Gli sposi rivelano che Dio è amore (La profezia del matrimonio 2 puntata)

L’introduzione di ieri ci permette di andare a riflettere ora sul nostro particolare profetismo di sposi, che si innesta sul nostro profetismo battesimale. Per introdurre il nostro particolare profetismo partiamo da un’immagine. Partiamo da una frase di sant’Agostino che dice più o meno così:

Se tutte le Bibbie del mondo andassero distrutte, e di queste Bibbie ne restasse solo una. Se di quest’unica Bibbia rimanesse una sola pagina. Se di questa sola pagina rimanesse un unico versetto, quello della prima lettera di Giovanni, dove è scritto: Dio è amore. Se restassero solo queste tre parole, tutta la Bibbia sarebbe salva.

Con questo Sant’Agostino voleva far capire qual era il fulcro della rivelazione cristiana e quello a cui intorno ruota tutta la Parola di Dio.

Potremmo parafrasare questa intuizione di Agostino non solo per quella che è la Parola rivelata (la Bibbia), ma anche per quella che è la Parola naturale: l’umanità.  Potremmo quindi dire:

Se per qualche cataclisma tutta l’umanità andasse distrutta, ma rimanessero soltanto due persone e queste due persone fossero uno sposo e una sposa che si amano, tutta l’umanità sarebbe salva.

Questo perché attraverso quella coppia Dio potrebbe continuare a rivelare se stesso e il suo amore. Questa è la nostra profezia di sposi, profezia specifica scaturente dalla Grazia e dalla consacrazione conseguente al sacramento delle nozze. Noi sposi riveliamo e manifestiamo al mondo l’amore di Dio.

San Giovanni Paolo II commentando il capitolo secondo della Genesi scrisse nella Familiaris Consortio:

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s): chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore.

Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione (cfr. «Gaudium et Spes», 12). L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.

In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata. L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale.

La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l’uno che l’altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo «essere ad immagine di Dio».

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è, come abbiamo visto in tutte le precedenti puntate, una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta

 

Chi è il profeta (La profezia del matrimonio 1 puntata)

Per introdurci alla profezia degli sposi dobbiamo prima comprendere cosa significa profetare e chi è il profeta. Ci avvarremo di un passo degli Atti degli apostoli, in particolare dei versetti da 17 a 21 del secondo capitolo.

17Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio –
su tutti effonderò il mio Spirito;
i vostri figli e le vostre figlie profeteranno
,
i vostri giovani avranno visioni
e i vostri anziani faranno sogni
.
18E anche sui miei servi e sulle mie serve
in quei giorni effonderò il mio Spirito
ed essi profeteranno.
19Farò prodigi lassù nel cielo
e
segni quaggiù sulla terra,
sangue, fuoco e nuvole di fumo.
20Il sole si muterà in tenebra
e la luna in sangue,
prima che giunga il giorno del Signore
,
giorno grande e glorioso.
21E avverrà:
chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Questo è Pietro che spiega il giorno della Pentecoste. Tutti quanti noi, uomini e donne, il giorno del battesimo siamo consacrati sacerdoti, re e profeti. Ciò significa che tutti i cristiani hanno dentro di loro il carisma della profezia. Noi tutti abbiamo il carisma della profezia. Noi che siamo stati riempiti con lo Spirito di Dio siamo chiamati ad essere profeti. Chi è il profeta? È una parola derivante dal latino che significa “parlare per”. Nel nostro caso è colui che parla al posto di Dio, che dà voce a Dio. Concretamente è colui che traduce la Parola di Dio in un linguaggio attuale e comprensibile. C’è una Parola di Dio viva, eterna e potente che viene tradotta nel linguaggio di noi poveri uomini di questi tempi. Come è nata la profezia? Partiamo dal vecchio testamento. Nel Medio Oriente, quando un re dava inizio ad una grande impresa interrogava alcune persone capaci di intendere e comunicargli la parola di Dio. Il re voleva sapere se avrebbe avuto il favore di Dio o degli dei a seconda della civiltà di cui faceva parte. Questo modo di procede è infatti comune a tanti popoli del passato, tra cui il popolo d’Israele. Per gli israeliti, anche se il primo profeta è senz’altro Abramo, il prototipo dei profeti è sicuramente Mosè. Mosè è stato un chiamato e un mandato. Il nome che gli ebrei davano ai profeti è Nabi che significa appunto chiamato. Il profeta ha sempre la coscienza di portare una realtà che non è sua. Il profeta Amos dirà: “Io non ero profeta figlio di profeta, ero un raccoglitore di sicomori. Il Signore mi è venuto a prendere e mi ha mandato qui. Non è il re che mi paga, non è il popolo che mi paga, ma Dio che mi ha mandato”. Anche il profeta Geremia ha coscienza di essere stato chiamato fin dal seno materno. Il profeta spesso non aveva il desiderio di essere chiamato, aveva altri progetti. Fare il profeta non era un mestiere facile. Significava spesso contraddire re e potenti o andare contro la volontà popolare. Significava essere impopolari. Non solo Dio incarica il profeta di dire parole, ma tutta la persona del profeta diventa Parola vivente. Osea è chiamato a sposare una prostituta. La chiamerai “Non amata”, ci farai dei figli che chiamerai “Non mio popolo”. Perfino i figli fanno parte della profezia. Ezechiele perde la moglie e Dio non gli permette di fare il lutto tanto da scandalizzare il popolo che non comprende. Non la chiamavi forse luce dei miei occhi? Questo per dire al suo popolo che perderà tutto e dovrà scappare senza poter vivere il lutto. Dio, attraverso i gesti e le azioni dei profeti, comunica con il suo popolo. Un profeta è chiamato con tutto il suo essere. In Israele c’è una grande differenza tra re e profeta. Il re può essere eletto dal popolo come ad esempio Saul e Davide, il profeta no, il profeta è chiamato da Dio. Il profeta fa quindi quello che Dio gli chiede. A volte rimprovera come Natan il re Davide, altre volte incoraggia come Geremia e altre ancora predice il futuro come Isaia. Corregge anche le idee del popolo, annuncia castighi o benedizioni. I profeti non cercano la benevolenza del popolo, non cercano di piacere a nessuno. Geremia è stato messo in galera in una cisterna di fango seccato, Ezechiele costretto all’esilio. I profeti annunciano qualcosa di nuovo e sanno andare controcorrente. L’ultimo profeta della Bibbia è stato Giovanni Battista. Giovanni Battista, che non mangia il pane del re, è una persona libera, è una persona talmente libera che non ha nessuno che lo paga. Si nutre di insetti e di miele e si veste di abiti fatti di peli di cammello che erano i meno pregiati dell’epoca, quelli dei più poveri. L’ultimo dei profeti ha letteralmente perso la testa pur di svolgere al meglio il suo incarico. Poi c’è Gesù, vero Dio oltre che uomo. Gesù proprio per questo è il più autentico dei profeti. Gesù più di ogni altro ha tradotto la Parola di Dio; tutta la sua vita, la sua opera, i suoi gesti, le sue parole, sono state una Parola di Dio vivente e presente. Gesù sa che dovrà dare la sua vita. Anche gli apostoli diventano profeti portando e spiegando la Parola di Dio fino anche al martirio. Tutti quelle persone che dopo la venuta di Gesù decidono di accoglierlo nella loro vita e di portare la Sua parola diventano profeti. Questo grazie a una realtà nuova: lo Spirito Santo. Tutto il popolo di Gesù, la sua Chiesa è una chiesa profetica, una Chiesa che deve dire all’umanità la Parola di Dio, deve dare le coordinate per poterla capire. La Chiesa deve portare la legge senza preoccuparsi di piacere a nessuno: né al popolo né ai dominatori del mondo, ma deve piacere a Dio. Ogni cristiano riceve questo carisma, questa chiamata, nel battesimo. Il profetismo nella Chiesa non è quindi terminato con Gesù e con gli apostoli, ma è continuato. È interessante notare come in periodi storici diversi ci sia stato bisogno di profeti diversi. Pensiamo a San Benedetto e alle abbazie, in un tempo che i feudatari vessavano la povera gente i benedettini hanno offerto un’alternativa più dignitosa e giusta ai contadini dando loro terre da coltivare. Quando anche le abbazie sono state inquinate da potere e ricchezza ecco che Dio chiama nuovi profeti e nascono gli ordini mendicanti come francescani e domenicani. E così via. Oggi non c’è più bisogno, almeno da noi, di una profezia della Chiesa che pensi ai bisognosi. La società civile ha capito e si sta prendendo carico delle situazioni più difficili. Oggi c’è bisogno di una nuova profezia. Dobbiamo metterci in ascolto e capire. Io penso che ci sia bisogno di sposi santi, che aiutino a riscoprire la bellezza di un progetto che si sta perdendo. Ci si sposa sempre meno, si crede sempre di meno ad un amore fedele e indissolubile. C’è un disincanto che non permette a tante persone di vivere in pienezza la propria vocazione all’amore. Ed ecco che Dio ha bisogno di sposi profeti. Sposi che possano tradurre la Sua Parola e il suo disegno al mondo. Sposi che mostrino la bellezza e la meraviglia di un amore sponsale vissuto in tutta la sua autenticità e radicalità. Nessuno deciderà di sposarsi perché ha sentito una bella predica, ma forse deciderà di farlo se vedrà la gioia di due sposi realizzati.

Antonio e Luisa

Un piacere che diventa forza, vita e amore! (11 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Abbiamo già approfondito il momento di preparazione all’amplesso, cioè i preliminari, e abbiamo sottolineato che non devono essere qualcosa da ricercare solo prima dell’amplesso, ma devono essere vissuti all’interno di una vita caratterizzata da tenerezza e cura dell’uno verso l’altra. Ora passiamo al momento dell’amplesso vero e proprio. Momento che diventa autentico, fonte di gioia piena e di Grazia, quando è vissuto in un clima di comunione tra gli sposi e non è espressione di due egoismi che cercano piacere e di spegnere le loro pulsioni. Esauriti quindi i preliminari, passato il tempo necessario, sarà la donna a far capire di essere pronta, con un gesto d’amore e d’intesa (poi con il tempo non sarà più necessario). Se i preliminari sono stati vissuti come dialogo d’amore, l’amplesso diventerà il culmine di questo dialogo. Siamo dunque giunti alla compenetrazione dei corpi, che deve essere dolce e rispettosa. L’uomo entra dolcemente nel corpo della donna e lei lo accoglie in sé per formare insieme un solo corpo: espressione tangibile e concreta della fusione dei cuori, di quell’amore esclusivo, totale e per sempre che rende uno. La pornografia distrugge questa immagine. Non mostra delicatezza, ma ci insegna che più la penetrazione è violenta e profonda e più sarà piacevole per entrambi. Invece la nostra natura vuole la delicatezza, stiamo entrando in un luogo sacro, il luogo dove nasce la vita e dove la coppia salda e accresce il proprio amore. Luogo sacro della donna e luogo che è solo per lo sposo, che può e deve entrare con tutto il rispetto che quel dono richiede. Stiamo entrando nel santuario del nostro amore, dove stiamo celebrando un sacramento (lo riprenderemo più avanti). Non stiamo spiritualizzando, ma stiamo riscoprendo la realtà che siamo, distrutta da una mentalità pornografica che banalizza questo momento. E’ quindi importante purificarci da tutta quella spazzatura pornografica che ci riempie la testa. Non è facile. Soprattutto i maschi hanno questo forte impulso a dominare la donna, a renderla strumento di piacere. San Giovanni Paolo II spiega questo come uno dei primi effetti del peccato originale. La differenza sessuale non era più fonte di gioia, di bellezza e di incontro, ma diventava motivo di contrapposizione tra i due sessi e di dominio dell’uomo sulla donna. Il matrimonio sacramento, grazie all’opera redentiva e salvifica di Cristo, ci permette di tornare alle origini e di vivere come nelle origini il nostro rapporto in modo pieno e autentico.

Tornando alla penetrazione, è importante sottolineare che si deve rispettare l’ecologia delle dimensioni corporee. La mentalità pornografica insegna che più il pene è lungo e spesso, più la donna sarà soddisfatta. TUTTE FALSITA’. RIPETO: TUTTE FALSITA’.

Cosa ho detto durante l’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva al massimo a 9/10 cm. Cosa significa? Significa che il pene può entrare per quella profondità, tutta la parte in eccesso deve restare fuori. Se l’uomo segue i dettami della pornografia, cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza, certamente impedisce ogni piacere per la donna (spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e spesso le provoca dolore, nei casi peggiori, escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali: si tratta di stupri, perché la dinamica è la stessa. Può essere uno stupro un gesto d’amore? Certamente no. Ecco una notizia per gli uomini: non esistono peni troppo piccoli per procurare piacere (a meno di patologie rare), ma ne esistono di troppo grandi per procurare dolore. Purtroppo tanti uomini soffrono, perché sono convinti di avere un pene piccolo. Questa sofferenza psicologica spesso provoca disfunzioni come l’eiaculazione precoce. E’ la cosidetta anoressia del pene, cioè si pensa che sia troppo piccolo, anche quando supera abbondantemente la profondità della vagina. Fate pace con il vostro pene, va benissimo così com’è.

Altra cosa importante è guardarsi. Come già affermato per i preliminari, scegliete posizioni che permettano di guardarsi negli occhi. Gli occhi sono sorgente del sentimento e sono la porta per accedere alla profondità della persona, che deve essere necessariamente coinvolta in un gesto tanto totalizzante. Se sottraete al rapporto fisico lo sguardo, vi private di una fetta di comunione grandissima. Non esistono quindi posizioni più o meno moralmente accettabili, ma posizioni che permettono più o meno la comunione tra gli sposi e la partecipazione di tutta la persona. Non si tratta quindi di esercitare il kamasutra per ottenere orgasmi più intensi e duraturi, ma di vivere questo momento con dolcezza e tenerezza per raggiungere un piacere molto più profondo del semplice orgasmo, un piacere generato dalla comunione profonda di anima e corpo e dono meraviglioso del nostro Creatore. Quindi, l’orgasmo non è che una parte superficiale di un benessere molto più completo e di una gioia autentica che investe tutta la persona.

Il piacere è qualcosa di bello, un dono, un talento da perfezionare. E’ molto importante, durante questa fase, ricercare e vivere il piacere sessuale. Non facciamoci influenzare da un falso moralismo che vede in questo qualcosa di sporco. Gustare il piacere è importante, è un’esperienza esaltante di unità. Il piacere sessuale è una cosa bella, non abbassa lo spirito, ma lo rende uno con la carne, unisce cuore e corpo in una gioia completa e totale.

Troviamo scritto nel Catechismo al punto 2362:

Il Creatore stesso […] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro.

Tante donne fanno fatica ad accettare il piacere nella loro vita. Spesso questa difficoltà è legata ad un’educazione moralistica, dove lo spirito è predominante sulla carne; altre volte questa difficoltà è dovuta a ferite e violenze subite. Donne, fate pace con il vostro corpo! Riconoscete di aver bisogno di aiuto e fatevi aiutare! Questi blocchi non vi permettono di abbandonarvi a vostro marito e creano sofferenza a lui e a voi.

C’è il rischio opposto che riguarda maggiormente gli uomini. Il piacere non va ricercato in quanto tale, altrimenti scade nella lussuria e nell’egoismo, ma va ricercato come culmine di una comunione e di un dono reciproco.

