aperta, e non ci piacciono le restrizioni come la mascherina da indossare all’aperto o al chiuso, non ci piacciono i limiti imposti alla nostra vita serena che vivevamo fino a 2 anni fa, ma forse non ti sei accorto che il tuo rapporto d’amore indossa la mascherina, che limita la tua vita e la vita dell’altro.

Se le persone fossero dei genitali, scusate l’esempio, capiremmo che le protezioni da covid le usiamo da sempre: se usi il preservativo: è come se indossassi la mascherina ogni volta che vuoi salutare ed abbracciare un tuo parente, ogni volta che vuoi baciare tua moglie indossi la mascherina, oppure se usi la pillola, e sei un genitale, il covid sempre insegna, che esci da quella casa e ti butti addosso tanto di quel gel disinfettante, lavi le scarpe e vestiti per non portare nulla di quel luogo. Ma questo è l’amore naturale che tu vuoi vivere? Questa società è quella che ti piace vivere?

In un mondo dove iniziamo a festeggiavano la fine delle restrizioni, quando festeggerai in camera tua l’inizio dell’amore (senza limitazioni)?

I metodi naturali sono uno strumento che ci permette di conoscere la ciclicità del corpo della donna. Ci permette di imparare a vivere il tempo dell’attesa, il tempo fertile, il tempo del riposo. Tempi che vive anche la natura, che forse fin da bambino conosci. Sai benissimo che d’inverno c’è il freddo e non si semina l’orto e non crescono i fiori, o non si va al mare, d’estate invece… in primavera.. Di sera si va a nanna, la mattina sorge il sole e ci si alza per vivere la giornata. Se ti vuoi alzare alle 3 di notte e andare a fare una nuotata, nonostante la società attuale stia cercando di rendere tutti i servizi h24, forse ti sarà ancora difficile farlo e infatti sai attendere fino alla mattina. Lo stesso vale con il corpo della donna, puoi attendere i giorni non fertili per fare l’amore. E puoi conoscere di più del tempo vostro d’amore.

Sai gli orari del supermercato, quelli della farmacia, ma non sai quanto dura il ciclo di tua moglie. Non sai magari che il corpo della donna è fertile solo 16 ore in un mese, e gli spermatozoi muoiono dopo 72 ore. O sai che in ogni eiaculazione escono tra i 30 milioni a 1 miliardo di spermatozoi. Ma come canta Gianni Morandi: uno su mille ce la fa!  

I metodi naturali sono sicuri al 100%? No! Ma forse non saprai che neanche il preservativo ti dà una sicurezza di non rimanere in gravidanza al 100% e neanche al pillola. Ti riportiamo alcuni dati parziali: secondo l’indice di Pearl la percentuale di gravidanze indesiderate con l’utilizzo dei metodi sintotermici è 0,4 con l’uso del preservativo è pari a 5 con l’uso del diaframma 6.

Sta a te, basarti su una incertezza data da uno strumento artificiale o basarti su una certezza data da una tua conoscenza, un’attesa, un’attenzione. Cosa scegli? 

I metodi naturali sono la strada per vivere un amore vero, pieno e totalizzante. Un Amore vero è quello capace di donarsi tutto, con gratuità e senza paletti. Gli unici limiti sono quelli che caratterizzano il tuo essere uomo/donna, originati dal peccato, ma che l’Amore dell’altro è capace di accogliere. In tutto questo il corpo fa da collante. Il tuo corpo dice ciò che sei, ed esprime ogni singola tua volontà di donare e accogliere al tempo stesso. Se non sei capace di questo, puoi dire di volere davvero il Bene per l’altro?

Amare vuol dire ricercare il bene per l’altro, e il corpo è quella parte di noi che ci permette di vivere questo gesto gratuito. Ci permette quel gesto di dono totale che rimane Sacro anche quando non c’è spazio per un terzo. Smettere di fare l’amore per paura, non è ricercare il bene per l’altro, vuol dire solo vivere l’amore per metà. I metodi naturali ti permettono allora di non vivere per meno di un Amore totale.

La mentalità odierna ci spinge a pensare sempre più che il Tu sia un bisogno per l’Io, e che Tu insieme al tuo corpo sei lo strumento per soddisfare i miei bisogni. I metodi naturali ti insegnano invece il contrario. Ciò che tu doni con il tuo corpo, è sacramentalmente accolto dall’altro, che ne comprende e accoglie le sue bellezze, le sue funzioni, i suoi tempi, le sue capacità e anche i suoi limiti.

I metodi naturali insegnano ad accogliere i limiti dell’uomo e della donna. Di fronte ad una fatica nel ricercare una gravidanza, spesso ci si convince che “no, non è possibile.. faremo di tutto pur di averlo”.. e così si arriva a pensare che l’uomo può tutto e non accetta la sua vulnerabilità.

Ci fermiamo qua, potremmo dire ancora tanto, non è un tema piccolo, e come dicevamo non vogliamo fare un tutorial online dei metodi naturali, inciteremmo il fai da te.

Concludiamo informandoti che esistono delle figure che sono insegnanti di metodi naturali, operatori di BIOfertilità e vorremmo lasciarti alcune domande: come vivo la mia sessualità? Come amo il dono che il Signore mi ha posto accanto? Come faccio l’amore? Sono aperto alla vita? I miei genitali sono in assetto da covid da quanti anni? Oppure, perché non affidarci a qualcuno se quella gravidanza non arriva? Perché non chiedere aiuto? Perché non voler conoscere di più del funzionamento del nostro corpo?

Se vuoi approfondire il tema vi lasciamo la nostra mail: annastecolzani@gmail.com

Contattateci senza vergogna e timore.

 A presto.

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Chi deve pedalare di più?

Due amici, grandi fans del ciclismo, decidono di comprarsi un tandem. Dopo aver provato un po’ di tutto a due ruote, dalla mountain bike, al cross fino al downhill, adesso vogliono appunto di buttarsi su questa specialità. Così una bella mattinata di domenica inaugurano il loro nuovo acquisto macinando vari chilometri su e giù per le stradine di collina. Tuttavia, essendo la prima volta, entrambi sembrano fare molta fatica. Dopo circa un’ora si fermano e quello davanti, tutto sudato, esclama: “Che faticaccia! Non mi aspettavo fosse così duro il tandem!” E l’altro: “Ah non lo dire a me, non ho fatto altro che frenare per paura di venirti addosso…”.

Tanto per metterla sul giocoso, il Vangelo di oggi, ma anche il resto della liturgia, si può leggere come un insegnamento ad una coppia su come camminare assieme, evitando inciampi, intralci e smarrimenti.

