E l’Amore in voi sposi divenne visibile e venne ad abitare in mezzo a noi

Care coppie,

pensando a voi, vi immagino frastornate dal cenone e festa di fine anno, oppure stanche per gli spostamenti per andare a trovare i familiari o per aver ospitato voi i parenti, appesantite per aver osato un po’ di più a tavola. Ma soprattutto scommetto che siete pensierose per il nuovo anno: che accadrà in questo 2022? Sarà un anno migliore o peggiore del precedente?

Non sappiamo oggi quello che accadrà fino al prossimo San Silvestro. Quel che è sicuro è che il Signore è con noi. Il Vangelo di oggi è lo stesso della Messa del giorno di Natale, e la Chiesa vuole ricordarcelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Penso che ci interessi capire come Gesù resti in mezzo a noi: come si fa carne Gesù oggi nel 2022? Cioè, come si rende presente?

Di certo è nell’Eucarestia, la Sua Presenza costante e reale, fino alla fine dei tempi. Ma lo è anche in voi sposi. Voi coppie siete lo scrigno che contiene la Presenza abituale dell’amore di Dio.

Esprime meglio la presenza di Dio una coppia che la facciata delle vostre parrocchie. Se togliessimo il Santissimo dalle vostre chiese, rimarrebbero edifici più o meno belli, in base alla perizia e bravura degli architetti e decoratori. Invece la Presenza di Dio in voi coppie è stabile, non si può togliere, è permanente. La si può coprire di spazzatura (il peccato) o la si può ignorare (distrazioni varie), ma non cancellare. È un po’ come la brace sotto la cenere, basta il soffio dello Spirito e subito la fiamma riprende vita e vigore. L’augurio per voi, carissimi sposi, per il 2022 è di sperimentare personalmente questa frase di Papa Francesco: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (Amoris Laetitia 315). Possiate vedere e toccare con le vostre mani Gesù vivo e risorto che ha voluto prendere dimora proprio a casa vostra.

ANTONIO E LUISA

Ogni tanto dovremmo ricordarci che Gesù non è solo in chiesa nel tabernacolo. Andate dalla vostra sposa, dal vostro sposo e abbracciatevi. All’interno di quell’abbraccio c’è il noi degli sposi. Quello è luogo sacro, abitato da Gesù vivo e reale, in modo molto simile all’Eucarestia. Questo è un mistero grande. E’ un mistero talmente grande che non ci pensiamo mai. Eppure è proprio così. All’interno del nostro abbraccio c’è Gesù. Il nostro sacerdozio è custodire quella presenza nel dono vicendevole e tenero. Se non capiamo questo e se non facciamo questo, rendiamo vana ogni Messa, ogni preghiera, ogni pellegrinaggio, ogni novena e rosario. Lo scopo della nostra vita non è partecipare a dei riti. Quante volte Gesù ha ripreso i farisei perchè vivevano una fede esteriore. Lo scopo della nostra vita non è altro che custodire e mostrare al mondo quella presenza che è nella nostra relazione. Non serve essere perfetti per questo. Ce lo racconta la Bibbia dove Dio non ha mai scelto di servirsi dei più forti, dei più famosi e dei più importanti. Dio si è sempre servito dei più semplici perchè attraverso di loro si potesse scorgere Lui. Meravigliosa missione la nostra.

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Testimoni dell’amore. Lettera di Papa Francesco agli sposi.

Riprendiamo la meravigliosa Lettera agli Sposi di Papa Francesco. Se volete leggere il primo articolo dedicato cliccate qui.

In un altro passaggio molto interessante Papa Francesco affronta il tema educativo. I genitori come primi educatori dei figli.

Cari sposi, sappiate che i vostri figli – e specialmente i più giovani – vi osservano con attenzione e cercano in voi la testimonianza di un amore forte e affidabile. «Quanto è importante, per i giovani, vedere con i propri occhi l’amore di Cristo vivo e presente nell’amore degli sposi, che testimoniano con la loro vita concreta che l’amore per sempre è possibile!»

Papa Francesco ci mette con le spalle al muro. I nostri figli hanno bisogno di testimoni. Non hanno bisogno di predicatori che dicono loro ciò che è giusto o sbagliato. Certo noi genitori siamo chiamati a dare delle regole e ad aiutare i nostri figli a comprendere ciò che è bene e ciò che è male. Questo però non basta. Dobbiamo essere, almeno cercare di essere, testimoni credibili di ciò che proponiamo loro. Il Papa ci indica anche la strada. E’ importante dare testimonianza di un amore forte ed affidabile. Non riguarda solo l’amore che rivolgiamo ai nostri figli. Riguarda, prima di ogni altra cosa, l’amore che i nostri figli hanno bisogno di vedere tra di noi. I nostri figli sono frutto del nostro amore di sposi e per loro non c’è nulla di più bello e forte che essere consapevoli che sono frutto di qualcosa di bellissimo che è proprio l’unione di papà e mamma. Non significa che non ci vedranno mai in crisi o in momenti di difficoltà e di sconforto. Significa che vedranno papà e mamma capaci di perdonarsi sempre, capaci di un bacio e di un abbraccio, capaci di aiutarsi ed ascoltarsi. Capaci di volersi bene, nonostante i limiti che hanno e in ogni situazione della vita. Capaci non perchè sono perfetti e non sbagliano mai, ma capaci perchè sanno chiedere scusa e ricominciare. L’amore che vedranno tra il papà e la mamma sarà il primo esempio che custodiranno nel cuore e che influenzerà poi il loro modo di approcciarsi all’amore e alle relazioni affettive.

La paternità e la maternità vi chiamano a essere generativi per dare ai vostri figli la gioia di scoprirsi figli di Dio, figli di un Padre che fin dal primo istante li ha amati teneramente e li prende per mano ogni giorno. Questa scoperta può dare ai vostri figli la fede e la capacità di confidare in Dio.

Per noi genitori cristiani la Messa dovrebbe essere un momento fondamentale. E’ quel momento in cui riconsegniamo i figli al Padre. Riconosciamo che l’origine della loro vita non siamo noi, che la loro felicità non dipende soltanto da quanto sapremo dargli, dalla formazione scolastica, dalle attività sportive, culturali o musicali. Tutte belle cose che possono servire a fruttificare i loro talenti umani e spirituali, ma che non possono bastare. E’ necessario che comprendano che tutto ciò che fanno può acquistare il giusto valore e il giusto senso se letto alla luce della vita eterna e dell’amore di Dio. Solo se riusciremo a trasmettere loro il desiderio di incontrare l’amore di Dio potremo dire di essere riusciti a dare ai nostri figli gli strumenti per vivere una vita piena e realizzata. Certo non dipende solo da noi, entra in gioco la loro libertà e possono anche rifiutare il nostro Dio, anzi è bene che lo rifiutino perchè possano trovare il loro Dio, fare il loro incontro personale con la misericordia del Padre e l’abbraccio tenero di Gesù e della sua dolce mamma Maria. Solo riconsegnandoli a lui, sono convinto che, qualsiasi cosa accada, la loro non sarà una vita buttata, ma vissuta alla luce di qualcosa per cui vale davvero la pena vivere, sarà una vita che guarda ad un orizzonte eterno e a un amore infinito. Credo che con le sue parole il Papa volesse esprimere proprio questo desiderio che ogni genitore cristiano dovrebbe custodire nel cuore.

Con il prossimo articolo proseguiremo insieme nella lettura di quanto il Papa ha voluto consegnarci attraverso la sua lettera. Nel frattempo spero che anche questa breve riflessione possa esservi utile.

Antonio e Luisa

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Matrimonio da preparare e vivere con le tre F!

Un matrimonio fin dal suo inizio va preparato. Non negli addobbi e nei servizi offerti in quel giorno, ma serve prepararlo dal dì dentro, dal cuore! E in questa preparazione ci vuole l’impegno di entrambi, la libera volontà di entrambi ad andare in quella direzione, nonostante le proprie differenze caratteriali, capacità, carismi e tempi che non sono uguali. Entrambi, lui e lei, devono camminare nella stessa direzione. Un matrimonio fin dal suo inizio deve dirsi Felice, Fecondo, Fedele.. ed è il frutto dell’impegno generoso, della ricerca, della preparazione che ambedue gli sposi devono metterci. Nulla può essere lasciato in balìa della superficialità, dell’improvvisazione. Da una scelta matrimoniale dipende tutta la vita di una persona, dipende tutta la tua vita, e la sua! 

La vocazione matrimoniale non si improvvisa, ma come per le altre vocazioni ci si prepara! Come un calciatore si allena tutti i giorni e con fatica per riuscire, così per svolgere un lavoro si studia tanti anni e si apprende il mestiere prima di svolgerlo, così un giovane che pensa al Sacerdozio non viene ordinato subito dopo la sua scelta, ma entra in seminario, si prepara. Così è per il matrimonio! Un matrimonio è da allenare, è da preparare, è da rinnovare continuamente.. per non fallire nel futuro, devi prepararti ora!! 

Devi cercare la bellezza del matrimonio, il significato della grazia sacramentale, il Mistero Grande dell’amore sponsale! Nessuno diventa calciatore se non guarda mai una partita di calcio, non puoi imparare a cucinare se non conosci gli ingredienti. Dove attingi per alimentare il tuo matrimonio? A chi guardi? Cosa leggi? Con chi parli? Un tempo c’erano i genitori o i nonni testimoni dell’amore fedele. Oggi a chi guardi? 

Sposarsi in Chiesa significa accettare l’impegno di continuare senza sosta a ricercare l’unione fra noi due. L’unione matrimoniale va continuamente, incessantemente riedificata e costruita. Lasciando sempre spazio alla creatività dell’amore. Sposarsi è firmare un contratto con l’amore senza scadenza, dove se ti impegni continuerai a giocare, ad essere in prima linea, perché l’amore non sfiorisce ma matura e dona frutto! 

Essendo stati battezzati in Cristo, e ancor più in forza della grazia che ci vien data con il sacramento delle nozze, si è chiamati a diventare partecipi e testimoni viventi dell’amore di Dio, verso gli altri, verso le altre coppie che cercano “coppie guida” a cui guardare, a cui ispirarsi. Un compito enorme che ci vien dato ma che mettiamo in atto, non per forza compiendo grandi opere in parrocchia, ma nel nostro semplice vivere l’amore sponsale di tutti i giorni, nel luogo dove dimori. Vivi il tuo matrimonio, la tua famiglia scoprendo, ricercando, allenando e vivendo l’amore sponsale. 

Quali possono essere gli esercizi per un buon allenamento pre-matrimoniale? 

Ritorniamo oggi su 3 ingredienti: FELICITA’, FECONDITA’, FEDELTA’

FELICITA’: L’uomo vive per essere felice. Ricerca la felicità costantemente, e in qualsiasi modo. Di solito si cerca la felicità, o forse meglio dire benessere, in quelle cose o relazioni che ti soddisfano subito, e che in qualche misura ti fanno godere in quell’istante. Ma poi come un fiammifero, fanno presto a consumarsi, lasciandoti l’amaro in bocca. La vera felicità si conquista passo dopo passo, imparando ad amare e lasciarsi amare. A dire bene dell’altro, accogliendo tutto di lui/lei anche le parti più deboli o diverse dalle tue. Essere Felici vuol dire lasciare libero l’altro di saperti amare come può, con quello che ha e scoprire che c’è un Bene per te, che non trovi nelle cose di questo mondo ma risiede nel cuore di Dio. Essere felici è riconoscere che chi hai accanto non te lo sei trovato da te, ma ti è stato donato. E come tutti i donatori che si rispettino, con quel pacco regalo, ti sta dicendo tutto il Suo Amore per te. Ti vuole felice! Perché ti AMA! 

FECONDITA’: Una relazione felice è in sé feconda, perché porta vita, unisce un ragazzo e una ragazza, con le proprie sfere sociali che vivono, i primi amici, le proprie famiglie, i propri interessi, allargando quello che era lo sguardo di uno, a due persone. Una relazione è feconda perché i due non vivono chiusi in sé stessi, ma restano aperti agli altri, perché l’uno è spinta e trampolino per l’altro. In una relazione feconda, l’altro è colui che cercando il mio bene, mi aiuta a crescere come persona, a crescere nell’amore e a vedere la bellezza che abita attorno a noi.  

Il matrimonio è anch’esso, in sè fecondo fin dal suo inizio. Perché non è un atto privato, ma che coinvolge la comunità. È fecondo perché porta quella gioia, quella felicità fin dall’annuncio sponsale, è fecondo perché dona vita, è annuncio di vita bella, piena: “ci sposiamo” = la vita ha vinto, l’amore ha vinto. È bellezza che contagia! È emozione che raggiunge. Il matrimonio è fecondo perché unisce due famiglie, quella dello sposo con quella della sposa. È fecondo perché lasciando tuo padre e tua madre, diventi una nuova pianta che non sta più nel vaso di famiglia. È come quando separi un germoglio dal vaso iniziale. 

È fecondo dal giorno dopo le nozze, perché i due sposi si son promessi un amore eterno che non finirà, un amore che guarda alla vita! Non è un amore con scadenza, come la vita dei figli non ha scadenza, non facciamo un figlio per 10 o 20 anni, così come non ci amiamo per soli 10 anni, o finché c’è amore. Ma in eterno ci amiamo, ci promettiamo davanti alla Chiesa e alla comunità di amarci per sempre, così come in eterno doniamo la vita. E se due sposi non possono aver figli? (Ci torniamo in un altro articolo! Qui spendiamo solo un esempio) Un matrimonio è fecondo in ugual misura! La fecondità non è la quantità di figli! Ma l’amore che si genera. Facciamo un esempio orto-botanico. Ci son piante che fanno fiori, e altre frutti, piante che devi trapiantare, dividere, perché crescono e germogliano. Ma ci son piante che non fanno fiori, non fanno frutti, son difficilissime da separare o far germogliare eppure fanno ciò che è più importante, vitale e  fecondo per me, per te: danno ossigeno! Cos’è più vitale? Un fiore o l’ossigeno? Un Pino non fiorisce ma è l’albero che rende fecondo il Natale! Anche voi siete fecondi! 

FEDELTA’: Una relazione è fedele non solo quando non si compie il tradimento più grande e concreto! Ma la fedeltà riguarda ogni piccolo gesto quotidiano con cui dici no a tua moglie, dici no a tuo marito per guardare ad altro! Una relazione è infedele, quando il lavoro ruba lo spazio dell’amore con la tua sposa, o quando gli hobby rubano lo spazio dell’amore con il tuo sposo. Ciò che toglie vita a voi due, è un piccolo atto di infedeltà! Prendiamo questa volta come esempio, una suora di clausura che ha sposato il Signore, e sua fedeltà è la preghiera quotidiana, più volte al giorno. Se dovesse venire a mancare ad uno di questi appuntamenti, perché magari viene trattenuta in cucina e non prega più il vespro, peccherà di infedeltà. 

La fedeltà è un cammino che necessità di regole, ben precise, ferree, senza scappatoie. Appuntamenti a cui non dobbiamo mancare come le Liturgia delle ore per un religioso. Regole che non vogliono essere paletti per non fare il male, ma che ci richiamano ripetutamente al bene, all’amore fedele. Momenti di fedeltà che ci insegnano ad attendere l’amato, e ci preparano ad un incontro bello.

La fedeltà è un cammino che bisogna iniziare a vivere fin dal tempo del fidanzamento, allenando lo sguardo all’amato. E’ infedeltà guardare le altre donne, mogli, spose con desiderio. L’occhio è la nostra porta di ingresso, se pecchiamo con gli occhi, avremo già peccato con il cuore! Grande è un peccato di cuore tanto quanto o forse più di un peccato carnale! La fedeltà è da preparare, non si può arrivare impreparati al giorno delle nozze. Il fidanzamento è un esercitarsi a vedere la tua futura sposa, a donargli tempo, occhi, gesti, attenzioni, desideri.

Da sposi, deve perdurare questo esercizio, questa attenzione, senza lasciare che altri idoli rubino del posto nel cuore. Quando per non amare lui/lei, crei impegni, situazioni, scuse che tolgono gesti d’amore per lui, vivi l’infedeltà. In questa infedeltà possono rientrare i figli, quando tolgono tutto lo spazio fra mamma e papà o la famiglia di origine che rimane presenza pesante fra i due sposi. Il primo amore degli sposi resta il coniuge!

Buona preparazione, buon allenamento al matrimonio! 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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La crescita in coppia

Parlare di crescita in questo periodo non è molto “politically correct”. Si sono già scatenati i meme sui Social in cui si spara a zero su kili, taglie, centimetri, calorie, bilance…

Oggi è la festa della Sacra Famiglia, proprio ieri l’abbiamo contemplata nella grotta di Betlemme e oggi la Chiesa di nuovo ce la mette davanti come il modello a cui tutte le famiglie possono guardare per crescere nell’amore.

Se guardiamo alla vicenda che ci narra Luca dal punto di vista della genitorialità forse notiamo una certa svista in questi giovani coniugi. Non si sono accorti che il loro Figlio si era perso… Certo! Si fidavano tantissimo di Lui, non per nulla la celebrazione del Bar mitzwah, che Gesù ha appena realizzato, significava proprio l’entrata nell’età matura e responsabile. Si comprende bene quindi l’indulgenza con cui lo trattano. Eppure, quale mamma che legge non ammetterebbe che forse avrebbero dovuto avere un occhio in più affinché non restasse indietro? Peut être.