Vivere l’intimità sessuale in modo ecologico, in modo rispettoso della nostra natura, della nostra fisiologia e psicologia, dà grandi frutti. Introduciamo così l’ultimo momento che è l’assimilazione della gioia. Una volta raggiunto il culmine del piacere e dell’unione, gli sposi avvertono la necessità di un abbraccio finale. E’ un momento in cui si assapora e si gusta l’esperienza appena vissuta. Abbracciati e senza parlare, gli sposi assimilano la gioia della comunione profonda. Il piacere e la gioia sperimentati nella carne vengono assimilati dal cuore. Questa assimilazione porta un frutto di pace molto profondo. Una pace, una gioia, un amore e, vedremo con il sacramento, un’effusione di Spirito Santo, che ci daranno forza e sostegno nelle ore e nei giorni a venire. Tutti questi doni aumentano in proporzione all’intensità con cui ci siamo donati l’uno all’altra.

Capite quanto è povero e misero accontentarsi di un semplice orgasmo? Capite come è importante purificare il nostro cuore e il nostro sguardo da tutta quella pornografia che li inquina? Capite quale grosso peccato si commette a rinunciare a questa autentica ecologia umana, autentica gioia e autentico piacere, doni del Creatore? Capite quale grosso peccato si commette a usare il corpo dell’amato/a per concretizzare le fantasie “imparate” dalla pornografia? Questo è il peccato di adulterio, adulterio del cuore. Sì, è un adulterio vero e proprio, perché in quel momento così bello e importante dove esprimiamo con il corpo una comunione profonda, con il cuore non siamo con la persona amata, ma con delle fantasie da realizzare.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Preliminari: tempo per entrare in comunione. (10° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Come anticipato, riprendiamo i preliminari dando qualche indicazione pratica.

Devono essere gesti d’amore rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Gesti che in ogni caso escludono il sedere (vedremo dopo perchè). Questa parte del nostro corpo è oggi molto esaltata.

Ricordiamo che i nostri gesti devono essere frutto dell’amore, esprimere amore. Devono quindi, ricordatevelo bene voi uomini, essere rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Non possono essere dei gesti qualunque, ma devono essere i gesti più cari, più graditi all’altro/a. Cosa significa? Dobbiamo dialogare, anche su questo, approfondire la conoscenza sessuale reciproca. Conoscenza che dovrebbe già essere iniziata durante il fidanzamento, durante il quale, seppur nella castità, si possono sperimentare tutti quei gesti di tenerezza che rappresentano il linguaggio d’amore del corpo. Dobbiamo impegnarci ad imparare i gesti e le parole che piacciono al nostro coniuge, che lo fanno sentire amato e desiderato. Adesso dico una cosa che riguarda soprattutto le donne: per vivere in pienezza questo momento devono fare pace con il loro corpo. Non devono farsi rodere dai miti di bellezza e soprattutto devono lasciare allo sposo la possibilità di amare anche i loro difetti. Se non si fanno abbracciare dallo sguardo dell’amato nell’interezza del loro corpo, accettandosi e lasciandosi accettare per quello che sono, non possono abbandonarsi all’amore liberamente e in pienezza. Metteranno sempre una barriera tra loro e lo sposo. Lasciarsi abbracciare dal suo sguardo non è semplice, richiede un impegno e un lavoro su se stesse. L’uomo deve imparare il linguaggio della tenerezza per rendersi amabile alla donna e la donna sua volta deve accettare la mascolinità dello sposo e scongelarsi. A volte lei dice: “lui non mi capisce, non si accorge di tutto quello che faccio, dà tutto per scontato”; in realtà il suo cuore, nel suo profondo, non si vuole aprire totalmente a questa intimità.

Naturalmente dobbiamo evitare assolutamente i gesti che non sono graditi. Non domandiamo gesti che feriscono la sensibilità dell’altro/a. Non ci sono limiti nei preliminari, se non che bisogna evitare il sedere, l’eiaculazione deve avvenire in vagina e che non si deve urtare la sensibilità dell’altro/a.  In caso contrario, sarebbero gesti di amore o richieste dettate dal nostro egoismo? Mi riferisco in particolare al cosiddetto sesso orale (senza raggiungere il piacere!). Di per sé non c’è nulla di male, si tratta di un bacio d’amore. Se però, l’altro/a non gradisce questa pratica, non si deve chiederla. Non si devono fare ricatti morali all’altro/a, rischiate di distruggere tutta la comunione e l’autenticità del gesto. Anche il sesso anale è completamente al di fuori dell’ecologia dell’amore umano. Anche da un punto di vista meramente fisico: l’ano è strutturato non per accogliere ma per espellere. La mucosa anale non è adatta alla penetrazione. E’ più soggetta ad essere attaccata da virus e batteri e quindi è più facile contrarre malattie sessualmente trasmissibili. C’è una motivazione anche più profonda; nell’amplesso, uomo e donna si guardano, quello sguardo significa riconoscere l’altro/a come l’amato/a, significa vivere quel gesto come dono d’amore per quella persona specifica ed unica. Il sesso anale non permette questo sguardo, si nasconde il viso della sposa. Ciò significa trasformarla in un oggetto, in uno strumento per il piacere dell’uomo. Si distrugge tutto il significato più autentico del gesto e la donna si sente umiliata ed usata.Tutta la “cultura” pornografica tende ad esaltare questa parte del corpo. Stiamo attenti e lavoriamo su di noi per purificarci da questo inquinamento che non ci permette di vivere in pienezza l’atto fisico. Una donna è andata nello studio di Luisa (la ginecologa che ha presentato questo insegnamento) e si è lamentata dell’insistenza del marito per esercitare questo tipo di rapporto. Il marito, al rifiuto della moglie, le ha risposto deluso e arrabbiato che con lei non si poteva fare nulla. Quel marito, secondo voi, voleva unirsi con la moglie o con le fantasie pornografiche che aveva in testa? Voleva amarla o usarla?

Altro concetto fondamentale: uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai 20 ai 30 minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 e si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica. E’ diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna. Sono tempo per entrambi, uomo e donna per entrare in comunione. L’uomo non deve pensare a questo momento come attesa necessaria per preparare la donna, sarebbe sterile. Deve prepararsi con il cuore a donarsi e a ricevere il dono che la sposa fa di sé. I preliminari sono tenerezza. Diventano modalità di vivere l’amore. Traducendo: la tenerezza è capace di trasformarci da pezzi di legno (che non sono in grado di condurre energia) in metallo, in oro (che è tra i materiali più conducibili). Con la tenerezza, l’intimità fisica diventa colma di amore dell’uno verso l’altra e non un gesto che esprime egoismo e che fa sentire l’altro/a usato/a. La donna ha un’enorme difficoltà a passare da attività come spadellare in cucina, pulire e mettere a letto i figli, all’intimità fisica con il marito e quindi se non ristabiliamo il contatto emotivo, diventerà un obbligo da assolvere. Gli uomini invece non hanno problemi di questo tipo e ricercano subito stimolazioni sugli organi genitali. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi. I preliminari sono quindi indispensabili per creare questo contatto emotivo e tenero tra gli sposi, sono un tempo da dedicarsi senza fretta, per creare la comunione e l’intesa giusta, per vivere in pienezza l’amplesso. I preliminari assumono un’autenticità ecologica quando non sono gesti isolati e vissuti solo prima del rapporto e in vista del rapporto, ma sono inseriti in un contesto di corte continua, di continui e costanti gesti amore e di tenerezza che gli sposi si donano durante tutta la giornata.

 

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

L’intimità degli sposi nell’ecologia umana. (8° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Dopo aver approfondito il matrimonio naturale, le caratteristiche che esige e come si concretizza, ci soffermiamo ora sull’intimità fisica. Abbiamo detto che il primo rapporto fisico dopo il consenso del rito è necessario per sigillare e rendere valido il patto nuziale naturale.  Questo tema così delicato quanto importante è stato affidato ad Emanuele e Luisa. Luisa è medico ginecologo e si occupa anche di interventi formativi per quanto riguarda l’ambito sessuale nelle scuole. Il rapporto intimo tra gli sposi è un gesto molto importante all’interno della coppia e, se ben vissuto, può ravvivare e rinnovare la relazione e l’amore sponsale. Rinnovamento che è concretamente efficace sia nella dimensione umana, che abbiamo visto fino ad ora, sia in quella sacramentale e divina, che vedremo successivamente quando affronteremo il sacramento.  L’intimità sessuale, vissuta nella sua pienezza umana e nella verità del significato che il gesto incarna, è la più grande manifestazione dell’amore sensibile tra gli sposi. Nel contempo è occasione privilegiata per far crescere l’amore tra di loro.  Per tutti quindi, siano credenti o no, è importante comprendere l’ecologia del sesso in tutta la sua bellezza, comprenderne la sua armonia naturale e come va autenticamente esercitato. Da come viviamo bene e in modo ecologico la nostra intimità sessuale dipende buona parte della nostra felicità di sposi e di conseguenza la riuscita della nostra relazione e la pace in famiglia. Se saremo sposi felici, saremo genitori amorevoli, forti e concordi. Come sposi cristiani è bene mettere subito in chiaro che la nostra santità coniugale passa anche attraverso la nostra vita sessuale. Esercitare l’intimità coniugale non è qualcosa di sporco e peccaminoso, ma è via per la santità e modalità per prepararci insieme alle nozzze eterne con Cristo. La realizzazione sempre più perfetta del rapporto sessuale implica:

  1. una conoscenza adeguata della fisiologia e antropologia umana, in particolare delle parti coinvolte nell’atto, e del dinamismo ecologico che si deve mettere in pratica;
  2. una coscienza sempre più profonda della sua valenza sacramentale, fonte di Grazia e di effusione di Spirito Santo. Il rapporto sessuale nel matrimonio è un gesto sacro, voluto dal Creatore;
  3. un impegno costante e continuo degli sposi di crescere nell’amore reciproco, inserendo l’amplesso fisico in un contesto di tenerezza e di cura l’uno dell’altra da vivere nella quotidianità della vita insieme.

Ora ci focalizzeremo sul primo punto, il quale è importantissimo, per riacquistare o comprendere per la prima volta la  bellezza e la dignità del gesto unitivo, riscattandolo da ogni morbosità, banalizzazione o volgarità pornografica. Probabilmente molti hanno imparato quello che  sanno sull’amplesso fisico dalla pornografia che inquina e distrugge l’ecologia del gesto, privandolo della sua bellezza, del suo significato e anche del suo corretto modo di essere vissuto.

Ora andremo a compiere un’opera di disinquinamento, necessaria più che mai ai nostri giorni, dove abbondano persone che sono convinte di sapere tutto ed in realtà non sanno che falsità e bugie, generando così distorsioni, dolore e sofferenze fisiche e morali. Il primo rapporto sessuale instaura sia il matrimonio naturale sia  il matrimonio sacramento, cosicchè ogni altro amplesso diventa rinnovazione e riattualizzazione di quel primo rapporto. Come ogni sacramento ha una liturgia da seguire. Sembra strano, ma è così. Liturgia che rispecchia perfettamente la dinamica di un rapporto ecologico autentico e pieno.

Vedremo nella prossima puntata di approfondire le tre parti della liturgia dell’atto: preliminari, amplesso e assimilazione della gioia.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Emanuele e Luisa Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

 

Anima e corpo: un equilibrio importante. (4° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ripartiamo dalla fine della puntata precedente. Siamo arrivati ad affermare che cuore (spirito) e corpo hanno la stessa importanza nel vivere l’amore, nel realizzare quello che siamo e che dona senso alla nostra esistenza. Perché è così importante sottolineare che cuore e corpo hanno la stessa valenza? Spesso il concetto dell’amore è squilibrato verso il corpo o verso lo spirito, sviando così dalla vera ecologia umana che si basa su un equilibrio di queste due componenti umane. Quando sottolineiamo troppo l’aspetto del corpo (per esempio le emozioni, il sentire e il piacere sessuale), scivoliamo in una distorsione, in un inquinamento dell’amore e non viviamo bene e autenticamente l’amore. C’è naturalmente anche il rischio opposto, quello degli spiritualisti, il rischio di pensare che ciò che conta è solo la volontà e il cuore, che il corpo e le espressioni corporee quali dolcezza, tenerezza e sesso non siano importanti. Queste ultime sono persone incapaci di mostrare e trasmettere amore e anch’esse sono fuori dall’ecologia dell’amore. Se non si è capaci di abbracciare, guardare con dolcezza, accarezzare e anche vivere bene l’intimità sessuale (nel matrimonio), di che amore stiamo parlando? Il concetto d’amore autentico è quello biblico, cristiano, dove legge naturale e rivelata si accordano perfettamente. Per questo il modello d’amore biblico è ecologico o naturale. La Bibbia non è un libro spirituale, certo lo spirito non manca, ma quanta carne c’è. Un esempio per tutti è Cristo che si è fatto uomo, si è incarnato per mostrarci l’amore e parlarci di amore. Gesù non ha proclamato l’amore, ma lo ha mostrato con la carne, donando il suo corpo e il suo sangue sulla croce. Nella tradizione ebraica cuore (spirito) e corpo sono la persona, non esiste una differenza netta tra le due componenti. Questa differenza, che fa parte del nostro pensare comune, è frutto delle riflessioni dei filosofi greci , ma non è mai appartenuta a Gesù.   Sintetizzando come è definibile l’amore biblico o ecologico?

L’amore ecologico è un donarsi e un accogliersi tra due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere: Io personle, cuore e corpo.

L’amore ecologico si esprime in modo diverso a seconda del tipo di amore che stiamo vivendo (fidanzati, sposati, figli, amici, consacrati, ecc.).

Il bisogno di amare come si manifesta?

Si manifesta in due aspetti fondamentali: la socialità e la sessualità.

Sono entrambi ambiti in cui manifestiamo e viviamo l’amore. La socialità comprende tutti quei rapporti in cui non siamo legati ad una sola persona. Nelle relazioni tra genitori e figli, tra colleghi e tra amici siamo nell’ambito sociale. Anche nella socialità, naturalmente esistono vari gradi, dalla semplice conoscenza a un legame molto profondo. La socialità esprime un bisogno di amare che abbiamo fin dai primi giorni di vita nell’utero materno e fino a quando esaleremo l’ultimo respiro. Abbiamo bisogno di contatti, di persone che ci dimostrano affetto e stima e che non necessariamente sono nostro marito o nostra moglie. La socialità è come il bere e vedremo più avanti che la sessualità è invece come il mangiare, entrambe necessarie e che non si escludono, ma che al contrario si completano. Anche quando vivremo una sessualità appagante non dovremo dimenticarci di bere, di vivere la socialità. La coppia  senza socialità rischia di entrare in una condizione di aridità e di implodere. La sessualità che approfondiremo più avanti è la necessità di trovare una persona in particolare, lui e soltanto lui, lei e soltanto lei, che risponde al nostro bisogno di trovare una comunione profonda e piena che investe la totalità del corpo e dell’anima. Il marito e la moglie vivono bene la loro sessualità (intesa non solo come rapporto fisico) se vivono e si donano nel rapporto totalmente, con tutta l’anima e con tutto il corpo, senza condizioni e linee d’ombra.

Come vivere un amore così, ecologico e pieno? Impariamo ad essere sempre più dono per il nostro sposo e la nostra sposa. Combattiamo l’egoismo, l’orgoglio e le antipatie che ci impediscono di donarci. Educhiamo il corpo, perchè è lì che si annidano le insidie maggiori. Educhiamoci alla tenerezza e a mostrare l’amore. Impariamo a manifestare l’amore all’altro secondo la sua sensibilità e non la nostra (I cinque linguaggi dell’amore). Se mia moglie ama essere abbracciata e io non l’abbraccio mai perchè a me l’abbraccio non dice nulla, che amore sto manifestando? Farsi dono significa desiderare il suo bene e la sua felicità. Se l’abbraccio le fa bene, lo devo fare anche se non mi trasmette niente e anzi mi costa fatica farlo.