Anzitutto Gesù ci dice senza mezzi termini che nessuno dei coniugi nasce imparato e che entrambi sono discepoli alla Sua sequela. A scanso di fraintendimenti derivanti dalla cultura dominante, Gesù non ammette nella coppia né il maschilismo di un tempo ma nemmeno il femminismo aggressivo che ancora imperversa oggi. Entrambi rompono la vocazione alla comunione dei coniugi. Nessuno dei due ha un diritto di prelatura sull’altro, gli sposi hanno pari dignità e ognuno apporta il proprio dono: quello della mascolinità e femminilità, declinato in base alla propria storia, famiglia di origine, doni del Signore, ecc. Pertanto, voi coniugi siete chiamati a camminare assieme nella direzione corretta e per questo è tanto importante fare discernimento, avere un buon padre spirituale, essere in ascolto dello Spirito Santo. Sennò? Che accade? Fidandosi del proprio “criterio” si può finire prima uno e poi l’altro in un bel fosso.

Al contrario, come diceva Papa Francesco, l’essere tutti e due in gioco verso la pienezza cristiana, verso la santità vi porta a puntare in alto e a cercare in Cristo il vero Maestro di vita: “Il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve oggi portare nuovi frutti. La testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per questa via, la via della testimonianza che attrae, la via della reciprocità fra loro, della complementarità fra loro” (Francesco, Udienza generale, 29 aprile 2015).

Com’è che tante volte non si cresce come coppia? Gli anni passano e aumentano solo chili e rughe. È così semplicemente perché ognuno deve fare la sua parte, sembra banale ma la coppia non esclude mai il lavoro su sé stessi (vero cari mariti? N.d.R.). Si può camminare assieme nella misura che ciascuno dei due voglia davvero crescere. Il genuino cammino di coppia nasce quando ciascuno, sul tandem matrimoniale, pedala e non frena. Infatti, come diceva San José Escrivà: “La convivenza sponsale è possibile quando ognuno cerca di correggere le proprie carenze e cerca di passare sopra le colpe degli altri: cioè, quando c’è l’amore, che annulla e supera tutto ciò che potrebbe falsamente essere motivo di separazione o divergenza. D’altra parte, se i piccoli contrasti vengono drammatizzati e i difetti e gli errori iniziano a essere gettati in faccia reciprocamente, allora la pace finisce e c’è il rischio di uccidere l’affetto”. Un buon matrimonio comincia dal proprio impegno personale per seguire Cristo, per amare come Cristo il coniuge. La vita cristiana di coppia non sostituisce questo aspetto ma anzi lo porta ancora di più a pienezza.

Se sono il primo a voler camminare con il Signore allora la vita coniugale diventa una “palestra” di crescita anziché un freno e in questo senso anche le inevitabili correzioni a cui si deve sottostare diventano trampolini di umiltà e di miglioramento nelle virtù: “Chi corregge lo spavaldo ne riceve disprezzo e chi riprende il malvagio ne riceve oltraggio […] Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio” (Pro 9, 7.9).

Care coppie, regalandovi la vocazione matrimoniale, Gesù vi dà la possibilità di diventare veramente persone migliori, integre, virtuose, mature. Non sprecate questo regalo immenso e, invece di faticare a frenare, pedalate con vigore sapendo che ogni centimetro in avanti è un pezzo di Cielo anticipato qui in terra e guadagnato lassù in Cielo.

ANTONIO E LUISA

Amare, non significa solo accogliere Luisa nelle sue fragilità e miserie, ma va molto oltre. M richiede un cambiamento. Mi chiede di spostare l’attenzione dai suoi difetti ai miei difetti. Cosa posso fare per amarla e accoglierla sempre di più? Come posso fare per limare quel tratto del mio carattere che a volte provoca sofferenza alla mia sposa? Conosco la mia sposa? So cosa le piace e cosa invece non le piace? Mi impegno per imparare dai miei errori verso di lei, per non ripeterli?

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Domenica e famiglia: un connubio possibile / 29

Continuiamo la riflessione sull’inizio della grande preghiera eucaristica:

Il sacerdote può cantare tutta, o in parte, la Preghiera Eucaristica. Il sacerdote inizia la Preghiera Eucaristica con il Prefazio. Allargando le braccia, dice: Il Signore sia con voi. Il popolo risponde: E con il tuo spirito. Alzando le mani, il sacerdote prosegue: In alto i nostri cuori. Il popolo: Sono rivolti al Signore. Con le braccia allargate, il sacerdote soggiunge: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. Il popolo: È cosa buona e giusta. Il sacerdote continua il prefazio con le braccia allargate: È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. […]

Ripartiamo proprio da questa ultima frase (“E’ veramente cosa buona…”) che in apparenza sembra una di quelle frasi fatte, che si dicono tanto per compiacere qualcuno (in questo caso sarebbe Dio), quelle di cui nessuno ha memoria perché sono come foglie al vento, ed invece scopriremo che contiene della grandi verità della nostra fede divina e cattolica. Affronteremo 4 passaggi, ed ognuno di essi avrà qualcosa da rivelarci.