Di sicuro non è stata invano la svista: il Signore ha voluto usare questo contrattempo affinché Gesù desse testimonianza di sé ai Dottori della Legge del Sinedrio e facesse capire Chi era veramente suo Padre.

Il brano, infine, si chiude con quella frase ben nota: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia”.

Tutto ciò, cari sposi, per dirvi come Maria e Giuseppe non erano genitori perfetti. Maria era senza dubbio Immacolata, senza peccato, ma la perfezione non collima con la santità, sono due cose ben diverse. Eppure, con il loro aiuto e la loro mediazione, Gesù è cresciuto come uomo, è stato educato grazie al loro esempio. Se Gesù è cresciuto, è perché loro due per primi lo hanno fatto!

In questa festa, chiediamo quanto stiamo crescendo come coppia in “sapienza, età e grazia”. Quanto la grazia del sacramento prende possesso del nostro amore? Quanto la fede, la speranza e la carità sono presenti tra noi due? Siamo fermi o siamo in cammino?

Non è per scoraggiarsi ma solo per capire che la vita di coppia è chiamata a crescere, che “il Gesù” che abita in voi vuole crescere con voi, passo dopo passo, nel corso degli anni. Perciò cari sposi, coraggio, continuate il cammino con determinazione e fiducia, verso la pienezza del vostro amore.

ANTONIO E LUISA

C’era un programma televisivo che detestavo: SOS tata. Educatrici professioniste che entravano in famiglie alla deriva, dove i genitori erano incapaci ad educare e gestire i figli, e quelle, con poche regole, sistemavano la situazione in pochi giorni. Detestavo quel programma perchè mi immedesimavo con quei genitori. Luisa ed io abbiamo sempre pensato di essere genitori imperfetti. Lo pensavamo prima e anche oggi che viviamo con 4 ragazzi adolescenti. Non è per nulla semplice avere a che fare con loro. Sicuramente commettiamo moltissimi errori. Come dice padre Luca non ci è chiesta però la perfezione. I nostri figli hanno certamente bisogno di regole e di trovare una guida in noi genitori. Credo che la necessità più importante per loro sia però un’altra.

I nostri figli hanno bisogno di due cose: vedere il papà e la mamma che si vogliono bene e vedere il papà e la mamma che insieme vogliono bene a Gesù. Cerchiamo di crescere in queste due relazioni e saremo sicuramente anche genitori migliori. Sembrerà riduttivo ma vi assicuro che questo è l’essenziale. Tutto il resto sarà più facile se sapremo dare questi due insegnamenti ai nostri figli.

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Amore che dura nel tempo!

Fin dal tempo del fidanzamento creiamo e viviamo il “noi di coppia”. Dopo un tempo di conoscenza, di reciproco scambio di informazioni iniziali, inizia la bellezza del vivere in coppia che si genera dal fare insieme: il fare noi, andare noi, provare noi, organizzare noi, si sogna anche il noi di domani, si progetta il noi, ci si proietta ad un futuro che magari non si tocca ancora. E così succede quando si va a vivere insieme, quando si sceglie la casa per noi, la cucina per noi, i mobili per noi, il conto in comune per noi.

Poi spesso quando non c’è più da fare per noi, perché si è già fatto molto, o dopo un periodo di tempo medio lungo in cui tutto è stato vissuto per noi, c’è il rischio di tornare all’io. Di non leggere più la bellezza in quel noi, di trovare in ogni minimo avvenimento della vita una scusa o un problema che mina quel noi di coppia. Piano piano il noi perde bellezza, per lasciare spazio agli hobby e ai piaceri personali, agli interessi che coltivo “io” e non più “noi”. Come se l’altro non ci soddisfacesse più, come se l’altro avesse tradito le nostre attese.

Questo succede perché per nostra natura cerchiamo qualcuno che ci renda felici, siamo sempre alla ricerca della felicità; ma spesso tendiamo a trasformare questo sano e duraturo desiderio in un qualcosa di istantaneo, che dura il tempo che ci soddisfa e poi basta. Quando questo desiderio di felicità lo troviamo in una persona, ci aggrappiamo a lei e quando non ci piace più la gettiamo via, come fosse un utensile Ikea, come fossimo bambini insoddisfatti e stanchi dei propri giocattoli. Come se la felicità fosse un fiammifero che quando non brucia più va gettato.

L’amore è un’altra cosa. La felicità è un’altra cosa.

L’amore maturo in ogni ambito della vita non è mai usa e getta. L’amore è quanto tu ti apri e fai spazio all’altro, è quanto tu ti doni all’altro, è quanto tu ti mostri per quel che sei a quell’altro che costituisce il noi. L’amore non nasce da quanto si riceve, da ciò che mi restituisce. Dalla felicità che l’altro mi dona, dal fuoco o dalla luce che mi offre il fiammifero. Quello è un amore immaturo che è destinato a finire!

È l’amore del bambino che prende il latte dalla mamma, la mamma è tutto per lui! Fonte di felicità, di cibo, di sicurezza di amore. Chi non vorrebbe avere una fidanzata o una moglie, che dona amore quanto una mamma per il suo bambino. Chi non vorrebbe essere quel neonato? Il bambino nella sua natura prende ma non dona. Non scambia. È un amore unidirezionale che ci dona piacere, ma è un piacere sterile.

Amore non è sinonimo di prendere.

Amore è cercare di far star bene l’altro senza aspettarsi nulla in cambio! Amore è donarsi all’altro in veri gesti di carità-amore senza pretendere la propria felicità, senza stare con l’altro perché mi rende felice. Solo così ci si trova ad un livello di gioia infinita più alto, più grande! È l’amore maturo di chi scambia, di chi si lascia amare da gesti gratuiti e ama a sua volta con gesti gratuiti. Un amore che bisogna continuamente ricercare! Perché dopo alcuni anni di vita insieme, di matrimonio, il rischio è quello di sedersi, di perdere quel noi di coppia che ci appiccicava, di ricercare ognuno i suoi spazi, di ricercare dei nuovi piaceri, perché quella minestra che fa mia moglie non è più buona come i primi anni. È in quel momento che dobbiamo ricordarci che la minestra non è la tetta del neonato: prendere se mi fa star bene, prendere senza amare, ma (la minestra) era buona perché io compivo dei gesti d’amore gratuito che rendevano buono anche quel poco che lei mi donava, fosse stato anche un pezzo di pane e un bicchiere di vino, .. perché era l’amore a dare gusto!

I nonni mi hanno insegnato questa frase: “de nuel l’è tuccscoss bell”, che significa che da novelli sposi, o fidanzati, quando la relazione è nuova tutto è bello! All’inizio portarla a mangiare un semplice gelato è volare 3 metri sopra il cielo, dopo se non la porti in vacanza ai Caraibi non voli? ..

Ciò che era bello era che quel gelato lo andavi a mangiare con lei, facendo spazio al noi, rinunciando a un poco di tempo per te. Ora il lavoro, gli hobby, gli impegni dei bimbi o la routine di coppia ti fa rinunciare a quel noi. Ricerchi la gioia, ricerchi l’amore non donando ma prendendolo.

Sia l’avvicinarsi al Natale un rincorrersi di attenzioni di amore gratuito, di gesti fatti per l’altro senza che lei o lui domandi, senza metterli a conta, sulla lista delle cose fatte per lei/per lui, senza aspettarci nulla in cambio, ma come fossimo operatori di carità non stipendiati. La carità che è l’amore come lo scrive San Paolo, ci porterà, ci preparerà ad un Natale diverso! Nascita di amore nuovo! Rinascita di un amore innamorato come da novelli sposi!

Inno alla carità Prima corinzi 13, 4-8; 11  

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. …Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.

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Gesù crede in te – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”:

Un paio di anni fa per Natale ci hanno regalato una minuscola pianta grassa…poverina, era ricoperta da qualche schifezza tossica di color rosso.

Chi l’aveva rivestita di quella sostanza lo aveva fatto per renderla più bella, per renderla più in tinta con il color rosso che a natale “fa tanto” babbo natale più che Gesù Bambino.

Ed è così che la bellezza naturale della piantina veniva soffocata da artifici cosmetici.

Nonostante tutta questa preparazione, era poi stata dimenticata in una stanza per due settimane senza molta luce e senza acqua. Poi qualcuno l’ha scovata e ha detto:

“Ah, questa piantina è per voi! Buon Natale!”

Il suo valore economico sarà stato pari a 0,49 centesimi…ma abbiamo creduto nelle potenzialità di questa piantina e l’abbiamo tenuta provando a darle un futuro.

Per prima cosa l’abbiamo ripulita alla meglio dalla sostanza rossa, le abbiamo dato un po’ d’acqua e messa alla luce del sole.

Ebbene quella piantina da 4 soldi oggi è ancora sul nostro balcone, è diventata più grande, sta facendo nuove foglie e soprattutto ci sta deliziando con dei fiorellini bellissimi!

Sembrano campanelle…campane di Pasqua, come quelle che annunciano la Risurrezione del Signore Gesù.

Ed è ciò che è successo proprio per la nostra piccola piantina. Con un po’ d’acqua e un po’ di luce sarebbe sopravvissuta…ma non è bastato questo: abbiamo “creduto in lei”…ed oggi è risorta, è bellissima!

Forse è quanto accade anche a noi dai giorni del fidanzamento fino ad ogni giorno del matrimonio.

Ci fidanziamo e siamo tutti carini, appariscenti…rivestiti di strati di cosmesi, cercando di farci belli per piacere all’altro.

Poi entriamo nel matrimonio e ci rendiamo conto che le maschere non solo non durano, ma ci soffocherebbero se ad un certo punto qualcuno non ce ne liberasse!

E’ il nostro coniuge che ha questo compito tanto importante quanto faticoso: aiutarci ad essere liberi da tutti quei trucchi che adottavamo per far innamorare qualcuno di noi.

Questo processo è lungo, e spesso i coniugi non si accorgono neanche di quanto possano fare bene all’altro semplicemente essendo sé stessi, coi propri pregi e i propri difetti.

Ora che siamo sposati e non servono più quei trucchi bisogna che lascino il posto alla bellezza vera che ci abita…a quella bellezza di cui, a volte, ci vergogniamo anche.

Dal desiderio di essere amati gli sposi devono passare all’amare.

Dall’innamoramento bisogna passare all’amore.

E questo passaggio può essere doloroso.

Alcuni si erano sposati per avere qualcuno che li facesse ridere e invece si ritrovano a dover asciugare le lacrime dell’altro.

Qualcuno si è sposato per avere qualcuno che lo facesse sentire importante e invece si trova a dover fare da “supporter” al coniuge che spesso si deprime.

E’ una sfida grande che non si vince con le proprie forze.

Non si può vincere con le proprie forze.

E’ possibile vincerla solo ricordandosi che c’è qualcuno che crede veramente in te…

Solo quando scopri che c’è qualcuno che ti ama molto più di quanto ti ami il tuo coniuge e molto molto molto di più di quanto tu pensi di amare il tuo coniuge.

E’ possibile vincere solo quando vedi coi tuoi occhi che Gesù crede così tanto in te che si è giocato la sua stessa vita scommettendo sulla bellezza di cui è capace la tua.

Se scopri tutto questo allora sarai come la nostra piantina sul balcone.

…Smetterai semplicemente di sopravvivere e ti ritroverai a risorgere ogni giorno.

…Smetterai di “tirare a campare” e ti ritroverai a mettere su nuovi germogli.

…Smetterai di far finta di essere bello e ti ritroverai a tirar fuori dal tuo cuore una bellezza così radiosa che commuoverà te stesso per primo.

Gesù ti ama e crede in te.

Fanne memoria nella preghiera e fanne esperienza nell’Eucarestia…e fiorirai.

E fiorirà anche la tua vita ed il tuo matrimonio!

Coraggio, Gesù crede in te…e le campane suonano Alleluja!!!

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Conversione di… coppia

Il tema del Vangelo odierno è la conversione in vista dell’arrivo del Messia. Conversione, è questa infatti la parola chiave del breve discorso di Giovanni, il quale si può dividere in 3 momenti, ciascuno con un senso preciso. Il primo è “preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”; poi il secondo “Ogni burrone sarà riempito e ogni colle sarà abbassato”; infine, “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.

La prima parte è un invito perentorio a cambiare condotta morale, assomiglia molto a un “datti da fare, cerca di correggerti, fai ordine…”. Sappiamo bene quanto questo richiamo, se rivolto a certi nostri modi di fare, ci risulti estremamente pesante da accettare e mettere in pratica. Non è facile mutare forme di vita, i modi di pensare, di parlare. Quante volte sappiamo a memoria la morale della favola o come dovremmo agire ma non ce la facciamo proprio, ci sono situazioni che ci superano. È allora lampante che la conversione suppone sì la nostra buona disposizione, richiede quantomeno la nostra piena disposizione ma non basta assolutamente. Difatti “l’uomo da solo non può operare la sua conversione, è di estrema importanza l’insistenza sull’iniziativa divina” (Dizionario biblico, Francesco Spadafora, voce “conversione”).

Ecco l’assist alla seconda parte: colli e monti saranno o abbassati o rialzati. Qui l’accento va messo sui verbi che sono entrambi al passivo. Generalmente questa forma nella Bibbia manifesta l’azione divina, gratuita e indipendente dalle nostre aspettative.

In terzo luogo, c’è il frutto di tutto ciò: “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”. Storicamente questo versetto di Isaia si riferisce alla profezia del tanto anelato Messia che avrebbe liberato il popolo di Israele, ancora prigioniero dell’Esilio. In senso più figurato, questa parte si può intendere come il frutto che dipende sia da noi ma soprattutto da Dio. Tuttavia, ricordiamolo bene, non si dà l’uno senza l’altro, ci vogliono sempre entrambi. Come direbbe S. Ignazio di Loyola: «prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te».

Fin qui l’accento è stato sempre sulla singola persona. Ma ora vi pongo una domanda: e come fare questo per voi coppie? Evidentemente bisogna essere in due per voler camminare assieme verso la conversione, ognuno con i suoi tempi e ritmi, la sua sensibilità. Certamente è importante volerlo, metterci lo sforzo personale, trovare i tempi e le occasioni. Ma poi cari sposi è tutto a carico dello Spirito Santo! Confidate che in questo Avvento lo Spirito vuole ravvivare la vostra fede, la vostra unione matrimoniale e portarvi all’esperienza di incontrare Cristo Sposo. Invocatelo spesso, personalmente e assieme per essere appunto terreno fertile su cui Lui possa agire.

Penso sia provvidenziale che vi scriva questo articolo dopo aver partecipato a un seminario per coppie, chiamato Talità kum. È stato un fine settimana meraviglioso in cui ho fatto l’esperienza di come il Signore ha il potere di trasformare radicalmente una coppia, di farla passare dalla morte alla vita spirituale, di operare la risurrezione nel cuore e nella vita, anche da situazioni molto complicate.

Care coppie, posso dirvi di aver “visto la salvezza di Dio” incarnata in coniugi normali e semplici. E sono sicuro che pure voi “vedrete” questa salvezza se ci metterete il vostro tutto e vi aprirete all’azione dello Spirito.

ANTONIO E LUISA

Leggendo il Vangelo e le riflessioni di padre Luca mi viene un pensiero. Il matrimonio è proprio quella relazione che con il nostro impegno e la Grazia di Dio può trasformare la nostra vita. Cosa è il matrimonio se non un percorso verso una sempre più profonda amicizia con Dio? Amando sempre più profondamente il nostro coniuge ci prepariamo ad amare sempre meglio Gesù. Ci stiamo preparando alla vita eterna. Non è meraviglioso? Il matrimonio diventa per me e per la mia sposa una vera palestra. Dove non si costruiscono i muscoli e non si combatte il grasso in eccesso. E’ una palestra dell’anima dove si costruisce un amore sempre più vero e dove si distrugge l’egoismo che ci avvelena il cuore.

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La fede in Cristo e i santi reumatismi

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Condividiamo con voi una piccola riflessione scritta il 1° Novembre di qualche anno fa…come leggerete in questo testo….piove…e i reumatismi possono diventare santi

Buona lettura!!!

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Sarà che è un mese che sta piovendo e sarà che oggi è il 1°di Novembre…ma a me, oltre a venir fame (ma questa è un’altra storia) è venuta voglia di scrivere.

Come dicevamo: piove. Ha piovuto tanto e in questi giorni siamo stati costretti a volte a star chiusi in casa.

Ma che bello star chiusi in casa.

Che bello il tepore delle 4 mura che ti avvolgono, del divano che ti racchiude come un panino fa con la mortadella (o con il tofu se siete vegani)…che bello stare a casa mentre fuori piove e tu stai nella tua casetta che è stata costruita sulla solida Roccia.

Si, i tuoi parenti non si aspettavano che alla fine avresti deciso di sposarti e per giunta nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul fatto che avresti pure iniziato un cammino di conversione prima di sposarti.