Antonio e Luisa (tratto dall’insegnamento di Andrea Guerriero).ù

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Gli alti e bassi nella coppia

Davanti al mare puoi ispirarti per tanti paragoni, come, ad esempio, cosa accade nella vita di una coppia.
Questa mattina, la grande distesa d’acqua, è di una calma indescrivibile.
Tempo fa, un saggio frate francescano al quale spesso apro il mio cuore, mi fece una domanda:
«Secondo te, figliola mia, dove si vede la potenza di Dio? Nel mare calmo o nel mare in tempesta?»
In genere, siccome lui ha molta sapienza, non rispondo mai perché so che, sicuramente, la mia osservazione non corrisponderebbe al quesito.
Cosi mi lascio sempre guidare dal suo intento e ascolto il suggerimento che consegue tanto utile alla mia vita.
Di seguito appresi una cosa molto vera.
La potenza di Dio si manifesta nel mare assolutamente calmo!
Infatti, «Come si fa a tenere ferma ed immobile una massa d’acqua così sterminata?»
Solo un Dio Potente può riuscire in una cosa del genere e qui si manifesta ai nostri occhi una profonda riflessione data dal Creato.
Dio esiste negli alti della coppia, cioè quando tutto è calmo, quando addirittura tutto sembra correre così linearmente che spesso ci si aspetta una tragedia imminente ……come mai stiamo così bene? Cosa dovrà succedere?

coppia crisi
La cosa più scontata si dà spesso per scontata, cioè il fatto che, nei momenti in cui la distesa della vita è tranquillissima, tutto dipende dalle nostre capacità e quindi, difficilmente ci svegliamo la mattina ringraziando il Signore per avere ancora due gambe, due braccia, un marito che ti dice che sei bella, una salute perfetta, una giornata da benedire perché andremo a lavorare in un tempo in cui questo non è facile per niente eccetera, eccetera.
Come mai abbiamo trascorso tanti anni, nella calma di una relazione felice e, nel contempo ci siamo allontanati da Dio? Ci siamo accomodati nella tranquillità?
Eppure era Lui che teneva «calma» la sterminata nostra esistenza, addirittura di due persone tanto diverse.
È un po’ come quel mare calmissimo che tanti bagnanti rischiano di agitare con i loro movimenti natatori, comprese le barchette e i motoscafi, e, nonostante questo, riesce a rimanere calmo e liscio come l’olio.
Anche se intorno ci sono gli agitatori, Dio riesce a tenere ferma l’acqua. Noi lo diamo per scontato, ma Lui c’è!
Così la vita di quella coppia: agitata da mille perché e per come, eppure Dio la tiene calma!

E noi che facciamo?

Soltanto quando il mare è agitato ci ricordiamo del nostro Creatore.
Quando cominciano ad arrivare le onde grosse e arriva la tempesta ecco che la paura sopravanza e cominciamo a urlare: “dove sei Dio mio? Ti sei dimenticato di me? Non vedi che sto affogando, sto soffrendo e la mia vita va a rotoli?”
Allora si che cerco Dio, perché l’uomo, di dura cervice, non comprende che Dio era lì ad aspettarci nella calma delle sue acque confortanti.
Abbiamo bisogno della tempesta per cercare la Sua potenza, perché prima, la sua Onnipotenza è abbassata dalla nostra supponenza.
Conosco tante coppie, in crisi, che alla domanda : “Dov’era Dio quando il tuo mare era calmo?” sovente mi rispondono “mi ero distaccato, stavo bene e non sentivo più il bisogno di pensare a Lui”.
E adesso? Dov’e Dio nel tuo mare in tempesta?
Adesso sì che lo rivoglio, ho bisogno di Lui, cosa fare per non affogare?
Allora forza, cerca e contempla il tuo Signore nella distesa calma di quell’acqua dove vedi scorrere la vita. Frequentalo e ringrazialo quando tutto scorre serenamente perché sentirai la sua presenza quando le acque diventeranno alte e le onde ti spaventeranno e ti scoraggeranno.

ISAIA,43
1 Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,
che ti ha plasmato, o Israele:
«Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
2 Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno…

La potenza di Dio è nel mare calmo, non perdere tempo ad aspettare la tempesta, abbraccialo oggi e contempla con stupore la grandezza dell’ infinito Amore che nutre per te, coppia che Lui ha congiunto.

Gli sposi sono fuoco evangelizzatore

L’amore sponsale è strano. E’ un’unione così intima, forte, indissolubile e totalizzante che sembra escludere ogni altra persona. C’è un forte rischio di chiusura soprattutto quando il rapporto e gli sposi sono immaturi. In questi casi si rischia di vivere come prigionieri. Si pensa che la nostra soddisfazione personale e il senso della nostra vita dipendano solo dal nostro sposo o dalla nostra sposa e condividerlo/a con qualcuno diventa un rischio di perdere qualcosa. La gelosia ci imprigiona. L’amore muore e diventa possesso perchè non ci siamo sposati per dare amore, ma solo per ricevere qualcosa dal rapporto. In alcuni casi anche i figli sono visti come un pericolo e per questo si decide di non averne. Tutto ruota intorno a noi stessi. Quanti sposi che pensano di amarsi tantissimo perchè hanno un rapporto quasi morboso in realtà non si amano, ma si usano per colmare i loro  vuoti e soddisfare i loro bisogni. Personalmente ho corso questo rischio. Quando mi sono sposato ero ancora molto immaturo come persona e come cristiano. Invece col tempo sono maturato. Sono riuscito, grazie a tante persone che mi/ci hanno aiutato, sacerdoti ed amici a spostare il centro delle mie attenzioni da me a Luisa. Ciò è stato possibile quando ho finalmente incontrato Cristo e non ho avuto più bisogno di cercare in Luisa un senso e un sole assolutizzato e assolutizzante attorno cui girare per scaldarmi e illuminarmi il cuore. Più il nostro rapporto è diventato forte, bello, intimo e più io sento di non aver bisogno di lei, ma di volermi donare a lei. Quando esiste questo tipo di amore tra gli sposi, simile a quello di Dio nella Trinità, con tutte le dovute distanze e differenze dettate dal loro essere creature, avviene qualcosa di inaspettato. Si sente il desiderio di aprirsi all’esterno. L’amore non vuole essere rinchiuso nella nostra relazione, ma esonda al di fuori. Come Dio Trinità ha creato l’universo come un’esplosione d’amore, così noi sposi, se viviamo un amore autentico e basato sul dono, sentiamo il bisogno di aprirci, di non restare come una monade isolata, ma di vivere la nostra piccola chiesa nella grande Chiesa. Aprirsi alla vita, prima di tutto, ai figli, e poi ai fratelli nella comunità, agli amici, ai bisognosi di una parola o di un po’ di cibo. Tutto ciò diventerà non un sacrificio, ma un’esigenza del cuore.

Gli sposi sono fuoco acceso dell’amore di Dio per ogni persona, fuoco acceso dell’amore di Gesù per la Chiesa. Gli sposi lo sono sempre. Non ha senso credere di essere fuoco solo quando si va in parrocchia ad aiutare, al catechismo, nei vari gruppi o in attività di solidarietà e volontariato. La nostra fiamma è accesa sempre, ovunque siamo e qualsiasi cosa stiamo facendo. Chi si avvicina a noi deve sperimentare quella prossimità e compassione (patire con) che abbiamo imparato in famiglia e che dovrebbe essere diventata stile di vita. Così gli sposi possono essere i più grandi evangelizzatori in un mondo che tende a chiudersi. Un mondo che chiude le porte, le frontiere, i cuori ha bisogno impellente di sposi che portano il loro amore e il loro fuoco nella società e nella realtà in cui vivono. Un mondo sempre più fondato sul profitto e sull’interesse personale ha bisogno della gratuità degli sposi. Gli sposi che vivono la loro vocazione all’amore in modo pieno danno volto e consistenza alla Parola, la rendono presente e attuale nella storia e nella geografia. Questi sposi possono essere quella luce di Cristo che affascina e che ha permesso a un falegname di una remota provincia dell’Impero con un seguito di straccioni di attirare a sè miliardi di persone. Ciò è possibile però quando questo amore si nutre della relazione sponsale, della Grazia del Sacramento e dell’Eucarestia. Solo così il nostro impegno e il nostro fare è frutto dell’amore autentico, altrimenti non è vero dono, vera luce, ma diventa palliativo per trovare fuori dalla nostra vocazione ciò che non si sa costruire al suo interno.

Antonio e Luisa

Dio non ti da più di quanto puoi contenere.

Vorrei iniziare con una breve storia di Bruno Ferrero, per trarre alcuni spunti di riflessione.
Festa al Castello
Il villaggio ai piedi del Castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del Castellano che leggeva un proclama nella piazza.
“Il nostro Signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del Castello che è vuota…”
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietro front e scortato dalle guardie ritornò al castello. Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi “Bah! E’ il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio… Io porterò un bicchiere d’acqua e sarà abbastanza!”
“Ma no! E’ sempre stato buono! Io ne porterò un barile!”
“Io un ditale”
“Io una botte!”
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello. Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua. Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio. La processione entrò nel cortile del Castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, lo posava in un angolo e poi si avviava verso la sala del banchetto. Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del Castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
“E la sorpresa promessa?”brontolarono alcuni con disappunto e delusione.
Altri dimostravano una gioia soddisfatta:”Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!”
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e di rabbia. I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro. “Ah! Se avessi portato più acqua…”
Tratto da”Il canto del grillo” di B. Ferrero Ed. Elle Di Ci
Cosa ci insegna questa storiella? Può essere letta in tanti modi, per spiegare tante circostanze. C’è una lettura, quella che voglio fare, che è perfetta anche per il matrimonio. Il signore del castello è naturalmente Dio. Gli invitati siamo noi, ogni sposo e ogni sposa. Il recipiente è il nostro cuore. Le scelte fatte fino al giorno del matrimonio condizioneranno il tipo di recipiente che porteremo al castello. Chi ha vissuto solo per sè, senza una ricerca della castità, nel peccato, nella lussuria, nei rapporti prematrimoniali, nell’uso degli anticoncezionali porterà un bicchierino perchè il cuore è chiuso, non può contenere e dare di più. Chi invece ha scelto la strada più difficile, quella del sacrificio, del rispetto dell’altra persona aprendosi all’altro nel desiderio di un incontro e non di possederlo ed usarlo. Chi, insomma, ha scelto la castità, si presentera al palazzo del signore con un cuore grande come un barile. Naturalmente il palazzo simboleggia la chiesa e la festa la celebrazione del matrimonio. Il matrimonio è un sacramento. Nei sacramenti c’è un effusione di Spirito Santo, un dono di Grazia. La Grazia non è qualcosa di astratto. La Grazia è un surplus di amore divino che si poggia sull’amore umano degli sposi. Capite che chi si è presentato al matrimonio con un bicchierino non può pretendere un dono di Dio che il suo cuore non possa contenere. Fidanzati, preparate il vostro matrimonio nella verità, rispettandovi e quello che ne otterrete il giorno delle nozze e tutti i giorni seguenti della vostra vita insieme non vi farà rimpiangere i sacrifici che avete dovuto sostenere.
Antonio e Luisa
Allego un breve video che ho preparato per i miei figli per spiegare questi concetti.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmatrimonioprofezia%2Fvideos%2F901719983280601%2F&show_text=0&width=560

Un amore oltre la morte.

Come seconda parte dell’articolo relativo al matrimonio naturale (qui la prima parte) vi propongo una serie di epitaffi, sarcofagi e tombe relativi a coppie unite da una relazione d’amore (di molti non sappiamo se si tratta di sposi). Iniziamo con un bellissimo epitaffio di Panthia una donna greca del II secolo d.c. E’ stato scritto dal marito:

Panthia, tuo marito ti dice addio. Da quando te ne sei andata, non cesso di soffrire della tua morte crudele. Hera, dea del matrimonio, non ha mai visto sposa pari a te, bellezza, saggezza, castita’ pari alle tue. Mi hai dato figli a mia immagine. Ti sei presa cura dei figli e del marito. Hai retto il timone della vita nella nostra casa, e hai levato alta la nostra fama in campo medico: anche se eri una donna, le tue abilita’ in medicina non erano inferiori alle mie. In riconoscimento di questo, il tuo sposo Glicone ti ha eretto questa tomba. Ho seppellito qui anche il corpo di mio padre, l’ immortale Filadelfo, e anch’io giacero’ qui quando saro’ morto. Come solo con te ho diviso il mio letto, cosi’ possa coprirmi la stessa terra che copre anche te.

Anche i romani non furono da meno nel raccontare l’amore profondo:

Alla moglie Antonia: Per amor mio, hai attraversato mari e terre e cieli inclementi; attraverso i nemici trovasti arditamente la via; hai sopportato incredibili rigori del cielo, o dolce sposa, diletta all’anima mia. Simile a un fiore nel nome, felice  del nostro legame, casta e pudica, non avevi ancora saziato il fuoco del mio amore, poiché sciasti  prima del tempo il talamo consacrato

La sola cosa che io posso fare, sventurato, è stringermi a te, cara, nella tomba, fino a che mi resta da vivere. Credo che ciò ti sia gradito, se qualche notizia di noi giunge al Tartaro

Passiamo ora alle sepolture e ai ritrovamenti archeologici più antichi risalenti fino a 8000 anni fa.

Amanti turchi di 8000 anni. Nel 2007 in Turchia fu scoperta una coppia semi mummificata avvinta in un tenero abbraccio amoroso che risaliva al 6100 a.C. Lui aveva circa trent’anni al momento della morte, lei venti. Si tratta della più antica coppia di innamorati mai scoperta sinora. La tomba appartiene ad un complesso di 22 tombe preistoriche disotterrate in Anatolia, presso la città di Diyarbakir.

Gli amanti di Valdaro abbracciati per l’eternità. Nel 2007 a Valdaro, in provincia di Mantova, vengono rinvenuti gli scheletri di un uomo e una donna sepolti di fianco, faccia a faccia, abracciati sia con gli arti superiori sia con gli arti inferiori. L’uomo e la donna, risalenti al Neolitico, sono stati ritrovati nell’ambito degli scavi di una villa romana.

I resti dei due amanti furono asportati con il terreno circostante e gli scavi furono terminati presso un laboratorio a Como, in collaborazione con il Museo Archeologico della città. Dalle analisi degli antropologi risulta che prima è stata deposta la donna e poi l’uomo, che i corpi erano stati avvolti in un lenzuolo separatamente e che gli amanti erano piuttosto giovani, infatti avevano circa vent’anni (un’età considerata adulta nel neolitico).

Si tratta di un ritrovamento eccezionale non soltanto per la qualità della conservazione dei corpi, ma anche per la romantica posizione in cui gli amanti sono stati ritrovati. Le fotografie scattate fecero il giro del mondo e, complice anche l’avvento di San Valentino, la coppia divenne molto popolare..

 

Gli amanti di Modena, mano nella mano. Risalgono invece al tardo romanico gli scheletri rinvenuti nel 2009 in viale Ciro Menotti a Modena, sepolti mano nella mano e guardandosi reciprocamente per 1500 anni.

L’uomo porta al dito un anello di bronzo che lo contraddistingue come cives romanus. ha il palmo della mano rivolto verso l’alto che sorregge quello femminile, rivolto verso il basso. E’ evidente che l’intento della coppia sia stato quello di traslare oltre la morte uno stretto rapporto sentimentale con un gesto intimo e quotidiano e che i corpi sono stati sepolti contemporaneamente.

modena

Antichi amanti rumeni. In una tomba medioevale della Romania sono stati rinvenuti nel 2013 gli scheletri di un uomo e di una donna che si tengono per mano. I resti si trovavano in un cimitero in Romania, nei pressi di Cluj. Lui è morto in seguito ad una ferita allo sterno, mentre della morte di lei non si sa nulla.

romania

Nel 1972, a Teppe Hasanlu, in Iran, è stata fatta scoperta archeologica sbalorditiva.