  • Buona. Sembrerebbe scontato il fatto che rendere grazie a Dio sia considerato cosa buona, ma se ci riflettiamo un pochino, scopriamo che non è affatto scontato; ci sono infatti molte persone convinte di essere la fonte e l’origine di se stessi, della propria vita, ma molto spesso perdono per strada l’orizzonte della propria esistenza. Abbiamo incontrato molte persone che pensano di essere grate solo a se stesse per il fatto di essere in buona salute ed avere un lavoro, oppure perché sono arrivate ad alcuni traguardi importanti nella vita, altre perché si sentono i fautori della propria tarda età come se avessero deciso da soli di svegliarsi ogni mattina. In realtà ci viene insegnato fin da piccoli a ringraziare quando si riceve un favore od un regalo da un’altra persona, ma stranamente ci si dimentica di ringraziare il più importante di tutti, Colui che ha la storia in mano ; “non cade foglia che Dio non voglia” recita il proverbio, a maggior ragione si occuperà di noi che valiamo molto più di una foglia, perciò è davvero cosa buona ringraziarLo.
  • Giusta. Nella Bibbia troviamo alcune persone definite giuste, tra le quali spicca il glorioso San Giuseppe, lo sposo della Madonna. Ma la virtù della giustizia non è solo da considerare per le realtà terrene, belle ma passeggere, ma anche e soprattutto per le realtà celesti. La giustizia non è dare a tutti lo stesso ma ad ognuno il proprio che merita; e chi è che merita di più di tutti? Dio, naturalmente. Quindi la virtù della giustizia è rettamente intesa e vissuta se nelle scelte della vita si mette Dio al posto che Gli spetta, cioè al primo. Rispettando questo ordine delle priorità, tutte le realtà della vita ricevono luce e forza nuove, ecco quindi che è cosa giusta lodare e ringraziare il buon Dio per ogni cosa.
  • Nostro dovere. Questo argomento potrebbe creare qualche problemino ai sentimentalisti. Non che i sentimenti non siano importanti, ma non possiamo orientare la nostra vita con essi, sarebbe un rischio troppo grande e sicuramente fallimentare. Immaginate se andassimo al lavoro solo “quando me la sento“, probabilmente la busta paga sarebbe prossima allo zero; oppure immaginate se una mamma desse il latte al proprio bambino solo di giorno perché la notte “non me la sento“, diremmo che non fa il proprio dovere di madre. Similmente anche Dio ha dei diritti nei nostri confronti, visto che è al primo posto sul podio, e quindi noi abbiamo dei doveri verso di Lui. Il primo dovere è lodarLo, ringraziarLo, adorarLo, pregarLo, perché siamo sue creature ed anche ogni nostro respiro è voluto da Lui; ma per fortuna questi doveri si rivelano non come un peso che rallenta il nostro cammino, ma come dolci doveri che danno forza e vigore a questo stesso cammino.
  • Fonte di salvezza. Quest’ultima parte rischiara con la sua freschezza gli altri tre punti. Infatti se qualcuno si fosse convinto che rendere grazie al Signore sia cosa buona, sia anche cosa giusta, sia pure nostro dovere, potrebbe non avere ben chiara la meta di queste azioni, e cioè la nostra salvezza. Quando rendiamo grazie al Signore sempre ed in ogni luogo, scopriamo come questo ci renda liberi dall’angoscia, dalla paura del futuro, dall’ansia da prestazione, e ci renda più aperti alle sfide della vita, più fiduciosi di essere nelle mani di un Padre che ha cura dei Suoi figli, più gioiosi davanti alla nuova vita che ci viene offerta ogni giorno… tutto ciò ci abitua ad orientare il nostro cuore a Dio istante dopo istante fino a che arriverà l’abbraccio eterno.

Care famiglie, a noi il compito di cominciare a rendere grazie al Signore nelle nostre case ancor prima di andare alla Messa domenicale, nonché di continuare durante gli altri giorni fino alla prossima Domenica. Oltre ad essere fonte di salvezza per tutta la famiglia, è educativo per i figli e fecondo poiché genera una vita nuova.

Basta solo scavalcare l’ostacolo iniziale, coraggio!

Giorgio e Valentina

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Ero nudo e mi avete vestito

Oggi affronteremo la quarta opera. Qui potete leggere quelle già pubblicate:

Cosa significa nel nostro matrimonio rivestire il nostro coniuge? Se ci pensate non è difficile comprenderlo. Siamo preziosi e meravigliosi agli occhi di Dio e l’altro può aiutarci a vedere la meraviglia che siamo attraverso il suo sguardo. Noi possiamo essere quello sguardo per nostro marito o per nostra moglie. Come possiamo fare?

Dobbiamo imparare sempre di più a dire grazie! Ringraziare guardando quella persona che abbiamo al nostro fianco e che giorno dopo giorno continua a sceglierci. Il matrimonio ci ha reso uno senza farci perdere per questo la nostra unicità e la nostra differenza. E’ un vero mistero, è una realtà sacramentale, cioè una realtà operante e reale, seppur invisibile agli occhi.

Don Renzo Bonetti è arrivato a dire che con il sacramento del matrimonio avviene una nuova creazione. Non siamo più quelli di prima. Lo siamo ma non lo siamo perchè il nostro destino e la nostra vita sono legati ad un’alterità, differente da noi, ma nel contempo così uguale nella sua fragilità. Tanta roba. Forse troppa per capire davvero. Il matrimonio ci ha reso uno, non basta però tutta la vita per rendersene conto davvero ed esserne pienamente consapevoli. Ogni giorno che passa si comprende sempre un po’ di più, un po’ meglio e sempre più profondamente.

C’è però un grande rischio. Vogliamo scrivere proprio di questo. C’è il rischio di perdere lo sguardo capace di scorgere questa realtà. Di scorgere la bellezza e la meraviglia di una relazione che diventa dono di tutto. Dono del cuore, del tempo, del corpo. Che brutto dare una tale ricchezza per acquisita e scontata. Non essere più capaci di meravigliarsi e quindi di essere riconoscenti. E’ una critica che rivolgo anche a me stesso. Anche io spesso non ho tempo di meravigliarmi di questo grande dono. Sono preso da mille altre cose e mi perdo tra le tante incombenze da fare e tra i pensieri che mi riempiono la testa appena sveglio e non mi abbandonano fino a quando non crollo distrutto sul letto alla sera. Se il tempo non c’è devo farlo saltare fuori. Se non c’è la voglia devo farlo comunque. E’ importante che io “perda” tempo per contemplare la mia sposa, come se fosse l’Eucarestia, perchè in lei e nella nostra relazione c’è Gesù vivo e reale.

Solo così posso percepire la bellezza della mia sposa. La grandezza di questa unione che ci lega, ma che non ci imprigiona e ci rende liberi. Contemplare la solo persona con la quale riesco ad essere completamente libero di mostrarmi per quello che sono. Assaporare la meraviglia di sentirmi prezioso agli occhi di una persona che mi sceglie ogni giorno e che ogni giorno si dona completamente a me. Dirle grazie significa riconoscere che ho ricevuto un dono grande, spesso immeritato, di sicuro non dovuto. Un dono che si può accogliere, ma non pretendere. La nostra è un’alleanza che ci supera, un progetto che dà senso alla vita e che proietta oltre la vita. Un’alleanza che si fonda sulla differenza. Maschile e femminile che diventano non punto di rottura, ma amore fecondo che genera nuova vita e nuovo amore. E’ questa la redenzione del matrimonio. Una relazione che permette di trasformare la differenza in occasione di incontro e di amore e l’incontro in mistero che lascia sempre senza parole.

Quindi fermiamoci, guardiamo la persona che abbiamo sposato e diciamole grazie. Grazie per tutto ciò che fa, ma soprattutto per la persona che è e per chi mi permette di essere. Io l’ho fatto, e leggere la gioia nei suoi occhi mi ha confermato quanto sia importante farlo, pensarlo non basta.