Ebbene si. Lo hai fatto. Hai fatto la cosa giusta…hai scelto la parte migliore…hai scelto Gesù…hai scelto di costruire il tuo matrimonio sulla Roccia che è Cristo stesso.

Bravo.

E sei li che ti guardi allo specchio e ti fai i complimenti per quanto stai riuscendo a diventare cattolico. Hai perfino indossato un maglioncino sulla camicia ultimamente. Mammamia che cattolicone che sei diventato.

Bravo.

Hai scelto la parte migliore…Bravissimo, ma hai tralasciato alcuni minuscoli dettagli.

Sei sulla Roccia, sei su Cristo che ti dice di seguirLo (ehmmmm….una Roccia che cammina e ti chiede di essere seguita avrebbe già dovuto metterti in guardia…..sei un pò tonto, ammettiamolo).

Ti sei innamorato di Gesù quando con le Beatitudini ti ha fatto sentire compreso…soprattutto hai pensato che almeno tutte le volte che qualcuno ti ha preso in giro perché hai le orecchie a sventola non lo ha fatto invano, ma è servito per aiutarti ad essere beato perché ti perseguitano.

Ma hai dimenticato che oltre alle coccole (poche) e alla stabilità (ancora meno…soprattutto quella mentale) che Gesù ti dona…la Roccia che cammina ti chiede anche di camminare sulle acque…

(pausa riflessiva….ci sei rimasto maluccio eh?)

E ti chiedi: Come sulle acque? Io ho costruito sulla solida Roccia e ora mi ritrovo a dover camminare sulle acque? E’ come se avessi comprato una casa sulle Dolomiti e mi ritrovassi invece a vivere in Laguna a Venezia??? (Me lo avevano detto che ero tonto…).

Ma che storia è mai questa? Voglio essere rimborsato!!!

Io volevo la stabilità: Sole/Cuore/Amore e adesso col diluvio che sta venendo giù devo assecondare mia figlia che vuole andare a fare una passeggiata e mi costringe a bagnarmi i piedi che sono più contento quando stanno così asciutti!!!?

Piove e devo andare con mia moglie a fare la spesa in quel supermercato che appena ci entro mi sento affetto da NOIAlgite mortale!!!

Viene giù l’acquazzone e devo: 1 – Consigliare i dubbiosi 2 – Insegnare agli ignoranti 3 – Ammonire i peccatori 4 – Consolare gli afflitti 5 – Perdonare le offese 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste 7 – Pregare Dio per i vivi e per i morti (e queste cose posso farle anche comodamente dal mio divano…ma poi devo anche:1 – Dar da mangiare agli affamati 2 – Dar da bere agli assetati 3 – Vestire gli ignudi 4 – Alloggiare i pellegrini 5 – Visitare gli infermi 6 – Visitare i carcerati 7 – Seppellire i morti…

Ma insomma…in una parola: comodità addio!!!

Poi guardo il calendario…oggi è il 1° Novembre…festa di tutti i Santi e penso velocemente a qualcuno di loro e mi accorgo che sono persone strane…col cuore sulla Roccia e i piedi nell’Acqua…persone che hanno attraversato diluvi e temporali con i loro piedi, eppure erano stabili e il loro cuore al calduccio…persone che gli è venuta l’artrosi a furia di “Stareammmollo” nelle vicende del mondo eppure al momento di salutare la vita lo hanno fatto con gioia e in pace.

Penso a san Francesco, che è morto sulla terra umida di Ottobre a Santa Maria degli Angeli e immagino invece il suo cuore seduto stabilmente accanto al trono di Dio.

Che strano…forse il mio matrimonio – visto che mi sono sposato in Chiesa ed ho ricevuto un Sacramento – mi richiede questo: vivere facendomi venire i santi reumatismi, tipico effetto collaterale di un amore stabile su quella Roccia chiamata Gesù.

Tipico di chi segue il Signore ovunque, anche nelle mareggiate della vita.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Il sacramento del matrimonio. Dialogo tra chi lo studia e chi lo vive. (2 parte)

Riprendiamo la sintesi della diretta con don Manuel Belli. Per chi avesse perso la prima parte e volesse leggerla lascio il link.

C’è differenza tra l’essere sposato sacramentalmente e l’essere solo convivente o sposato civilmente? Se no, a cosa serve un sacramento? Se si, perchè solo noi cristiani possiamo avere questa ricchezza e perchè tanti matrimoni falliscono comunque?

Sono temi complessi da affrontare in poco tempo. Partiamo col dire che non è la stessa cosa scegliere di sposarsi sacramentalmente o fare scelte diverse. Il matrimonio è qualcosa che precede il sacramento. Cosa aggiunge quindi la grazia? Sicuramente non è un’assicurazione divina che il matrimonio non fallirà. Dio ti dà tutti i doni necessari ma ricordiamo che Gesù ci ha amato fino alla croce. La grazia non è magia. Il matrimonio è partecipare al mistero dell’amore di Cristo, ma l’amore di Cristo non è costato poco. Il sacramento permette di rappresentare nella propria esistenza la stessa qualità dell’amore di Cristo, ma questo esige tanto da parte degli sposi; serve davvero una conformazione della vostra libertà personale alla missione che vi è stata affidata. Serve davvero, come ho già detto prima, una vita per capirlo e viverlo sempre di più. Noi veniamo da una società dove era scontato credere. Il matrimonio era semplicemente qualcosa che andava fatto. Oggi non è più così! Per questo credo che nel cammino di preparazione al matrimonio debba esserci una ripresa di coscienza della propria vita di fede. Senza la passione per la croce di Gesù e per il Vangelo credo sia difficile per due sposi riuscire nella missione che il sacramento affida loro. Don Andrea Bozzolo, un docente che si è occupato molto del matrimonio, dice proprio questo. La Chiesa ha insistito tanto sull’efficacia del matrimonio nella misura in cui è esplicito il consenso. Ora c’è una nuova necessità da verificare ed esplicitare: la necessità della fede. In che misura il consenso di chi si sposa è espressione della sua fede.

Già Benedetto XVI esprimeva il suo dubbio sulla validità del sacramento in mancanza di una fede matura e consapevole.

Si, perchè adesso ci si rende conto che non è più scontato avere la fede, anche per chi si sposa in Chiesa. Sposarsi in Chiesa cosa comporta poi nella mia vita di sposo se non ho la consapevolezza e il desiderio di conformarmi alla qualità dell’amore di Gesù sulla croce? Il sacramento diventa qualcosa sullo sfondo, qualcosa di insignificante nella vita e nelle scelte di tutti i giorni. D’altronde il matrimonio c’era anche prima di Gesù. Quando Gesù ha istituito il sacramento del matrimonio? Il matrimonio non è stato “inventato” da Cristo, esiste fin dalla creazione. Si parla infatti di sacramento naturale. Gesù perfeziona quello che da sempre è nella storia e permette di realizzarlo in pienezza. Dio imprime in un uomo e una donna che si amano, che si promettono alleanza e che sono aperti alla generatività, il suo sigillo, da sempre. In ogni relazione dove ci sono tutti e tre questi ingredienti c’è già un segno di Dio. Segno che Gesù, attraverso il sacramento, perfeziona e rende pieno.

Torniamo a Gesù quando parla del matrimonio. Gesù dice che fin dalle origini era prevista quella relazione che tu spieghi bene ma che per la durezza del cuore degli uomini non era stata sempre possibile concretizzare tanto che nella Legge era previsto il ripudio. Quindi è sempre un problema di apertura del cuore alla grazia. Gesù ci dà la possibilità di tornare con la forza redentrice del sacramento all’amore delle origini.

Quella pagina è meravigliosa. Gesù ha la “pretesa” di dire una parola sulla Creazione. Con autorità dice cosa sta all’inizio. Prende la stessa autorevolezza del Creatore e racconta come era all’origine. All’origine c’è una fedeltà eterna con cui Dio imprime il Suo sigillo sulla relazione uomo-donna nella Creazione. Quindi ogni volta che un uomo e una donna si amano in questo modo sulla terra stanno dicendo qualcosa dell’amore di Dio. E’ importante che gli sposi ne siano coscienti. Non sono senza peccato ed è importante prendere coscienza della salvezza che ha operato Gesù nella loro vita e nel sacramento per mostrare quell’amore. Solo così due sposi possono sentirsi all’altezza di quel compito. Per questo insisto nel dire che senza fede anche il matrimonio diventa troppo esigente, diventa difficile se non impossibile vivere questo tipo di amore in pienezza. Non può esserci una “manutenzione” del matrimonio senza una “manutenzione” della fede.

Quanto è importante vivere il matrimonio all’interno di una comunità che si nutre dello stesso pane spezzato?

E’ fondamentale. C’è un legame fortissimo tra l’Eucarestia e tutti gli altri sacramenti. Eucarestia e matrimonio si parlano a vicenda. Entrambi esprimono tutto quello che c’è dentro nella grazia di Cristo. Un uomo e una donna che si amano nella forma dell’amore di Cristo Crocifisso stanno mostrando l’amore di Dio e nell’Eucarestia c’è dentro tutto quello che c’è da comprendere di Gesù. In entrambi i sacramenti c’è dentro il DNA della rivelazione cristiana ma si devono parlare. Due sposi che vivono l’Eucarestia stanno andando alla sorgente. Si stanno alimentando di ciò che poi sono chiamati ad esprimere nella loro vita coniugale.

Ultima domanda ma credo la più interessante. Io ho scritto nel mio libro di prossima pubblicazione, “Sposi profeti dell’amore” edito da Tau Editrice, che quando io faccio l’amore con mia moglie posso capire cosa sia l’Eucarestia e quando guardo l’Eucarestia posso capire qualcosa della grandezza e della sacralità dell’amplesso tra gli sposi. Cosa ne pensi?

Vuoi crearmi problemi insomma! Su questo argomento ho scritto un articolo che ha creato un po’ di fraintendimenti. Associavo l’eros all’Eucarestia. Mi dai occasione di spiegarmi. L’eros è una forma dell’amore. In greco ci sono due parole per esprimere l’amore: eros e agape. L’agape è l’amore oblativo di dono mentre l’eros è l’amore che suppone un corpo, l’aspetto pulsionale e l’aspetto del desiderio. L’agape è più attivo (io che dono) mentre l’eros è più passivo (io ho bisogno di). Servono entrambi. Eros senza agape può diventare addirittura violenza, mentre l’agape senza eros è irrealistico. Noi non amiamo sulle nuvole. Amiamo con un corpo, con dei desideri e delle passioni, amiamo nella carne. L’amore che Gesù ha avuto per le persone e per il Padre è agape certamente, ma Benedetto XVI, in Sacramentum Caritatis, dice che è anche eros. Nel senso che Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. La passione ci dice che Gesù ha sentito, ha patito e ha scritto addirittura sulla sua carne, l’amore che ha avuto e donato. Questo intendo per eros che si trasforma in agape. Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. Così per gli sposi. Cosa è l’aspetto erotico nella vita di una coppia. E’ la concretezza dell’amore e del dono reciproco. In una coppia di sposi è importante che ci sia l’amore oblativo ma anche l’eros e il desiderio. L’agape si fa eros e l’eros si fa agape. Dove troviamo la sintesi perfetta di questa dinamica sponsale? Nell’Eucarestia. Due persone che si sono promesse alleanza e che sono aperte alla vita e che vivono la propria unione carnale, a me sembra abbiano dentro una particella di Dio. D’altra parte vale il contrario: quando io sposo vivo l’Eucarestia ho il DNA per comprendere che desidero mia moglie e che con lei voglio costruire una storia. Spero di essermi spiegato.

Grazie don Manuel. Una chiacchierata molto interessante che cercheremo di replicare. Alla prossima.

Antonio e Luisa

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Preghiera, quel tempo che non ho 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme a tuo marito? A tua moglie? 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme alla tua famiglia? Ai tuoi figli? 

Tante coppie denunciano la difficoltà di pregare insieme. Spesso è una forma di pudore che si manifesta all’interno della vita coniugale, nonostante il fatto che i due siano abituati alla preghiera, ma.. individuale. Non ci viene di dire al nostro compagno: “preghiamo insieme?” E se lo si dice e lo si fa, spesso si recitano due preghiere in cinque minuti che magari non danno gusto. Se una cosa non dona gusto, non è bella. Come fai allora a dire “wow che bello! Grazie! Preghiamo anche domani!” 

Come dargli gusto allora? 

Come mantenere l’impegno-gioia di pregare insieme? 

La preghiera dev’essere un appuntamento per vivere un tempo di pace, di grazia, di ristoro, di affidamento, di lode, di benedizione e coraggio. 

La preghiera scaturisce dalla fiducia in Dio e non è un’azione passiva ma attiva, perché capace di trasformare le situazioni di ogni giorno, rinnovandone il significato. 

La preghiera rinfranca la nostra Fede. 

Anche noi, Anna e Ste, abbiamo fatto fatica e ancora oggi fatichiamo ad avere un appuntamento costante, giornaliero di preghiera. Se calcoliamo che col coniuge si passano sotto lo stesso tetto (smartworking a parte..) meno di 12 ore di cui tra le 6 e le 8-9 a dormire e nelle altre 3 c’è magari un pasto, e tutte le cinquanta, cento cose che devi fare in casa, o che ti piace fare in casa o fuori : dal tempo di gioco coi figli, al lavare i piatti, al cane da portar fuori, a quel film che non ti vuoi perdere, al calcio in televisione che oramai è h24, al corso di nuoto, all’ora di yoga.. etc .

Il risultato che si ottiene è che la difficoltà del non pregare insieme, risiede in quel “non avere tempo”. Come non darvi ragione! 

Eppure: cristiani sì, ma senza tempo-preghiera a Dio. È un po’ come dirsi studenti e non andare a scuola. 

Il tempo per la preghiera si deve sempre trovare! 

Il tempo è di Dio e a Lui va restituito, non come privazione di qualcosa ma come riscoperta della priorità dei valori che ridanno qualità alla vita, per intessere rapporti di umanità nuova perché rinnovata in Cristo. 

È sulla base di questo che si può scegliere che “stile di vita” avere, è sulla base di questo che la televisione, l’uso dei social network, gli hobby e tanto altro non diventeranno prioritari o addirittura essenziali alla nostra vita. 

Ricordi quando da fidanzato il tempo per “andare a morosa” (come si dice dalle nostre parti..) lo trovavi? Eppure lavoravi anche allora, forse avevi anche più hobby, certo non avevi le responsabilità e i compiti casalinghi che gravano sui genitori, eppure il tempo c’era. Correvi da lei, da lui anche per poco tempo la sera, o gli donavi il tempo di un telefonata, di una videochiamata che era bella, dava gusto. Ti salutavi dandoti un nuovo appuntamento: “E allora vediamoci anche domani”.

Quel tempo per l’amato, si trovava ed era bello. Perché non si può trovare quel tempo con l’Amore? 

Mancanza di gusto? 

Mancanza di innamoramento con Dio? 

Non abbiamo ricette precise da darvi, per pregare insieme, ognuno da innamorato deve trovare il modo di “andare a morosa” con Dio. 

Chi pregando prima dei pasti con tutta la famiglia. 

Chi con un Pater, Ave, Gloria. 

Chi fermandosi davanti ad una candela, dialogando e pregando con il coniuge. 

Chi recitando un rosario, chi solo una decina. (Siamo nel mese di ottobre.. approfittane.. -vedi articolo di padre Luca Frontali, link in fondo al nostro).

Chi seguendo la liturgia delle ore che la Chiesa ci dona, pregando magari il vespro o la compieta insieme. 

Come vedete tanti sono i modi di pregare, l’importante è trovare quel gusto che ti fa dire: “che bello! Grazie! E allora vediamoci ancora domani”.

L’importante è riscoprire quell’innamoramento con l’Amore che non può mancare nella nostra vita di coppia. 

L’importante è dare tempo alla nostra giornata, perché la mondanità e le leggi del mondo non schiaccino il nostro amore per Dio! 

Noi non siamo del mondo, ma siamo di Dio! 

Pensa se lavoro, hobby, impegni ti avessero fatto perdere la ragazza/o tanto anni fa, ora tua moglie/marito.. cosa avresti fatto? 

Non perdere oggi il tempo per Dio Amore, guardalo come un fidanzato/a, datti una regola di vita, una regola giornaliera, scandendo il tempo e mettendo ordine nelle cose che fai e che possiedi. (tempo televisione, tempo cellulare, tempo hobby). 

Sprechiamo un sacco di tempo, togliendolo a chi ci dona il tempo e la vita! 

La famiglia che prega resta unità. (Papa Francesco) Vorremo tendere una mano, tenderci una mano anche a noi stessi, che spesso non troviamo il tempo con Dio. E lo facciamo così, proponendovi di trovarci da questo lunedì sera 10/10 su Instagram per recitare insieme alle 21.30 il Rosario Mariano, domani martedì 11/10 alle 21.30 la preghiera della sera della Chiesa la compieta, mercoledì 12/10 la coroncina della famiglia, giovedì 13/10 il il Rosario della famiglia, venerdì 14/10 il vespro. Un modo per farci assaporare alcuni dei modi per pregare e “morosare” l’Amore. Lasciando che ognuno cerchi il modo più gustoso e bello per pregare con il proprio sposo/a, famiglia, stando con Lui.