È stata rinvenuta una tomba con due scheletri. Ma la cosa sorprendente è che la coppia è rimasta sepolta per oltre 2800 anni. Secondo il sito web Rarehistoricalphotos, gli archeologi ipotizzano che i due fossero in fuga durante una guerra.

Quando il villaggio è stato bruciato, la coppia ha trovato rifugio nel bunker in cui sono stati ritrovati. Purtroppo però sono morti per asfissia.

Ma perchè questa scoperta archeologica ha suscitato così tanto clamore? Gli scheletri sono stati ritrovati nella stessa posizione in cui sono morti. I due si sono scambiati un bacio prima di morire, un bacio lungo 2800 anni.

iran

 

Come non citare poi il famoso sarcofago degli sposi etrusco? In realtà ne esistono diversi. Uno è conservato anche al Louvre di Parigi. Questa meraviglia è come un fermo immagine, sembra voler cristallizzare la vita degli sposi in quel momento di unità e serenità,  sembra voler rendere il loro amore eterno,  che supera i limiti della morte.

sarcofago sposi

L’Egitto e la sua famosissima arte funeraria non potevano mancare. Anche in questo caso esistono vari reperti che evidenziano come alcune coppie fossero legate da una relazione forte ed esclusiva. Guardate questa statuetta funeraria. L’immagine esprime un’unione profonda (almeno è quello che trasmette a me). Gli sposi sembrano sostenersi a vicenda mentre si incamminano verso il mistero della morte. Questa statuetta dell’Alto Regno è custodita al Museo del Cairo.

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Potrei continuare per ore, ma mi fermo. Concludo con una bellissima storia d’amore, quella che spiega la costruzione del Taj Mahal. Il Taj Mahal  sorge sulle rive del fiume Yamuna , nelle campagne limitrofe ad Agra ; città nel cuore dell’India settentrionale . L’imponente struttura fu fatta erigere nel 1632 dall’imperatore Shan Jahan , come residenza funebre per commemorare la figura della sua amata moglie Mumtaz-i-Mahal , che , in lingua persiana, significa “luce del Palazzo”.

La donna morì di parto dopo aver dato alla luce il loro quattordicesimo figlio .

La leggenda narra che l’Imperatore , distrutto dal dolore, decise di far costruire questo imponente monumento , a testimonianza del suo amore eterno verso la donna.

La leggenda dice anche che, a causa dell’infinito dolore,  l’imperatore invecchiò nel giro di pochi mesi e che i suoi capelli corvini divennero, improvvisamente, bianchi come la neve.

Si narra ancora che quando Mumtaz-i-Mahal era ancora in vita , aveva ottenuto dal marito quattro promesse ; la prima era quella di costruire un tempio, la seconda quella che si sarebbe  sposato ancora, la terza quella di essere sempre gentile e comprensivo con tutti i suoi figli, ed infine, l’ultima quella di visitare la sua tomba ogni anno, in occasione della ricorrenza della sua morte.

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Come potete intuire la storia è costellata di queste testimonianze di amore autentico, perchè il nostro cuore anela ad un amore così bello, esclusivo, totalizzante e senza fine. Tutto questo desiderio a volte si realizza, e ciò accade in ogni tempo e in ogni popolo, anche quando le strutture sociali e giuridiche hanno costruito altri modelli di matrimonio. Noi cristiani siamo privilegiati perchè Gesù, attraverso il sacramento e la Grazia, ci ha donato tutto per poter vivere un amore così, pieno ed autentico.

Antonio e Luisa

 

Parte dell’articolo è presa dal sito https://centauraumanista.wordpress.com/2014/09/19/abbracciati-per-leternita-romantici-ritrovamenti-archeologici/

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Amare è molto più che rispettare una legge.

Voglio riprendere un passo del Vangelo di ieri:

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: . Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo passo è stato spesso abusato, secondo me, Gesù è stato trasformato in una caricatura hippie alla Peace & Love. Abusato come la parola amore, completamente svuotata di ogni significato e sostanza e riempita solo di farfalle svolazzanti nella pancia.

Gesù è molto più esigente di quanto può sembrare. Ha perfezionato il decalogo consegnato a Mosè rendendolo ancora più difficile. Gesù, infatti, ha detto anche: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.”  Il comandamento nuovo di Gesù è molto più esigente di tutta la Legge conosciuta fino a quel momento. Gesù ha incarnato l’amore pieno e autentico nella sua vita. Le altre religioni si basano su una serie di precetti e regole da rispettare formalmente. La nostra no, la nostra è prima di tutto l’incontro con il Cristo, e da lì tutto cambia, perché quando ti senti perdonato, amato, desiderato, cercato, voluto e servito in quel modo dal tuo Dio, non sei più lo stesso, e rispondere a quell’amore diventa un’esigenza del cuore e l’unica via per vivere in pienezza. Ed è così che i comandamenti acquistano un valore positivo, diventano una bussola e un libretto delle istruzioni per non sprecare la vita e comprendere come rispondere a quell’Amore. E’ più facile dire non uccidere o amerai il prossimo tuo come te stesso? Sinceramente il primo mi è molto facile, non ho mai ucciso nessuno. Quante volte invece ho infranto il secondo uccidendo i fratelli con le mie parole, con un giudizio affrettato, con una condanna, con il mio disprezzo. Quante volte ho ucciso la mia sposa con una parola di troppo? Lo stesso gioco si può provare a pensare per tutti i comandamenti. Le richieste di Gesù sono molto più alte della Legge di Mosè,  ma riempiono la vita e il cuore. I farisei, spesso criticati da Gesù, non sbagliavano ad applicare le leggi, ma si fermavano all’applicazione senza capirne la finalità. Rispettare una legge, pur giusta, senza che questo porti ad una conversione all’amore autentico non serve a nulla, se non a sentirsi migliore di altri e giustificato e quindi superbo e sprezzante verso gli altri. Sepolcri imbiancati ed ipocriti. Vorrei fermarmi ora sul sesto comandamento. Cosa cambia, come si perfeziona il non commettere atti impuri con Amerai il prossimo tuo come te stesso? Cambia tutto. Si passa dalla forma al contenuto. Nel matrimonio l’amplesso fisico è un atto lecito anzi voluto e reso sacro da Dio. La forma quindi è salva ma lo è anche il contenuto, la sostanza, il cuore? Quel gesto è sempre frutto dell’amore? La legge dell’amore di Gesù non si accontenta, vuole di più. Vuole che in quel gesto ci sia tutto il nostro amore. Esige una purificazione del cuore e della mente, esige una lotta continua con l’egoismo e la lussuria. Esige che quel gesto non sia l’appagamento di due egoismi, ma l’incontro di due persone che nell’amore desiderano donarsi ed accogliersi reciprocamente. Capite la differenza? Quante volte nell’amplesso gli sposi hanno fantasie da realizzare usando l’altro/a e non desiderio di essere uno con l’altro. Questi sono tutti adulteri del cuore.

C’è un motto molto bello che dice: il cristianesimo non è facile ma è felice. E’ esattamente così, Gesù è venuto per rendere tutto molto più difficile, ma anche molto più bello e vero. Con la Grazia mi impegno ogni giorno per non deluderlo e per non deludere la mia sposa e ne vale davvero la pena, perchè mi torna il centuplo in senso, pienezza, amore e realizzazione.

Antonio e Luisa

Una pazienza che diventa azione

93 Segue la parola chresteuetai, che è unica in tutta la Bibbia, derivata da chrestos (persona buona, che mostra la sua bontà nelle azioni). Però, considerata la posizione in cui si trova, in stretto parallelismo con il verbo precedente, ne diventa un complemento. In tal modo Paolo vuole mettere in chiaro che la “pazienza” nominata al primo posto non è un atteggiamento totalmente passivo, bensì è accompagnata da un’attività, da una reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri. Indica che l’amore fa del bene agli altri e li promuove. Perciò si traduce come “benevola”.

94. Nell’insieme del testo si vede che Paolo vuole insistere sul fatto che l’amore non è solo un sentimento, ma che si deve intendere nel senso che il verbo “amare” ha in ebraico, vale a dire: “fare il bene”. Come diceva sant’Ignazio di Loyola, «l’amore si deve porre più nelle opere che nelle parole».[106] In questo modo può mostrare tutta la sua fecondità, e ci permette di sperimentare la felicità di dare, la nobiltà e la grandezza di donarsi in modo sovrabbondante, senza misurare, senza esigere ricompense, per il solo gusto di dare e di servire.

Il Papa pone l’atteggiamento di benevolenza in stretta attinenza con la pazienza. L’amore è paziente. La pazienza sembra quasi qualcosa di passivo, da sopportare, invece il Papa non si limita ad affermare che l’amore accetta, sopporta e perdona in modo passivo, ma prende l’iniziativa e guarda oltre l’errore di quel momento, per sconfiggere il male e trasformarlo in bene. La benevolenza ci aiuta a non identificare il nostro coniuge con il suo comportamento o con il suo gesto. La benevolenza ci aiuta a continuare a guardarlo con gli occhi di Dio, che non si arrende mai e continua a considerare ogni persona come centro del suo amore. Anzi, Dio è straordinario. Dio ama ancora di più proprio quelle persone che lo rinnegano e si comportano indegnamente verso di lui e verso i fratelli. Li ama di più per riattirarli a sè, esattamente come un magnete. Chi ha fatto l’esperienza dell’amore di Dio sa quanto è potente e quanto ti “cattura” l’amore di Dio. Così dobbiamo fare noi. Non possiamo obbligare nessuno ad amarci, neanche chi ha promesso solennemente di farlo, ma possiamo amarlo nonostante tutto, amarlo più di prima. Questa è la modalità di Gesù e questa deve diventare la nostra modalità nel sacramento del matrimonio. Voglio fare un esempio dove io sono il “cattivo”, ma va bene comunque. E’ uno dei primi articoli che ho pubblicato su questo blog. Si tratta di un piccolo fatto, nulla di importante, ma esplica benissimo il concetto che ho cercato di proporre leggendo le parole del Papa. Mi ha lasciato senza parole perchè, forse per la prima volta, sono rimasto pieno di stupore e meraviglia, sperimentando come la mia sposa fosse capace di amarmi così autenticamente. Nessuna parola sdolcinata ma paziente e amorevole amore che si fa azione.

BASTA UN CAFFE’

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Antonio e Luisa

Il salto della fede.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.

Non siete capaci di portarne il peso. Il peso, già il peso del matrimonio. Ricordo ancora come fosse ieri quell’ultima notte prima del mio matrimonio. Un vortice di sentimenti e di pensieri che mi riempivano il cuore e il cervello. Sapevo che era la cosa giusta, amavo la mia, ormai prossima, sposa ma sentivo un peso enorme. Stavo per dire un sì che mi avrebbe impegnato anima, spirito, corpo, tempo, impegno, sudore. Stavo consegnando la mia vita a un’altra persona. Era un salto nel buio. Qualcosa di non comprensibile. Avevo  la paura che comporta una scelta senza ritorno. Nulla sarebbe stato più come prima.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Lui è arrivato, eccome se è arrivato, come un vento che ha spazzato i miei dubbi e un fuoco che ha incendiato il mio cuore. Non riuscivo a vedere lontano e, come in una mattina di nebbia così comune dalle mie parti, procedevo con cautela, sempre con la paura di sbattere il muso o di cadere in un fosso. Pian piano la nebbia si è diradata e il sole ha illuminato tutto, la paura è passata,  finalmente riuscivo a vedere lontano.

Il sole mi scaldava la pelle e il cuore e la luce illuminava i colori della mia esistenza. Lo Spirito mi aveva mostrato la bellezza del matrimonio non con visioni miracolistiche, ma  semplicemente facendomela sperimentare giorno dopo giorno, nella mia vita ordinaria fatta di normalità, ma per questo non abitata da un amore meno intenso e autentico. Solo quando ho provato a darmi senza riserve alla mia sposa accogliendo la pienezza e la felicità che mi è tornata indietro, ho capito. Non c’è davvero nulla di più bello e appagante che donare tutto di me per la mia sposa. Certo, mi sono dovuto fidare, fare il salto nel buio, dire il mio sì, e l’ho fatto. Ne ho ricevuto in cambio la chiave per comprendere il senso della vita ed entrare nel mistero di Dio, nella logica d’amore di Dio.  Se non avessi avuto il coraggio di buttarmi in questa avventura avrei vissuto una vita a metà, non sarei riuscito a riempire il cuore e la vita, sarei invecchiato nella continua ricerca di qualcosa che non avrei mai trovato, perchè avrei continuato a camminare nella nebbia non riuscendo a vedere nulla oltre me, oltre le mie esigenze, oltre il mio egoismo. C’è un film che esprime benissimo questo concetto. vi lascio il video sotto. Fare il salto per raggiungere il Santo Graal, cioè la capacità di poter aprire il nostro cuore e renderlo luogo dove custodire Cristo.

Antonio e Luisa

 

Tutto quello che non sapete sulla “pillola dei 5 giorni dopo”

pubblicato su La Croce Quotidiano il 29/3/2017 e sul sito www.montedivenere.org  

scritto da Maria Dolores Agostini (moglie e mamma e insegnante di metodo Billings)

 

Pillola e aborto sono due termini che solitamente vengono separati. Invece io li unisco, li metto vicini vicini.

Avete diritto ad una spiegazione: tendenzialmente la classica pillola estro-progestinica viene considerata un contraccettivo ma, ve la butto là così, la verità nuda e cruda, Di Pietro e Minacori dai loro studi approfonditi hanno dedotto che si verificano 1,55 fecondazioni ogni 200 cicli di assunzione della pillola e questi embrioni vengono, di solito, eliminati senza che la donna ne sappia nulla.

Ma andiamo per ordine, la classica pillolina, quella che ci propinano travestita d’innocenza, assunta quotidianamente, agisce su più livelli: uno, blocca l’ovulazione; due, modifica la motilità tubarica; tre, atrofizza l’endometrio; quattro, modifica le caratteristiche del muco cervicale.

Voglio parlare a tutti, anche a chi è inesperto, così vi dico semplicemente che quando la pillola provoca il blocco dell’ovulazione allora si comporterà da contraccettivo, e così pure quando, modificando il muco, si impedisce la risalita degli spermatozoi all’interno del corpo della donna e la capacitazione degli stessi; sempre di contraccezione si parla se la pillola agisce rallentando la discesa dell’ovulo che quindi non verrà raggiunto dagli spermatozoi ma… se ad esempio il movimento della tuba viene accelerato, allora la fecondazione avviene e l’embrione, che solitamente necessita di circa cinque giorni per raggiungere l’utero dove annidarsi, arriva troppo presto in utero e viene quindi espulso perché l’utero non è recettivo, non è pronto. Piccola parentesi: proprio per questo meccanismo di non recettività dell’utero in anticipo, è quello che rende scadente la fecondazione artificiale, in cui si immette l’embrione in utero dopo 72 ore, altrimenti in vitro crescerebbe troppo e, non tenendo conto dell’implantation window, attecchisce in un 20% dei casi per errore.

Ma torniamo a noi, c’è un ultimo livello da analizzare, il discorso atrofizzazione dell’endometrio: altro meccanismo abortivo della classica pillola: se avviene una fecondazione imprevista visto che il corpo non è una macchina e visto che essendo ognuno diverso dall’altro quello che funziona per te potrebbe essere imperfetto per me, niente paura il piccolo embrione che arriverà in utero al quinto giorno, tempo giusto giusto per attecchire in utero, non lo farà e verrà abortito perché il nutrimento costituito dall’endometrio è, come dire, “secco”, senza che la mamma sappia di essere “mamma”, seppur per poco, circa una settimana. Giudicate dunque voi: l’effetto non è solo contracettivo, bensì intercettivo e abortivo. Procediamo nell’analisi pillola-aborto: la minipillola, solo progestinica, ha un effetto abortivo ancora più marcato.