Un’altra riflessione viene proprio dall’amore di Gesù, dal suo sguardo verso i suoi discepoli, verso ognuno di loro. Lo sguardo di Cristo è qualcosa che tocca nell’intimo. Non solo i discepoli. Ci sono innumerevoli episodi dove Gesù tocca il cuore di qualcuno. Tantissimi. Ecco nel linguaggio semitico questo era traducibile come ha toccato loro il sangue. Ha ridato loro la vita. Quanto questo atteggiamento di Gesù ci interpella come sposi! Anche noi possiamo avere lo sguardo di Cristo che tocca il sangue del nostro coniuge oppure avere l’atteggiamento opposto di quello che ferisce, che fa perdere sangue e vita alla persona amata. E’ tutto una questione di sguardo. Sguardo di misericordia o sguardo giudicante. Sguardo d’amore o sguardo di possesso. Sguardo accogliente o sguardo respingente. Sguardo tenero o sguardo incurante. Sguardo empatico o sguardo insofferente. Possiamo davvero, con il nostro sguardo, aiutare la persona che amiamo a riprendere vita o al contrario toglierle un altro po’ di vita. Sta a noi scegliere che sguardo avere. Per questo Gesù anche nel nostro matrimonio può essere via, verità e vita. Gesù ci può indicare attraverso il suo sguardo la via per, a nostra volta, guardare nella verità dell’amore l’amato/a ed aiutarlo così a guarire le sue ferite, che sono punti di morte, e ritrovare la pienezza della vita.

Antonio e Luisa

Ero forestiero e mi avete ospitato

Proseguiamo con le opere di misericodia in famiglia. Per leggere le precedenti:

Quante volte ci sentiamo forestieri. Ci sentiamo non capiti, non apprezzati, non valorizzati. Quante volte anche con gli amici e con i familiari ci sembra di parlare lingue diverse. Anche in parrocchia non sempre ci si sente a casa. Sentirsi a casa! Questo è il punto. Ci sentiamo a casa quando siamo nella nostra casa? Cosa significa sentirsi a casa? Se le parole chiave nei precedenti articoli sono state gratuità e senso in questo è intimità.

Che bello quando nella coppia ci si sente come fratello e sorella.  Non è affatto sbagliato essere fratello e sorella nella coppia. E’ sbagliato essere solo fratello e sorella. L’amore di Filia (amicizia) è importantissimo. Noi da sposi non smettiamo di essere fratelli nella fede. La nostra fratellanza non cessa nel nostro essere marito e moglie, ma al contrario si perfeziona e diventa ancora più profonda. Ne è un esempio lampante il Cantico dei Cantici, il Libro della Bibbia che più racconta l’amore sponsale ed erotico, dove Salomone, lo sposo, chiama innumerevoli volte la sua amata sorella. Proprio per confermare che si tratta non solo di un amore erotico, ma di qualcosa di molto più profondo. Esiste tra Salomone e la sua amata una profonda conoscenza e intimità. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa.

Vale anche per noi sposi tutti. La mia amata non deve essere solo colei con cui divido il letto. Non è solo colei davanti alla quale metto a nudo il mio corpo. Lei è molto di più. Lei è colei davanti alla quale metto a nudo tutto di me. La mia confidente, la mia consigliera, la voce della mia coscienza. Lei può essere la persona a cui apro la profondità dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni, delle mie gioie e dei miei dolori. Lei può essere colei che sa tutto di me e a cui posso mostrarmi senza paura di essere ferito o giudicato.  Il dialogo tra gli sposi non deve mai mancare.  Don Oreste Benzi, al riguardo, ha scritto qualcosa di profondamente vero:

Perchè non c’è dialogo? Perchè uno pensa che nel matrimonio l’altro stia con lui nella misura che gli è gradito, nella misura che è come lui lo vuole. Quante finzioni! Invece no, voi avete scelto di portarvi assieme l’un l’altra come una sola persona. Il limite dell’altro segna l’inizio della tua responsabilità

Quante volte non siamo capaci di accoglierci come fratelli e sorelle in Cristo. Quante volte non sappiamo mostrare anche la parte di noi meno amabile per paura di non piacere più all’altro. Allora meglio far silenzio sulla nostra parte oscura, allora meglio nasconderla all’altro. Questo è l’inizio della fine. Perchè non possiamo fingere per sempre e, presto o tardi, dovremo fare i conti con i nostri scheletri. Solo mostrandoci per quelli che siamo, senza barriere, potremo lasciarci accogliere completamente dall’altro e sentirci così davvero amati ed accolti. Sta a noi scegliere se vedere nell’altro una minaccia e coprirci come Adamo ed Eva dopo che ebbero mangiato dall’albero, oppure mostrarci nella completa libertà di chi non ha paura perchè sa che l’amore non giudica, ma sostiene sempre. Che bello quando sappiamo che nell’altro possiamo trovare una persona che non sempre riuscirà a comprendere le nostre sofferenze, i nostri problemi, i nostri pensieri, ma sarà sempre pronta ad ascoltarci e ad avere rispetto e cura delle nostre emozioni. In una coppia è normale che accada questo. Sta a noi sfruttare quell’occasione per amare. Così quando Luisa viene da me e mi racconta sempre le stesse cose che le accadono a scuola, sempre gli stessi problemi con alunni, genitori e colleghi, io cerco di ascoltarla e di comprendere il suo stato d’animo. Non fa nulla se per me quelli che mi racconta sono episodi di poco conto e da non considerare troppo. Non è importante quello che penso io ma come si sente lei. Lei ha bisogno in quei momenti di trovare in me ascolto e comprensione. Non vuole la soluzione ma sentirsi capita, non sentirsi forestiera. Ed io? Anche io ho avuto bisogno di lei. Ho avuto sempre la certezza di poterle confidare le mie preoccupazioni e i miei errori sicuro che lei non li avrebbe usati contro di me ma mi avrebbe aiutato ad uscire da alcune situazioni per me difficili. Questo significa sentirsi a casa. Avere la possibilità di non fingere mai, perchè fingere ci fa sentire forestieri l’una con l’altra e spesso anche con noi stessi. Che bello invece quando c’è la libertà, almeno dentro casa, di togliere tutte le maschere e di essere liberi davvero.

Antonio e Luisa

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Cara figlia mia, come vuoi essere guardata?

E’ di pochi giorni fa la polemica nata a seguito delle parole con cui un’insegnante di una scuola superiore di Roma ha apostrofato una alunna vestita in modo discinto e che si stava riprendendo con il cellulare durante un balletto che poi presumibilmente avrebbe caricato sui social. Tiktok? Molto probabile.