Vi aspettiamo! Stay in Prayer!

Link articolo padre Luca https://matrimoniocristiano.org/2021/10/02/ottobre-mese-del-rosario-ottima-preghiera-di-coppia/


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Se uno ti guarda con amore, tu puoi fare la rivoluzione

..di Pietro e Filomena – “Sposi&Spose di Cristo”..

Avete presente quando siete in auto e ascoltate la radio distrattamente mentre cercate di parcheggiare tra una smart di traverso e un cassonetto della spazzatura?

Ecco, a parte il fatto che non si parcheggia vicino i cassonetti della spazzatura e neanche vicino le smart (nel secondo caso perché queste spesso occupano 3 posti pur avendo la capienza di un cassonetto)…dicevamo, a parte queste norme stradali: avete presente quando cercate di dire qualcosa di vero e profondo e sentite un pezzo per radio che vi illumina d’immenso?

Ebbene, qualche sera fa, mentre eravamo in una situazione simile abbiamo sentito una canzone di Jovanotti di qualche anno fa che i vecchi come noi certamente ricordano.

Il brano è Capo Horn…abbastanza cacofonico come pezzo, poco melodioso….che ad un certo punto ti spara questa verità:

uno da solo si può fare molto, può fare la pipì, può addormentarsi
può fischiare, può svegliarsi,
può prendere a sassate dei lampioni,
può rompersi i coglioni
a non finire,
può anche farsi a fette ed impazzire;
ma uno con qualcuno che lo ama e che lo stima e che lo guarda con passione
può anche fare la rivoluzione
.

LORENZO CHERUBINI “JOVANOTTI” – CAPO HORN

Boom!!!

Forte eh?

Fortissimo se lo contestualizzi nel nostro mondo occidentale dove domina la mentalità del “mi sono fatto da solo” .

Ma da soli si va più veloce, insieme si va più lontano diceva un saggio (e ora lo cantano anche i “Me Contro Te”).

Grazie Jovanotti, in due parole hai sintetizzato il cristianesimo. Non vi scandalizzate!

Infatti il cristianesimo prima di essere una religione e ancor prima di essere una Fede…è un incontro. Un incontro con un tale di nome Gesù che ti guarda e in quello sguardo tu vedi tutta la stima del mondo, vedi tutta la passione di uno che si gioca la vita per te…vedi tutto l’amore che c’è!

Ed è allora che puoi fare la rivoluzione, ed è allora che puoi

“Prendere in mano la tua vita e farne un capolavoro”

CFR. SAN GIOVANNI PAOLO II

Yeah!

Che forte il buon vecchio Jova, che forte San JPII

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Stare con il tuo sposo, stare con Gesù!

Con il passaggio delle reliquie di Carlo Acutis in parrocchia abbiamo avuto modo di conoscere di più la sua vita, il suo vissuto.

Sono tante le cose che ci hanno colpito, ma una più di tutte ha suscitato in noi stupore e bellezza: il suo stare con Gesù, il suo stare davanti all’Eucarestia come solo un ragazzino adolescente sa fare.

Quella sera anche noi siamo stati in adorazione con Carlo davanti al Santissimo. Come ogni volta, è stato un momento di intimità speciale. Nel rientrare a casa quella sera però, ci siamo accorti di quanto ci mancano momenti in cui assaporare quella relazione con Gesù, di quanta bellezza ci sia in quello stare di fronte a Lui. È stato e dev’essere un po’ come quando accogli in casa un amico che non vedi da tempo, uno stare che ridona gusto. È come quello stare con tuo marito una sera voi due, che da quando vivi insieme e hai dei figli è un tempo che ti sfugge e che non hai più tanto spesso. Quello stare che ti spinge a dire: “Che bello! Vediamoci ancora domani”. Un po’ come è successo a Pietro, Giacomo e Giovanni quando sul monte con Gesù, non vogliono più scendere. (Mc 9,2-8). È troppo bello stare lì, è troppo bello stare con le persone che ami.

E tu con Gesù, Riesci a percepire questa bellezza ? Riesci ad assaporare questo tuo stare con Lui?

Quanto manca spesso la relazione a “tu per tu”con Lui, una relazione profonda da amico, intima, da sposo. Quanto ci manca quel tempo di intimità per dialogare con Lui. Carlo, -raccontava l’allora cappellano dell’ospedale di Monza – parlava a Gesù delle sue giornate, come fa un ragazzino con il suo papà. In modo semplice e naturale. Che bellezza! È in questo tipo di relazione che rimane il gusto buono dell’intimità con Lui. Saper stare con Gesù e parlargli in semplicità del nostro ordinario. Carlo non ha fatto altro che dialogare con Gesù nel modo in cui era capace in quel momento della sua vita. Quanto ci insegnano i più piccoli. Ci insegnano la semplicità, la genuità dello stare con chi si ama. Spesso cadiamo nelle logiche complesse dell’età adulta, crediamo di non aver niente da dirGli o al contrario cominciamo a fare discorsoni manco fossimo Aristotele e lo bombardiamo di domande e richieste infinite. Che bello invece inginocchiarsi di fronte ad un papà, di fronte ad una mamma, di fronte al proprio sposo, alla propria sposa, e parlargli semplicemente condividendo e comunicando l’amore ordinario che viviamo.

Stare davanti all’Eucarestia è bellezza per il cuore. È parlare del nostro vivere l’amore giornaliero con Lui, Amore Totale!

Ma Come fare a stare con Lui per così tanto tempo, magari ogni giorno?

Il lavoro, la casa, gli impegni, la cura verso il nostro sposo, la famiglia, i figli, dove incastro Gesù nel mio vivere? Nella società di oggi dove tutto corre veloce, e sembra di essere sempre saturi di tanto e di troppo, è difficile. Verrebbe da scriverlo in agenda “STARE CON GESU’”, per fissare con Lui un appuntamento; ovviamente se troviamo spazio, sennò sarà per un’altra volta. Quanto sarebbe invece bello e genuino non scrivere nulla in agenda, e tenerci uno spazio libero, bianco per lasciare che nel riposo trovi spazio l’Amore.

Da sposi, non è sempre facile però trovare questi momenti silenziosi e fermare il tempo. Ma forse il bello sta proprio qui: non possiamo non guardare al nostro vivere l’amore per il nostro sposo, per la nostra famiglia e non accorgerci che in ogni cosa che facciamo, in ogni attività o gesto di cura, lasciamo un’impronta indelebile d’amore. Anche quando ci sembra di compiere il gesto più piccolo e insignificante, stiamo invece mostrando Gesù sposo, Gesù che si fa padre, madre, misericordioso, Gesù che si prende cura, che ci accompagna, che fa festa per noi…

La relazione con Gesù la coltivo, la vivo ogni giorno celebrando i gesti d’amore che la mia vocazione mi chiama a vivere. Così tutto diventa sicuramente più bello e ha un senso!

Ci sono momenti però che tutto questo sembra non bastare.. . E qui veniamo forse al passo in più, all’andare oltre questi primi spunti, al centro del nostro articolo… e Carlo ci ha aiutati a riscoprire ancora una volta qual’è la relazione intima che salva.

Non fermiamoci a un gesto d’amore. Pretendiamo di più ancora.

Il nostro stare con la persona che si ama ci insegna che amare è anche quello stare a contatto, quel baciarsi, toccarsi, abbracciarsi che se è fondamentale in un amore sponsale, dev’essere fondamentale anche nel rapporto con Gesù. Questo rapporto è il centro di tutte le vocazioni.

A volte non basta vivere dei gesti d’amore quale preparare tutti i giorni il pranzo per il marito, o portare la moglie fuori a cena, o regalarle dei fiori, gesti bellissimi dove c’è amore, dove incontri l’Amore. Ma tuo marito, alla sera, lo vuoi anche abbracciare, toccare, salutare con un bacio. È un contatto che ti fa stare bene, che traduce in concretezza l’Amore sponsale. D’altronde qual’è il gesto più alto di Amore per gli sposi? Non risiede forse nel rapporto intimo, sessuale?

Lo stesso è con Gesù, puoi vivere tanti gesti d’amore ma lo vorrai poi Abbracciare, Accogliere, sentire la sua carne viva su di te, stare in intimità con Lui?

Ecco l’adorazione Eucaristica, ecco la sua presenza fisica, ecco quel contatto di cui ci nutriamo e di cui dobbiamo aver bisogno. Un contatto fisico, un contatto visivo, una presenza che ci invade.

Per riassumere, un po’ come per il mio sposo, del quale ho bisogno di perdermi fa le sue braccia e nutrirmi di quel contatto fisico che mi dona pace, mi rassicura, mi fa sentire protetta, accolta, desiderata, così anche con Gesù, ho bisogno di tornare a quel contatto e perdermi in un suo abbraccio. Perdermi in un incontro come la Comunione Eucaristica, come l’adorazione, che è esplosione di Luce, percezione di santità.

Quando ti comunichi a volte sembra di non avere le parole. Voglio parlargli e lo faccio a mio modo, ma mi rendo conto che quelle parole non bastano, e allora resto lì, semplicemente lì, davanti a Lui ad assaporare la sua presenza di cui in quel momento i miei sensi si nutrono.

Che cosa rende così speciale quel rapporto intimo con Gesù?

Concludiamo con un ultimo spunto:

Gesù è Unione sempre!

Stare davanti a Gesù eucarestia ti restituisce una viva percezione di quanto Lui non ti lasci mai solo. E lo faccia mettendoti in intima unione anche con le persone che oggi non sono presenti fisicamente accanto a te. Ti accorgi così di come Lui sia il collante, sia Unione e in quel momento li rende presenti accanto a me, accanto a te, come in un abbraccio. Rende presenti i nostri figli saliti al cielo, la mamma, i nonni Santi Angeli custodi, e gli stessi cari Santi che pur non avendo conosciuto di persona sono entrati a far parte delle nostre amicizie del Cielo, proprio come Carlo Acutis, che è venuto come un amico e ci ha portato questi nuovi spunti di bellezza.

Per altre info su come stare davanti all’Eucarestia, chiedete a lui, maestro a 15 anni di Adorazione! Che bellezza!

Dagli spunti-appunti di Anna

Anna e Ste

Cercatori di bellezza


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Le foto brutte – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Mi guardo intorno in casa…alle pareti ci sono un po’ di foto appese.

Guarda quella! C’è mia moglie con la nostra secondogenita tra le braccia. Sorridono. Come sono belle e che viso angelico hanno entrambe.

Ohi…guarda quell’altra! Eravamo al mare. Viso rilassato, abbronzati e che sorrisi smaglianti. E poi quella che abbiamo messo in soggiorno: è il giorno del nostro matrimonio…ci stiamo sposando. Quanta bellezza in una foto.

Tutto bello, molto bello. E’ tutto così presentabile e siamo orgogliosi di mostrarle ai nostri amici che vengono a trovarci.

Ma mi chiedo…dove sono le fotografie brutte?

Già, dove sono finite quelle in cui le nostre figlie sono sporche di cacca fino al collo e dove sono quelle mosse, quelle in cui sbuffiamo perché non riusciamo a stare fermi perché ci agitiamo perché stiamo litigando?

Sulle pareti nessuna traccia di queste foto.

Guardo nei cassetti…nulla. Non sono neanche qui.

Apro le foto sul PC…dove sono quelle in cui si vede che io e Filomena facciamo fatica a trovare un accordo sul come addobbare l’albero di Natale o quella in cui abbiamo pianto quando in 24 ore ci siamo ritrovati a lasciare la nostra casa dopo un forte terremoto ed abbiamo affrontato le tempeste del discernimento per capire dove o cosa il Signore ci stesse chiedendo?

Non si vedono sulle pareti addobbate quelle foto in cui ti sei sentito una schiappa alle Medie perché 4 bulli ti prendevano in giro…non ci sono, non le abbiamo stampate. Costa troppo stampare quelle foto in cui eri triste.

E quel momento in cui abbiamo saputo di un nostro figlio in cielo…non era degno di una foto? Non eravamo belli con le lacrime che inondavano il nostro cuore?

Eravamo belli, certamente.

Ma forse di tanta bellezza ci vergogniamo.

Ci vergogniamo di mostrare in questo mondo di plastica che siamo fatti di carne.

Che spesso siamo mossi e sfuocati, che il più delle volte la vita ti scatta foto al buio e senza flash…che gli occhi rossi non basta un’ APP per cancellarli.

Eppure guarda i santi, si…i santi. Sempre loro.

Ci sono dipinti (i più falsi) che li ritraggono in estasi e nella gloria di Dio…ma i più coraggiosi e fedeli li hanno ritratti nello sconforto.

Di san Francesco, ad esempio, a Greccio c’è un dipinto stupendo: è lui col fazzoletto che si asciuga le lacrime. Non sono lacrime di gioia, né di amore…sono le lacrime che i suoi occhi ammalati secernevano senza un motivo spirituale. Era una malattia.

Ti immagini farti scattare una foto mentre sei a letto con la febbre…mentre hai la cervicale infiammata. La appenderesti in corridoio?

Forse no, non ti riconosci se non nelle storie e nei filtri di Instagram…

…eppure allo specchio al mattino somigli ad Homer Simpson più che a Ken…i tuoi capelli di madre sono più simili nell’aspetto e nella tinta a quelli di Marge Simpson…più che a quelli della Barbie.

E i video? Ti faresti fare un video mentre litighi per un parcheggio o mentre fai a gara col tuo carrello della spesa per superare il vecchietto che alla cassa ci metterà un’ora per riempire di domande la cassiera prima che di prodotti la sua busta?

Nel tuo processo di canonizzazione un giorno vorrai che i giudici al processo vedano solo le belle foto, i bei video…mentre sai cosa faranno i giudici? Intervisteranno la tua vicina di casa!

Non te l’aspettavi eh?

Come nascondere che urlavi come un forsennato con le tue figlie perché non volevano mettere le scarpe prima di uscire?

Come nascondere che i tuoi “rumori” casalinghi somigliavano più a quelli che senti nelle bettole, più che alle musiche angeliche che ascolti a teatro quando danno l’opera?

Ti vergogni eh? Beh…a noi capita spessissimo. Vorremo dare un’immagine che in realtà è troppo lontana dalla nostra realtà.

C’è un modo, però, per superare la paura della foto brutta: come sempre guardare a Gesù.

Si, guarda…c’è la crocifissione.

C’è Gesù con i capelli spettinati, strappati…non guarda nell’obbiettivo ma guarda in basso. Nella sua bocca qualche dente è saltato per le bastonate che gli hanno dato. E’ un misto di sangue e terra. Ha le mani bucate e il fianco spaccato. Non riesce a venir bene in foto perché gli hanno messo chiodi anche nei piedi e non riesce a stare in piedi. A veder bene…non sta in piedi perché pende morto da una croce di legno piena di schegge e tarli.

Non è lo spettacolo più bello. Anzi? Non è forse questa la “foto” più bella che abbiamo di Cristo?

Non è pettinato, non brillano i suoi occhi blu di Zeffrirelliana memoria, non sorride, non è bello, non è presentabile, ma sta amando fino alla fine. E alcuni lo guardano e quello che vedono cambia la loro vita.

Alcuni vedono un uomo morto, altri vedono un uomo che ha capito che la vita va donata fino all’ultimo graffio, all’ultima goccia di sangue.

Ancora oggi ci sono persone che innanzi a quella “foto” trovano la via della felicità e comprendono che somigliando a quell’uomo in quella fotografia brutta…possono essere felici.

Va a guardarti allo specchio: a chi somigli? Somigli al tuo idolo bello e pulito o al tuo Cristo, sporco, innamorato, morto e risorto?

Buona visione.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Matrimonio dono totale!

Il matrimonio cristiano non è un insieme di diritti e di doveri che si contrattualizzano, ma è un dono reciproco tra un uomo e una donna in cui entrambi si donano e offrono all’altro l’anima, il cuore, il corpo, il futuro, la vita che si vive, mettendola nelle mani dell’altro perché la possa vivere mischiata alla sua, che a sua volta la dona e mischia.

Il matrimonio è far scendere sugli sposi la Grazia dello Spirito Santo che abiterà il loro dono totale. Totale, anima e corpo. Gli sposi decidono di abitare insieme, di vivere gli stessi locali, di dividere lo stesso letto, di usare lo stesso bagno. Ma non basta.. di condividere le stesse gioie e  fatiche. Di farsi carico del bene dell’altro, di esser parte della vita altrui perché sia una vita votata all’amore. Ma non basta. È un dono totale perché mette da parte il mio a favore del tuo, perché mi insegna a scegliere il tuo bene prima del mio, che vuol dire saper lasciare qualcosa di mio, per amor tuo. Non è un dono che salva una parte di me, “ti sposo ma il calcetto non si tocca”, ma ti sposo in modo totale! 

Non vuol dire vivere una vita castrata,in cui i propri hobby sono chiusi in cantina. Ma una vita in cui guardi prima al tuo amato e poi al tuo hobby. 