Quindi la letteratura scientifica sull’azione dei contraccettivi ormonali è incentrata sugli effetti collaterali, sulla valutazione dell’inibizione dell’ovulazione e sull’incidenza di gravidanze, quando sarebbe opportuno la valutare i marcatori precoci della gravidanza.

In altre parole la notizia bomba che annunciavo in apertura è che una donna che utilizza la pillola estroprogestinica, deve aspettarsi di distruggere un embrione ogni 10 anni d’uso!

Veniamo alla così (mal) denominata contraccezione di emergenza, “mal” perché trae in inganno: qui non siamo quasi mai di fronte a meccanismi di natura contraccettiva, quanto preminentemente di tipo abortivo. Guardandoci indietro vediamo questo: prima della legge, si davano 4,5 pillole classiche al giorno, per 4 giorni e si otteneva l’effetto che oggi abbiamo con una pillola del giorno dopo, che si trova in commercio ora: quindi oggi è come prendere 400 pillole di 20 anni fa! Per non parlare del fatto che le giovani poco informate andavano dalla guardia medica il sabato sera a farsela prescrivere e poi magari ci riandavano anche il mercoledì successivo, tanto la guardia medica di turno era un’altra. Così si rovinano le ragazze, a suon di botte ormonali.

La pillola dei cinque giorni dopo che vogliono svenderci come contraccettivo, contiene la stessa molecola della RU486 in diverso dosaggio, compete con il progesterone che invece lotta per portare avanti la gravidanza. La Brache ha fatto un articolo contraddittorio: se si assume in un certo particolare momento del ciclo, può spostare l’ovulazione, rimandare lo scoppio del follicolo e la fuoriuscita dell’ovulo che quindi teoricamente potrà evitare la fecondazione giocando sul tempo di sopravvivenza degli spermatozoi.

Altrimenti ferma lo sviluppo dell’endometrio e siamo da capo a piedi. Gli studi fatti, se si va a leggere tra le righe, senza fermarsi alle belle ridondanti percentuali dell’abstract, sono pochi, pochissimi, solo su 35 donne! Azzeccare il minuto giusto in cui il meccanismo d’azione sarebbe contraccettivo credo che sia così improbabile da rendere meno inopportuno sperare di andare tutti sulla luna per un caffè a capodanno 2018.

Quindi care signore che intendete prendere la pillola dei cinque giorni dopo o vi rassegnate ad abortire seduta stante, o decidete di avere un rapporto completo non protetto proprio mentre siete attaccate alle macchine del monitoraggio per indovinare il momento perfetto per prendere la pillola dei 5 giorni dopo con effetto contraccettivo, o pensate di passare alla RU486 tanto siamo là, ma attente a non farvi infinocchiare: perché insomma qua si “gioca” a mirare chi deve morire, e il clostridium sordelli, se non lo sapete è un batterio che uccide chi la assume, ne sanno qualcosa le donne nei paesi in cui i morti non vengono censiti.

IL MAGNIFICAT DEGLI SPOSI

L’anima di noi sposi magnifica il Signore
Perché nel quotidiano è il nostro Salvatore.
Ha guardato, sin dall’inizio, alla nostra povertà
E ha posto nei nostri cuori la reciproca gratuità
Perché diventasse una gratuita reciprocità.
Grandi cose ha fatto e farà per noi
Perché mai dubitassimo del prezioso Tesoro.
Ha abbattuto la superbia per generare concordia
Dispensando ad entrambi la Misericordia.
Non ci sono potenti ma «troni di doni»
Da scambiare vicendevolmente
Per sempre ed eternamente.
Di beni ci ricolma ogni giorno
Perché di noi e per noi conosce il bisogno,
non quello effimero ma il necessario
Per difendere il nostro amore dalle lusinghe
dell’avversario!
Ci soccorre costantemente
Senza perdere mai lo sguardo
Per condurci gioiosi al nostro traguardo
Come aveva promesso il giorno del sì
Ed ora, più che mai, qui
Accompagnati passo per passo
Senza lasciarci un momento.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Cristina

Scritto per il blog di Annalisa Colzi   http://www.annalisacolzi.it/il-magnificat/

Sexy-consiglio: baciarsi, ma bene

Pubblichiamo con piacere un articolo di Thérèse Hargot, sessuologa belga che, secondo me, ha tanto da insegnare a una società che ha banalizzato il sesso, e anche a una parte di Chiesa che vive la sessualità in modo angelico e non carnale come Dio ha pensato per noi dotandoci di un corpo.

Questo blog, come ho evidenziato fin dal titolo, si ispira agli insegnamenti cristiani della Chiesa cattolica, ciò non toglie, come ha insegnato mirabilmente San Giovanni Paolo II, e come mi auguro abbiate potuto sperimentare nel vostro matrimonio, che tutto inizia dall’amore umano perfezionato dalla Grazia del sacramento. Per questo è indispensabile nutrire e rivitalizzare il nostro amore erotico, da cui non si può prescindere. Diffido sempre di chi, nel matrimonio, si cura solo delle altezze dello spirito senza porre le basi essenziali dell’amore carnale.

Ringrazio di cuore il blog montedivenere, in particolare Maria Dolores Agostini, per avermi accordato il permesso di pubblicare l’articolo seguente.

Le prostitute non baciano, si dice. Perché, invece le spose lo fanno? Niente di meno ovvio. Ecco trovato un bel punto in comune, almeno in questo caso.

Sarà anche trash, d’accordo. Ma è vero.

No, davvero, a quando risale il vostro ultimo bacio? Non quello algido in punta di labbra a culo di gallina! Vi parlo di un vero bacio, quello che vi ha fato vibrare totalmente. Quand’era? Com’era? Con chi?

« Ma a me, non è che mi piaccia tanto in effetti » si sente dire tanto spesso quanto il pretestuoso:« Non abbiamo mica bisogno di baciarci sulla bocca per manifestare il nostro amore ». E poi c’è l’igienista: « Sinceramente, lo trovo un po’ schifoso » e l’imbarazzante: « Non mi piace molto il modo in cui bacia ». Ops.

Ah sì? « E con il vostro amante o la vostra amante, come lo trovereste? » mi viene voglia di rispondere.

Naturalmente è tutto diverso. Perché il bacio è fatto per gli esseri che si desiderano intensamente. E per gli adolescenti pre-puberi, vero anche questo.

Che felicità suprema (ri)scoprire la potenza erotica di un bacio. Esprime il desiderio, risveglia il desiderio. Ci si sente uniti, ci si abbandona all’altro, il piacere e l’eccitazione sono al massimo.

Quanto è importante allora baciarsi, per una coppia legata da un amore fedele e duraturo! Baciarsi per rimanere amanti anche quando si diventa sposo-sposa, o genitori. Baciarsi per sentire il desiderio, quello che la routine tende a spegnere anche se non vorremmo.

Ah, dimenticavo soprattutto… Quant’è importante, dunque, provare attraverso il bacio questa alchimia tutta particolare tra due esseri, prima di legarsi in matrimonio! Se non vi piace baciare la persona con la quale vi sposerete, allarme rosso: fermate subito tutto! Lasciate perdere, rimanete buoni amici.

Baciate, dunque. Ma bene. A lungo. A modo vostro, senza modello preconcetto. Trovate e rinnovate il vostro modo di esprimere e di risvegliare il desiderio che vi ha uniti.

Bando alle ciance, un bacio vale mille parole. Guardate piuttosto questo video della mia canzone preferita del momento. Che intensità! La adoro, assolutamente.

A presto, e tanti baci,

T.

Thérèse Hargot

tradotto per Monte di Venere da Maria Chiara Bonino

Pensate che non sia per voi, pensate che non sia così importante, non avete voglia e non ne sentite il desiderio? E’ un campanello d’allarme. E’ il momento di farlo, proprio perchè non ne avete voglia. Il vostro matrimonio non dipende solo dalla Grazia, dall’Eucarestia e dalle preghiere ma anche da come saprete rendere sempre nuovo la vostra relazione e come riuscirete a mantenere acceso il fuoco del desiderio. Non sono io a dirlo, non è neanche Thérèse, ma è Dio stesso, che attraverso il Cantico dei Cantici ci ha lasciato le istruzioni per amare come Lui vuole, come veri uomini e vere donne realizzati in pienezza. Vi lascio il link a un mio precedente articolo Mi baci con i baci della sua bocca

Antonio e Luisa

La fragilità non è un limite ma un’opportunità

Avatar di Antonio e Luisa De RosaMatrimonio Cristiano

Quattordici anni che siamo sposati, che Dio ha benedetto la nostra unione, che lo Spirito Santo ci ha legato così stretti da essere uno ai nostri occhi e agli occhi di Dio. Il matrimonio è assurdo, sposarsi è cosa da matti. Perché dovremmo legarci per la vita a una persona. Una persona che poi si scopre non essere perfetta ma al contrario limitata e fragile.

Sposarsi è soprattutto un atto di fiducia. Sta a noi scegliere in chi riporre questa fiducia. Possiamo riporre la nostra fiducia nella persona amata che diventa il nostro tutto oppure in Gesù Cristo che entrando nel nostro amore limitato e fragile lo trasforma e lo trasfigura.

Ho capito che riporre la fiducia in una persona, per quanto possa essere ben motivata, è perdente in partenza. Quella persona non sarà mai all’altezza di riempire il mio vuoto, il mio bisogno d’amore più profondo.

Riporre la fiducia in Cristo cambia…

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Le nozze di Cana

Immaginatevi la scena, il banchetto nuziale, poi l’imbarazzo e lo smarrimento degli sposi, infine l’intervento di Maria e la festa che continua più bella di prima. Cosa sarebbe stato se Gesù e Maria non fossero stati invitati alle nozze? Ma loro erano lì, Maria era lì con il suo sguardo di Madre e Gesù, nonostante non volesse, ha aiutato gli sposi. All’inizio Gesù risponde in maniera brusca a sua Madre, l’espressione viene utilizzata nella lingua ebraica “per respingere un intervento giudicato inopportuno o anche per manifestare a qualcuno che non si vuole avere con lui alcun rapporto.” (note della Bibbia di Gerusalemme, Gv 2). Eppure Gesù decide di venire in soccorso agli sposi, seppur non fosse ancora giunta la sua ora. Immagino con quale passione,  con quale amore, con quale sguardo possa aver pronunciato quella frase: “Non hanno vino” e mi commuovo. Maria ha scomodato Gesù, ha preso l’iniziativa soltanto vedendo la difficoltà dei figli, come fanno spesso le madri che anticipano le richieste. Poi l’ordine è perentorio: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, sottolineo qualsiasi, cioè date ascolto a Lui, anche se lì per lì vi sembra strano ciò che vi dice, ma fatelo! E’ una frase che non ammette repliche, perché Maria sa benissimo di cosa è capace Gesù, cosa Egli può fare per noi, per l’umanità.

Nella mia esperienza matrimoniale ho gustato la presenza di Maria, Ella mi ha sostenuto e soccorso. A chi ti rivolgi quando ti manca qualcosa di cui hai bisogno? Quando si è bambini o ragazzini ci si rivolge spesso alla mamma, giusto? Beh, per me non è cambiato molto, nel senso che quando nel mio matrimonio era finito il vino, mi sono aggrappato alla nostra dolce Madre. Per me lei è stata un rifugio, un conforto nei momenti difficili e bui, ma soprattutto è stata la “speranza contro ogni speranza”, come amo chiamarla io. Ho sgranato tantissimi rosari per chiederle di aiutarci, di intercedere per noi, di chiedere a Gesù di guarire quelle ferite che ci eravamo fatti a vicenda. Le mie preghiere non sono rimaste inascoltate, perché Maria può smuovere il cuore di Dio, cari fratelli. Da qualche parte ho letto “non c’è grazia che venga dal cielo senza passare per le sue mani”, quanto è vero! Ora le affido tutti i giorni le persone più care e le chiedo di essere sempre presente alle mie nozze, insieme a Gesù.

Asmodeo e i sette pericoli mortali del matrimonio.

Asmodeo. Vi ricordate questo nome? Sicuramente lo avete già sentito nominare anche se, forse, non riuscite a collocarlo in un contesto chiaro. Asmodai, chiamato anche Asmodeo, è un demone biblico. Asmodeo è considerato, oltre che il principe della distruzione, anche il demone della cupidigia, dell’ira e della lussuria.

Perchè vi racconto questo? Asmodeo è l’antagonista nel racconto biblico di Tobia e Sara, dove il protagonista è Dio. La storia di Tobia e Sara è la storia della incessante battaglia tra il bene e il male. Il campo di battaglia diviene la relazione sponsale di questi due giovani, che con l’aiuto di Dio riusciranno a portare in salvo se stessi e il loro matrimonio. Giovanni Paolo II in udienza del 1984 dice al riguardo:

 Questa prova della vita e della morte ha pure un altro significato che ci fa comprendere l’amore e il matrimonio degli sposi novelli. Infatti essi, unendosi come marito e moglie, si trovano nella situazione in cui le forze del bene e del male si combattono e si misurano reciprocamente.

Non voglio cercare di approfondire tutto il libro di Tobia, troppo ricco di simboli e io non abbastanza preparato, ma posso lanciare qualche spunto, gli stessi che sono serviti a me per riflettere sulla mia relazione con Luisa. Si, perché Tobia e Sara siamo noi e Asmodeo è presente in ogni matrimonio pronto ad attaccarlo e  distruggerlo, non appena trova uno spiraglio, una porta non ben protetta del nostro castello,  e a uccidere l’uno nel cuore dell’altra.

Partiamo dalla Parola biblica del libro:

Raguele udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. 11 L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà». 12 Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguele: «Lo farò! Essa ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque tua cugina, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».

Sara è già stata data a sette mariti prima di Tobia e tutti sono morti la notte delle nozze.

Cosa rappresentano i sette mariti? Perché sono tutti morti? Chi è stato?

Il racconto diventa quasi un thriller. Tobia è pronto a correre il rischio e affronta la prima notte di nozze con Sara. E’ tranquillo perché sa di non essere solo, Dio è con lui.

Ora torniamo ai sette mariti morti. L’assassino non è il maggiordomo ma il nostro Asmodeo , di cui abbiamo parlato in precedenza, l’antagonista di Dio. Asmodeo vuole distruggere il patto nuziale e ogni marito morto rappresenta uno dei sette pericoli mortali a cui il matrimonio è esposto. Per elencarli con una breve spiegazione prendo spunto dai meravigliosi coniugi  Gillini e Zattoni e dal loro testo: La lotta tra il demone e l’angelo.