Sinceramente credo che l’insegnante abbia esagerato e sbagliato. Apostrofare in quel modo una ragazzina, darle della prostituta, non serve a costruire un dialogo, ma solo a ferire un’adolescente e a chiudere ogni canale di possibile confronto. Sarebbe stato meglio, magari in separata sede, cercare di far riflettere quella ragazza. Certo mi rendo conto che per un’insegnante tutto questo sia molto complicato e non sempre ci sia quella fiducia reciproca necessaria a trattare argomenti abbastanza personali ed intimi. Bisogna premettere poi che l’abbigliamento deve essere consono al luogo. Lo stesso abbigliamento può essere completamente normale su una spiaggia ma completamente inadatto ad un luogo come la scuola. Io vorrei però fare un discorso più ampio.

Noi genitori però non possiamo tirarci indietro. E’ nostro compito cercare di trasmettere un concetto fondamentale. Mi spiego meglio. Dovremmo aiutare i nostri figli a riscoprire l’importanza del pudore. Pudore che significa riconoscersi belli e preziosi. Ogni tanto mi succede di scorrere i brevi video di tiktok e sembra davvero, almeno in larga misura, una vetrina dove ragazze più o meno giovani, più o meno carine, si mettono in mostra con pose che non si possono equivocare. Alcune di quelle ragazze sono poco più grandi di mia figlia. Cercherò di impostare quindi la mia riflessione come se mi rivolgessi a mia figlia Maria che oggi ha 14 anni.

Cara Maria non perdere mai il tuo pudore. Il pudore non è da confondere con la vergogna. Il pudore non è qualcosa da sfigati e complessati. Tutt’altro. Il pudore in realtà ci dice altro. Avere pudore ci dice che siamo consapevoli dell’importanza del nostro corpo. Avere pudore ci dice che siamo persone gelose del nostro mistero. Il pudore è protezione della nostra ricchezza, della nostra intimità, che non è qualcosa da svendere e da rendere disponibile per tutti, ma qualcosa da preservare e custodire solo per una persona disposta a legarsi a noi per la vita. Invece spesso i ragazzi sono pronti a svendersi per avere qualche like. Magari anche per tanti like, ma è sempre svendersi. Pensaci! Se anche tu cadessi in questa schiavitù non saresti più libera di sentirti bella così come sei. Sentirti amata perchè vali e non perchè qualcuno te lo deve confermare con un like. Perchè tu sei figlia di Re. Sei figlia di un Padre che ti ama immensamente più di quanto posso fare io, che è disposto a tutto pur di attirarti a sè e non devi dimostrare nulla. La tua bellezza non è soggetta al giudizio di altre persone, ma c’è e basta. Devi solo diventarne consapevole. Solo con questa consapevolezza sarai capace poi di amare e di lasciarti amare davvero.

Chi non ha pudore spesso è un mendicante, un mendicante d’amore, persone disposte a mettersi a nudo di fronte a tutti pur di ricevere attenzione e consenso. Noi non siamo mendicanti, noi siamo figli di Re, siamo di stirpe regale e il nostro corpo non è per tutti. Maria il tuo corpo è solo per un altro re, per una persona capace di guardarti e non di violarti o avvilirti con il suo sguardo, ma capace di farti specchiare nei suoi occhi e farti ammirare tutta la tua bellezza. Un uomo disposto a donare tutto di sè a te e ad accogliere tutto di te, una persona che non ha paura di promettere per sempre. Custodire la nostra ricchezza e regalità di figli di Dio significa anche proteggere il nostro corpo e la nostra intimità da ladri che vogliono prendere qualcosa che non gli appartiene, qualcosa che è per nostro marito o nostra moglie anche se ancora non li conosciamo. Se hai pudore è perché conosci l’importanza del tuo corpo, non vergognartene. 

Quindi cara Maria non ti impedirò mai di vestirti come tu ti sentirai di fare. L’abito racconta molto di noi e mi rendo conto sia importante. Nessuno avrà mai il diritto di molestarti o di disprezzarti per come ti vestirai. Tu sei una meraviglia sempre, sei figlia di Re. Quello che ti chiedo è di pensare a come desideri essere guardata. Come una donna bellissima quale sei o come un corpo da usare?

Antonio e Luisa

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Non approfittarne!

Nella prima lettura della Messa di Domenica scorsa c’è una frase che vi riportiamo:

Dal primo libro di Samuèle (1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23)  […]“Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?” […]

Utilizziamo solo questa frase ma dobbiamo contestualizzarla : praticamente Saul va a cercare Davide con tremila soldati per farlo fuori affinché non diventi re al posto suo, ma Davide sfugge all’agguato, di notte scende nell’accampamento di Saul, ed ha l’occasione di ucciderlo senza che nessuno se ne accorga poiché tutti i soldati dormono beati. Davide però non compie l’omicidio ed esclama al suo braccio destro Abisài la frase sopra riportata.

Apparentemente sembra un’episodio tanto lontano nel tempo e nella cultura da non dirci niente, eppure basta fermarsi un momento e metterci nei panni dei protagonisti; Il Signore aveva rigettato Saul come re, a causa di un atto di mancanza di fede (leggi qui), ed al suo posto aveva scelto Davide. Un boccone troppo amaro per Saul il quale cerca vendetta, forse mosso anche dall’invidia (come Caino a suo tempo). Davide ha quindi tutte le ragioni per sbarazzarsi di Saul, per dargli una bella lezione, per far valere la preferenza di Dio nei suoi confronti, gli sarebbe bastato infilzarlo nel sonno e, senza grossi spargimenti di sangue innocente, avrebbe chiuso la questione, avrebbe regolato i conti, ma… c’è un ma… Davide non muove un dito contro il consacrato del Signore… ma Saul non era stato rigettato come re? Sì, ma non viene sconsacrato da Dio, perché? Perché Dio non agisce come noi, Egli non ritratta i suoi doni, le sue scelte, Egli è fedele alle proprie scelte… quindi se lo aveva consacrato, tale resta fino alla morte.

Ecco il primo insegnamento per noi sposi. Non sono sufficienti i nostri sbagli, le nostre fragilità, i nostri errori, i nostri peccati per farci sconsacrare da Dio. Se siamo sposi nel sacramento, lo siamo fino alla morte di uno dei due, anche se l’altro si comporta come Saul che volta le spalle a Dio, alla sua promessa e alla sua volontà nel vivere la propria vocazione… nonostante tutto ciò Dio non ritratta la parola data e lo lascia consacrato… similmente noi possiamo combinare un sacco di guai ma restiamo sposi l’uno dell’altra fino alla morte, è un vincolo che nemmeno Dio può scogliere… per fortuna Egli non ci ripaga secondo le nostre opere!