Perché la bellezza dell’amore se vissuta in pieno, fino in fondo, sarà più appagante, più grande del piacere hobbystico

“Non cerco la ragazza perché non potrò più andare in montagna”.. ma cosa è più grande l’amore o lo scarpone? .. equivale a dire: “Non cerco la ragazza perché sono ricco dei miei soldi, del mio bene, delle mie capacità, dei miei hobby, della mia compagnia, a cui non voglio rinunciare..” … 

Ci raggiungono veloci i tanti ammonimenti biblici, tanti, (ne riportiamo alcuni): 

Matteo 19,16-26 Il giovane ricco ([21]Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». [22]Udito questo, il giovane se ne andò triste)

Luca 12,13-21 il ricco stolto (Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. [20]Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?)

Salmo 115 l’unico vero Dio (4]Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. [5]Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, [6]hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. [7]Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. [8]Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida.)

Stolto chi rimane incastrato nel suo mondo di piaceri, non accorgendosi che l’età passa, che tutto cambia, che di quei piaceri di cui è piena la cantina un giorno non rimarrà che un museo di antichità. 

Saggio è chi comprende di vivere per amore, amando, spendendo la vita nell’amore, scegliendo di far spazio, di donare, di rinunciare. L’amore ridonerà tutto più grande, bello, ingigantito. 

Sir 2,10 “Chi si è fidato del Signore ed è rimasto deluso?

L’amore non ama 5 giorni su 7, ma 7 su 7. 

L’amore non va in vacanza, o si prende pause, ma è una ruota che gira sempre e prende velocità. 

L’amore è avere un pezzo di pane, solo uno e dire: lo dono a te.  Gesù spezza il pane per i suoi amici, ma in quel gesto Lui non ne prende, dona tutto. Quella sera, lui non mangia. 

Amore è donare tutto all’altro, non le briciole, non la metà calcolata, è rimanere con le mani vuote ma con il cuore che sarà pieno di un amore più grande.  Tu quanto pane doni al tuo sposo, alla tua sposa?

Il matrimonio è un dono totale, perché non riguarda solo quello che si vive, e i beni materiali, e gli spazi abitati ma riguarda anche il corpo, l’unica cosa che ti segue ed è tuo prezioso fin dalla nascita. 

Il matrimonio è trovarsi nudi davanti ad uno specchio, senza niente, senza casa, senza soldi, senza affetti, senza beni, senza hobby, senza idoli, senza un lavoro, senza macchina, senza niente! Niente.. togli tutto .. tieni solo un crocefisso nella stanza, segno del Padre che ti ama. Poniti davanti allo specchio, nudo… fermati, guardati e accogli il tuo corpo, è tutto ciò che hai, è come ti ha voluto Lui, quando lo amerai, offrilo a lei, offrilo a lui. Amandoti! Perché sei prezioso come sei.. offrilo in libertà di cuore, in pienezza di amore. 

Ho solo questo mio corpo, te lo dono. 

Questo è il matrimonio dono totale! Non la bellezza di un piacere da vivere nel letto, ma il comprendere che tutto doni, tutto offri. 

Forse troppo si pensa al piacere e poco a dar valore al dono totale che un gesto d’amore contiene. Spesso non riusciamo a leggere la totalità del dono del nostro corpo, perché in quello scambio di doni d’amore, il piacere sminuisce la nostra nudità, la rende cieca. 

Quando doni una caramella non vivi un piacere come quando doni il tuo corpo facendo l’amore, ma comprendi bene che non è la stessa cosa. 

Che bellezza è sperimentare il dono del corpo, come dono di tutto ciò che ho. 

Difficile da ricercare, ma bellissimo da vivere. 

Con queste immagini vi auguriamo buon matrimonio. Buon dono totale. 

E concludiamo con un incoraggiamento perché viene anche a noi da interrogarci e comprendere come anche la nostra vita matrimoniale non sia sempre dono totale. Come gli impegni, il lavoro, gli hobby o la squadra del cuore prendano spazio, scalino la totalità dell’amore. È normale, siamo umani, e umanamente pecchiamo. Ma siamo in cammino insieme fratelli e sorelle, figli di unico Padre, in unità con i nostri sacerdoti e consacrati e abitati dallo Spirito Santo e dalla Grazia del sacramento del matrimonio che ci rende testimoni dell’amore di Dio e per tanto capaci di amare donando come Lui, fino in fondo. 

Non possiamo contare sulle nostre forze per amare in modo totale ma sulla grazia che ci è stata data che fa di noi i suoi sposi, e che rende il nostro amore totalmente sponsale. 

by Cercatori di bellezza


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Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Gesù è vivo !

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

By Cercatori di bellezza


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“Gesù ci vuole coi reumatismi!”-Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro e Filomena “Sposi&Spose di Cristo”

Condividiamo con voi una piccola riflessione scritta il 1° Novembre scorso…come leggerete in questo testo….piove!

E speriamo che in questa estate calda parlare di pioggia possa rinfrescarvi il cuore e la mente.

Buona lettura!!!

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Sarà che è un mese che sta piovendo e sarà che oggi è il 1°di Novembre…ma a me, oltre a venir fame (ma questa è un’altra storia) è venuta voglia di scrivere.

Come dicevamo: piove. Ha piovuto tanto e in questi giorni siamo stati costretti a volte a star chiusi in casa.

Ma che bello star chiusi in casa.

Che bello il tepore delle 4 mura che ti avvolgono, del divano che ti racchiude come un panino fa con la mortadella (o con il tofu se siete vegani)…che bello stare a casa mentre fuori piove e tu stai nella tua casetta che è stata costruita sulla solida Roccia.

Si, i tuoi parenti non si aspettavano che alla fine avresti deciso di sposarti e per giunta nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul fatto che avresti pure iniziato un cammino di conversione prima di sposarti.

Ebbene si. Lo hai fatto. Hai fatto la cosa giusta…hai scelto la parte migliore…hai scelto Gesù…hai scelto di costruire il tuo matrimonio sulla Roccia che è Cristo stesso.

Bravo.

E sei li che ti guardi allo specchio e ti fai i complimenti per quanto stai riuscendo a diventare cattolico. Hai perfino indossato un maglioncino sulla camicia ultimamente. Mammamia che cattolicone che sei diventato.

Bravo.

Hai scelto la parte migliore…Bravissimo, ma hai tralasciato alcuni minuscoli dettagli.

Sei sulla Roccia, sei su Cristo che ti dice di seguirLo (ehmmmm….una Roccia che cammina e ti chiede di essere seguita avrebbe già dovuto metterti in guardia…..sei un pò tonto, ammettiamolo).

Ti sei innamorato di Gesù quando con le Beatitudini ti ha fatto sentire compreso…soprattutto hai pensato che almeno tutte le volte che qualcuno ti ha preso in giro perché hai le orecchie a sventola non lo ha fatto invano, ma è servito per aiutarti ad essere beato perché ti perseguitano.

Ma hai dimenticato che oltre alle coccole (poche) e alla stabilità (ancora meno…soprattutto quella mentale) che Gesù ti dona…la Roccia che cammina ti chiede anche di camminare sulle acque…

(pausa riflessiva….ci sei rimasto maluccio eh?)

E ti chiedi: Come sulle acque? Io ho costruito sulla solida Roccia e ora mi ritrovo a dover camminare sulle acque? E’ come se avessi comprato una casa sulle Dolomiti e mi ritrovassi invece a vivere in Laguna a Venezia??? (Me lo avevano detto che ero tonto…).

Ma che storia è mai questa? Voglio essere rimborsato!!!

Io volevo la stabilità: Sole/Cuore/Amore e adesso col diluvio che sta venendo giù devo assecondare mia figlia che vuole andare a fare una passeggiata e mi costringe a bagnarmi i piedi che sono più contento quando stanno così asciutti!!!?

Piove e devo andare con mia moglie a fare la spesa in quel supermercato che appena ci entro mi sento affetto da NOIAlgite mortale!!!

Viene giù l’acquazzone e devo: 1 – Consigliare i dubbiosi 2 – Insegnare agli ignoranti 3 – Ammonire i peccatori 4 – Consolare gli afflitti 5 – Perdonare le offese 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste 7 – Pregare Dio per i vivi e per i morti (e queste cose posso farle anche comodamente dal mio divano…ma poi devo anche:1 – Dar da mangiare agli affamati 2 – Dar da bere agli assetati 3 – Vestire gli ignudi 4 – Alloggiare i pellegrini 5 – Visitare gli infermi 6 – Visitare i carcerati 7 – Seppellire i morti…

Ma insomma…in una parola: comodità addio!!!

Poi guardo il calendario…oggi è il 1° Novembre…festa di tutti i Santi e penso velocemente a qualcuno di loro e mi accorgo che sono persone strane…col cuore sulla Roccia e i piedi nell’Acqua…persone che hanno attraversato diluvi e temporali con i loro piedi, eppure erano stabili e il loro cuore al calduccio…persone che gli è venuta l’artrosi a furia di “Stareammmollo” nelle vicende del mondo eppure al momento di salutare la vita lo hanno fatto con gioia e in pace.

Penso a san Francesco, che è morto sulla terra umida di Ottobre a Santa Maria degli Angeli e immagino invece il suo cuore seduto stabilmente accanto al trono di Dio.

Che strano…forse il mio matrimonio – visto che mi sono sposato in Chiesa ed ho ricevuto un Sacramento – mi richiede questo: vivere facendomi venire i santi reumatismi, tipico effetto collaterale di un amore stabile su quella Roccia chiamata Gesù.

Tipico di chi segue il Signore ovunque, anche nelle mareggiate della vita.

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Grazie, Pietro e Filomena.

LA TORAH…UNA LEGGE CHE TI TOCCA IL CUORE!

Dio parlò tutte queste parole dicendo! Es20, 1

Questa traduzione letterale del versetto introduttivo alle 10 Parole, rilascia subito la forza di quanto si vuole esprimere. Dio non dice qualcosa, Dio grida che ha solo un modo di parlare, il suo modo è QUESTO! Parlarti di sé con le tue parole, cioè la TORAH!

La legge che la tradizione ebraica conosce come TORAH, dischiude in sé il dissolversi di ogni equivoco, poiché tale parola viene da una derivazione del verbo Y’ARAH che significa “centrare il bersaglio”. L’intima accezione sponsale della TORAH si scopre nella grande cura che Dio ha per il particolare. Una persona che custodisce la legge, non ha la saccente presunzione di azzeccarle tutte, ma è colui che prende su di sé la fatica di toccare il cuore dell’altro che ha accanto, magari ammettendo di aver paura o di non riuscire ad essere come vorrebbe.

Toccare il cuore dell’altro è un atto nobile che non si inventa o viene per caso, ma nasce da una preghiera coraggiosa che sa piangere, supplicare, stringere i denti e ringraziare quando tutto ti dice di mettere la parola fine. La Torah tocca il cuore di ogni uomo che prega entrando nel Tempio che è il cuore della persona che ama con le parole del Salmo 117:

Io ho amato poiché il Signore ha voluto ascoltare la mia supplica, ha piantato per me il suo orecchio nel giorno in cui io lo invocherò.

Il Signore contempla le nostre suppliche, e pianta il suo orecchio come si pianta una tenda, come venne piantata la tenda dell’Alleanza e del Convegno. Il Signore conficca il suo ascolto nel terreno duro del nostro non sentirsi capiti, per sostenere una dimora che possa fare da atrio ad un incontro tra due debolezze che non hanno altra forza se non ascoltarsi, e cioè toccarsi il cuore!

 È una benedizione per un uomo avere una donna da cui farsi toccare il cuore attraverso l’arte del sostegno e della fiducia.

È una benedizione per una donna aver un uomo che sia quel picchetto, quel tirante grazie al quale la sua bellezza possa dispiegarsi interamente, poiché semplicemente accolta e preceduta in ogni bisogno.

La TORAH non è solo centrare un bersaglio ma ancor prima il verbo Y’ARAH significa condurre\guidare.

La coppia è una TORAH poiché diventa pienamente sé stessa quando non si fonda su un aut aut selettivo, ma quando la gradualità del condurre assume l’errore, la debolezza e la fragilità come norma del vivere e dell’amare. Non si è veramente veloci finche le tue gambe non si sono rialzate dopo una caduta, non si è veramente fedeli finche non hai fatto della misericordia il tuo unico vanto, non si è veramente forti finche non si è incappati nella nostra debolezza.

L’incontro con ciò che non vorremmo mai incrociare nella nostra vita sembra un imprevisto difficilmente esorcizzabile dalla vita di ogni coppia. Anche il vangelo sembra documentare un tale sgradito compagno di viaggio qual è l’imprevisto. A Cana di Galilea quella giovane coppia non aveva di certo organizzato tutto affinchè alla fine il vino mancasse, e pure è mancato. Anche nell’imprevisto Gesù pianta il picchetto del suo ascolto seguendo l’invito della Madre. Alcuni dicono che nel contesto del vangelo, Gesù sia il vero sposo, e sicuramente lo è. Ma se Gesù assume il ruolo dello sposo, gli sposi del vangelo da chi sono significati? È bello pensare che quegli sposi siano simboleggiati dai servitori che avevano attinto l’acqua, i quali avevano ascoltato la Parola di Gesù, e che vengono così descritti da Giovanni:

                                ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua Gv 2, 9

Si! Quei servi possono diventare icona di ogni coppia che ascolta la Parola del Signore e che sanno, l’uno per l’altra, vedere il miracolo che l’altro\a non riesce a vedere. Quella sposa e quello sposo che davanti ad un pianto disperato per un figlio che sta male, per un fallimento lavorativo, per una rabbia e ferita del passato, sa vedere in chi soffre il miracolo di cui egli stesso si è innamorato e annunciargli ciò che non riesce a vedere: che lui vale molto di più!

Questo è attingere l’acqua, sapere di aver visto un miracolo, questo è toccare il cuore….questa è la Torah! La Parola con cui l’Amore ha deciso di parlare!

Fra Andrea Valori

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Chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; Questo vangelo è una bomba. Se non si comprende il messaggio di Gesù, è una Parola che mette a disagio, che infastidisce quasi. Ma come? Gesù è un Dio geloso, vuole essere il più amato? Vuole che tutti i nostri affetti, i nostri legami più importanti vengano dopo di Lui? Perchè? Davvero Gesù ci sta mettendo di fronte ad un aut aut? O con me o contro di me? In realtà la traduzione più corretta è un’altra: chi mette qualsiasi relazione al di là di me non è degno di me. Gesù non ci sta chiedendo di scartare qualcuno, ma al contrario, ci chiede di includere Lui. Anzi di più ancora: ci sta chiedendo di includere qualcuno nell’amicizia con Lui. Cambia tutto! Tutto l’orizzonte della relazione è diverso. Mi rendo conto che è qualcosa che non è semplice da capire, lo si può fare solo quando si sperimenta nella vita di tutti i giorni il vero significato di queste parole. Io l’ho capito grazie a Luisa.

La mia sposa ha sempre messo Gesù davanti a me, è sempre stato più importante Lui di me. Questo è stata la nostra salvezza come coppia e come uomo e donna. Quando l’ho conosciuta ero un ragazzo del nostro tempo, pieno di pornografia e di impulsi erotici e sessuali. Ero pieno di fantasie che volevo mettere subito in pratica con lei. Lei, seppur attratta da me, innnamorata e desiderosa di costruire qualcosa di importante con me, ha sempre detto di no, non ha mai assecondato questa mia richiesta, anche quando si faceva insistente. Abbiamo passato momenti difficili, dove lei si sentiva sbagliata, perchè tutto il mondo faceva l’opposto, ed io mi sentivo arrabbiato e represso perchè in definitiva non mi sembrava di pretendere nulla di strano. Lei, amando Gesù più di me, è riuscita a volermi bene in un modo che nessun altro era stato capace di fare. Grazie al suo no ho iniziato un percorso di guarigione e di purificazione che mi ha permesso di assaporare il vero gusto di un amore profondo e autentico. E’ riuscita a includere anche me nel suo amore verso di Gesù. Mi ha fatto incontrare Gesù attraverso di lei. Gesù, attraverso questa Parola, ci sta dicendo di amare nostra moglie o nostro marito attraverso di Lui. Impara da me come amarlo/a. Conducilo/a a me. Prendi da me la forza.

Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Non si tratta di una vita materiale. Si tratta di tutta la nostra vita intesa in senso molto più esteso. La bellezza, la pienezza, la spiritualità, la trascendenza, qualcosa che davvero va oltre il nostro essere vita biologica. Chi tiene per sè non troverà davvero ciò che conta. Chi vuole possedere perderà l’amore perchè l’amore non è possesso ma è solo da donare e da accogliere. Chi non è capace di donarsi completamente perchè ha paura di restare ferito e tradito non può che accontentarsi di una relazione che non è piena. Per questo esiste il matrimonio: la relazione sponsale è la realtà umana che più si avvicina alla realtà trinitaria di Dio. Perchè solo perdendo la nostra vita, cioè donandoci completamente l’un l’altra possiamo trovare Dio, possiamo trovare una relazione che davvero apre al divino. Certo è un rischio. Stiamo affidando la nostra vita ad una persona fragile, peccatrice, limitata e imperfetta come ogni creatura umana è, ma è un rischio che dobbiamo correre se vogliamo sperimentare già su questa terra un amore che apre a Dio.

Anche chi dovesse essere tradito, chi dovesse riporre la propria vita nelle mani di una persona che spreca quel dono sarà comunque vincente. Un perdente che vince perchè sarà una persona libera. Una persona che nella libertà continuerà ad amare chi non restituisce nulla di quell’amore. Perchè nella libertà deciderà di prendere la sua croce e di seguire Gesù. Le nostre croci possono darci la forza non di lasciare qualcosa ma di andare verso qualcuno. Non di lasciare il nostro sposo, la nostra sposa, ma di andare verso Gesù. Prendere ciò che siamo, le nostre sofferenze, le nostre vergogne e di farne una scelta. Scelgo di prendere tutto questo e di farne una manifestazione della Grazia di Dio. Ringrazio tante persone che testimoniano con la propria vita quanto ho scritto. Grazie Ettore, Giuseppe, Anna e tanti altri.

Antonio e Luisa

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E’ bello sposarsi ma ancor più bello è vivere sponsalmente con Gesù

Ci succede spesso di ricevere messaggi o di confrontarci con alcune persone single. Magari persone che hanno già un’età matura. Quando queste persone ci aprono il cuore e mettono a nudo le loro emozioni, spesso traspare tanta sofferenza, scoraggiamento e senso di abbandono. Perchè Dio mi tratta come una mezza persona? Perchè non posso avere anche io la gioia e l’esperienza di una relazione affettiva profonda come il matrimonio? Perchè Dio ce l’ha con me? Queste sono più o meno i messaggi che ci vengono lanciati.

E’ vero, noi non possiamo comprendere fino in fondo la sofferenza di questi fratelli e sorelle. Noi per loro siamo i fortunati. Meglio dire i “graziati”, in un contesto cristiano come il nostro. Abbiamo cioè avuto la grazia di trovarci e di sceglierci.

Ci sentiamo però di fare alcune considerazioni che sono valide per ogni persona, qualunque sia il suo stato di vita. Valgono per noi sposati, ma valgono anche per i sacerdoti e religiosi, per i single, per i vedovi, per i separati, per coloro che hanno un orientamento omosessuale ecc. ecc.

La nostra vita diventa piena quando scorre nella SPONSALITA’. Siamo tutte creature aperte alla sponsalità e possiamo viverla qualsiasi sia la nostra condiizione. Sponsalità con Gesù. Cosa significa? Significa sentirci amati da Dio. Certamente amati come da un Padre. Non basta però. Amati anche come uno sposo ama la sua sposa. C’è una differenza grandissima tra il sentirsi soltanto figli (che è già tantissimo) di un Padre tenero e misericordioso e il sentirsi un noi con Gesù. Significa fare esperienza di intimità con Dio. La stessa intimità che c’è nella Trinità. Un amore ancora più bello e completo. Un amore dove noi, non solo siamo gli amati, ma rispondiamo all’amore dello Sposo su un piano di parità, come la Sulamita del Cantico dei Cantici. Gesù arde di desiderio per ognuno di noi. Aspetta trepidante la nostra risposta al Suo amore. Vivere la nostra sponsalità può essere davvero liberante. Significa fare un cammino dall’io al noi, da pensare da solo a pensare in due, da vivere da solo a vivere in due: è un cammino bello. Quando arriviamo a decentrarci, allora ogni atto è sponsale: lavoriamo, parliamo, decidiamo, incontriamo gli altri con atteggiamento accogliente e oblativo.

Comprendete come tutta la nostra vita sia abitata dalla sponsalità con Dio? Ciò che ci può rendere felici non è quindi trovare una persona con cui condividere vita e letto. No! Chi ripone tutte le proprie aspettative solo su questo aspetto affettivo-relazionale poi, spesso, resta deluso. Perchè l’altro non sarà mai in grado di riempire il nostro cuore fino in fondo e di dare soddisfazione al nostro desiderio di infinito. Ci si sposa per donare il nostro amore e non per pretendere che l’altro si faccia carico della nostra povertà.

Tu che sei sposo o sposa. Leggi il tuo amore alla luce della sponsalità con Gesù e il tuo matrimonio sarà libero. Sarai libero di amare l’altro senza aspettarti nulla in cambio ma solo con il desiderio di rispondere all’amore di Gesù. Sarai libero di amare l’altro per quello che è e non per quello che fa e che ti dà. Un amore misericordioso e incondizionato. Sarai così capace di liberare l’altro dal compito impossibile di donarti una gioia piena ed infinità e di dare senso alla tua vita. Solo Dio può dartii questo. Il matriimonio non salva e può essere un inferno quando si carica di tutte le aspettative di felicità e di senso. La gioia più grande viene proprio dalla consapevolezza di star dando tutto, senza riserve, non da quello che riceviamo. Io Antonio ci ho messo anni per capirlo e ho rischiato davvero di rovinare tutto con Luisa.

Tu che sei single. Apri il cuore. Decentra le tue attenzioni da ciò che ti manca a ciò che sei. Trasforma il tuo desiderio di essere amato in dono di te. Ogni gesto che tu fai può essere sponsale. Ogni volta che ti accorgi del bisogno del fratello, ogni volta che sei pronto ad ascoltare e consolare. Ogni volta che ci sei con la tua presenza. Non sentirti una mezza persona. Se sei capace di donarti agli altri e di avere sempre uno sguardo amorevole, sei già una persona piena, sei una persona già pienamente realizzata. Cambia tutto! Chi è capace di vivere in questo modo non ha bisogno di un’altra persona per avere la pace del cuore. Chi non si piange addosso ma apre il cuore all’amore dello Sposo si riveste dell’abito nuziale ed è una persona con grande fascino per chi lo incontra. Luisa ha passato anni a sentirsi meno degli altri e poco desiderabile. Poi, quando si è aperta a Dio, è cambiato tutto. Io ho visto la sua bellezza perchè lei per prima la vedeva.

Tu che sei sacerdote o religioso. Gesù ti chiede di mostrare al mondo la tua sponsalità con Lui. La sponsalità con Gesù ti permette di farti pane spezzato con ogni fratello e con ogni sorella tu incontri lungo la strada. Probabilmente hai nel cuore quel passo del Vangelo che dice: Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Riesci a vedere in ogni persona, anche la più povera e la più misera l’immagine dello Sposo che tanto ti ama e tanto ti ha amato. Non hai bisogno di una donna o di un uomo accanto perchè Gesù ti basta.

Tu che sei persona con orientamento omosessuale. Vivere la sponsalità con Gesù ti permette di sentirti profondamente amato dallo Sposo. Ti fa sentire una persona capace di amare e di essere amata. Una persona capace di vivere quel desiderio d’amore che fa parte dell’umanità di ogni persona nel modo giusto. In modo che ogni tuo gesto sia per il bene dell’altro e non per usarlo. In modo che il corpo diventi mezzo per trasmettere amore e non per vivere una sessualtà che nulla ha a che vedere con la verità del dono d sé. Sei capace di castità e per questo di un amore e un’amicizia più veri e più grandi.

Tu che sei uno sposo abbandonato e fedele. Per il mondo sei un matto. Perchè restare fedeli ad una persona che ha fatto altre scelte e che magari vive una nuova relazione e una nuova vita? Non sei matto. Hai solo compreso come il tuo matrimonio sia prima di ogni altra cosa una risposta all’amore fedele di Dio. Gesù ha promesso con te il giorno delle nozze ed è ancora lì che come te crede in quella promessa e questo ti dona la pace della sposa che ama il proprio sposo. Incomprensibile, se non con gli occhi della fede. Ma ci sei tu che ci mostri come il matrimonio sia qualcosa che supera le nostre dinamiche umane e terrene. Un amore che profuma di autenticità proprio perchè capace di andare oltre il tradimento e il rifiuto dell’altro.

Ciò che cambia la vita non è il matrimonio e non è vivere relazioni affettive e sessuali, ma prima di ogni altra cosa è scoprire la nostra sponsalità con Gesù. Solo così saremo padroni del nostro corpo e saremo rivestiti di una ricchezza che non è di questo mondo e che non ci fa essere mendicanti d’amore. Siamo già rivestiti dell’abito nuziale, qualsiasi sia la nostra storia e il nostro stato personale di vita.

Antonio e Luisa

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“Fare” l’amore, teoria e pratica. Ultima parte

Riprendo il discorso di ieri (clicca qui per leggere l’articolo) rivelando quali sono le doti corporee che consentono di “fare bene” l’amore e come l’episodio del servizievole Jesus mi ha ispirato per capirle bene.

Inizio con un po’ di teoria, ma prometto che sarò breve, per gli approfondimenti rimando ancora agli articoli o meglio ai libri di Antonio e Luisa. Poniamo l’assunto che le doti corporee espressive dell’amore siano tre: sentimento, tenerezza e dolcezza. Non sono opzionali, ci devono essere tutte e devono essere tutte coscientemente sviluppate e maturate. Il sentimento è il desiderio ardente di andare verso l’amato, di averlo vicino, di renderlo felice; si tratta di una forza travolgente che esige di entrare in intimità con l’altro, può anche spingere a sacrificarsi per l’altro. La tenerezza è una forza altrettanto travolgente ma speculare alla prima, cioè un aprirsi all’altro in un dono esclusivo d’amore, esprimendo tutta la propria forza di seduzione dedicata solo all’amato per attirarlo a sé, abbandonandosi a lui e arricchendo così ogni gesto d’amore di comunicazione intima. La dolcezza infine è un modo di esprimersi con delicatezza ed armonia che arricchisce e rende autentici i gesti di sentimento e tenerezza.

Mi spiegarono questo (molto meglio di così) durante la preparazione al matrimonio, ma in quel momento avevo aspetti più delicati ed urgenti da affrontare e non mi curai di approfondire fino in fondo la questione. Avevo maggiormente chiare le doti di sentimento e tenerezza, che da sole raffiguravano le dinamiche del corteggiamento, inoltre mi davano già solo queste, l’idea di una armoniosa completezza, consideravo quindi la dolcezza qualcosa di buono ma sottinteso. Questo all’inizio… dopo qualche anno ho sviluppato un po’ di sensibilità (sì, capita anche ai maschi) e mi sono accorto che un forte sentimento e una splendida tenerezza non bastavano, anzi ognuna di queste doti in me o in Valeria potevano avere momenti alti e bassi, ed anche quando si verificavano da parte di entrambi contemporaneamente non era garantito che nascessero momenti di unione profonda e viva partecipazione d’amore, c’era proprio qualcosa che mancava, forse la dolcezza in fondo faceva la sua parte importante, forse addirittura era più importante delle altre due.

Tentando di capire mi inventai pure una metafora, quella del turibolo, dove ci sono tre elementi: il carbone, il turibolo stesso e l’incenso. Il carbone e il turibolo rappresentano il sentimento e la tenerezza, l’uno è ardente e l’altro è accogliente, l’uno maschile e l’altro femminile, uno selvaggiamente forte e l’altro gentilmente decorato. L’incenso rappresenta la dolcezza, quel qualcosa che dentro i primi due e grazie ad essi sparge profumo benedicente, ovvero fonde le prime due qualità dandone piena realizzazione. Senza l’incenso il turibolo sarebbe solo una bella sfera che brucia ma non scalda e magari puzza anche un pochino.

Tutto questo però era solo una bella immagine, non avevo capito ancora niente, non avevo ancora risposto alla domanda: che cos’è la dolcezza? È qui che l’episodio del servizievole Jesus raccontato ieri mi ha aiutato: ho immaginato un Gesù talmente pieno d’amore per noi sposi che si farebbe così umile da servirci al tavolo se, in quel momento, fosse il solo modo in cui possiamo capire quanto ci ama. È questa la semplice spiegazione, ecco cos’è la dolcezza: un linguaggio per comunicare con l’amato!

La dolcezza è un linguaggio, non il tuo ma quello dell’altro, quello che all’altro permette di capire quanto lo ami, è qualcosa che richiede di concentrarsi sull’altro a tal punto che si riesce a capire di che cosa l’altro ha bisogno in ogni momento. Richiede impegno e il coraggio di farsi umili senza nessun timore, richiede di mettere al primo posto l’altro e di onorarlo. Cosa sarebbe infatti il solo sentimento senza dolcezza? Un atto eroicamente romantico ma attento a sé stesso, un vano desiderio di gridare ai quattro venti il proprio amore. E la tenerezza senza dolcezza? Non sarebbe far splendere il proprio fascino perché sia ammirato? Non sarebbe anch’essa autoreferenziale? Senza dolcezza, che orienta genuinamente e umilmente verso l’altro sia il sentimento che la tenerezza, non ci sarebbe vera comunicazione d’amore e la nostra graziosa danza di corteggiamento sembrerebbe un bel turibolo scintillante, che brucia ma non scalda e forse puzza anche un pochino.

Ranieri e Valeria

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“Fare” l’amore, teoria e pratica. Prima parte

Ok, ho fatto il furbo col titolo, in effetti non è proprio un articolo sul sesso, almeno non in modo diretto, ma sulle doti corporee che danno un volto all’amore, l’eros c’entra eccome ma queste doti abbracciano tutta quanta la relazione d’amore. Comprendere queste dinamiche e farle proprie è importantissimo per “fare bene” l’amore, cioè per vivere in modo naturale, pieno e autentico la propria relazione d’amore, tutti quanti però siamo più o meno condizionati da una visione distorta ed egoistica dell’amore perciò abbiamo bisogno di un po’ di aiuto. Sulle pagine di questo blog Antonio e Luisa hanno pubblicato articoli splendidi che invito a rileggere, con spiegazioni precise e ricche su ogni dote, quello che voglio raccontare però è il percorso personale di come sono passato dalla teoria, ovvero dalle caritatevoli lezioni di padre Raimondo Bardelli, alla pratica di far mie queste dinamiche d’amore nella vita matrimoniale. In questo percorso c’è stato un episodio fortuito e memorabile che mi ha dato un esempio e uno spunto di riflessione per riuscire a capire bene fino in fondo.

Successe durante una bellissima vacanza di qualche anno fa: io e Valeria avemmo una fortuna sfacciatissima perché ci accaparrammo un last minute per il Messico di quelli che non esistono più. Pagammo la vacanza circa un terzo del normale e ci trovammo in un enorme villaggio a cinque stelle, con piscine, spiagge e ristoranti, trattamento tutto compreso, la foresta tropicale e la spiaggia caraibica completavano una vacanza veramente di lusso. Eravamo sposati da un anno e non avevamo ancora figli pur desiderandoli, naturalmente l’atmosfera non favoriva granché la dimensione spirituale, eravamo sì riusciti con un po’ di fatica ad trovare una messa, ma a parte questo ce la spassavamo quanto più si potesse. Una sera andammo a cena in uno dei lussuosi ristoranti, indossando i nostri abiti migliori e la convinzione di essere dei gran fighi, dopotutto gli altri turisti erano quasi tutti americani molto sovrappeso e sentirsi snelli e fighi era facile… bei tempi!

Eravamo seduti al tavolo sfogliando il menù atteggiandoci un po’ quando giunse il cameriere che con molta gentilezza ci disse qualcosa in spagnolo che io non capii, sostanzialmente ci salutò, ci chiese cosa volevamo da bere e si allontanò. Da lì in poi la serata cambiò: alzai lo sguardo dal mio menù e vidi che Valeria aveva qualcosa che non andava, anche lei alzò gli occhi dal menù con un’espressione imbarazzata. Mi preoccupai, forse la cena non era compresa nello scontatissimo prezzo del viaggio? Forse eravamo capitati nel ristorante vegano? Con voce bassissima mi chiese: − Hai sentito cosa ha detto?No…che ha detto?Buonasera, il mio nome è JESUS e sono qui per servirvi!….Cioè mi vuoi dire che lui si chiama Gesù?!? E ha proprio detto “sono qui per servirvi”?!? Sapevo che non si era sbagliata, capiva lo spagnolo molto meglio di me, quindi mi resi conto di una cosuccia: mentre “Jesus” era venuto al mio tavolo, per servirmi, io bello bello sfogliavo il menù, mi atteggiavo a figo e non avevo neanche capito quel nome. Debbo solo a Valeria il fatto di essermi reso conto e di avermi permesso di riflettere in seguito. Naturalmente la cena andò avanti ma tutto si era fatto assurdo e buffo: avere proprio quel cameriere era imbarazzante, insomma, immagina di avere davanti a te “Jesus” che ti chiede − Tu cosa desideri? −, ci vuole un bel coraggio a rispondere − Linguine allo scoglio! − Sì, fu anche comico, dovetti sforzarmi per non dire Rendiamo grazie a Dio, invece di un semplice Gracias ogni volta che ricevevo i gentilissimi e normalissimi gesti di servizio. Un buon effetto che ci fece da subito quella cena fu quello di farci essere superbi e fighi, certo, non ci è mai passato per la mente che quello fosse JESUS o un suo inviato speciale, ma questo divertente episodio ci risvegliò quel tanto da farci ricordare di essere molto amati come sposi, e fummo veramente grati di avere intorno tutta quella bellezza che la natura ci offriva in modo generoso.

Questo episodio, che ad altri potrebbe far nascere ore e ore di riflessione con decine di spunti sugli episodi evangelici, a me ha fatto accendere una lampadina particolare, spiegandomi in modo semplice e chiarissimo una in particolare tra le doti corporee che servono per “fare bene” l’amore, ma spiegherò tutto quanto domani nella seconda parte.

Ranieri e Valeria

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Tommaso non crede che si possa risorgere dal male.

Tommaso era detto Didimo, gemello nella nostra lingua. Gemello di chi? Tutti noi siamo gemelli di Tommaso perchè ci comportiamo esattamente come lui. Tommaso non credeva quindi nella resurrezione? No, non è così. Tommaso credeva nella resurrezione, c’erano passi della scrittura che la preannunciavano, c’era una parte del popolo ebraico che la aspettava, aveva visto con i suoi occhi la resurrezione di Lazzaro. Cosa allora gli impedisce di credere? Ha visto il crocifisso. Sa che Gesù è stato picchiato, deriso, offeso, vilipeso, coronato di spine. Sa che è dovuto salire verso il Calvario, che è stato inchiodato ad una croce e che è morto. Non riesce a credere che da un male così grande si possa risorgere.

L’incredulità di Tommaso non è quindi sulla resurrezione del Cristo. Tommaso ha bisogno di vedere che il risorto è proprio il crocifisso. Quell’uomo appeso alla croce. Ha bisogno di vedere i segni di quel martirio. Ha bisogno di vedere i buchi dei chiodi e la ferita nel costato. Ne ha bisogno perchè lì si gioca tutta la sua vita e la nostra vita. Solo se è vero che il crocifisso e risorto, allora la sofferenza di questo mondo può avere un senso e un orizzonte che va oltre questa vita. Significa che la sofferenza non è inutile, ma se vissuta nel dono radicale di noi stessi ci permette di risorgere.

Gesù ci ha salvato tutti non perchè ha sofferto o perchè è morto ma perchè in quello che gli è capitato si è donato completamente con un amore incondizionato e gratuito. Ha pagato per noi. Tommaso è esattamente come noi. Noi che non riusciamo a credere in Dio perchè nel mondo c’è il male, ci sono le guerre, i terremoti. Ci sono i bambini che si ammalano e muoiono. Noi vediamo tutto questo e non crediamo, perchè non è possibile che Dio sia presente dentro la nostra vita. Invece Gesù dice: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

Spesso anche nel nostro matrimonio non riusciamo a vedere la presenza di Cristo. Eppure lui c’è. C’è da quel momento che abbiamo pronunciato il nostro sì con la bocca e lo abbiamo confermato con il corpo nel primo rapporto fisico. Poi il tempo passa, iniziano i problemi, i litigi, le incomprensioni. La relazione sembra tutto fuorché santa. Eppure Gesù è sempre lì, fedele. La nostra infedeltà non corrompe la sua. Il suo amore e la sua grazia sono sempre a nostra disposizione. Tanti non ci credono più e mollano. Cercano nuove strade. Invece, senza giudicare chi non riesce, beate quelle donne e beati quegli uomini che credono anche se non vedono Dio nella loro storia, nel loro matrimonio. Beate quelle donne e quegli uomini che, anche se sono stati abbandonati e vedono la persona che ha promesso loro di amarli per sempre insieme ad un’altra persona, continuano ad abbandonarsi a Dio, perchè sanno che Lui c’è anche se non lo vedono. Beate quelle donne e quegli uomini perchè non hanno bisogno di vedere per credere, hanno dentro una promessa di Dio che custodiscono e che li conduce verso la verità e l’incontro con Gesù che salva e da senso ad ogni cosa, anche quello che adesso non si può comprendere.

Ho una seconda riflessione. Dopo l’arresto e la morte di Gesù gli uomini sono impauriti. Pietro rinnega, gli altri si nascondono. Si chiudono nel cenacolo pieni di paura. Troviamo solo Giovanni che resta sotto la croce. A restare sotto la croce, senza esitazione, sono invece le donne. Chi si reca al sepolcro mentre gli apostoli sono nascosti sono sempre le donne. Solo dopo, alla notizia della tomba vuota, Giovanni e Pietro corrono a vedere. La donna ha una forza e una fede che l’uomo spesso fatica a raggiungere. Quando la vita diventa difficile dietro un uomo che non molla c’è spesso una donna che lo sostiene. Non c’è nulla che mi dà più forza della consapevolezza di avere al mio fianco la mia sposa. La fede di mia moglie è per me forza, la fiducia della mia sposa è per me sostegno. L’abbandono a Cristo in ogni situazione è per me esempio e fonte di meraviglia e stupore. Sono grato a Dio per la mia sposa. Mi lascia senza parole pensare che una creatura come lei, più forte di me, perchè chi ha più fede ha anche più forza, si consegni e si affidi alla mia cura. Questo suo dono fiducioso mi dà una carica grandissima per tirare fuori il massimo e per cercare di essere degno del suo dono.

Antonio e Luisa

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Il deserto è un’esperienza di fede.

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto
e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,12-15.

Oggi mi soffermo su una sola parola: deserto. Il deserto è importante nel cammino spirituale delle persone. Almeno per la maggior parte di esse. Sicuramente per me lo è stato. Il deserto non è un luogo geografico. Il deserto è, prima di tutto, un’esperienza del cuore umano.  Il deserto si affronta quando si è pronti, quando si vuole una vita piena e non ci si accontenta più di una vita mediocre. Quando non ci si accontenta più di una schiavitù che garantisce cibo e un tetto sulla testa, come quella degli Ebrei in Egitto. Il deserto è presente costantemente nella Parola. E’ presenta nell’Antico Testamento. In tantissimi passaggi.  Il deserto è anche luogo di connessione tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra l’ultimo dei profeti  Giovanni il Battista e Gesù, colui che inaugura il nuovo regno.  Il deserto è luogo di purificazione, non solo di aridità e di sofferenza. La Quaresima ci ricorda che il deserto può essere un’occasione di rinascita e di ricerca di senso. Il deserto è luogo dove fare finalmente i conti con noi stessi. Il deserto è sentirsi bisognosi, ma senza avere nulla da dare in cambio. Il deserto è desiderio di senso, ma senza avere idea del perchè sei vivo. Il deserto è desiderio di essere amato con la consapevolezza di non meritare amore.

Una ricerca di senso, una ricerca di amore, ma dell’amore pieno ed autentico, non di surrogati che ne sono solo una pallida immagine. L’amore quello che nutre, che disseta, che una volta sperimentato non puoi farne a meno,  perchè non c’è nulla che sia altrettanto bello e grande, non c’è nulla di altrettanto autenticamente umano e divino.  Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna (Giovanni 4, 13-14). Sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità di sfamarmi e dissetarmi da solo. Ho tradito la legge di Dio, di conseguenza ho tradito le persone e me stesso. L’ho fatto nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Per comprenderlo ho dovuto abbandonare le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta.

Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura, ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola vuota, che nascondeva  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono finalmente aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo possibilità. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Solo quando ho affrontato il deserto e ne sono uscito diverso e finalmente consapevole dell’amore sperimentando il perdono amorevole di un Padre tenero, solo dopo tutto questo, sono stato pronto e capace di amare la mia sposa. Benedetto deserto.

Antonio e Luisa

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Lei è la mia promessa

Quando parlo di mia moglie mi piace descriverla come la mia sposa. Alcuni mi prendono in giro dicendo che si tratta di un modo vecchio di parlare. Un modo di altri tempi, un modo un po’ bigotto. A me, al contrario, piace moltissimo. Sapete perchè? Perchè sposare deriva dal termine latino spōnsus che è il participio passato di spondēre che significa promettere. Ciò significa che Luisa è la promessa d’amore di Dio per me. Una promessa che investe la mia libertà di accoglierla e la libertà di Luisa di rinnovare il suo amore per me ogni giorno della nostra vita.

Capite la grandezza che c’è dietro tutto questo? Tutta la nostra relazione sponsale è una promessa.

E’ la mia promessa per Luisa. La mia promessa che diventa vocazione. Attraverso la mia scelta d’amore, una scelta d’amore irrevocabile, che vale quando mi viene facile onorarla e anche e soprattutto quando mi costa fatica, posso vivere la mia vocazione. Cosa è la vocazione? E’ il nostro personale modo di rispondere all’amore di Cristo per noi. Io mi sento amato e per questo amo. Nella vocazione matrimoniale mi sento amato da Dio e restituisco questo Suo amore donandomi alla mia sposa. Per questo il matrimonio è amore incondizionato. Perchè ciò che importa non dovrebbe essere quello che ricevo dall’altro/a ma il desiderio di donarmi. Facile a dirsi, molto più difficile comprenderlo e vivere questo modo d’amare.

E’ la promessa di Luisa per me. Promessa che diventa manifestazione concreta dell’amore di Gesù. Attraverso la sua promessa posso fare esperienza dell’amore visibile e tenero di Dio per me. Le sue mani diventano quelle di Dio per accarezzarmi, i suoi occhi diventano quelli di Dio per specchiarmi nel suo sguardo e sentirmi bello e amato. Le sue parole diventano sostegno e balsamo nei momenti di scoraggiamento e difficoltà. Tanto più lei sarà capace di farsi strumento di Dio per me e più starà camminando verso la sua santità perchè vivrà pienamente la sua vocazione.

Le nostre promesse diventano alleanza. Le nostre due promesse, quella di Luisa e la mia insieme, diventano immagine dell’alleanza stessa di Dio. Il nostro matrimonio, come quello di tutti gli sposi cristiani, se vissuto fino in fondo, può raccontare al mondo come Dio ci ama. Le nostre promesse diventano epifania dell’amore misericordioso e fedele di Dio per ognuno dei Suoi figli. Ogni coppia di sposi può, nella sua semplicità e ordinarietà, essere una piccola luce per tutti. Nonostante le nostre fragilità che non sono ostacolo, ma diventano occasione per fare esperienza del perdono e della misericordia.

Infine la promessa di Gesù per me e Luisa. La promessa che rende sacra la nostra unione. La più importante di tutte. Durante le nostre nozze non ci sono stati solo i nostri due si bensì tre. Anche Gesù ha pronunciato il suo personale sì promettendo di non abbandonarci mai. Con quella promessa ha posto la Sua tenda nella nostra relazione stessa. Dal giorno delle nozze Gesù abita il nostro noi. Dal giorno delle nozze la nostra relazione non è più nostra ma l’abbiamo donata a Dio che l’ha fatta sua. Il nostro matrimonio è diventato strumento di salvezza per il mondo. Ogni nostro gesto d’amore è un sacrificio elevato a Dio. Diventa sacrificio un abbraccio, una parola buona, cambiare il pannolino, fare la spesa ecc. ecc.

Antonio e Luisa

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Giuseppe e Maria. La nostra storia d’amore. (2 parte)

Proseguiamo con l’intervista a don Andrea Mardegan che continua a raccontarci qualcosa del suo libro e, attraverso di questo, della Santa Famiglia. (qui la prima parte)

Avrei desiderato sicurezza e silenzio di preghiera. Invece ci furono freddo e preoccupazione. Ma il mio Signore ci donò pazienza nell’ansietà, silenzio nella confusione e l’amore tra noi due e per il bambino in mezzo all’indifferenza della gente. Altro tema fondamentale che si può leggere nelle parole di Maria. Maria capisce che la Grazia di Dio non è una magia che cambia ciò che ci circonda, ma è una forza che cambia il nostro cuore. Le difficoltà restano ma Dio dà la forza per affrontarle. Un suo commento su questa riflessione.

Grazie anche per questa domanda, molto profonda. Immergendomi nella storia d’amore di Maria e di Giuseppe, come ce la presenta il Vangelo e la tradizione della pietà popolare, che mi hanno offerto la cornice degli avvenimenti nei quali ho tentato di immaginarmi stati d’animo, sentimenti, reazioni interiori, dialoghi, gioie e dolori, fatiche e speranze di Giuseppe e di Maria, mi sono accorto, con maggiore ampiezza e consapevolezza, delle notevoli difficoltà che hanno dovuto affrontare. Non solo quelle esterne che conosciamo dai Vangeli, anche se ammorbidite dallo stile essenziale e discreto delle fonti che risalgono come origine evidentemente a Maria e a Giuseppe, e degli evangelisti, ma soprattutto quelle interiori, il disagio di non poter dire la loro condizione, il timore di un futuro incerto e minaccioso e quelle non raccontate o solo accennate: le maldicenze che non li risparmiarono di certo, la povertà, e altro ancora. La provvidenza di Dio non ha risparmiato loro difficoltà e sofferenze. Tutto ha avuto comunque un risvolto di custodia e di difesa del figlio di Dio e di sua madre, e del loro mistero. Da loro possiamo imparare e soprattutto da loro possiamo ricevere conforto e aiuto nelle vicende della storia e in quelle personali quando non coincidono con i nostri desideri o i nostri sogni: l’aiuto dell’intercessione per la Grazia di cui tutti abbiamo immenso bisogno per vivere da figli di Dio le circostanze della nostra vita, in particolare le vicende del matrimonio e della famiglia.

Lo osservai teneramente e gli chiesi: “Che fai?” Giuseppe si voltò verso di me e mi guardò con un amore infinito. Mi rispose: “Niente, guardavo le stelle del mattino e pensavo a te”. E sorridendomi mi invitava a volgere lo sguardo a quella luce solitaria e meravigliosa nel cielo, dove l’oscurità stava per lasciare spazio all’aurora. Ci abbracciammo. Sentimmo fortissima la presenza dello Spirito Santo. Questo affresco mi ha trasmesso un grande senso di tenerezza. Giuseppe e Maria sono vergini ma questo non significa che tra loro non ci fossero manifestazioni di affetto e tenerezza. Quanto è importante riscoprire questo aspetto della coppia santa? Questa dimensione affettiva può farli sentire più vicini agli sposi cristiani? La tenerezza è un vero linguaggio dell’amore degli sposi? La mancanza di tenerezza indica una povertà anche spirituale?

Nella nostra fede sappiamo e custodiamo le verità del matrimonio verginale di Giuseppe e di Maria, e l’attenzione nel difendere questa verità, difficile da spiegare, può dare ragione della reticenza a immaginarsi e a parlare dell’unione spirituale e anche della vicinanza di tenerezza della madre di Dio e del suo sposo. Ma penso che possa essere molto utile, soprattutto in questo nostro tempo, immaginarsi la profonda unione degli sposi Maria e Giuseppe pur senza mettere in dubbio quella verità della fede. L’intimità che scaturisce dalla vicinanza, dal dialogo, e dai gesti di tenerezza di coloro che il vangelo di san Luca chiama “i genitori” di Gesù, perché così erano ritenuti e di fatto come tali vivevano il loro compito educativo, può aiutare gli sposi di oggi, e i fidanzati che si preparano al matrimonio. Siamo forse stati abituati dalla liturgia che festeggia prevalentemente Maria e Giuseppe in modo separato, così come in tante immagini sacre e dalla devozione popolare,  a rivolgerci all’uno o all’altra, singolarmente. Anche i libri di spiritualità o i documenti del Magistero sono su Maria o su Giuseppe, e limitano abitualmente a pochi cenni la presenza dello sposo Giuseppe o della sposa Maria nella vita dell’altro.  Il matrimonio verginale di Maria e di Giuseppe è evidente che sia stato accompagnato da grandi doni di Dio, grazie ai quali si può pensare che abbiano vissuto vissuto la tenerezza come espressione molto umana e tanto necessaria dell’amore reciproco e del suo svilupparsi. La tenerezza è dimensione che negli ultimi decenni è diventata oggetto di studio non solo delle scienze umane ma anche della teologia e della pastorale. Penso ai libri di Carlo Rocchetta e di altri autori. Papa Francesco la cita spesso come virtù che manifesta la carità, anche in Amoris Laetitia, e la attribuisce a san Giuseppe fin dall’omelia del 19 marzo 2013, giorno in cui ha iniziato ufficialmente il suo Pontificato. Scoprire che la coppia santa, Giuseppe e Maria, si è scambiata gesti di tenerezza, la fa uscire da un’aura di spiritualismo disincarnato in cui la devozione può averli collocati, e che non si spiega, anzi appare proprio in contrasto, con il loro stare insieme ed essere sposati proprio per dare accoglienza, calore, affetto e famiglia all’Amore di Dio che si è incarnato nel grembo di Maria, ed è stato accolto dalle braccia di Giuseppe. Penso che vedere la tenerezza con cui Giuseppe e Maria si trattavano può aiutare molto gli sposi cristiani a sentirli più vicini a sé, e a coltivare questo linguaggio tra loro, che può tanto contribuire a rafforzare l’amore manifestandolo nella tangibilità dei gesti che arricchiscono l’anima e rendono amabile il cammino della vita. La tenerezza richiama le prime esperienza di vita: il grembo materno e il seno che ci ha allattati. Si esprime e si manifesta in mille modi, nella cura dell’arredamento di una casa come di un ufficio o una città, nella musica, nei colori, nel tono e nel contenuto delle parole, in uno sguardo e in un sorriso, nei profumi. Attraverso il senso del tatto però ha forse il suo luogo principale di espressione. Mi colpì, leggendo il saggio, ormai classico, “La temperanza” del filosofo tedesco Joseph Pieper, come metteva in evidenza che il senso del tatto, secondo san Tommaso, e anche Aristotele, abbia un ruolo di eccezionale importanza e di fondamento degli altri sensi esterni, e che l’essere umano, nel mondo animale, sia la creatura dotato del senso del tatto più raffinato ed elevato, e anche che la bontà del senso del tatto è collegata alla profondità dell’intelligenza e della sensibilità di una persona. D’altra parte se riflettiamo sul fatto che la persona umana sia spirito incarnato, tutt’uno anima e corpo, comprendiamo che l’amore abbia bisogno di manifestarsi corporalmente attraverso la tenerezza, e che l’amore spirituale venga accresciuto e alimentato dalla sua espressione e comunicazione, anche attraverso la tenerezza dei gesti, delle parole, dei suoni, dei sapori, dei colori e dei profumi.

Antonio e Luisa

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Amatevi con tutto ciò che siete!

In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Matteo 22, 34-40

Questi versetti del Vangelo sono per noi.  Gesù risponde al fariseo che lo interroga recitando una parte della Shemà. La Shemà è una delle preghiere più importante per gli Ebrei. Veniva, e viene tuttora, recitata due volte al giorno. Gesù infatti risponde: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Gesù però va oltre. Non si ferma alla dimensione verticale. Non basta amare Dio. Non si può amare Dio se non si ama il fratello. Non possiamo amare Dio se l’amore non si manifesta concretamente nei confronti di chi abbiamo vicino. Per questo Gesù aggiunge: E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Capite la novità del messaggio portato da Gesù? Ama il tuo fratello come te stesso. Amalo come Dio ama te. Tu puoi amare davvero l’altro/a quando sperimenti di essere amato da Dio.

Con queste premesse il Vangelo di oggi dovrebbe essere di riferimento per tutti gli sposi. Il matrimonio è una relazione molto esigente. Perchè è l’amore stesso ad essere esigente. Chiede davvero tutto. In particolare è esigente l’amore degli sposi, perchè vissuto in modo molto più completo e profondo di altre espressioni d’amore.

Questo modo d’amare che Gesù chiede di riservare a Dio, in realtà è un’occasione da cogliere anche per noi. Può essere esteso anche all’amore sponsale. E’ un’occasione perchè il desiderio di vivere immersi in questo amore radicale è qualcosa che abbiamo dentro. Noi aneliamo a questo tipo di amore. Dio ci ha donato il matrimonio proprio perchè potessimo vivere l’amore di cui sentiamo il desiderio e la nostalgia.

Se il vostro lui o la vostra lei vi dicesse Ti amo con una parte del mio cuore. Non con tutto. C’è una parte di me che non ti ama e dove non c’è posto per te. Oppure Si ti penso ma solo ogni tanto. Ho mille interessi e tu sei uno dei tanti. Oppure Voglio passare del tempo con te ma non tutta la mia vita. Se vi dicesse queste cose vi sentireste completamente amati/e? Siate sinceri/e.

Conosco una persona che sta con un uomo sposato da un po’ di anni. Io cerco di farla ragionare ma non c’è verso. Mi ha però fatto una confessione. Lei dice di passare dei momenti meravigliosi con lui. Delle giornate in cui sta bene però non ha una gioia completaCosa le manca? Le manca la quotidianità. Le manca la possibilità di stare con lui ogni giorno, di svegliarsi con lui, di andare a fare la spesa con lui. Insomma di fare una vita normale. Ecco questo è quel tutto che ho cercato di raccontare in questo articolo. Questo è quello che desideriamo tutti, se siamo sinceri e ascoltiamo il nostro cuore, questo è quello che Gesù ci offre nel matrimonio.

 Quindi cari sposi coraggio! Amiamo l’altro/a con tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima e tutta la nostra mente.

Antonio e Luisa

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Perchè un sacramento se il matrimonio esiste da sempre?

Perchè istituire il sacramento del matrimonio, se il matrimonio esiste da sempre? Il matrimonio esiste da sempre ma è stato riportato al suo significato originario da Gesù che lo ha reso indissolubile. E’ stato rinnovato e ricondotto alla verità. Per questo motivo il matrimonio indissolubile è un sacramento della Chiesa. Cerco di spiegarmi meglio. I sacramenti nascono con Gesù. Non esistevano prima della venuta di Cristo. Cosa sono? I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina (ccc 1131). Nei sacramenti quindi è Gesù stesso che si dà a noi e che ci rende partecipi di sè stesso e del Suo amore. Attraverso lo Spirito Santo possiamo sperimentare e vivere dello stesso amore di Gesù.

E’ vero che il matrimonio esisteva anche prima, ma non era indissolubile. Anche gli ebrei contemporanei di Gesù avevano la possibilità di ripudiare la moglie. Eppure la Chiesa afferma che il matrimonio indissolubile non è solo una legge da rispettare e magari subire, ma è la risposta a qualcosa che ci costituisce. E’ la risposta ad un desiderio che abbiamo nel cuore. Il matrimonio nasce con l’uomo. E’ raccontato già nella Genesi. Qualcosa quindi che anticipa la venuta di Cristo di millenni. Esiste da sempre. E’ proprio inscritto nel nostro essere sessuati maschio e femmina e nel nostro essere creature sociali e bisognose di relazione. Si potrebbe azzardare che Dio ci ha voluti così, diversi e complementari, proprio per farci sposare. Perchè la differenza diventasse alleanza e comunione. Potessimo sperimentare un amore così profondo e totale da essere una scintilla di quello divino.

Perchè allora istituire il sacramento del matrimonio? Non bastava il matrimonio come si era concepito fino ad allora? Evidentemente no. La risposta arriva da Gesù stesso.

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio»

Matteo 19, 3-9

Gesù non si è messo a dibattere con i farisei sul piano della legge. La legge del tempo consentiva il ripudio. I farisei avevano ragione. Gesù cambia prospettiva ed orizzonte. Gesù dice ai farisei di ascoltare il loro cuore e di leggervi la nostalgia, di amare ed essere amati per sempre, che lo abita. Lo ha detto ai fasrisei e lo dice anche oggi ad ognuno di noi. Si, la legge ci consente di divorziare e di cercare un’altra strada, però sappiamo che il nostro cuore desidera un amore radicale. Desidera essere capace di amare e di essere amato senza condizioni e senza limiti, neanche di tempo. Possiamo essere felici solo se saremo capaci di amare dando tutto di noi stessi.

Gesù conosce l’uomo, conosce la fragilità e la caducità che ci contraddistingue. Conosce quanto possa essere difficile per noi amare la persona che sposiamo per sempre. Per questo ci ha fatto un dono. Ci ha donato il sacramento del matrimonio. Durante la sua passione e morte si è offerto al Padre per noi. La Sua offerta ci ha reso capaci di vivere un amore sponsale che ci riporta all’armonia delle origini. Certo, serve la nostra volontà, la nostra fatica e il nostro sacrificio, ma ora sappiamo che amare per sempre ci è possibile.

Solo così possiamo comprendere la grandezza del nostro sacramento. Abbiamo già detto che per essere felici desideriamo amare ed essere amati totalmente, senza condizioni, senza limiti, senza merito. Non ne siamo però capaci. Gesù ci rende capaci e quindi ci permette di sperimentare un amore divino già su questa terra, grazie proprio al sacramento del matrimonio. Ecco a cosa serve il sacramento del matrimonio. Non ci viene chiesto di dare più di quello che possiamo dare, ma ci viene altresì chiesto di non risparmiarci. Se daremo tutto il resto lo farà Gesù e la Sua grazia.

Antonio e Luisa

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Mi raccontate la fatica, io vedo la vostra forza

Oggi voglio dedicare questo articolo alle tante persone che mi contattano. Credo di ricevere almeno una mail o un messaggio privato ogni giorno. Spesso sono richieste di aiuto. Mi rendo conto che Luisa ed io siamo diventati familiari per tanti di voi. Sentite il desiderio di aprirvi anche solo per raccontare la vostra fatica e il vostro dolore.

Io rimango spesso spiazzato, mi sento davvero piccolo innanzi a tanta forza che leggo dalle vostre storie e dalla fede che traspare limpida dalle vostre parole. Dite che fate fatica. Dite che sentite di sentirvi deboli e incapaci di trovare una soluzione. Mi raccontate della vostra vita. Delle vostre vite. Ogni famiglia è davvero un piccolo diamante. Nessuna è uguale ad un’altra. Ogni famiglia è unica e ogni coppia è qualcosa di irripetibile, è come una tessera di un puzzle che insieme a tutte le altre può mostrare chi è Dio e come Dio ama.

Ho letto storie di famiglie alle prese con la disabilità, con il lutto, con la malattia, con l’infertilità, con il tradimento. Altre che non sono più capaci di fare l’amore. Ho davvero sentito il dolore e la fatica di tutte queste persone. Eppure proprio nella loro fragilità ho sperimentato la loro grande forza. Gente che non si arrende. Che non si arrende davanti a nulla. Gente che proprio nella sua debolezza ha scoperto la forza della fede.

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

2 Corinzi 12, 9-10

Dobbiamo uscire da questa mentalità, che un po’ ci influenza, dove la famiglia baciata dalla Grazia di Dio è quella che non ha pecche e dove tutto sembra essere perfetto. Ogni famiglia, ogni coppia, ogni persona, se guardata non da un occhio esterno ma dall’interno ha delle pecche, ha delle imperfezioni, ha delle difficoltà e delle fragilità. La famiglia baciata dalla Grazia è quella che riesce a trasformare quelle imperfezioni in occasioni d’amore.

Dio non ci ha creato perfetti, almeno per come noi intendiamo la perfezione, non ci ha creato immortali, dobbiamo affrontare la morte anche se non sarà la fine, e non ci ha creato immuni da sofferenza ed errori. Ci ha creato liberi e nella libertà capaci di amare. Ecco, quando riusciamo ad essere liberi e nel contempo a farci dono al nostro sposo o alla nostra sposa, ai nostri figli e a tutte le persone a cui apriamo la porta di casa, ecco che lì alberga la Grazia, lì c’è la presenza di Dio, lì c’è una famiglia perfetta, perchè nella sua imperfezione riesce a testimoniare Dio stesso, amando e perdonando come Dio fa con ognuno di noi.

Grazie! Io non ho che qualche parola di conforto per voi. Voi invece mi donate molto di più. Mi donate la vostra forza che nasce proprio dalla vostra fatica.

Come disse Nick Vujcic, attore e motivatore cristiano a cui mancano braccia e gambe (nella foto in copertina con la famiglia) , quando ci manca qualcosa abbiamo due possibilità: scegliere di essere arrabbiati con Dio per quello che ci manca o essere grati per ciò che abbiamo. Scegliamo sempre la seconda possibilità, scegliamo la gratitudine.

Antonio e Luisa

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La vigna della vocazione

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Matteo 20, 1-16

Una Parola che pone in evidenza ciò che abbiamo nel cuore. La vigna naturalmente è il Regno di Dio, ma per noi sposi può essere anche immagine del nostro matrimonio. L’immagine della nostra vocazione. L’immagine del nostro posto nel mondo e di come vivere in pienezza la nostra vita. Quanti ne sento parlare, con un’invidia malcelata, dell’amico single che ha mille storie, che si diverte e che si porta a letto innumerevoli donne. Lui si che si gode la vita! Viene il dubbio che quegli amici, che invece hanno una famiglia, dei figli, una vita più o meno ordinaria, non capiscano quanto in realtà siano ricchi in confronto agli amici che in fin dei conti non stanno costruendo nulla di concreto e sono soli.

C’è un passaggio del Vangelo che mette in evidenza tutto questo: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Chi sono i fortunati allora? Loro che hanno vissuto una vita senza prospettiva o piuttosto chi lavora nella vigna fin dal mattino? La gioia non viene dai piaceri del mondo ma dallo sguardo di Gesù su di noi e dalla consapevolezza di star costruendo qualcosa di bello nella nostra vita. Dalla capacità di amare, accogliendo sempre più e sempre meglio quella persona che Dio ci ha messo accanto.

E ora una parola per coloro che vorrebbero sposarsi, costruire una relazione d’amore bella e piena. Magari sono lì anche loro ad attendere che il padrona della vigna li veda e li scelga. Mi rendo conto che è una situazione dolorosa. Luisa ha atteso anche lei molto prima di incontrarmi. Vi voglio dare solo un consiglio. Non aspettate lì fermi/e che il padrone si accorga di voi. Incominciate a cercarlo voi! Come? Conoscendolo nella Chiesa e donandovi ai fratelli nel modo che più vi piace. Parrocchia, oratorio, volontariato, assistenza. Ci sono molti modi per amare. Solo così inizierete davvero ad amare anche voi stessi/e. Amarsi è indispensabile per lasciarsi amare da un’altra persona e anche da Dio.

Se rileggete il testo, Dio esce a varie ore della giornata. Non sono ore messe lì a caso. Il padrone della vigna esce alle sei del mattino quindi all’ora prima, poi oll’ora terza, ancora all’ora sesta e all’ora nona. Esce in tutti i momenti in cui viene reso culto a Dio. Le ore della preghiera. Come a voler simboleggiare due verità. La preghiera ci apre ad accogliere la nostra vocazione e, ancor più bello, Dio rende culto a noi. Vuole farci pienamente noi. E ciò avviene nell’amore, nel vivere la nostra vocazione. Attenzione però! Dio esce anche alle cinque del pomeriggio. Un’ora calda, verso la fine della giornata. Dove ormai nessuno si aspetta più nulla. Non è un orario di preghiera. Eppure lui esce e chiama chi ormai ha perso le speranze.

Carissimi non smettiamo di credere in Dio e all’amore. Se abbiamo ricevuto la chiamata rallegriamocene e diamo tutto il nostro impegno. Se non l’abbiamo ricevuta prepariamoci perchè Dio è lì che aspetta il momento giusto per farci suoi e donarci la gioia e la pienezza della vita.

Antonio e Luisa

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Siamo uno spettacolo!

Vi ripropongo un articolo di circa 4 anni fa. Mi è capitato di trovarlo mentre navigavo per il blog e mi è sembrato interessante.

Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te.

Questo è l’inizio di una delle canzoni di Jovanotti. Una frase forte, diretta che si imprime nella testa. Mi ha colpito perchè è vera. Vale per noi, e vale per tutte le coppie che hanno sperimentato la forza del matrimonio, che hanno sperimentato la Grazia nel matrimonio, che hanno sperimentato la presenza di Dio in loro e con loro. Mi guardo indietro e cosa vedo? Un ragazzo di poco più di vent’anni, fragile e impaurito dalla vita e dal futuro. Ripercorro velocemente tutti i 14 anni del mio matrimonio, tutti gli avvenimeti belli, tutti i momenti  difficili e di sofferenza. Mi guardo indietro e mi accorgo che Dio ha fatto davvero cose grandi.

Il matrimonio mi spaventava. Un amore così radicale che ti chiede tutto. Un amore che non lascia vie d’uscita, che ti impegna per la vita. Se ci pensate bene il matrimonio è una promessa che fa paura. Ci si sente inadeguati a rispondere ad un amore così. Io che non mi sentivo capace di gestire la mia vita dovevo promettere di dedicarmi totalmente ad una donna e ai figli che Dio ci avrebbe donato.  Difficile. Poi arrivano le prove e la tentazione, che ti continua a insinuare il dubbio di essere inadeguato, torna ancora più forte.

E’ facile amare quando tutto va per il meglio, quando c’è gioia, passione e intimità. Non serve Dio, non serve il matrimonio. Basta la nostra miseria, i sentimenti ti trascinano senza sforzo e senza sacrificio. Basta la pancia non serve la testa. Quando tutto si fa difficile non è più così. La nostra miseria non basta più e rischi davvero di lasciarti andare e di mollare. E’ molto facile sentirsi intrappolati in una situazione troppo grande e difficile. In quei momenti passa la passione, l’intimità e ci si sente soli anche se cìè pieno di gente che gira per casa. Da questa crisi passano tanti, forse tutti, io ci sono passato. Quello che mi ha dato la forza di perseverare è stata la sicurezza che quella fosse l’unica strada possibile per essere felice, che Dio non mi avrebbe abbandonato mai e che  al fianco avevo una donna straordinaria. Questa certezza, anche nel momento più buio, non mi ha fatto mollare e mi ha dato le motivazioni per tirare fuori forze e risorse che non pensavo di avere.

E’ proprio vero che nel matrimonio uno più uno non fa due ma fa tre. C’è una nuova creazione, dove sono ancora io ma in realtà sono molto di più perchè mia moglie e Gesù sono li con me in un intreccio d’amore e di grazia. Loro abitano il mio cuore, sempre, e io avverto questa loro presenza e ciò mi rende molto più forte di ciò che ero prima. Se ci abbandoniamo a Lui, se perseveriamo nelle difficoltà, se chiediamo la Grazia nel nostro matrimonio tutto sarà possibile e guardandoci alle spalle, guardando la nostra vita non potremo che meravigliarci di ciò che abbiamo saputo affrontare e sopportare. Ogni coppia che ha sperimentato tutto questo può a ragione dire “Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi”!

Antonio e Luisa

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