  1. L’ARROGANZA DI ESSERSI FATTI DA SOLI. Non riconoscersi figli e bisognosi dell’aiuto del Padre. Chi fonda tutta la propria vita matrimoniale sulle proprie forze e sul proprio amore è un illuso. Finché tutto va bene non abbiamo bisogno di Dio, del suo aiuto, del sacramento del matrimonio fonte di Grazia e di vita. Quando le cose dovessero iniziare ad andare male e le difficoltà e la sofferenza potrebbero entrare nella nostra storia, saremo pronti o Asmodeo ci ucciderà come il primo marito?
  2. LA COLPEVOLIZZAZIONE IMMOBILIZZANTE. Non possiamo vivere in modo sano il nostro matrimonio se non curiamo le ferite che ci portiamo dentro. Non siamo perfetti, abbiamo fragilità e imperfezioni. Dobbiamo accettare tutto questo ed essere capaci di amarci così e di farci amare nella nostra imperfezione. Stessa cosa per il nostro coniuge. Anche lui/lei è fragile ed imperfetto/a. Non puntiamo il dito sui suoi difetti ma troviamo il modo di trasformarli in occasione di amore oblativo di dono. In caso contrario la situazione potrebbe divenire insostenibile e faremmo il gioco di Asmodeo, che  ci ucciderebbe come il secondo marito.
  3. ARRENDERSI ALLE DIFFICOLTA’. Il matrimonio, come dice in modo molto bello Costanza Miriano, non è solo a forma di cuore, a volte assume la forma della croce. Sofferenza, prove e difficoltà ci potrebbero abbattere. Ci viene in soccorso Dio con la Sua Grazia. Noi dobbiamo però crederci, non perdere la speranza e la certezza che Lui è con noi e, che se anche non vediamo la fine del tunnel, proseguire e perseverare senza perdere la speranza è l’unica via, o se abbandoniamo la lotta,  faremo la fine del terzo marito.
  4. L’ASSENZA DI DIO. Crediamo in Dio, o almeno pensiamo di crederci, poi però le nostre scelte non tengono conto di Lui. Decidiamo da soli ciò che è bene e ciò che è male. Dio diventa più una figura di superstizione e tradizione, qualcuno di lontano a cui dedicare qualche rito vuoto di significato. Solo se Dio diventa nostro faro in ogni decisione importante e la Chiesa nostra madre, dove trovare le risposte ai nostri dubbi, allora riusciremo a non farci annientare come il quarto marito.
  5. LA RESA FIDEISTICA. E’ il contrario del quarto punto, ma altrettanto pericoloso. Far dipendere tutto da Dio, pensando che così tutto sarà perfetto. Dio ci ha fatto suoi figli e ci vuole liberi. Dio agisce nella nostra vita ma solo dopo che noi ci siamo messi in cammino. Ci chiede impegno, formazione, perseveranza e conoscenza dell’altro. Ci chiede di mettere in gioco tutto di noi, anche la nostra libertà e responsabilità. Solo se faremo tutto questo, allora Dio metterà la Sua Grazia per colmare le nostre povertà. In questo campo rientra anche la maternità responsabile. Lasciare a Dio la regolazione della nostra fertilità senza impegnarci nella conoscenza dei metodi naturali potrebbe ucciderci come il quinto marito.
  6. LA LUSSURIA. L’USO PRIVATISTICO DELLA SESSUALITA’. Su questo punto mi soffermo poco, l’ho già affrontato diverse volte. Dico semplicemente che se il rapporto fisico diventa esclusiva ricerca di piacere e l’altro/a una persona da usare il rapporto è destinato a fallire. Il rapporto fisico è autentico solo quando è manifestazione dell’amore oblativo di dono. L’amplesso fisico e l’amore erotico sono una parte essenziale dell’amore sponsale ma solo se vissuti in questo modo. L’unione dei corpi come segno dell’unione dei cuori, e la donazione totale del corpo come culmine di una vita di attenzione, servizio e donazione dell’uno verso l’altra. Solo così non moriremo come il sesto marito.
  7. DISCONOSCIMENTO DI LEALTA’ VERSO LA COPPIA. Uno dei due sposi non recide il cordone ombelicale con la famiglia di origine. Si sente ancora figlio/a prima che sposo/a. Hanno priorità sempre le necessità della famiglia d’origine prima di quelle della coppia. Così la volontà della famiglia d’origine schiaccia e a volte azzera le dinamiche e la libertà della coppia. Questo, presto o tardi, permette ad Asmodeo di distruggere l’unione.

Ognuno di noi si sente attaccato su uno o più punti maggiormente rispetto agli altri, ognuno nella sua relazione ha un suo punto debole, stiamo però attenti a non sottovalutare quello che il libro di Tobia così sapientemente ci insegna, riconosciamo il pericolo e disinneschiamolo con le armi della Grazia e della nostra volontà di andare oltre..

Antonio e Luisa.

La scelta non è rinuncia

Qualche giorno fa ascoltavo la radio in auto. La mia attenzione è stata catturata dalla voce di Antonio Rossi, plurimedagliato olimpico nella canoa. E’ una persona che mi è sempre piaciuta. Forte, simpatico, umile.  Rispondendo a una domanda dell’intervistatore ha affermato: “io non ho rinunciato a nulla nella mia carriera. Andare a dormire presto, mangiare equilibrato, non sgarrare, il sudore degli allenamenti, non sono state rinunce ma scelte. Scelte che mi hanno permesso di fare la vita che più desideravo”.

Questa riflessione di Antonio mi ha colpito. Quanto è vera, non solo nello sport ma in tutti gli ambiti della vita, anche nel mio matrimonio.

La castità nel fidanzamento non è stata una rinuncia ma una scelta. Una scelta che mi ha aperto il cuore e la mente a un rapporto veramente rispettoso, per la mia sposa, che mi ha permesso di imparare ad entrare con delicatezza e pudore nella sua vita, che mi ha permesso di poterla vivere come un dono, come una persona che non mi appartiene ma mi sceglie giorno dopo giorno. E’ mia per sua scelta.

Così la scelta dei metodi naturali, che mi permette mese dopo mese, ciclo dopo ciclo, di contemplare e capire la meraviglia e il mistero del corpo femminile, sacrario della vita e santuario della forza creatrice di Dio.

Così la rinuncia alla lussuria e alla pornografia delle immagini e del linguaggio, che noi uomini purtroppo impariamo presto a consumare. La rinuncia a tutte queste cose è in realtà la scelta di non accontentarsi di piaceri fini a se stessi che non lasciano nulla e non riempiono l’anima lasciando solo la nostalgia per qualcosa che la riempia davvero. La scelta di purificare il mio sguardo e i miei pensieri per riuscire a contemplare la vera essenza della mia sposa che non è solo un corpo ma che attraverso il suo corpo irradia una bellezza ben più profonda.

Così la decisione di aprirsi alla vita, di avere il coraggio e l’incoscienza di fidarsi di Dio e accogliere il dono della maternità e paternità. Non ho dovuto rinunciare a nulla per i miei figli ma ho semplicemente  scelto, perchè il loro amore e  vederli crescere e maturare e molto più bello e importante di tutte le usciite serali, le partite a calcetto o le vacanze al sole.

Io non ho rinunciato a nulla, ho semplicemente fatto la mia scelta. Grazie a Dio ho scelto il meglio.

Antonio e Luisa

Oh Sweet Lorraine

E’ una cosa che ho sempre creduto. Più passa il tempo e più amo la mia sposa. Veramente ci si rende conto come si diventi una persona sola. Quando si legge sui libri oppure si sentono sacerdoti, vescovi e anche il Papa dire che gli sposi sono immagine di Dio e profezia del suo amore, non si capisce cosa significhi, finchè non si comincia a vivere e sperimentare nella propria intimità come questa realtà spiegata astrattamente abbia un senso e un’autenticità vissuta. Più passano gli anni e più la mia sposa è parte di me, abita non solo la nostra casa,ma ha un posto speciale nel mio cuore. Parafrasando la famosa citazione di San Paolo: Non sono più io che vivo ma tu che vivi in me. E’ davvero così. Dio ha scelto questo modo bellissimo e originale di farsi amare: attraverso un’altra persona per camminare insieme e giungere all’abbraccio eterno con Lui. Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatev, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

Ecco il video, l’amore non si può spiegare con le parole ma si può ammirare in chi lo vive.

Antonio e Luisa

 

Gesù ci mette le ali

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne.
Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento.
E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei;
e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Parola del Signore.

Cosa dice questa Parola alla mia vita di sposo? Non voglio parlarne in una chiave legalistica. Non voglio parlare di dottrina e di peccato. Non spetta a me. Posso pregare che Papa Francesco e i nostri pastori possano decidere per il meglio, ispirati da Dio. Voglio parlare di questa Parola non in modo astratto, come legge per l’appunto, ma come sorgente di vita per il mio matrimonio e la mia storia. Gesù non sta solo citando una legge ma viene ad annunciare una Verità. Gesù viene a dire ad ognuno di noi, che Lui può fare nuove tutte le cose. Viene a dirci che quello che è stato fino ad allora non era la verità ma un compromesso educativo di Dio. Cosa intendo dire? Che l’atto di ripudio non era un’autorizzazione al divorzio ma tutt’altro serviva a tutelare la parte debole, la donna. Con l’atto formale di ripudio, secondo la legge ebraica, la donna poteva rifarsi una vita, trovare un nuovo marito. Senza, era destinata a una vita da emarginata. L’atto di ripudio era un argine all’egoismo umano. Gesù è venuto ad annunciare che ora, grazie a Lui, l’uomo può finalmente abbracciare la verità sponsale nella sua pienezza. Gesù non è venuto a irrigidire una legge ma a donarci la verità. Una verità difficile da perseguire in una scelta che ci impegna per la vita ma che grazie a Lui, alla sua redenzione e alla sua Grazia possiamo raggiungere per avere una vita pienamente e autenticamente umana. Gesù dice testualmente che in origine non era così. L’origine è la vita del creato prima del peccato originale e della caduta, è la vita che Dio ha pensato per ognuno di noi perchè fosse santa piena d’amore e di vita. I farisei non riescono a cogliere quello che dice Gesù come dono ma semplicemente come regola. Questo non permette di riconoscere la presenza di Gesù e la relazione con Lui come fondanti del nostro stile di vita. Tant’è che pur avendolo incontrato di persona non cambiano il loro cuore. Per un cristiano, che invece lo ha incontrato, la prospettiva cambia. La legge diventa un modo, una chiave per poter rispondere a un amore e una misericordia che già abbiamo sperimentato. Accogliere questa Parola di Gesù significa riconoscere, prima di tutto a noi stessi, che la nostra relazione, il nostro matrimonio ha origine in Lui, che non siamo noi i padroni della nostra vita, che da soli non siamo capaci di renderci felici. Riconosciamo che sottometterci alla legge di Dio significa accogliere Gesù e riconoscerlo come Re della nostra vita. La legge diventa così mezzo di incontro, di sostegno e di Grazia. Ed ecco che la Parola di Gesù sul matrimonio non è una catena che opprime ma al contrario diventa ali che permettono di volare alto e di avere un orizzonte e uno sguardo meraviglioso sulla nostra relazione e sulla nostra vita.

Antonio e Luisa

Insieme alla meta

Un immagine di sofferenza, di dolore, di malattia che evidenzia tutta la nostra finitezza e piccolezza. Questa immagine fissa un attimo degli ultimi giorni di vita di queste due persone. Non li conosco, non so che vita abbiano condotto, non conosco le loro gioie e le loro difficoltà e sofferenze. Ho solo questa immagine e le poche righe dell’articolo da cui ho preso questa fotografia. Leggo la sofferenza nel loro corpo malato e debole. I loro volti mi ricordano quello di Gesù sulla croce. Non è un’immagine bella, ma  c’è qualcosa che apre all’infinito, che apre alla speranza. C’è un segno che dà un senso alle loro vite che stanno giungendo alla fine, ameno su questa terra.  Quelle braccia che si aprono, le loro mani che si incontrano e si stringono. Un semplice gesto che significa tutto. Il loro matrimonio è stato un cammino di preparazione a questo momento. La loro relazione li ha preparati per questo momento. Adesso sanno che sta giungendo la morte, e penso abbiano paura nel cuore, ma trovare la mano della persona con cui hanno costruito la loro vita, con cui hanno condiviso tutto, la persona che gli ha aiutati a uscire da se stessi, dal proprio egoismo e li ha resi capaci di dono, di incontrare l’altro e di aprirsi all’altro. Quella persona che li ha educati a far posto nel loro cuore per far entrare l’amato/a e con lui Dio. Quella mani che si intrecciano significano tutto. Significano voler infondere coraggio nell’altro, significano riconoscere di non farcela da soli, di aver bisogno di amore e sostegno. Quella mano stretta alla persona che più si ama ha un significato molto profondo. Significa voler tener stretto l’amore, la vita e la luce per non arrendersi alle tenebre. E’ sentire la presenza di Dio che consola e infonde forza,  che passa attraverso il nostro amato. Il nostro sposo e la nostra sposa sono anche questo. Sono un dono grande.  La nostra vocazione è farci uno perchè possiamo giungere entrambi, aiutandoci e sostenendoci, all’incontro con Gesù. Loro hanno avuto la Grazia di arrivare insieme a quell’incontro e ora sono sicuro sono nella gioia eterna e nell’amore infinito di Dio.

Antonio e Luisa

La scelta giusta.

Oggi mi rivolgo a me. Non a chi sono oggi, ma a quel ragazzo che alla fine degli anni novanta fece una scelta. Fece una scelta che costò fatica, perché quel ragazzo non era un angelo, era fatto di carne come tutti, era fragile e ferito come tutti, aveva idee sbagliate sull’amore e sul sesso come tutti (o quasi tutti), ma nonostante ciò decise di comportarsi diversamente da  tutti, o almeno da tutti quelli che frequentava. Decise di aspettare e di riservare il dono totale di sé  nell’amplesso soltanto a colei che l’avesse sposato, a colei che fosse stata unita a lui indissolubilmente. Solo così quel gesto non sarebbe stato falso, privo di amore autentico. Solo così quel gesto avrebbe realmente espresso col corpo e nel corpo una verità profonda, l’unione dei corpi sarebbe così stata icona di ciò che i cuori e le anime già stavano vivendo, l’essere uno. Solo così. Pensava di doverlo a se stesso e alla persona che pensava di amare. Ora posso dire a quel ragazzo che ha fatto bene. Ora, che quel gesto è legato in modo esclusivo ad una sola donna, a colei che da 14 anni condivide le gioie, le fatiche, l’ordinarietà della vita. E’ legato in modo esclusivo a colei che si è donata totalmente e per sempre a me e a cui io ho dato tutto di me. Adesso che quel gesto così grande, pur essendo ancora un mistero di Grazia e di amore, mi è un po’ più comprensibile, avendone sperimentato la bellezza unitiva e feconda, non posso che commuovermi ed essere profondamente grato a quel giovane. Veramente Dio quando ti chiede una rinuncia, piccola o grande, poi ti ridà il centuplo in grazia, pace e gioia. Quella scelta ci ha aiutato a non banalizzare quel gesto tanto bello ma di comprenderne sempre meglio la grandezza, che è così importante e decisivo da essere scelto da Dio come sigillo per il sacramento del matrimonio (che senza non è valido)  e modalità attraverso cui l’amore si fa fecondo, genera vita. Abbiamo compreso che quel gesto è sacro, attraverso quel gesto possiamo crescere in amore e Grazia, attraverso quel gesto possiamo percepire attraverso il corpo, il nostro essere uno. Ora più che allora, capisco come è bello, che dono prezioso sia, poter associare l’amplesso fisico solo ad un volto. Per me ora è impossibile pensare di poterlo fare con un’altra donna. Sentirei di tradire non solo la mia sposa ma anche l’amore stesso e Dio. Ragazzi che avete deciso di vivere casti il vostro fidanzamento, vi assicuro che non ve ne pentirete, vi assicuro che poter vivere questo gesto così totalizzante con una sola persona sarà un dono grande e che vi commuoverà anche dopo tanti anni di matrimonio.

La castità non è una castrazione, non è una frustrazione di ciò che si prova e dei propri sentimenti. La castità è educazione del nostro cuore. Attraverso la castità potremo vivere tutto ciò che l’amore implica, nel momento giusto e senza accontentarci delle briciole come mendicanti d’amore, ma in pienezza, assaporando e gustando la bellezza dell’amore, anche carnale ed erotico,  non solo in superficie ma avvertendone la gioia e la pienezza profonda, quella che disseta tutta la persona, fino a far vibrare le corde della nostra anima e a sperimentare scintille di vita eterna.

Antonio e Luisa.

Fare l’amore o farsi amore?