Continuiamo però l’approfondimento di questa frase perentoria della Parola di Dio pronunciata da Davide, poiché essa ha da ammonirci anche nel suo significato più prossimo, ossia è un invito a non uccidere il consacrato di Dio. Purtroppo assistiamo quotidianamente sui social media ad assalti più o meno velati a vari consacrati del Signore… questo prelato piuttosto che quell’altro ha detto o fatto questo con tanto di foto ad immortalarne il pubblico ludibrio, il pubblico scandalo… Davide aveva avuto questa opportunità eppure non ha alzato la mano sul consacrato del Signore, e quanti di noi invece uccidono i consacrati del Signore in vari modi? Non vogliamo essere sentimentaloni ma vogliamo ricordare che il Catechismo ci ha insegnato, riprendendo una frase della Parola di Dio, che “la lingua uccide più della spada”… l’uccisione fisica è solo uno dei tanti modi con cui uccidere una persona. I consacrati del Signore che sbagliano alla guisa di Saul possono essere quelli che vivono lontani da noi, ma può essere il nostro parroco o il nostro vescovo, non ha importanza questo, ma non dobbiamo ucciderli… sarebbe come dire a Dio che si è sbagliato sul loro conto (oltre ad essere un’ulteriore ferita alla comunione e spesso una mancanza di carità fraterna).

E’ possibile che Dio si sbagli? Ovviamente no. Dobbiamo sempre tener presente che abbiamo un Dio che sa trarre bene anche dal male… un esempio? Che male c’è peggiore del deicidio, cioè dell’uccidere Dio fattosi uomo in Cristo Gesù di Nazareth? Eppure da questo grande male Dio ha saputo trarre il più grande Bene: la Redenzione.

Cari sposi, nella nostra relazione impariamo ogni giorno che “si prendono più mosche con un cucchiaino di miele che con un barile di aceto“… se questo vale all’interno del nostro matrimonio è nostro compito trasportarlo con l’esempio al di fuori delle nostre mura domestiche… dobbiamo amare i nostri sacerdoti e vescovi anche e soprattutto quando sbagliano perché sono i consacrati di Dio… così come abbiamo imparato a nascondere agli altri i difetti del nostro amato/a per non ferirlo/a e mancare a lui/lei di rispetto , così dobbiamo fare anche con i consacrati di Dio.

Coraggio sposi, anche questo è un frutto di fecondità del nostro amore !

Giorgio e Valentina.

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Fare l’amore? … O solo piacere?

Fare l’amore! Solo piacere o rimanere aperti alla vita? Possesso o libertà?

Piacere mio, piacere tuo, o piacere nostro?

Oggi vogliamo unire gli spunti degli articoli dei lunedì precedenti, (potrete ricercare sulla nostra pagina facebook o sul blog di matrimonio Cristiano) quando abbiamo parlato del custodire la vita sempre, e della bellezza del gesto d’amore, della vita che si genera sempre tra la coppia, del dono che è l’altro per me, dell’eternità in cui bisogna vivere un atto di amore.

Oggi proviamo ad intrecciare amore, vita e piacere..

Vi diamo in primis dei dati, i nati in Italia nel 2021 sono stati circa 400.000, in continuo calo.

Sapendo come si fa a procreare tra un uomo ed una donna, riaffermando che i figli sono un dono del Signore, vorremmo dapprima domandarci da cosa dipende questo riduzione della natalità e se ciò ha un nesso con il fare l’amore, con l’amarci, con il nostro vivere la sessualità e il piacere di coppia.

Proviamo a trovare delle ragioni:

  • Forse non si fa più l’amore? O Si fa poco l’amore? L’evoluzione dei media, del digitale, della tecnologia ha portato ad avere un’offerta televisiva più che allargata. Ma può essere che Netflix, Prime, Sky, Dazn, Disney e i cellulari ci abbiano rubato l’amore?
  • Forse i tempi sono peggiorati e sia economicamente che lavorativamente, viviamo una fatica maggiore delle spese familiari, ed è giusto che ognuno faccia scelte responsabili. Bisognerebbe a volte valutare se non scegliamo un benessere a cinque stelle a una nuova vita.
  • Forse la paura per il futuro, l’incertezza per il domani, il surriscaldamento globale, il sovraffollamento terrestre, le politiche antidemografiche statali ci spingono a non scegliere la vita. Una vita che nasce è sempre speranza sul domani! (Vedi il nostro post del 24 gennaio)
  • Forse siamo talmente tutti capaci di seguire i metodi naturali (di cui parleremo lunedì prossimo..) che l’amore lo facciamo 20 giorni su 30 ogni mese senza concepire nuova vita.
  • Forse l’amore è sempre in modalità contraccettiva, che sia pillola o preservativo o altro, scegliete voi quello che vi piace di più. Il risultato è che forse, si fa l’amore sempre attenti, protetti, sicuri, con il freno a mano tirato.
  • Forse stiamo perdendo quel senso naturale di attrazione che ci spinge a fare l’amore, assuefatti dai cellulari, dall’iperconnessione, o stancati da una società che aumenta lo stress, la fatica, che ci chiede sempre di più, non lasciando spazio all’amore.
  • Forse son altri i motivi che ci fanno fare o no l’amore, quel gesto attrattivo, istintivo e procreativo, e al suo interno di scegliere se restare aperti o no alla vita.

I due aspetti, amare e procreare, non son separati, all’interno del gesto d’amore sappiamo che nasce la vita. Non possiamo scindere le due cose o se lo facciamo non si chiamerebbe amore, forse lo si chiamerebbe solo sesso, che è una ricerca del piacere che utilizza il corpo ma non è amore! Allora se il mio fare l’amore ruota intorno ad un godimento, potrei scegliere di ricercare il piacere mangiando il mio piatto preferito o bevendo una bottiglia di vino.

Certe cose sono collegate, io vado a giocare a calcetto per fare anche goal, se tutti giocassimo solo per passarci il pallone non la chiameremmo partita. Non si può fare sempre goal ma sappiamo che giocando si fa quello.

Guido la macchina perché devo andare in un posto, cucino per poi mangiare. Faccio l’amore per generare vita. Invece la differenza sta qua, nel fatto che l’amore lo facciamo castrato, solo per il nostro piacere!

Perché allora amiamo senza essere aperti alla vita? Come si può amare, fare l’amore restando aperti alla vita? Che non vuol dire rischiare di avere un figlio all’anno! Si può essere aperti alla vita, senza rimanere in gravidanza, vivendo una responsabilità familiare.

Amare nel suo senso completo, e fare l’amore, non è rincorrere solo un piacere.

Non si sta con una persona perché è bello avere qualcuno accanto, e non ci si può sposare solo per indossare l’abito bianco una volta nella vita. Amare presuppone una scelta che include gioia, piacere, felicità, ma anche sacrificio, passione, fatica, rinuncia. Amare è accogliere tutto dell’altro, è donarsi interamente ad un altro non solo quando posso o voglio o mi fa piacere, è voler il bene dell’altro prima del mio.

Amare, e quindi anche unirsi nel fare l’amore, non è un più allora un gesto finalizzato al piacere, che viene messo e incastrato nella nostra settimana perché bello. Ma assume un significato più grande, più totale, più completo!

L’amare e il fare l’amore non è un piacere del lunedì sera perché non ci sono le coppe, o del sabato sera perché domani non si lavora, e il resto della settimana lascio che gli altri miei hobby, piaceri, interessi, idoli abbiamo la meglio sull’amore. Amare non è dirsi ti amo, ma al martedì ho piscina, mercoledì calcetto, giovedì bowling, venerdì birra con amici, perché così è fare dell’amore un abbonamento del lunedì o del sabato sera, è ridurlo ad un piacere consumistico come sono gli altri interessi personali che ho, che hai.

Amare è guardare all’altro prima dei miei interessi, del mio piacere, è volere il meglio per l’altro prima del mio.

Quando si ha un figlio i suoi bisogni, le attenzioni, le cure prevarranno in forza dell’amore sui miei, sulle ore di sonno, sul tempo libero del week end, sul tempo post lavorativo, sennò come posso amare mio figlio?

Il proprio coniuge, lo si deve amare con un amore più grande del figlio, perché il primo figlio della coppia è la coppia stessa, perché più grande dev’essere sempre l’amore verso mio marito e verso mia moglie; questo vuol dire che se un bambino chiede 100 del mio tempo, al mio coniuge devo donare 200 anche se non me lo chiede perché da persona adulta, autonoma non ha il necessario bisogno di papà o di mamma.

Se scelgo i miei hobby, il mio piacere, perché son ricurvo su me sesso volendo soddisfare il mio benessere e non quello dell’altro, che amore vivo?

Guardiamo a figure che hanno amato e che non sono diventati biologicamente padri o madri; prendiamo Santa Madre Teresa o San Giovanni Paolo II, chiediamo a loro se sceglievano il loro piacere personale o se sceglievano di donare vita, di spendersi per amore.

Ora ritorniamo al nostro fare l’amore, amare.. e generare vita.

Fare l’amore genera sempre vita, mi apre sempre all’altro, alla comunità, agli amici, o ad un figlio. Fare l’amore è amare in modo totale che genera una forza che spinge ad uscire da se stessi e dalla coppia.

Un figlio che nasce, sia in modo spirituale o carnale, chiede tantissimo tempo, cura, attenzioni, impegno, sacrificio alla coppia, dona gioia, piacere, bellezza, vita. Son le caratteristiche che dicevamo prima dell’amore. Ciò che non toglie è l’amare quindi e il fare l’amore, che si ravviva, cambia, muta, cresce nella coppia ma non viene meno.

Se scelgo di amare ma metto i “se” davanti, per paura di non riuscire ad uscire il sabato sera con gli amici, o di togliere o diminuire i miei hobby, i miei piaceri per far spazio all’altro, non sto amando nè il mio coniuge, nè la vita.

Credere di amare, ma solo quando ho tempo e piacere, è un amore a chiamata.

Amare è sempre, per sempre e totale. E non toglierà mai nulla di ciò che è mio, ma ce lo ridonerà nella libertà dell’amore che l’altro ci donerà, e quindi amplificato, più bello, ripulito da quello che può essere un solo piacere personale.

Vi salutiamo lasciandovi con una domanda: quando fai l’amore cerchi solo un piacere, o vivi l’amore e resti aperto alla vita?

A lunedì prossimo quando parleremo dei metodi naturali.

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Lotta continua

Tranquilli non ho intenzione di parlare di politica in questo articolo. Piuttosto vorrei esprimere così il senso nuziale del Vangelo di oggi.

Tra le miriadi di barzellette sugli sposi ce n’è una che mi ha sempre rallegrato ed è quella delle varie definizioni di matrimonio. C’è quella matematica, quella geometrica, quella gastronomica, legale ed infine quella militare: “Dicesi matrimonio l’unica guerra in cui si dorme a fianco del nemico”.

È vero che la vita matrimoniale, quando si vive a pieni polmoni, è sempre un cammino sul filo del rasoio tra le dimostrazioni di affetto e gli scontri / offese, piccole o grandi esse siano. Ci sono momenti di calma e momenti di turbolenza ma se si vive la relazione con un atteggiamento di crescita e di assecondamento della grazia ricevuta, allora ci si deve preparare alle “montagne russe” e non alla pace dei cimiteri.

A ben vedere, infatti, la vita matrimoniale è la via regia, l’autostrada in cui si può vivere questa Parola di Gesù: “Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla”. Credo veramente che sia la frase tra le più difficili da mettere in pratica in tutto il Vangelo.

Non andiamo subito a situazioni limite, alle truffe, estorsioni o oltraggi subìti. Pensiamo che c’è una dimensione di conflitto, più o meno latente in ogni coppia, che bisogna saper gestire evangelicamente. Perché l’esperienza dimostra che se si litiga e non si riesce a perdonarsi e a fare pace sul serio, prima o poi si danneggia seriamente la relazione. Ma è anche comprovato che se non si litiga affatto e regna una calma apparente, forse è perché si sta mettendo puntualmente la polvere sotto il tappeto e prima o poi la vita ti passa amaramente il conto. Come in un grande serbatoio d’acqua, se c’è una crepa che sfugge al controllo (dicasi poca intimità, pochi o troppi litigi, poca preghiera, pochi progetti comuni…) e quel serbatoio non lo si sta continuamente alimentando, inesorabilmente il livello inizierà a scendere e per un bel po’ di tempo nessuno si accorgerà del pericolo. Purtroppo, ci si rende conto dello svuotamento in atto magari dopo 10, 20, 30 o più anni di matrimonio e son dolori!

Perciò non ignorate le piccole crepe ma al contrario che i vostri scontri siano affrontati in tempo, con onestà, con sincerità e sempre con la decisione di ricostruire continuamente. Solo Gesù ci dà il segreto e la forza per affrontarlo nel modo giusto ed è proprio il Vangelo di oggi. Gesù ci insegna ad amare anche quando l’altro non se lo meriterebbe, ci insegna a dare senza guardare a cosa o quanto ricevo a cambio. Spesso in una coppia, che è come un’aquila a due ali, solo uno sta tentando di volare mentre l’altro vorrebbe restare a terra. So che è dura da vivere ma è pur vero che solo quando si un atteggiamento di dono costante accadono i “miracoli” e questo amore puro tocca profondamente l’altro coniuge ridando gioia e speranza, nuove opportunità di ripartire. Cari sposi, vorrei lasciarvi un piccolo compito. Mi piacerebbe che vi andaste a rileggere i numeri dal 111 al 113 di Amoris Laetitia, dove leggerete il commento di Papa Francesco su come vivere il “tutto scusa” (1 Cor 13, 7) dell’amore che Gesù ci ha mostrato e insegnato. Buon cammino di crescita nell’amore!

ANTONIO E LUISA

Nella nostra esperienza questo Vangelo ha un grande significato. E’ profondamente vero! Amare nostro marito o nostra moglie quando tutto è bello ed appagante non è difficile e non serve neanche un sacramento per farlo. Però non si percepisce come amore gratuito. Almeno non completamente. Amare una persona quando non mi costa nessuna fatica è semplicemente assecondare un sentimento e un piacere. Ma stiamo amando la persona o piuttosto ci piace quello che quella persona ci permette di vivere? Non è una questione di poco conto.

L’amore che permette di crescere e di saldare la coppia è quello costruito sulla roccia della scelta e non sulla sabbia del sentimento, è quello che costa fatica. Ringrazierò sempre Luisa di avermi amato anche quando mi sono comportato da egoista e non le davo nulla in cambio. Quei mesi sono stati fecondi per lei e per me, difficili ma molto fecondi. Se oggi siamo più uniti che mai è partito tutto da quella scelta d’amore che Luisa non ha mai messo in dubbio!

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Viva la carne !

Siamo in pieno Carnevale e quanti bei ricordi penso tutti abbiamo delle feste di questo periodo, sia da bambini che da giovani!

Non sappiamo con esattezza l’origine della parola ‘carnevale’. Forse proviene da car navalis, che alluderebbe al rito della nave sacra portata in processione su un carro; oppure magari deriva da carnes levare (“togliere la carne”) o anche carne vale (“addio carni”) con il riferimento al successivo inizio del digiuno quaresimale.

Io propenderei per correlare “Carnevale” alla ‘carne’ intesa come la nostra tendenza al piacere corporeo. Difatti in questo tempo l’amore fisico è espresso e celebrato, anche visibilmente, specie in alcuni paesi. Tant’è che, quando ero novizio e arrivava il Carnevale, da domenica a martedì-grasso, si usava fare un tempo speciale di adorazione eucaristica con l’intenzione precisa di riparare gli eccessi morali.

I suddetti eccessi poi, nei tempi che furono, si giustificavano di proposito per l’imminenza della Quaresima e la sua sequela di penitenza e vita più rigida con l’esito di finire per contrapporre i due momenti, quasi fossero il diavolo e l’acqua santa.

Ma, andando più in profondità, si vede come anche tutto ciò si collega a un insegnamento cristiano: Quaresima e Carnevale sono le due facce di una stessa moneta ossia la corporeità e spiritualità di cui è formata la persona umana. Non possiamo vivere uno e fare a meno dell’altro, non solo nel senso, come direbbe il libro del Qoèlet, che c’è un tempo per tutto ma che non potremmo vivere bene spiritualmente la Quaresima senza che il nostro corpo sia trattato adeguatamente, senza che la “carne”, la nostra fisicità, riceva la sua parte dovuta. Evidentemente non mi riferisco alle esagerazioni ma ora voglio spiegarmi meglio.

Dico cose ovvie e venali? Per qualcuno sì probabilmente ma in realtà la cultura post-moderna che viviamo è solo in apparenza amante di tutto ciò che è sensibile e fisico, sembra idolatrare la materialità quando in realtà ha messo le emozioni e i sentimenti al centro di tutto, slegandoli dal resto della persona. E il corpo vale non più in sé e per sé ma nella misura in cui è sentito e percepito emotivamente. Il nostro baricentro oggigiorno non è né la ragione e nemmeno il fisico ma l’emotività. Tra le altre cose questo è il nocciolo della gender theory per cui si proietta sul proprio corpo ciò che si sente, in modo fluttuante e volubile.

Il filosofo Charles Taylor (1931), uno dei più grandi pensatori cattolici attuali, nella sua opera “L’età secolare” (2007) introduce il concetto, caro anche a Charles Péguy (1873-1914), per spiegare uno dei prodotti del secolarismo e lo chiama “excarnation” o “disincarnazione”.

Taylor vuole mostrare come la “disincarnazione” ha prodotto l’esatto contrario dell’Incarnazione. Cioè, se Gesù, assumendo in tutto e per tutto la nostra natura umana, la nostra carne, ha dato al corpo umano una dignità assoluta e di conseguenza anche il modo giusto ed equilibrato di trattarlo, invece la secolarizzazione, negando ogni valore a ciò che è trascendente, ha di fatto ha “disincarnato” lo spirito, l’anima, la mente, Dio, ecc. dal corpo. Risultato? Una forma di “schizofrenia” in cui apparentemente si esalta il corpo ma dove a governare adesso, come già sottolineato, è la nostra sfera emotiva, che funziona più o meno come la banderuola nelle case di una volta.

Il sacramento del matrimonio segue invece, pari pari, la stessa logica dell’Incarnazione. Unisce le sfere distinte della persona umana (lo spirito, la razionalità, la dimensione psico-somatica dell’affettività e il corpo) e porta la persona a relazionarsi in modo armonico, grazie allo Spirito Santo, in primis con il proprio coniuge. La grazia matrimoniale onora il corpo perché è il segno visibile con cui si manifesta l’amore divino!

Perciò quanto è importante per una coppia che la parte fisica sia integrata armonicamente con la sfera razionale, affettiva e spirituale. Come diceva S. Agostino, “la pace è la tranquillità dell’ordine” (La Città di Dio, 19, 13: PL 41, 640), se nella nostra persona regna tale armonia e non ci sono “schizofrenie” in corso, allora sperimenteremo una profonda pace e gioia. Celebriamo bene quindi il Carnevale, divertiamoci un sacco, beviamo, mangiamo e ridiamo a crepapelle per essere poi pronti a impegnarci ad una Quaresima meravigliosa. E come diceva un mio caro confratello, in questo Carnevale, “divertitevi e credete al Vangelo”.

Padre Luca Frontali

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