Fare l’amore. E’ di uso comune usare questa accezione per indicare il rapporto sessuale tra due persone legate affettivamente. Come se l’amore fosse racchiuso nelle sensazioni ed emozioni che quel gesto così totalizzante fa sperimentare. Questo è il concetto che la nostra società ci presenta come modello unico di relazione o, almeno, l’unico che soddisfa. Ma è davvero così? I fidanzati vivono questo amore, tanto che quelli che decidono di vivere in castità sono visti dai coetanei con la  curiosità di chi non capisce e considerati quasi folcloristici. Il sentire diviene la realtà fondante che gestisce l’amore.  Un sentire sentimentale e corporeo diventa l’unico modo d’amare. Quando questo decade, non esiste più l’amore. Tanti fidanzati, e purtroppo anche tanti sposi, vanno in crisi perchè non sentono più nulla.Gli stessi cristiani dicono spesso degli sposi in crisi:  “Perchè devono stare insieme se non sentono più nulla?” Si dimentica, o peggio non si è mai compreso, che il sentire non è l’amore, ma un effetto dell’amore.

Questa visione dell’amore porta in sè diversi pericoli:

  • l’attrazione fisica è ridotta a quella sensuale. Ciò spiega il fallimento di tanti matrimoni. Solo l’attrazione fisica autentica è pilastro del matrimonio.  L’attrazione fisica autentica poggia sulla bellezza soggettiva , che abbraccia la totalità della persona, la dimensione fisica ed interiore. Questa bellezza implica la bellezza sensuale, ma non si riduce ad essa.
  • Il piacere sessuale è visto come amore e sua somma esperienza. L’amplesso fisico non è vissuto come momento di incontro e donazione degli sposi, ma come ricerca di piacere e di sensazioni fisiche. Tutto si riduce a un orgasmo. L’amore autentico viene svilito. La non comprensione di ciò genera crisi matrimoniali ed infedeltà.
  • L’esaltazione degli anticoncezionali e la svalutazione dei metodi naturali. La ricerca spasmodica del piacere non ammette limitazioni. Gli anticoncezionali sono visti come mezzo per separare l’amplesso fisico dalla procreazione e non avere così impedimenti alla ricerca del piacere, considerato indispensabile al benessere fisico e mentale.
  • La svalutazione delle doti corporee che esprimono l’amore matrimoniale: dolcezza, tenerezza e sentimento.   La dolcezza e la tenerezza sono doti corporee che spesso vengono sviluppate solo al fine di arrivare all’amplesso fisico. Questo modo di intenderle durante il fidanzamento influenza poi il matrimonio. Gli sposi sono spesso incapaci di vivere la tenerezza e l’attenzione tra loro se non in vista del rapporto fisico. Tutto ciò, alla lunga, rende questi gesti percepiti come falsi, causando incomprensioni e sofferenze. Senza contare che nel matrimonio esistono periodi in cui i rapporti sessuali sono più diradati e, se non si è imparato a vivere la dolcezza e tenerezza come modalità d’amare, si arriverà all’aridità e al deserto sentimentale tra gli sposi.

Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Il centro delle attenzioni non è mai l’altro, ma sempre se stessi. I propri bisogni, le proprie pulsioni, la propria ricerca di sensazioni e di emozioni  sono il motore del rapporto. Tutto diventa importante solo in riferimento a questo.   Non si impara a spostare l’attenzione verso l’altro. Non si impara a FARSI AMORE. Farsi amore significa spostare l’attenzione sull’altro/a. Mettere al centro le sue esigenze e farne il centro delle nostre attenzioni e tenerezze.  Così, non solo potremo approfondire nel fidanzamento il dialogo e la conoscenza reciproca, ma impareremo e ci educheremo al dono e al sacrificio per il bene dell’altro. Perchè la vera prova d’amore non è lasciarsi trasportare dalla passione ma saperla dominare e saper aspettare. Aspettare che quel gesto così bello abbia un significato autentico, che quello che diciamo col corpo sia espressione dell’unione definitiva dei nostri cuori.  Solo così impareremo a donarci gratuitamente e non condizionando il nostro dono all’appagamento sessuale ed emotivo che riceviamo in cambio, capacità che risulterà determinante poi nel matrimonio.  Le persone che hanno vissuto un fidanzamento casto e non hanno avuto rapporti prima del matrimonio difficilmente falliscono dopo  perchè sono capaci di nutrire il rapporto in ogni situazione. Solo se impareremo a FARCI AMORE potremo FARE L’AMORE e non solo del sesso. Solo se impareremo a FARCI AMORE, il nostro FARE L’AMORE sarà espressione di un amore autentico e bellissimo con il quale sperimentare nella carne il dono di sè vissuto in ogni momento della vita.

Antonio e Luisa.

Il matrimonio è meraviglioso: diciamolo

Sono arrabbiato e deluso. Il matrimonio è ormai da tempo sotto attacco. E’ considerato un istituto vetusto che odora di naftalina. Un istituto che non rappresenta più le esigenze della nostra società, sempre più libera ed emancipata. Non è più tempo di legarsi per la vita. Oggi è il tempo del fluido. Siamo sempre più fluidi, siamo fluidi nel lavoro, siamo fluidi nelle relazioni, siamo fluidi anche nella nostra identità di uomo e di donna. Ci vogliono far credere che per essere felici non bisogna accontentarsi mai, bisogna sempre cercare qualcosa di più, qualcosa che possa riaccendere la passione e le emozioni. Lo stato non fa nulla per evitare tutto ciò e si comporta come una madre stolta, che incapace di educare il proprio figlio lo vizia saziandolo dei suoi capricci e pulsioni ma rendendolo così debole ed infelice. Delibera il divorzio sempre più breve perchè si possa tornare liberi (come se bastasse per cancellare le ferite),  ma senza offrire nulla per cercare di recuperare una relazione in crisi. Delibera il matrimonio gay perchè nessuno si senta escluso, ma non fa nulla per quelle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. Ti offre l’aborto libero, anonimo  e gratuito ma non si impegna ad aiutare quelle mamme che non sanno come fare per gestire una gravidanza non attesa.  Ma non mi aspetto molto dal mio governo perchè ha dimostrato di non agire per il bene comune ma solo spinto da motivazioni ideologiche ed economiche. La delusione più grande è venuta da parte della Chiesa. Fortunatamente non dal Papa che è un dono del cielo per questi tempi, ma tanti vescovi e sacerdoti  si sono dimostrati miopi e ignoranti. Mi spiace doverlo dire, ma è così. Non si può commettere un errore tanto banale quanto dannoso come disprezzare il matrimonio cristiano. Non si può, in nome della misericordia, cancellare il profondo significato di un sacramento che mostra Dio in un uomo e una donna uniti in modo indissolubile dalla Grazia. Come se a rendere tutti poveri chi lo è si potesse sentire meglio. Non si può. Se si riduce tutto a una relazione tra un uomo e una donna con un vago coinvolgimento di Dio come si fa a rendere il matrimonio affascinante? Perchè un ragazzo di oggi dovrebbe accettare di giocare tutto di sè, dovrebbe accettare di impegnarsi per la vita con un’altra persona, se non gli si prospetta qualcosa di grande, per cui valga la pena spendersi?  Oggi manca proprio questo: la grandezza e la bellezza. Quanti si accontentano di relazioni precarie, di relazioni condizionate, di relazioni senza orizzonte, senza una meta. Quanti si accontentano di relazioni in cui si è sempre sotto esame, dove magari si deve fingere di volere ciò che l’altro/a vuole, dove non si è liberi di essere ciò che si è ma solo quello che l’altro si aspetta per paura di perderlo. Quanti si accontentano di relazioni basate sull’egoismo dove si diventa strumento di piacere emotivo, affettivo e sessuale per l’altro/a. Almeno la Chiesa non perda la forza di dire sempre che si può amare in modo diverso, che si può amare veramente e pienamente e che per la coppia questo si può fare nel matrimonio. Matrimonio sacramento di Dio, anzi aggiungo sacramento perenne di Dio. Diciamolo che è perenne!!! Scommetto che non sapete neppure cosa significa. I sacramenti perenni sono solo due: l’Eucarestia e il Matrimonio. In tutti gli altri c’è presenza reale di Cristo durante il rito ma poi terminato ne permangono solo gli effetti della Grazia. Nell’Eucarestia e nel matrimonio non è così. La presenza reale di Cristo non termina mai, finchè non si consuma quel pane e quel vino e finchè gli sposi sono in vita. Non a caso il vescovo di Bergamo Beschi per far capire questa verità ad alcuni giovani sposi si è inginocchiato davanti a loro dicendo che in loro stava adorando Gesù come davanti al Santissimo Sacramento. Così si fa! Solo se si saprà tornare a far comprendere la grandezza e la bellezza di questo sacramento tanto svilito, solo allora il matrimonio tornerà a piacere. Perchè i giovani, molto più di quello che crediamo, sono pronti a spendersi senza risparmio, ma solo se gli si prospetta  un ideale meraviglioso e possibile, che possono ammirare in tante coppie che già lo vivono. Ecco perchè la decisione di qualche giorno fa della diocesi di Milano, di non far festeggiare la festa della famiglia alle coppie con il rinnovo delle promesse, è stata una scelta idiota. La bellezza va mostrata, perchè la fede si trasmette per contagio. Solo facendo ammirare l’amore vissuto di tante coppie felici nonostante tutte le difficoltà che ci sono, potremo sperare di suscitare il desiderio di vivere un amore altrettanto grande ai nostri giovani. In Amoris Laetitia il Papa scrive, tra le altre cose, che per contrastare la crisi odierna servono non solo sacerdoti preparati che sappiano accompagnare e spiegare, ma soprattutto coppie che sappiano parlare ai giovani con la loro testimonianza di vita. Questa estate Luisa ed io ci siamo, per l’ennesima volta, rinnovato le promesse matrimoniali. I nostri figli erano lì accanto a noi, come frutto visibile e concreto del nostro amore. Erano più emozionati di noi e sono sicuro che, non tanto quello che ci siamo detti, ma i nostri sguardi, la nostra emozione, anche le nostre lacrime hanno lasciato in loro questa certezza che l’amore è una cosa grande. Sono sicuro che l’insegnamento più grande che siamo riusciti a trasmettere loro, è l’amore che ci siamo donati,  come io ho amato la loro mamma e come la loro mamma ha amato me. Quando saranno più grandi, e il mondo gli offrirà una vita da mendicanti d’amore, spero e confido che avranno la consapevolezza di non svendersi, di volere di più, perchè l’amore vero, quello di Cristo, non è fantascienza ma è qualcosa che hanno sperimentato nella loro casa.

Antonio e Luisa.

Le parole della famiglia: permesso, grazie e scusa.

Proseguiamo con altri tre punti di Amoris Laetitia.

133. L’amore di amicizia unifica tutti gli aspetti della vita matrimoniale e aiuta i membri della famiglia ad andare avanti in tutte le sue fasi. Perciò i gesti che esprimono tale amore devono essere costantemente coltivati, senza avarizia, ricchi di parole generose. Nella famiglia «è necessario usare tre parole. Vorrei ripeterlo. Tre parole: permesso, grazie, scusa. Tre parole chiave!».[132] «Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia».[133] Non siamo avari nell’utilizzare queste parole, siamo generosi nel ripeterle giorno dopo giorno, perché «alcuni silenzi pesano, a volte anche in famiglia, tra marito e moglie, tra padri e figli, tra fratelli».[134] Invece le parole adatte, dette al momento giusto, proteggono e alimentano l’amore giorno dopo giorno.

134. Tutto questo si realizza in un cammino di permanente crescita. Questa forma così particolare di amore che è il matrimonio, è chiamata ad una costante maturazione, perché ad essa bisogna sempre applicare quello che san Tommaso d’Aquino diceva della carità: «La carità, in ragione della sua natura, non ha un limite di aumento, essendo essa una partecipazione dell’infinita carità, che è lo Spirito Santo. […] Nemmeno da parte del soggetto le si può porre un limite, poiché col crescere della carità, cresce sempre più anche la capacità di un aumento ulteriore ».[135] San Paolo esortava con forza: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti» (1 Ts 3,12); e aggiunge: «Riguardo all’amore fraterno […] vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più» (1 Ts 4,9-10). Ancora di più. L’amore matrimoniale non si custodisce prima di tutto parlando dell’indissolubilità come di un obbligo, o ripetendo una dottrina, ma fortificandolo grazie ad una crescita costante sotto l’impulso della grazia. L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri. Il marito e la moglie «sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono».[136] Il dono dell’amore divino che si effonde sugli sposi è al tempo stesso un appello ad un costante sviluppo di questo regalo della grazia.

135. Non fanno bene alcune fantasie su un amore idilliaco e perfetto, privato in tal modo di ogni stimolo a crescere. Un’idea celestiale dell’amore terreno dimentica che il meglio è quello che non è stato ancora raggiunto, il vino maturato col tempo. Come hanno ricordato i Vescovi del Cile, «non esistono le famiglie perfette che ci propone la pubblicità ingannevole e consumistica. In esse non passano gli anni, non esistono le malattie, il dolore, la morte […]. La pubblicità consumistica mostra un’illusione che non ha nulla a che vedere con la realtà che devono affrontare giorno per giorno i padri e la madri di famiglia».[137] È più sano accettare con realismo i limiti, le sfide e le imperfezioni, e dare ascolto all’appello a crescere uniti, a far maturare l’amore e a coltivare la solidità dell’unione, accada quel che accada.

In questi tre capitoli ci sono due concetti che, secondo me, vanno approfonditi. Il primo riguarda le tre parole permesso, grazie e scusa. Papa Francesco lo ha ricordato in diverse occasioni. Esistono tre parole, che se usate abitualmente, permettono alla coppia di vivere unita e di superare le difficoltà: permesso grazie  e scusa. Sembra che il Papa stia semplificando troppo quello che è il rapporto d’amore tra due sposi. Non è così. Dietro quelle tre parole si nasconde un significato decisivo nel matrimonio. L’altro non è cosa nostra. L’altro è un dono, l’altro è un incontro, un’opportunità, a volte anche uno scontro. Dicendo permesso, riconosciamo l’altro come qualcuno diverso da noi, come un mistero che richiede tutto il nostro rispetto quando ci avviciniamo. L’altro ha una storia, un corpo, un cuore, un’anima che attraverso il matrimonio ci vuole donare. Noi dobbiamo toglierci i calzari quando entriamo nella sua vita, nella sua anima e nel suo corpo, perchè è terreno sacro. Rispettare l’alterità per incontrare e non rubare, per abbracciare e non soffocare, per amare e non possedere. Grazie è la parola del dono ricevuto. Nel matrimonio non prendiamo qualcuno che ci appartiene, ma accogliamo il dono gratuito di una persona libera, tanto libera e padrona di sé da potersi donare ad un altro. Grazie è riconoscere questo dono. Vuol dire non perdere mai la meraviglia e la bellezza che scaturisce da questo dono e riconoscere l’altro come prezioso e unico. Scusa è la parola di chi vuole ricominciare. La parola di chi si riconosce fragile e limitato, ma che non smette di avere fiducia nel perdono di Dio e dell’altro. Scusa è il primo passo per ricominciare. Scusa è la parola che permette di mettere l’altro prima di te. Scusa è la parola di chi ha nostalgia della bellezza perduta col suo agire. Il Papa con tre semplici parole ha riassunto sapientemente il matrimonio nella sua essenza relazionale. Da queste tre parole, con la Grazia di Dio, si può partire per costruire qualcosa di meraviglioso.

Il secondo concetto riguarda la Grazia del matrimonio.  Il matrimonio non è una magia, che ci garantisce che tutto andrà bene e che Gesù farà tutto. Gesù chiede la nostra collaborazione. La Grazia di Dio ci garantisce, questa è una certezza, che qualsiasi difficoltà, dolore, sofferenza potremo incontrare nella nostra vita, se avremo vissuto la nostra unione alla presenza di Gesù, con lo stile di Gesù, con tutto il nostro impegno, la nostra tenerezza, la misericordia e con tutta la volontà di farci dono, se avremo fatto tutto questo, la Grazia di Dio ci darà tutto ciò che ci serve per superare ogni difficoltà, anche quelle che apparentemente sembrano impossibili da affrontare. Nel matrimonio Gesù ci salva, rinnova la nostra relazione e redime il nostro amore. E sarà davvero possibile come nel Cantico dei Cantici poter dire: ” Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me”, perchè il peccato e sconfitto, la morte non è la fine e anche se noi non siamo perfetti e sbagliamo più e più volte, saremo sempre capaci di rialzarci per amarci, desiderarci e donarci sempre di più, perchè l’errore non sarà più causa di divisione, ma avrà la dolcezza della misericordia e il balsamo del perdono.

Antonio e Luisa

 

Sposarsi è molto più che convivere.

131. Voglio dire ai giovani che nulla di tutto questo viene pregiudicato quando l’amore assume la modalità dell’istituzione matrimoniale. L’unione trova in tale istituzione il modo di incanalare la sua stabilità e la sua crescita reale e concreta. E’ vero che l’amore è molto di più di un consenso esterno o di una forma di contratto matrimoniale, ma è altrettanto certo che la decisione di dare al matrimonio una configurazione visibile nella società con determinati impegni, manifesta la sua rilevanza: mostra la serietà dell’identificazione con l’altro, indica un superamento dell’individualismo adolescenziale, ed esprime la ferma decisione di appartenersi l’un l’altro. Sposarsi è un modo di esprimere che realmente si è abbandonato il nido materno per tessere altri legami forti e assumere una nuova responsabilità di fronte ad un’altra persona. Questo vale molto di più di una mera associazione spontanea per la mutua gratificazione, che sarebbe una privatizzazione del matrimonio. Il matrimonio come istituzione sociale è protezione e strumento per l’impegno reciproco, per la maturazione dell’amore, perché la decisione per l’altro cresca in solidità, concretezza e profondità, e al tempo stesso perché possa compiere la sua missione nella società. Perciò il matrimonio va oltre ogni moda passeggera e persiste. La sua essenza è radicata nella natura stessa della persona umana e del suo carattere sociale. Implica una serie di obblighi, che scaturiscono però dall’amore stesso, da un amore tanto determinato e generoso che è capace di rischiare il futuro.

132. Scegliere il matrimonio in questo modo esprime la decisione reale ed effettiva di trasformare due strade in un’unica strada, accada quel che accada e nonostante qualsiasi sfida. A causa della serietà di questo impegno pubblico di amore, non può essere una decisione affrettata, ma per la stessa ragione non la si può rimandare indefinitamente. Impegnarsi con un altro in modo esclusivo e definitivo comporta sempre una quota di rischio e di scommessa audace. Il rifiuto di assumere tale impegno è egoistico, interessato, meschino, non riesce a riconoscere i diritti dell’altro e non arriva mai a presentarlo alla società come degno di essere amato incondizionatamente. D’altra parte, quelli che sono veramente innamorati, tendono a manifestare agli altri il loro amore. L’amore concretizzato in un matrimonio contratto davanti agli altri, con tutti gli obblighi che derivano da questa istituzionalizzazione, è manifestazione e protezione di un “sì” che si dà senza riserve e senza restrizioni. Quel “sì” significa dire all’altro che potrà sempre fidarsi, che non sarà abbandonato se perderà attrattiva, se avrà difficoltà o se si offriranno nuove possibilità di piacere o di interessi egoistici.

Il Papa va controcorrente anche in questo caso. Questi due capitoli servono a Francesco per dirci che sposarsi non è imprigionarsi in una relazione che poi è difficile rompere ma è ciò a cui il nostro cuore e quello della persona amata anelano per potersi sentire accolti e potersi donare in modo totale. L’amore matrimoniale esprime completamente quelle che sono le esigenze del nostro cuore per amare in pienezza e incondizionatamente.

Queste caratteristiche, non a caso, sono quelle che vengono prese in considerazione nelle cause di nullità, per verificare che il consenso matrimoniale sia stato libero, veritiero e consapevole.

Pensateci bene, siate sinceri fino in fondo,  e ditevi se voi non desiderate che il vostro amore sponsale e la vostra relazione abbiano queste caratteristiche:

  1. FEDELTA’: ci doniamo al nostro sposo nella buona e nella cattiva sorte, escludendo tutti gli altri. Dobbiamo essere coerenti al dono, che è totale e per sempre, come Gesù che è stato fedele fino ad andare in croce.
  2. UNICITA’: un solo uomo e una sola donna. Questa esigenza scaturisce direttamente dal dono totale degli sposi, che investono tutto il loro essere: anima, cuore e corpo.
  3. INDISSOLUBILITA’: l’amore coniugale fonde gli sposi in modo definitivo  in un noi.
  4. FECONDITA’: il rapporto sessuale è l’assenso del corpo all’unione dei cuori. E’ l’esperienza sensibile della fusione degli amanti. Si è fecondi anche quando non si riesce a concepire un bambino, perchè l’atto aperto alla vita genera sempre amore.
  5. SOCIALITA’: l’impegno va preso davanti alla comunità e lo stato deve difendere e tutelare questa istituzione naturale, cellula primaria di ogni società.

Questo amore, questa modalità di amare è oggettivamente superiore ad ogni altro tipo di unione o convivenza perchè ci chiede di più e ci da di più. Ci chiede di essere coerenti con la nostra promessa, ci chiede di amare gratuitamente e senza condizione. Chi non desidera essere amato così? Chi non desidera essere capace di amare così? Chi si accontenta della convivenza, raccontandosi che così è davvero una scelta libera non dettata da nessun impegno contrattuale o sociale, prima ancora che sacramentale, è una persona che ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, una persona che non è capace di amare veramente, è una persona che si vuole lasciare libera una via di fuga. Le statistiche sono impietose su questo punto. La percentuale di divorzi delle coppie che hanno prima convissuto è molto più alta di chi non lo ha fatto. Non è un semplice caso è questione di maturità, coraggio e consapevolezza di sè e del dono di sè. Benedetto XVI ebbe a dire su questo: Care famiglie, siate coraggiose! Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona!

Il matrimonio non è una passeggiata. Amare per sempre e senza condizioni è difficile ma è qualcosa che cambia la vita, che permette veramente di fare esperienza di Dio e di abbandonarsi alla Sua Grazia.

Antonio e Luisa

Dal piacere all’amore

Proseguiamo con la lettura di Amoris Laetitia.

126. Nel matrimonio è bene avere cura della gioia dell’amore. Quando la ricerca del piacere è ossessiva, rinchiude in un solo ambito e non permette di trovare altri tipi di soddisfazione. La gioia, invece, allarga la capacità di godere e permette di trovare gusto in realtà varie, anche nelle fasi della vita in cui il piacere si spegne. Per questo san Tommaso diceva che si usa la parola “gioia” per riferirsi alla dilatazione dell’ampiezza del cuore.[127] La gioia matrimoniale, che si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro: «prestandosi un mutuo aiuto e servizio».[128]

127. L’amore di amicizia si chiama “carità” quando si coglie e si apprezza “l’alto valore” che ha l’altro.[129] La bellezza – “l’alto valore” dell’altro che non coincide con le sue attrattive fisiche o psicologiche – ci permette di gustare la sacralità della sua persona senza l’imperiosa necessità di possederla. Nella società dei consumi si impoverisce il senso estetico e così si spegne la gioia. Tutto esiste per essere comprato, posseduto e consumato; anche le persone. La tenerezza, invece, è una manifestazione di questo amore che si libera dal desiderio egoistico di possesso egoistico. Ci porta a vibrare davanti a una persona con un immenso rispetto e con un certo timore di farle danno o di toglierle la sua libertà. L’amore per l’altro implica tale gusto di contemplare e apprezzare ciò che è bello e sacro del suo essere personale, che esiste al di là dei miei bisogni. Questo mi permette di ricercare il suo bene anche quando so che non può essere mio o quando è diventato fisicamente sgradevole, aggressivo o fastidioso. Perciò, «dall’amore per cui a uno è gradita un’altra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratis».[130]

Il Papa cosa vuole dire con questi due capitoli? Vuole dirci che dobbiamo fare un salto di qualità nel nostro modo di vivere il matrimonio. Il matrimonio è vissuto da molti giovani come una ricerca di piacere, tutto funziona finchè la relazione ci serve a stare bene. Una relazione basata sui sentimenti, le emozioni e il piacere. Una relazione vissuta di pancia, dove non serve impegno e sacrificio. La fatica è avvertita come fine dell’amore e non come momento in cui il rapporto matura e cresce e ci rende persone migliori, più capaci di amare. L’amore è solo spontaneismo e passione, non certo sacrificio. Questo, probabilmente è dovuto alla mancanza di educazione affettiva .Il fidanzamento e le relazioni  prima del matrimonio sono vissute senza castità. La castità insegna ad aspettare, a rispettare l’altra persona, a mettere al centro della relazione il dialogo e anche a fare fatica, a non seguire necessariamente i nostri istinti. Senza castità, tutto diventa secondario, o comunque,  sempre finalizzato al rapporto sessuale. I gesti di tenerezza e di dolcezza hanno sempre questo fine ultimo. Il piacere. Ci si illude di voler bene all’altra persona ma non è così. Voler il bene significa spostare l’attenzione verso l’altro/a, significa amare in modo autentico, significa non far dipendere il nostro amore da quello che l’altro/a fa o non fa. Invece nel fidanzamento spesso impariamo a vivere l’amore in modo condizionato all’appagamento sessuale ed emotivo. Il matrimonio chiede un amore non condizionato. Il matrimonio richiede un cammino di perfezionamento e maturazione. Il matrimonio è fatto sopratutto di vita ordinaria, di impegni, di bambini, di stress. Questo significa che la nostra vita deve per forza essere una vita al servizio e di servizio. Le nostre esigenze passano in secondo piano, semplicemente perchè ci sono cose più importanti come una famiglia da curare e gestire. La vita ordinaria spesso manda in crisi. Ci si sente prigionieri di una vita che ti opprime. La vita familiare ti chiede una vera conversione. Conversione perchè devi cambiare orizzonte e prospettiva. Quando riesci però tutto cambia. Se riesci a mettere lo/la sposo/a al centro della tua vita e delle tue attenzioni non ci sarà momento della vita, dolore e difficoltà dove non potrai amare o essere amato, consolare o essere consolato, perdonare o essere perdonato, indipendentemente dal piacere che provi a farlo. In qualsiasi situazione l’amore autentico così costruito sarà nutrimento e sostegno.Il piacere non sarà più il motore del nostro matrimonio ma lo diventeranno la gioia e la pace che potremo sperimentare in ogni momento della vita, bello o brutto, donandoci e spendendoci per il bene della nostra famiglia.Questo penso si possa rappresentare con il miracolo delle nozze di Cana. Con il nostro impegno, riempiendo le giare di ciò che abbiamo, che è semplice acqua, e la grazia di Dio che trasforma la nostra acqua in vino, potremo davvero sperimentare la vera gioia.

Riuscire a spostare l’attenzione verso l’altro significa aprire lo sguardo alla sacralità dell’altro che non possiamo scorgere finchè siamo ripiegati su di noi.

Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro».

Nella relazione con la tua sposa ti devi togliere i calzari. Lei è un’alterità diversa da te.  In lei c’è un mistero, in lei c’è la presenza di Dio, il suo corpo è tempio dello Spirito Santo. E’ una figlia prediletta di Dio e sposa di Cristo in virtù del Battesimo.  Merita rispetto. Non so tutto di lei, non capirò mai tutto di lei. Merita che io mi accosti a lei con delicatezza. Quante volte ho cercato di imporre la mia idea. Pensare che lei debba essere come io voglio, o comportarsi come io credo, è una delle tentazioni più pericolose, almeno all’inizio del matrimonio. Quante volte non mi sono tolto i calzari, ma al contrario sono entrato come padrone nella vita della mia sposa. Quante pressioni, quante prepotenze e quanti ricatti. Musi lunghi e assenza di dialogo. Ma l’amore non è questo, non è prendere possesso dell’altro per farne cosa nostra. Questo è l’egoismo che distrugge l’amore. Questo è l’amore malato che nei casi più gravi porta alla violenza.  L’amore è un incontro, l’amore è un accogliere una persona e darsi a quella persona.

Questo si capisce col tempo, con l’esperienza di vita insieme, con i successi e i fallimenti. Si capisce soprattutto restando uniti a Gesù. Gesù che su quella croce ha rivelato la vera essenza dell’amore. L’amore iniziale, almeno il mio, nascondeva tanto egoismo. Come dice Fabrice Hadjadj per amare davvero dobbiamo prima morire, poi immergerci nel sepolcro e infine risorgere. Posso testimoniare che è proprio così. Ho dovuto morire a me stesso, al mio egoismo, al mio infantilismo e al mio egocentrismo. Ho dovuto capire che lei mi apparteneva non per farne ciò che volevo ma per camminare verso Cristo, per imparare a servire, e per spostare il centro delle mie attenzioni verso il prossimo. Lei era un’opportunità che Dio mi donava. Sono dovuto scendere nel sepolcro. Ho dovuto capire, mettere in discussione, faticare e infine guarire. Solo dopo aver vissuto la morte e il buio della crisi, solo allora si può risorgere ed amare veramente. Certo con tanti limiti e ricadute. Ora però conosco la strada. Ora riesco ad entrare in punta di piedi nella vita della mia sposa e meravigliarmi del mistero che c’è in lei. Mistero che è sempre una nuova opportunità di crescere ed amare. Un mistero che apre all’eterno e all’infinito di Dio.

A scrivere queste parole mi commuovo perchè penso a lei, al suo mistero, alla sua bellezza e mi sento indegno. Indegno di un dono così grande e non posso che lodare Dio e ringraziarlo per avermela messa accanto durante il mio cammino della mia vita.

Antonio e Luisa

Sposi: amici e amanti.

Proseguendo con Amoris Laetitia, ho letto e meditato i punti 123-124-125.

123. Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia».[122] E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti. Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo. L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).

124. Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita. Però «promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata».[123] Perché tale amore possa attraversare tutte le prove e mantenersi fedele nonostante tutto, si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi. Come diceva san Roberto Bellarmino, «il fatto che un uomo e una donna si uniscano in un legame esclusivo e indissolubile, in modo che non possano separarsi, quali che siano le difficoltà, e persino quando si sia persa la speranza della prole, questo non può avvenire senza un grande mistero».[124]

125. Il matrimonio, inoltre, è un’amicizia che comprende le note proprie della passione, ma sempre orientata verso un’unione via via più stabile e intensa. Perché «non è stato istituito soltanto per la procreazione», ma affinché l’amore reciproco «abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità»[125]. Questa peculiare amicizia tra un uomo e una donna acquista un carattere totalizzante che si dà unicamente nell’unione coniugale. Proprio perché è totalizzante questa unione è anche esclusiva, fedele e aperta alla generazione. Si condivide ogni cosa, compresa la sessualità, sempre nel reciproco rispetto. Il Concilio Vaticano II lo ha affermato dicendo che «un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi».[126]

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità,è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a perché il matrimonio sia costruito su basi solide deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti. Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape. Eros (l’amore carnale passionale) e Agape (l’amore oblativo di servizio e donazione) diventano due espressioni dello stesso amore e la crescita dell’uno perfeziona l’altro in un circolo virtuoso che porta gli sposi a maturare e accrescere il loro amore sponsale.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa