Gesù sommo sacerdote del nostro matrimonio.

La seconda lettura del Venerdì Santo ha introdotto  una verità della nostra fede: Gesù è il sommo sacerdote. L’unico vero sacerdote che si rende mediatore tra Dio e l’uomo. L’unico vero sacerdote attraverso cui il nostro matrimonio è reso sacro ed ogni nostro gesto di dono e di accoglienza reciproca diventa dono a Dio e accoglienza di Dio nella nostra relazione sponsale.

Fratelli, poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.
Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà;
pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì
e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. (Lettera agli Ebrei)

Ne approfitto per farvi dono di un capitolo del nostro prossimo libro (mio e di Luisa) dove affrontiamo proprio questa importante dinamica che si instaura tra Dio e gli sposi cristiani.

Come gli sposi vivono e esprimono il loro essere sacerdoti?  Gesù, abbiamo visto, è l’unico ed eterno sacerdote. La sua dimensione sacerdotale si concretizza nel dono di sè. Dona tutto se stesso. Dove? Sulla croce. Sulla croce Gesù fa offerta di tutto se stesso. E’ offerente, ma è anche offerta.  E’ mediatore presso Dio: dà tutta la sua vita per la nostra salvezza. L’offerta di Cristo non deve essere vista solo in senso negativo, come espiazione. Prende su di sè tutto il peccato per riscattare la nostra salvezza. Cerchiamo di scorgere in questo momento un estremo e bellissimo gesto d’amore. Gesù ci sta amando. Dietro il significato di espiazione c’è un altissimo e supremo amore. Un amore incondizionato e totale. Non c’è gesto più grande, che Dio ci abbia donato per esprimere il suo amore, della croce. In quel momento Dio nel Figlio ci sta amando fino alla fine. Nel Vangelo troviamo scritto Non c’è Amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Gesù sta facendo esattamente questo.

Che caratteristiche ha l’amore di Gesù? E’ un amore totale. Quindi è un amore sponsale. In quel momento Gesù manifesta la sua sponsalità, il suo desiderio di unirsi sponsalmente, in modo totale, definitivo e per sempre, ad ognuno di noi. La nuova ed eterna alleanza. Vi invito, da adesso in poi, a meditare le prossime parole che dirò guardando alla croce, a Gesù che è lo sposo divino che, attraverso il suo sacrificio, vuole unire a sè la Chiesa, ognuno di noi, in un patto d’amore eterno, in un patto sponsale. Sta a noi accogliere questo dono e dire il nostro sì. Capite ora come la nostra sponsalità, il sacramento del matrimonio sia molto legato al sacerdozio di Cristo e al mistero della croce? San Paolo esprime esattamente questa realtà di Dio, questo patto sponsale tra Gesù sposo e la sua Chiesa sposa:

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.

Proseguiamo e aggiungiamo un tassello. Noi, abbiamo visto, facciamo parte del sacerdozio di Cristo attraverso il battesimo. Cosa significa? Tutti i gesti che possiamo compiere nella nostra vita da battezzati, offrendoli come gesti d’amore a Gesù, sono gesti sacerdotali. In quel momento stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Il nostro lavoro, il nostro impegno, le nostre difficoltà, le nostre parole, le nostre opere e tutto quello che facciamo, se fatto con amore autentico e offerto a Gesù, esprime il nostro sacerdozio.

Chiara Corbella, a questo proposito, non riuscendo a curare la preghiera come avrebbe voluto, trovò una modalità bellissima per vivere il suo sacerdozio:

Le giornate volavano via senza riuscire a pregare molto; in generale sembrava di combinare poco. (…) Un giorno Cristiana trovò su una rivista cattolica un articolo intitolato Il cantico della cucina. Vi lesse che il matrimonio consacra tutto nell’amore e che ogni cosa che si fa per amore dello sposo è dono di sè, più importante di mille preghiere. <“Pulisco per terra in ringraziamento di…. Rifaccio il letto in offerta per questa situazione….” e cose così. Lo girò immediatamente a Chiara, a cui piacque molto. Da quel giorno occuparsi della casa diventò preghiera. Incredibilmente questo tipo di preghiera funzionava.

Avete capite cosa intendo? Non sono concetti campati in aria, ma molto terreni e concreti. Il nostro ruolo sacerdotale è il nostro rispondere al desiderio di Dio. Attraverso i gesti d’amore compiuti verso il prossimo dovremmo (poi la realtà spesso è un’altra) portare l’amore di Dio al mondo e portare il mondo a Dio. Il battesimo ci abilita ad essere sposi di Cristo, cioè a vivere il nostro rapporto con lui come quello che possiamo sperimentare e osservare nell’amore di un uomo e una donna.

Antonio e Luisa

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Tutto inizia e finisce con un matrimonio

Volevo riflettere oggi su una piccola verità nascosta che si può comprendere dalla Parola. Parlo del primo e dell’ultimo miracolo di Gesù nella sua vita terrena, nella sua presenza nella storia. Due miracoli compiuti durante un matrimonio. Due matrimoni. Ne ricordate solo uno? Probabilmente ricordate le nozze di Cana. C’è un altro matrimonio, ben più importante per tutti noi. Gesù che sposa la sua Chiesa sulla croce. In entrambi i casi noi uomini non abbiamo saputo dargli che miseria. Nelle nozze di Cana gli sposi avevano finito il vino. La festa rischiava di finire. La gioia sarebbe evaporata. Gesù non ha chiesto che acqua. Da quell’acqua ha generato del vino delizioso. Un vino che dona una gioia che va oltre quella umana. Un vino molto più buono di quello che era appena finito.  Gesù non ha chiesto che acqua. Anzi ha chiesto qualcosa in più: che le giare fossero riempite. Questo cosa significa? Offrire la nostra natura umana, la nostra capacità di amare naturale, la nostra acqua, e fare la fatica di donargliela con il nostro impegno di ogni giorno. Il resto lo farà Lui. Trasformerà il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso.

Ancora più incredibile è il secondo miracolo. Miracolo che avviene durante le nozze tra Cristo e la sua Chiesa. Miracolo che avviene sulla croce. Lì non abbiamo saputo dargli neanche l’acqua. Gli abbiamo dato dell’aceto. Aceto che è vino avariato. Abbiamo dato lui il nostro amore inquinato e guastato dall’egoismo e dal peccato. Lui non solo se lo è preso, ma ne ha fatto sorgente di salvezza e di vita. L’acqua sorgente dello Spirito Santo e il sangue segno della vita. Sangue e acqua sgorgati dal suo costato trafitto.

Questa riflessione cosa ci dice? Che il matrimonio ha bisogno di Cristo. Che noi non abbiamo che acqua, quando ci vogliamo bene. Acqua che diventa aceto quando abbiamo una relazione segnata dalla sofferenza, dall’incomprensione e dall’egoismo. Gesù si prende tutto e lo trasfigura con la sua Grazia e il suo amore. Così anche una relazione vissuta nell’amore vicendevole con Gesù diventa ancora più colma di gioia e di pienezza. Così anche una relazione malata e distrutta con lui può divenire via di salvezza e di pace.  Importante sottolineare come in entrambi i casi fosse presente Maria. Maria nostra madre, Maria che intercede per ognuno di noi e per il nostro matrimonio. Affidiamo a lei la nostra relazione, sicuri che lei ci condurrà alla pienezza di suo figlio, che lei sarà una madre che custodirà la nostra vita e il nostro matrimonio. Gesù è risorto. Gloria a Dio e ave Maria. E’ risorto perché anche le nostre vite e il nostro matrimonio possano risorgere trasfigurati dalla sua Grazia.

Antonio e Luisa

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Lavanda dei piedi. Gesto sacerdotale degli sposi.

Oggi inizia il triduo pasquale. Inizia subito con il botto. Si ricorda la lavanda dei piedi. Un episodio che spesso passa quasi inosservato. Se non fosse per quella strana tradizione che nelle nostre chiese vede il parroco inginocchiarsi per lavare i piedi a 12 fedeli. In realtà questo è un episodio fondamentale. Giovanni lo aveva capito benissimo. Non so se ci avete mai pensato. Giovanni è l’unico evangelista che dedica tantissimo spazio alla lavanda dei piedi e molto meno all’ultima cena, all’istituzione dell’Eucarestia. Strana questa scelta. L’Eucarestia è il fondamento della nostra Chiesa. La presenza viva dello Sposo, che in ogni Messa si rende nuovamente e misteriosamente presente. Cosa ci vuole dire Giovanni? L’amore di Dio è presente nella chiesa quando diventa servizio. Quando ci si china sulle miserie del fratello, sui suoi peccati, sulle sue povertà, sulle sue caratteristiche e atteggiamenti meno amabili. Nella mia riflessione personale ho visto l’importanza e la complementarietà di questi due gesti. L’Eucarestia che diventa nutrimento, speranza, accoglimento e forza per ogni cristiano. L’Eucarestia sacramento affidato al sacerdote per il bene di tutta la Chiesa. Ma non basta l’Eucarestia. Serve la lavanda dei piedi. Serve l’amore vissuto e sperimentato. Gesto che diventa sacramento nel matrimonio. Il nostro sacerdozio comune di sposi battezzati si concretizza in tutti i nostri gesti d’amore dell’uno verso l’altra. Siamo noi sposi a dover incarnare questo gesto nella nostra vita. Se il sacerdote, attraverso l’Eucarestia, dona Cristo alla Chiesa, noi sposi, attraverso il dono, il servizio e la tenerezza, doniamo il modo di amare di Cristo, rendiamo visibile l’amore di Cristo. Almeno dovremmo, siamo consacrati per essere immagine dell’amore di Dio. Gesù che si inginocchia per lavare i piedi ai suoi discepoli. Un’immagine che noi sposi dovremmo meditare in profondità e che dovremmo imprimere a fuoco nella nostra testa.

Gesù, uomo e Dio, che si inginocchia per lavare i piedi dei suoi discepoli. I suoi discepoli, gente dalla testa dura, egoista, paurosa, incoerente, litigiosa e incredula. Gente esattamente come noi, come sono io, come è mia moglie. Noi siamo sposi in Cristo, e Gesù vive nella nostra relazione e si mostra all’altro/a attraverso di noi. Noi siamo mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio. E’ un dono dello Spirito Santo. E’ il centro del nostro sacramento. Noi, per il nostro sposo, per la nostra sposa, siamo, o dovremmo essere, quel Gesù che si inginocchia davanti a lui/lei, che con delicatezza prende quei piedi piagati e feriti dal cammino della vita e sporcati dal fango del peccato. Quel Gesù che, con il balsamo della tenerezza è capace di lenire le piaghe e le ferite, e che con l’acqua pura dell’amore li monda e scioglie quel fango che, ormai reso secco dal tempo, li incrostava e li insudiciava. Questo è l’amore sponsale autentico. Tutti sono capaci, davanti alle fragilità e agli errori del coniuge, di ergersi a giudice. Tutti sono capaci di condannare e di far scontare gli sbagli negando amore e attenzione. Solo chi è discepolo di Gesù, dinnanzi ai peccati, alle fragilità, alle incoerenze dell’amato/a è capace di inginocchiarsi, di farsi piccolo, in modo che quelle fragilità, che potevano allontanare e dividere, possano trasformarsi in via di riconciliazione e di salvezza. Sembra difficile, ma non lo è. Noi che abbiamo sperimentato l’amore misericordioso di Dio nella nostra vita, che siamo innamorati di Gesù per come ha saputo amarci, e siamo quindi pieni di riconoscenza per Lui, possiamo restituirgli parte del molto che ci ha donato amando nostra moglie e nostro marito sempre, anche quando non è facile e ci ha ferito. Esattamente come un’altra figura del vangelo, la peccatrice, che bagnati i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli .Ho sperimentato tante volte questa realtà con mia moglie, e in lei che si inginocchiava davanti alla mia miseria ho riconosciuto la grandezza di Gesù e del suo amore.

Antonio e Luisa

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L’amore non va scontato.

Siamo tutti ossessionati dai saldi. I centri commerciali sono presi d’assalto. Tutti alla ricerca dell’occasione. Tutti alla ricerca di prodotti scontati. Va bene. Non c’è nulla di male. I soldi sono pochi ed è giusto spenderli bene. Attenzione però a non mantenere lo stesso atteggiamento in amore. C’è questo grosso rischio. Farsi le stesse domande che ci facciamo al centro commerciale. Mi conviene? Lo sfrutterò? Meglio cercare qualcos’altro? L’amore è spreco. L’amore non ha il braccino corto. L’amore non ha budget di spesa. Al contrario dà tutto. San Bernardo di Chiaravalle scrisse nel De diligendo Deo: La misura dell’amore è amare senza misura. Non poteva trovare sintesi migliore. Quanti invece danno per scontato il matrimonio e la persona che hanno accanto? Quanti non hanno più voglia di prendersi cura della persona che hanno sposato? Quanti vogliono il massimo con il minimo sforzo?  Dare per scontato è quanto di più triste ci può essere in una relazione. Significa non essere più capaci di intravedere qualcosa di prezioso, significa non capirne il valore. Significa non essere più capaci di meravigliarsi. Significa volersi risparmiare per qualcosa di più importante, di più emozionante, di più coinvolgente. Insomma qualcosa che è di più. Cosa ci può essere di più importante, di più bello, di più coinvolgente dell’amore sponsale? Cosa ci può essere di più grande della risposta che possiamo dare alla nostra intima e profonda vocazione a dare e ricevere amore? Cosa ci può essere di più bello di una sposa che mi ha promesso di donarsi completamente a me ogni giorno della nostra vita! Proprio a me! Come posso disprezzare, deprezzare, scontare, dare per scontata questa realtà che è grande? Una meraviglia da riconoscere e di cui essere grati. Tutto il resto può esserci, anzi deve esserci, ma non deve sacrificare la mia relazione matrimoniale. Cercare i prezzi di saldo nell’impegno matrimoniale è ciò che più mi allontana dalla santità e dall’autentico senso della vita.  Dare per scontato il mio matrimonio significa non vedere la ricchezza che posseggo. Significa cercare il tesoro altrove e sprecare tutto. Non devo sprecare invece. Non devo sprecare l’amore, ma devo sprecarmi in amore. Devo sprecarmi in tenerezza, devo sprecarmi in ascolto e dialogo, devo sprecarmi in servizio e cura. Non solo perchè devo. Non è una imposizione morale o di coscienza. E’ molto di più. Dando tutto sarò sempre più consapevole che il mio matrimonio è prezioso. Che la mia sposa è incantevole. Che è bello amare così e non è un peso o un dovere, anche se a volte lo sembra, ma la strada per incontrare sempre più l’Amore che è Cristo. Ho capito che la vita acquisterà  sempre più senso e verità tanto più io saprò slegarmi da una logica di risparmio in amore. Capite ora Gesù quando dice: Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Solo morendo al mio egoismo e quindi alla logica di trattenere tutto per me, anche l’amore, di non darmi fino in fondo, di lasciarmi una via di fuga, di guardarmi intorno per cercare qualcosa di meglio sarò capace di amare davvero e quindi di vivere davvero. Perchè la vita autentica è nell’amore autentico. Se non muoio a questo egoismo anche la mia vita che vuole trattenere diventerà sempre più arida e vuota di ciò che davvero conta. Così chi vuole trattenere si ritroverà misero e povero mentre chi è stato capace di dare tutto e di darsi tutto nel matrimonio si troverà rivestito di vesti regali. Si ritroverà re.

Antonio e Luisa

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L’amore è fuoco che ti consuma

Prima di completare questo percorso che ci ha guidato nella bellezza dell’amore sponsale con il capitolo conclusivo, è importante soffermarsi su una parola. Parola che va meditata e letta all’interno della nostra vita. Questa parola è fuoco. Spessissimo nella Bibbia il fuoco è richiamato come segno della presenza di Dio stesso.  Nel Libro dei Numeri troviamo scritto che un fuoco illuminava l’Arca durante la notte. Quando Dio si manifesta a Mosè per la prima volta lo fa attraverso un roveto ardente, che bruciava senza consumarsi. Il fuoco lo ritroviamo anche ne Nuovo Testamento. Gesù dice: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (Luca 12, 49). Cosa significa questo desiderio di Gesù? Sono venuto a rimettere le cose apposto. Sono venuto a rimettere l’amore di Dio nel cuore dell’uomo! Lo dice con forza e con un desiderio ardente di chi desidera essere riamato da chi tanto è stato, ed è, da Lui amato. Noi abbiamo questo fuoco che arde nel nostro cuore e che illumina la nostra vita? Testimoniamo questo amore ai nostri figli, alle persone che ci stanno vicine e al mondo intero? Siamo profezia dell’amore di Dio attraverso il nostro sacerdozio di sposi? Chi vede noi può capire qualcosa di come Dio ama? Questo fuoco si deve sentire! Questo fuoco deve produrre effetto altrimenti non è un fuoco. Se un fuoco non riscalda e non dà luce che fuoco è? Ci viene in aiuto, per comprendere meglio, un passo dell’Apocalisse:

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:
“Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convertiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”

La Chiesa di Laodicea è la nostra piccola chiesa domestica. La piccola chiesa di Luisa e Antonio. Ognuno metta il suo nome. Cosa ci dice questo passo dell’Apocalisse? Saremo giudicati sull’amore. Quando saremo davanti a Gesù alla fine della nostra vita cosa ci verrà chiesto come prima cosa? Antonio hai amato Luisa? Sei stato fuoco per lei? Oppure sei stato tiepido? Non sei stato capace di donarti in pienezza? Hai messo altro davanti alla tua vocazione di sposo? Hai imparato a guardarla come io la guardo? Hai capito di essere troppo povero per amarla davvero senza il mio aiuto? Ti sei fatto piccolo per lasciare posto al mio Santo Spirito? Hai offerto la tua vita in sacrificio per lei? Sei stato amabile verso di lei? L’hai ricolmata di tutti i doni che io ho preparato per lei e per voi? Avete rinnovato il vostro sacramento nell’unione intima? Lo hai fatto purificando il tuo cuore e preparandoti per farti dono e così hai vissuto con lei nella pienezza e nella gioia questo momento di unione profonda dei vostri corpi e dei vostri cuori?

Naturalmente il giudizio non sarà così, ma questo dialogo simulato esprime bene ciò che ci porteremo dietro alla fine della nostra vita terrena. Queste sono le domande che dobbiamo farci anche su questa terra. Se non sappiamo tenere vivo il fuoco dello Spirito Santo in noi e nel nostro noi della coppia, già su questa terra vivremo un agonia, una morte annunciata. Questo fuoco è stato incarnato in modo mirabile e meraviglioso da una giovane sposa e mamma: Chiara Corbella. Chiara in una delle sue riflessioni scrisse:

Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna

Anche qui torna l’immagine del fuoco. Non come nel roveto, qui la candela è consumata dal fuoco. Sapete quando la mia sposa mi appare bellissima? Quando, come questa sera,  è distrutta da una giornata di lavoro e ancora riesce a mantenere una dolcezza che mi lascia senza parole. Mi piace guardarla , perchè è davvero bella nonostante la stanchezza che le si legge in volto. Una bellezza che forse posso percepire solo io perchè conosco la fatica che le costa dover fare tutto ciò che fa. Mi tornano in mente le parole del Papa che durante il suo viaggio in Messico espresse benissimo questo concetto dicendo: ” preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione”. E’ esattamente così. La bellezza più assoluta e autentica è questa. La bellezza è essere capaci di non perdere la tenerezza e la compassione anche nella fatica di ogni giorno, anche negli impegni che sono così tanti che fatichi a ricordarli tutti. Questa bellezza non teme il tempo che passa, non teme le rughe o le smagliature. E’ bellissima una persona che si consuma d’amore, è affascinante e irradia qualcosa che non viene solo da lei, una luce particolare nello sguardo e nel viso che è riverbero della luce di Dio.  La candela è un’immagine bellissima e concreta di ciò che siamo. Una candela nuova e spenta non si consuma ma non fa luce e non scalda. Una candela accesa, piano piano si fa piccola e si consuma perdendo la propria perfezione, coprendosi di strisce si colata di cera, che ricordano tanto le rughe di un viso consumato dalla vita. Ma qui accade il miracolo. Consumandosi la candela illumina e scalda chi è vicino e quella candela accesa appare molto più bella di una candela nuova e spenta. Questa è la bellezza degli sposi che si amano e si donano mettendo se stessi dopo l’altro/a. Essendo felici di spendersi e consumarsi per la gioia dell’altro/a. La mia sposa è magnifica ogni giorno di più perchè la sua luce illumina la mia vita e il suo calore scalda il mio cuore ed è vero che esistono tante candele più nuove e perfette di lei ma non potranno mai sprigionare il fascino e la bellezza che riesce a sprigionare lei quando non si risparmia, spendendo tutto di sè, cuore, corpo e spirito, per la mia gioia e la mia pace.

Essere fuoco significa consumarsi per il nostro coniuge, per i nostri figli e per tutte le persone che incontriamo. Solo così possiamo  essere fuoco e raccontare qualcosa di Dio al mondo, illuminare con la nostra vita e il nostro matrimonio la società in cui viviamo che ha perso speranza e senso.

Antonio e Luisa

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Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore 78 Una fiamma del Signore 78 Le grandi acque non possono spegnere l’amore 79 Tutte le ricchezze del mondo non valgono un grammo d’amore 

Il matrimonio sono due pattinatori che danzano sul ghiaccio

Il matrimonio è un’avventura meravigliosa. La persona con la quale si è deciso di legarsi per la vita non è mai la stessa. C’era un film di qualche anno fa molto interessante. 50 volte il primo bacio. Una commedia brillante di quelle che solo gli americani sanno fare. Il film è carino anche se nulla di eccezionale. La cosa interessante, che mi ha fatto riflettere, è stata l’idea di base del film, che la persona amata vada conquistata ogni giorno. Certo è un’esagerazione, una trovata cinematografica, ma nasconde una verità. Noi non siamo mai gli stessi, giorno dopo giorno chi siamo e come ci relazioniamo con le altre persone evolve e viene influenzato da tanti fattori. Probabilmente nel breve periodo non ce ne si rende conto ma se oggi mi guardo indietro e osservo chi ero il giorno del matrimonio, non posso che dover constatare di essere una persona molto diversa, e lo stesso vale per la mia sposa. La relazione non è una strada dritta e senza inciampi, dove si può distrarsi e azionare il pilota automatico,  ma è più simile a un filo sul quale camminare con il continuo pericolo di cadere. E’ esattamente come un filo, e noi gli equilibristi che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, dobbiamo ritrovare il baricentro con piccoli aggiustamenti ora a destra e ora a sinistra. Col tempo ci si abitua a camminare su un filo, è più facile capire in anticipo eventuali pericoli e folate di vento che possono rendere il cammino più instabile, ma non si deve mai abbassare l’attenzione pensando di possedere l’arte del camminare sulla corda o, senza accorgersene, ci si ritrova senza appoggio e con il sedere a terra. Cosa voglio dire con questa immagine? Che il matrimonio è meraviglioso proprio perché non lo possediamo. La nostra relazione va continuamente aggiustata e riequilibrata perché cambia, esattamente come cambiamo noi. Noi siamo abituati a notare i cambiamenti fisici che con il passare degli anni sono sempre più evidenti, ma anche il nostro modo di relazionarci, di mostrarci amore e tenerezza, di essere sposi cambia con il passare del tempo.  Quello che ci permette di non cadere è la nostra capacità di ritrovarci e di  accettare questa sfida ogni giorno, questo addormentarci alla sera e svegliarci diversi, una diversità impercettibile, ma che col passare dei giorni, se non si è capaci di ritrovare subito il baricentro, potrebbe rivelarsi incontrollabile e non ci permetterebbe più di riconoscere nella nostra sposa colei che abbiamo voluto sposare.

Vi lascio con una citazione da un altro film, Casomai:

E come ve l’immaginate l’amore tra un uomo e una donna?

Sa una cosa? Spesso m’incanto a guardare la televisione quando ci sono le coppie di pattinatori artistici sul ghiaccio… Mi affascinano… Così instabili su quelle lame, su quel terreno così scivoloso… eppure mi danno un’idea di grande stabilità… sono eleganti… danno l’idea di un’intesa perfetta… Capisce cosa intendo?

Antonio e Luisa

TUTTE LE RICCHEZZE DEL MONDO NON VALGONO UN GRAMMO D’AMORE

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Vi ricorda nulla? Un aiutino: San Paolo, Inno alla carità. San Paolo dice esattamente la stessa cosa. Lo dice nella Lettera ai Corinzi.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Se tu credi che l’amore possa essere equiparato, messo a confronto, con delle ricchezze materiali, non hai capito niente della vita e di chi sei. Non puoi comprare neanche un grammo d’amore con tutte le ricchezze del mondo. Sono due piani completamente diversi, L’amore è posto su un piano superiore. L’amore fa parte delle realtà eterne, l’amore è di Dio. L’amore è la sola ricchezza che può dare senso alla vita. I beni materiali, quando diventano fine, danno l’illusione di riempire il vuoto che ci caratterizza. Illusione che non riempie mai davvero. Non può qualcosa di effimero e finito riempire il desiderio di eterno che abbiamo dentro. Concretamente cosa significa? Dobbiamo smetterla, per il nostro bene, di perderci dietro preoccupazioni di cose materiali quando ci va di mezzo l’amore. Non riguarda solo i ricchi. Riguarda tutti. Tutti abbiamo le nostre “ricchezze” che non vogliamo abbandonare, che mettiamo prima dell’amore per la nostra famiglia. Può essere la carriera, l’uscita con gli amici, la partita di calcetto. Può essere anche il gruppo di preghiera quando si esagera e si sacrifica la famiglia. L’amore di Dio va cercato prima in casa, con la moglie o il marito, e solo poi fuori. Altrimenti è ipocrisia. E’ cercare Dio fuori dalla coppia perchè non si è capaci di trovarlo dentro. Il passo del Cantico è spietato. Alla fine della vita non ne avremo che disprezzo. Ci rimarrà solo cenere sulle mani. Questo è fondamentale capirlo. Questo versetto ci invita a passare da una logica materialista ad una logica dell’amore, ad una logica di dono autentico. L’amore se non è messo al primo posto non è amore. La relazione sponsale diventa un mezzo come gli altri per trovare la nostra soddisfazione. Come può il matrimonio essere messo sullo stesso piano della carriera o addirittura della partita di calcetto. Capite la menzogna che c’è dietro? Se vale come le altre cose e non è via privilegiata per incontrare Gesù e per donarsi ed accogliersi nell’amore, diventa qualcosa di cui posso fare a meno quando la fatica supera la gratificazione che traggo da esso. La separazione diventa così logica conseguenza. E’ amore questo?

Anche io sono partito male con Luisa. Avevo il desiderio molto forte di vivere il mio matrimonio secondo Dio, secondo la Sua legge. Sempre cercando di mettere l’insegnamento della Chiesa come bussola per le nostre scelte. Eppure non decollava. Restava sempre difficile. Vivevo forti momenti di dubbio, di aridità, di sofferenza. Per un periodo ho messo in discussione tutta la mia scelta, la mia relazione e la decisione di aver subito cercato due bambini. Stavo male. Mi sentivo in gabbia. Mi sentivo incastrato. Mi sono sposato a 27 anni. Un’età normale, ma non tanto per il nostro tempo. Vedevo amici serviti e riveriti in casa dei genitori. Senza responsabilità se non pensare a loro stessi. Non riuscivo a vedere la bellezza di quel matrimonio in cui credevo fortemente quando ho detto il mio sì. Poi ho capito! Ho capito non perchè io sia particolarmente perspicace. Ho capito perchè ho visto la differenza tra me e la mia sposa. Ho visto in lei la pace. Pace che non veniva dalla gioia che io potevo darle. In quel periodo probabilmente ero per lei più causa di preoccupazione  che non di gioia. Era una pace che veniva da una scelta più radicale della mia. Lei aveva messo il suo matrimonio prima di ogni altra cosa. Si donava totalmente a me e ai nostri figli. Anche quando io ero tutt’altro che amabile. Anzi, in quei momenti dava ancora di più per supplire alle mie mancanze. Allora ho capito! Ero un po’ come quel giovane ricco del Vangelo. Non stavo dando tutto. C’era una parte di me che non voleva rinunciare ai privilegi della vita da single. Non volevo rinunciare a quelle che credevo essere le mie ricchezze. Non volevo rinunciare agli amici, al calcetto, alla tranquillità quando tornavo a casa. Leggevo tutta la mia vita come rinuncia a qualcosa che prima avevo. Ero così proiettato su quello a cui dovevo dire no che non riuscivo ad assaporare tutta il gusto di quella relazione così unica. Non riuscivo a scorgere la meraviglia di una donna che si offriva totalmente a me e per me. Che faceva di Cristo il centro di tutto.  Cosa ci può essere di più bello di questo? Lei era il dono più prezioso che Dio mi aveva fatto ed io, non solo non rendevo grazie, ma mi lamentavo per quel poco che mi aveva tolto. Solo quando sono riuscito anche io a fare questo salto, tutto è cambiato. Non ho dovuto, in verità, rinunciare a tutto. Mi è rimasto il tempo per il mio sport e per gli amici. Sono tutte cose, che però, hanno una nuova collocazione. Non sono più una priorità. Hanno preso il loro giusto posto. La priorità è la mia famiglia.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore 78 Una fiamma del Signore 78 Le grandi acque non possono spegnere l’amore

Preghiera di coppia. Un abbraccio misericordioso.

Oggi mi sento di scrivere di una dinamica di coppia ovvia, ma che pochi prendono in considerazione. Parlo di dinamica di coppia cristiana. E’ importante non avere segreti tra di noi. E’ importante non avere nel cuore qualcosa che possa impedire una piena apertura verso l’altro/a. Qualsiasi peccato possiamo aver commesso solo smascherandolo ammettendolo con umiltà all’altro, può aiutarci a perdonarci. Sì, perchè nel perdono dell’altro possiamo trovare la forza di perdonare noi stessi. Voi direte: Ma non è più importante chiedere perdono a Dio nella confessione? Certo che si. Quello è sottinteso. Per il credente accedere ai sacramenti è la via principale per raggiungere la salvezza. La forza redentrice e salvifica di Cristo entra nel nostro cuore attraverso i sacramenti. Per noi sposi non basta. C’è un altro sacramento di mezzo. C’è il nostro matrimonio. Sacramento che ci rende mediatori tra noi e Dio l’uno con l’altra. In parole semplici Dio desidera farsi trovare nell’altro e attraverso l’altro. Ciò significa che Dio desidera amarci ed essere amato attraverso l’altro/a. Significa che vuole perdonarci attraverso l’altro. Solo così il nostro matrimonio può essere pienamente cristiano. Dovremmo abituarci a pregare insieme. La preghiera di coppia non è purtroppo molto frequente tra gli sposi. Quando c’è spesso si limita al rosario. Che è già tantissima roba, sia chiaro. Sarebbe bello però andare oltre. Adesso sto parlando anche a me stesso. Anche io lo faccio raramente. Sarebbe bello mettersi davanti a Gesù. Nella camera matrimoniale. Lì dove c’è il talamo consacrato. Luogo sacro, immagine visibile del tabernacolo. Ricordate che Dio è presente nella relazione sponsale in modo simile all’Eucarestia. Mettersi lì, come foste davanti al Santissimo, perchè lo siete davvero, e aprire il cuore l’uno all’altra. Non state più parlando alla vostra sposa, al vostro sposo, ma a Gesù attraverso la vostra sposa e il vostro sposo. Chiedete perdono per i vostri peccati, raccontate le vostre difficoltà, i vostri limiti. Raccontate anche le cose belle, ringraziate Dio per il dono dell’altro/a e di tutte i doni che ogni giorno vi offre. Raccontate tutto e ascoltate tutto dall’altro. Quando vi racconterà di avervi ferito con il suo comportamento, il suo parlare, le sue azioni e le sue omissioni, chiedete a Dio di avere la forza di perdonare. Aprite il cuore e abbracciatevi. Come il padre misericordioso ha perdonato il figlio, così voi abbracciatevi e accoglietevi con tutte le fragilità che avete. Personalmente dopo questo articolo che mi è venuto dal cuore, in modo spontaneo, quasi non voluto e non pensato prima, cercherò di farlo con Luisa almeno una volta a settimana.  Sono sicuro che la nostra  relazione cambierà e diventerà sempre più simile all’amore di Dio.

Antonio e Luisa

Sessualità nel matrimonio. Gli errori dell’uomo nell’intimità.

Oggi entriamo in camera da letto. Già perchè c’è un problema. Un grande problema. Ne discutevo anche con un mio caro amico sacerdote. Lui sostiene che queste sono questioni sulle quali approcciarsi con pudore. In camera da letto lui non si sente di entrare. Eppure nella mia piccola esperienza di ascolto di coppie che fanno fatica ho capito che tanti problemi si annidano proprio lì. Nella camera da letto. Per questo dobbiamo superare questo pudore ed entrarci, non per voyaerismo, ma per farci aiuto concreto ai fratelli. Leggevo un articolo qualche giorno fa su Aleteia dove veniva affrontato il piacere femminile nel rapporto sessuale. Per una questione diversa, ma è bastato per ispirarmi questa riflessione. Noi maschi spesso crediamo di sapere tutto sul sesso e su come appagare la nostra sposa. E’ davvero così? Non credo, tranne qualche eccezione. E’ vero che sappiamo tanto. Per anni ci siamo educati alla scuola pornografica. Ci siamo scambiati consigli ed esperienze con amici ignoranti come noi, se non peggio. Abbiamo avuto donne ignoranti quanto noi sull’argomento. Il risultato qual’è? Spesso la donna non è gratificata dal rapporto sessuale nel matrimonio. Non prova piacere, si sente usata, a volte avverte dolore. A lungo andare tutto ciò porta la donna a rifuggire i momenti di intimità e porta frustrazione e lontananza tra gli sposi. Cercherò ora di sintetizzare gli errori più frequenti che noi uomini commettiamo, spesso inconsapevolmente (pensiamo di agire nel modo migliore), e che non permettono alla donna di vivere nella gioia e nella pienezza l’incontro intimo. Nel matrimonio, l’amplesso, è riattualizzazione del sacramento. Qualcosa di molto importante anche per noi cristiani, soprattutto, azzarderei dire, per noi cristiani.

  1. I preliminari non finiscono mai. Noi uomini siamo fatti così. Non tutti, ma molti. Abbiamo l’abitudine a separare nettamente il momento dell’amplesso dalla nostra vita di tutti i giorni. Siamo capaci di non guardare la nostra sposa per tutto il giorno, presi da tante preoccupazioni ed attività, salvo poi ricordarci di lei ed essere subito pronti per entrare in intimità con lei. Viviamo l’intimità quasi come affetti da bipolarismo. L’uomo amante non c’entra con l’uomo marito. Per la donna non funziona così. Trattarla così, soprattutto quando si è sposati, equivale a farla sentire usata e oggetto da cui trarre piacere. Qualcosa da tenere nello sgabuzzino e da tirar fuori quando ne sentiamo il desiderio. Invece i preliminari devono durare tutto il giorno e tutti i giorni. Uno sguardo, una carezza, un abbraccio, una telefonata, un gesto di servizio, ascoltarla, cercarla, dirle che è bella ecc. Insomma i preliminari possono e devono diventare corte continua. Solo così la sposa si sentirà desiderata e amata. Solo così l’amplesso fisico diventerà culmine e naturale conseguenza di quanto si è preparato durante tutto il giorno e non un qualcosa di avulso da tutto il resto.
  2. I preliminari sono per la donna. Uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai venti ai trenta minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 cm e l’utero si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica sia internamente che nella parte esterna (vulva). È diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate, ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna; proprio perché l’uomo è già pronto fisicamente, rischia di fare una corsa perdendo di vista il bello del viaggio. I preliminari sono il tempo necessario a entrambi uomo e donna per entrare in comunione, l’uomo è già pronto fisicamente all’atto sessuale, ma ha bisogno di entrare in relazione con la donna per vivere in pienezza l’intimità, quindi non è solo attendere i tempi fisici della donna, sarebbe un’attesa sterile per il cuore. Perciò i preliminari sono indispensabili nell’intimità sessuale e sono gesti di tenerezza e dolcezza che rendono felice la persona amata.
  3. La penetrazione deve essere dolce e controllata. Se i preliminari sono stati vissuti come dialogo d’amore, l’amplesso diventerà il culmine di questo dialogo. Siamo dunque giunti alla compenetrazione dei corpi, che deve essere dolce e rispettosa. L’uomo entra dolcemente nel corpo della donna e lei lo accoglie in sé per formare insieme un solo corpo: espressione tangibile e concreta della fusione dei cuori, di quell’amore esclusivo, totale e per sempre che rende uno. San Giovanni Paolo II durante un incontro con le famiglie disse: L’unione dei corpi, voluta da Dio stesso come espressione della comunione più profonda ancora del loro spirito e del loro cuore, compiuta con tanto rispetto e tanta tenerezza, rinnova il dinamismo e la giovinezza del loro impegno solenne, del loro primo “sì”.
    La pornografia, al contrario, distrugge questa immagine. Non mostra delicatezza, ma ci insegna che più la penetrazione è violenta e profonda e più sarà piacevole per entrambi. Falsità! Riflettiamoci. Stiamo parlano del gesto più alto per esprimere
    amore al nostro amato, alla nostra amata. Stiamo entrando in un luogo sacro, il luogo dove nasce la vita e dove la coppia salda e accresce la propria unità! Luogo sacro della donna e luogo che è solo per lo sposo, che può e deve entrare con tutto il rispetto che quel dono richiede. E’ importante sottolineare, inoltre, che si devono rispettare le dimensioni anatomiche. Stando alla scuola pornografica, al contrario, sembrerebbe che non ci sono limiti… anzi, più il pene è lungo e grosso, più la donna sarà soddisfatta. FALSITA’. RIPETO: TUTTE FALSITA’. Cosa ho scritto nell’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva a circa 10 cm. Cosa significa? Una cosa molto semplice da capire: il pene può entrare per quella profondità e tutta la parte in eccesso deve restare fuori. Diversamente se l’uomo segue i dettami della pornografia, cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza, soprattutto quando lo ha di dimensioni superiori agli 11-12 cm, certamente impedisce ogni piacere per la donna, se non superficiale e limitato (spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e non di rado le provoca dolore, nei casi peggiori, escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali; le stesse che si verificano in caso di stupro… Può essere un simil-stupro un gesto d’amore?
  4. Restare uniti anche dopo. L’uomo, abbiamo detto prima, tende ad essere bipolare. Alcuni istanti dopo aver raggiunto il piacere può tranquillamente voltarsi dall’altra parte o messaggiare con l’amico sulla partita di calcetto del giorno dopo. Per la donna questa cosa è inconcepibile. Questa insensibilità dell’uomo può rovinare tutto e trasmettere alla donna la sensazione di essere stata usata. Lei ha bisogno di condividere la gioia di quel momento in un abbraccio profondo. E’ il momento dell’assimilazione della gioia. Una volta raggiunto il culmine del piacere e dell’unione, gli sposi (soprattutto lei) avvertono la necessità di un abbraccio finale. È un momento in cui si assapora e si gusta l’esperienza appena vissuta. Abbracciati e senza parlare, gli sposi assimilano la gioia della comunione profonda. Il piacere e la gioia sperimentati nella carne vengono assimilati dal cuore. Questa assimilazione porta un frutto di pace molto profondo. Una pace, una gioia, un amore e, vedremo con il sacramento, un’effusione di Spirito Santo, che ci daranno forza e sostegno nelle ore e nei giorni a venire.

Sono sicuro di una cosa. L’uomo che decide di mettersi in ascolto della sua sposa, e di vivere il rapporto fisico davvero come dono di sè verso la sua sposa, otterrà in cambio tantissimo. L’uomo che cercherà davvero di assecondare i desideri e la sensibilità della sua sposa anche nel talamo nuziale riuscirà a guarire miracolosamente i mal di testa della sposa e a donarle un’intimità che sarà gioia, pace e comunione vera. Spesso non è la sposa che non ha desiderio verso lo sposo. Cambiamo prospettiva. E’ lo sposo che non è capace di generare desiderio nella sua sposa. I concetti che ho espresso non sono solo frutto della mia esperienza personale e di ascolto verso gli altri, ma sono arricchiti della competenza e della preparazione della dott.ssa Luisa Scalvi, che ringrazio. Luisa è medico ginecologo. Ho cercato di sintetizzare quello che potete trovare scritto in modo più approfondito nel nostro libro L’ecologia dell’amore. Lo trovate in libreria e tutti i negozi on Line. Cliccate per acquistarlo su AmazonIbsLibreria del Santo

Antonio e Luisa

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Accogliere non basta. La misericordia è uno sguardo che cambia la vita.

Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».
Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

La parola misericordia credo sia la più abusata dopo la parola amore. Papa Francesco, secondo il mio avviso, sta portando avanti una rivoluzione nella Chiesa. Ha compreso che non si può più proporre dogmi, leggi e magistero così, calandoli dall’alto o come dice lui mettendo pesi insostenibili sulle spalle dei fedeli che non riescono a portare, perchè non ne capiscono il senso. Papa Francesco, nel suo ospedale da campo, nella sua Chiesa della misericordia, vuole partire da ogni persona, dalla sua storia, dai suoi problemi, dalle sue ferite e DAI i suoi errori, per accompagnarla e portarla alla pienezza. Fare in modo che l’accoglienza sia solo l’inizio di un cammino che conduce alla pienezza della vita. Un cammino difficile e di discernimento dove la Chiesa non impone nulla, ma aiuta ogni persona a scegliere la cosa giusta, la via stretta. Purtroppo accanto al Papa non vedo sempre un clero e una pastorale preparati alla sfida che il Pontefice ha lanciato ai suoi preti. Vedo la misericordia che si ferma alla semplice accoglienza. Spesso perchè non c’è più la capacità di accompagnare. Soprattutto per quanto riguarda il sesto comandamento. Si parla di amore in modo spirituale come se il corpo non c’entrasse. Come se atti, atteggiamenti e comportamenti non fossero decisivi nel vivere in modo autentico o falso l’amore.  Il sesto comandamento, quello più dimenticato e quasi irriso è stato nella pratica abolito. Ed ecco che rapporti prematrimoniali, uso di anticoncezionali, adulterio, seconde nozze, rapporti omosessuali vengono sempre più accolti nella Chiesa come se fossero espressioni d’amore e non di fragilità e peccato, come se nella Chiesa dovesse essere accolto il peccato oltre che il peccatore. E’ come se la Chiesa dicesse a quelle persone, ad ognuno di noi, tu sei il tuo peccato, per accogliere te devo accettare anche ciò che di sbagliato stai commettendo. Un po’ di tempo fa in un’omelia, un sacerdote, persona di fede e a cui voglio bene, ha affermato che la Chiesa non può lasciare indietro nessuno. E’ come se lui, durante una gita in montagna, non si fermasse con quelli che non riescono ad arrivare alla vetta. Avrei voluto dirgli che non basta fermarsi con quelle persone, accoglierle nel loro limite, nel loro peccato, nella loro fragilità e con tutte le loro ferite. Questo va bene, ma non basta. La misericordia è altro, la misericordia è dire a quella persona che Dio gli ha dato tutto per arrivare alla pienezza, ai duemila metri, alla vetta, e che non è meno degli altri. Significa mettersi accanto a quella persona con pazienza ed allenarle giorno per giorno fino a farla arrivare in vetta. Misericordia vuol dire iniziare un cammino insieme a quella persona perchè possa ritrovare la forza e vivere nella realizzazione la propria vita. Ecco perchè si deve dire alla persona omosessuale che Dio la ama sempre e comunque, ma solo nella castità sarà felice e potrà vivere relazioni pienamente umane. Così ai fidanzati si deve avere il coraggio di dire che il rapporto sessuale è un gesto falso se vissuto fuori dal matrimonio dove non c’è un’unione indissolubile. Avere il coraggio di accogliere i divorziati risposati, ma senza ipocrisia, senza cancellare la verità del male e il dolore che è stato seminato negli anni. Una misericordia che accoglie senza chiedere nulla trasmette due messaggi.

  1. Tu sei il tuo peccato e non puoi essere meglio di così. Sinceramente io di un’accoglienza così, che sa di elemosina, non saprei cosa farne. Fortunatamente nella mia vita ho incontrato pastori che mi hanno accompagnato e mi hanno aiutato a capire che non ero stato creato per vivere in quella miseria in cui mi trovavo, ma Dio mi voleva figlio di Re.
  2. Non esiste una legge naturale. Il caos. Ognuno trova la sua verità. L’amore è tutto e niente. E’ inutile tutto il magistero e l’insegnamento della Chiesa. Legge da intendere come libretto delle istruzioni per diventare pienamente uomo e pienamente donna e non come dogma oppressivo

Vi piace una Chiesa così? E’ attraente? Certamente no. Non ti rende migliore. La Chiesa deve invece avere lo sguardo di Gesù, uno sguardo che ha colpito profondamente l’adultera, Uno sguardo che parlava e trasmetteva tutto il suo amore a quella donna. Uno sguardo che diceva: Non vedi come sei bella, come ti desidero. Tu sei molto di più di quello che stai facendo, tu sei una meraviglia. Sono pronto a dare la mia vita per te perchè tu possa ritrovare la tua umanità e vivere nella pienezza per cui sei stata creata. Io lo so che è così. Io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ho trovato in padre Raimondo Bardelli e che mi ha dato la forza di cambiare la mia vita. Uno sguardo che trovo ogni giorno nella mia sposa che mi da la forza perseverare e di non tornare indietro.

Antonio e Luisa

Una fiamma del Signore

tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

Sembra lo stesso concetto espresso nei versetti precedenti dove abbiamo incontrato due realtà forti come  l’amore e la morte. Attenzione però!  Qui si parla di passione. Passione intesa da alcuni studiosi anche come gelosia. Quasi come a voler oggettivare e connotare l’amore. L’amore non è tiepido. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.  (Apocalisse 3). L’amore è passione. L’amore è forte ed è tenace.  Le sue vampe son vampe di fuocoNon a caso lo Spirito Santo, che nella Trinità,  rappresenta l’amore tra il Padre e il Figlio, è rappresentato dal fuoco. Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore (De Trinitate – Sant’Agostino).  L’amore arde come il roveto dove Mosè fa esperienza di Dio. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. (Esodo 3, 2). L’amore tra i due protagonisti è una fiamma del Signore. Siamo alla fine del testo. Siamo all’epilogo di tutto questo bellissimo canto d’amore e solo ora, per la prima volta, compare il nome di Dio. Proprio per mettere la sua firma. Come a ricordarci che tutto quello che abbiamo letto, approfondito, gustato e meditato non è solo il nostro amore, ma è il Suo amore. Tutto l’amore vissuto e manifestato dai due sposi con il desiderarsi, l’abbracciarsi, il baciarsi, il carezzarsi, il parlarsi, il guardarsi e il fondersi nell’intimità è l’amore di Dio che si rende visibile attraverso l’amore umano dei due giovani. L’amore di Dio si rende presente attraverso l’amore umano di tutti gli sposi in Cristo che vivono in pienezza, come nel Cantico, il loro matrimonio. E’ una fiamma del Signore. E’ luce di Dio nella vita degli sposi stessi e per il mondo intero. E’ via di salvezza. Non c’è contrapposizione tra l’amore umano e l’amore di Dio. L’amore così genuinamente ed ecologicamente vissuto dagli sposi, come Dio lo ha pensato per loro, è amore di Dio stesso. Solo prendendo coscienza di questa grande realtà che ci caratterizza ci può permettere di capire come davvero ogni gesto che ci scambiamo noi sposi sia un gesto sacro. Esprime, ripeto,  l’amore di Dio. Come ho già scritto all’inizio di tutte queste riflessioni. Con una differenza: all’inizio poteva sembrare una bella riflessione e basta. Ora no. Dopo aver meditato questo Libro possiamo comprendere come sia davvero così. Gli sguardi, gli abbracci, l’intimità e tutto ciò che nella vita degli sposi è gesto di dono, di servizio e di tenerezza per l’altro/a è gesto sacro. Un gesto che rende gloria a Dio. L’amplesso degli sposi quando vissuto nella verità e nel desiderio di farsi dono è il più alto gesto sensibile che gli sposi possono vivere e donarsi l’un l’altro. Rendiamo presente Dio nel nostro amore. E’ una fiamma del Signore. Quanti ignoranti dicono che la Chiesa è contraria al sesso. Quanti non capiscono che invece ne ha una considerazione altissima. Solo così l’intimità fisica è vissuta appieno. Diventa gesto che rende presente l’amore di Dio, Per questo non può essere banalizzato o inquinato da una mentalità sbagliata. Non solo una mentalità materialista e pornografica dove la sessualità è concepita come modo per ricercare e vivere il piacere usando l’altro/a. Esiste anche un’altra “eresia” dell’amore. Quella di alcuni cristiani che leggono il rapporto fisico come qualcosa che abbassa la crescita spirituale sporcando il matrimonio. Qualcosa di necessario per procreare. Quindi quasi tollerato. Quanta miseria in questa concezione dell’intimità. Per questo abbiamo bisogno di riappropriarci di questo gesto educandoci a viverlo nel modo e nei tempi giusti. L’amplesso fisico, come già precisato in precedenza, è la più alta espressione dell’amore umano tra gli sposi e riattualizza il sacramento che li ha uniti, ed in quanto tale è sorgente di una nuova vita-amore in tutto simile a quella divina, seppur limitata dal nostro essere creatura. Ogni gesto sessuale tra gli sposi, infatti, ecologicamente svolto, è sempre aperto alla vita-amore, anche quando non genera un nuovo bambino. L’amore infatti è vita, è la vita di Dio e la vera vita per l’uomo. Questo è il vero senso dell’apertura alla vita, voluta da Dio, e interpretata dal magistero della Chiesa, nostra madre e nostra guida. Il concepimento del bambino è il dono del creatore più bello e concreto per la coppia che si ama, ma ogni rapporto intimo genera vita-amore ed è indispensabile per crescere nell’amore e per preparare o mantenere vivo quell’amore che serve a nutrire i figli che Dio darà alla coppia. Il concepimento di un bambino avviene quindi attraverso un gesto sacramentale. Esso è quindi frutto meraviglioso del sacramento del matrimonio, perciò è Cristo che, attraverso la collaborazione degli sposi, dona la vita a una nuova creatura. L’intimità degli sposi è come l’Eucarestia della famiglia e, come tale, gli sposi la devono vivere. In essa esercitano al massimo la dimensione sacerdotale del loro sacerdozio (il sacerdozio comune è dono battesimale per tutti i battezzati, da non confondere con il sacerdozio ordinato), estendendone gli effetti ai figli e a tutta l’umanità.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore

Aurora: un angelo che ha sfiorato la terra per raggiungere il paradiso

Mi chiamo Maria Paola, sono una mamma di 39 anni, sono sposata da quasi due anni con mio marito Marino. In questa testimonianza vi racconterò l’incredibile storia d’amore che abbiamo vissuto grazie a nostra figlia Aurora, nata il 14 gennaio di quest’anno. Aurora è stata concepita nel mese di maggio a Medjugorie, io e mio marito avevamo chiesto alla Madonna di donarci la pace e di farci accettare la perdita dei nostri due figli, avvenuta nei primi mesi di gravidanza.
Tornati a casa però la nostra gioia fu grande perché ero di nuovo incinta e nel mio cuore
ho ringraziato Maria per avermi fatto questo dono immenso, chiedendole la sua materna
protezione su questa nuova gravidanza. Nei primi mesi, come era già successo in precedenza, ho avuto qualche problema e sono rimasta a letto per varie settimane, ma questa volta il cuore del mio bambino ha continuato a battere e, quasi incredula, sono arrivata alla fine del quarto mese, il tempo della prima ecografia morfologica. Appena il ginecologo ha posizionato lo strumento ecografico sulla mia pancia però ci ha  comunicato che nostra figlia aveva gli arti corti ma, dopo pochi istanti, si è accorto che la
diagnosi era ben più grave di una disabilità: le ossa del costato non crescevano e ciò rivelava una malattia incompatibile con la vita, chiamata displasia tanatofora, con una prognosi infausta, la nostra bambina sarebbe morta soffocata alla nascita perché i polmoni non si sarebbero potuti espandere. La dottoressa genetista, dalla quale ci siamo recati il giorno successivo, mi ha riferito che la situazione era molto grave e che in questi casi si poteva interrompere la gravidanza con un aborto terapeutico. Io le ho risposto che qualunque fosse stata la diagnosi non avrei abortito, umanamente non sapevo come avrei fatto ad andare avanti ma nel mio cuore sentivo chiaramente che non potevo interrompere volontariamente la vita di mia figlia. I primi periodi sono stati i più difficili, mio marito non era convinto della mia decisione riguardo all’aborto però mi ha rispettata, pur non capendo in profondità, mi è stato vicino con tutto l’amore, cercando di farmi forza, spesso nascondendo le lacrime…io sono stata sempre sostenuta dalla fede, ma lui ha maturato questa decisione di apertura alla vita provando un senso profondo e umano verso ciò che stava accadendo.
Entrambi eravamo consapevoli di accompagnare la nostra bambina fin dove avremmo potuto perché lei in pancia stava benissimo, “eliminare” quello che per la maggior parte delle persone costituiva un problema sarebbe stato solo un atto egoistico che apparentemente ci avrebbe fatto soffrire di meno ma che in realtà non sarebbe stato così. La strada non era facile ma il Signore ci è stato sempre vicino, attraverso il supporto di tante persone: primo fra tutti il nostro ginecologo, il Dott. Alessandro Cecchi e la sua fantastica èquipe, il gruppo del Rinnovamento dello Spirito e tante altre persone venute a conoscenza di questa storia inoltre ci hanno supportati con la preghiera e con la loro vicinanza. Ma la forza più grande l’ho sperimentata grazie alla presenza di mia figlia nel grembo, quando sentivo che si muoveva e che mi dava tanti calcetti, come per dimostrarmi che c’era e che io ero la sua mamma.
Aurora è stata sempre in posizione podalica, con la testa sotto al mio cuore, strette in un
grande abbraccio fino alla sua nascita, io la accarezzavo e le parlavo, provando una grande tenerezza e cercando di vivere in pienezza ogni momento che mi era concesso di stare con lei, Aurora, in cambio, mi donava tanta pace e sicurezza: avevo il privilegio di accompagnare questo angelo che avrebbe sfiorato la terra in Paradiso. Verso gli ultimi mesi di gravidanza ho scritto una lettera a Papa Francesco e la sua risposta è arrivata poco prima del parto, dandomi conforto e speranza Poi è avvenuto molto più di quello che potevamo immaginarci: il miracolo della sua nascita. Quando Marino ha visto per la prima volta sua figlia mi ha subito detto che era bellissima e si è sciolto del tutto, manifestando in modo pieno i sentimenti di un padre, innamorato della sua bambina, inondato di gioia e di emozione e trafitto dal dolore nel doverla lasciare così presto. Io ero completamente persa. Appena Aurora è venuta alla luce ha emanato un gemito e poi ha aperto i suoi occhi azzurri fissando la sua mamma: un attimo di eternità, un soffio di vita che ci ha ripagato di tutte le sofferenze provate. In quel momento ho potuto sperimentare cosa significa l’amore vero, incondizionato, infinito: l’amore di una madre verso sua figlia. Poi i medici l’ hanno battezzata e questo per noi genitori è stato un dono immenso, sapere che veniva accolta tra le braccia di Gesù pura, piena di Spirito Santo. Staccato il cordone ombelicale non ha più potuto respirare ma il tuo cuoricino ha continuato a battere per più di un’ora. In questo tempo l’ho tenuta sempre fra le mie braccia, scaldandola con il mio corpo e coprendola con la copertina regalata dalla nonna dove era stata ricamata la scritta: “Aurora ti voglio bene”.
La mia bambina è rimasta attaccata alla vita più che ha potuto, non voleva lasciarci. Quando è arrivato il momento della separazione il mio cuore si è spezzato, Aurora è stata vestita con l’abitino rosa che le avevo preparato e avvolta con tanta cura in un telo di plastica bianco; Marino l’ha presa in braccio accompagnandola all’obitorio dove è stata lasciata sola; il suo corpicino al quale sarebbe dovuto spettare una calda culla ora stava su un tavolo freddo, lontano dalla mamma e dal papà. Quando mio marito è tornato però ha detto una frase bellissima: “Non piangere Maria Paola perché Aurora è qui con noi, il suo corpo è un involucro”. Infatti il mio amore era già in Paradiso, fra le braccia del vero Padre e della Mamma Celeste, insieme ai suoi fratellini Maurizio e Margherita. Un genitore vuole il meglio per i suoi figli e sicuramente Aurora stava già in quel luogo a cui tutti siamo destinati, quindi eravamo felici per lei pur nel dolore immenso di non poterla abbracciare, di non poter più sentire tutti i calci nel pancione, di non poter più pregare insieme mentre era con noi e la presentavo tutte le volte a Gesù , chiedendogli la forza di accettare la Sua Volontà o il miracolo della guarigione.
Di miracoli però ce ne sono stati perché la sera dopo il parto sentivamo una pace particolare e un’unione profonda con mio marito che non avevamo mai provato prima. Al funerale la chiesa era piena e si respirava un’atmosfera celestiale: la piccola bara bianca, circondata da un giardino di fiori, sulla quale era appeso il fiocco rosa della nascita con il suo nome, emanava purezza e faceva percepire un contatto con il cielo. È stata celebrata la liturgia degli angeli, le campane suonavano a festa, il gruppo del Rinnovamento nello Spirito ha animato la Messa con i canti, io e Marino alla fine abbiamo salutato Aurora con una testimonianza e tutti i presenti si sono commossi e ci sono venuti a ringraziare invece di farci le condoglianze.  Quando abbiamo accompagnato Aurora al cimitero e la sua bara è stata coperta di terra io e mio marito abbiamo percepito chiaramente un senso di resurrezione. L’ultime parole di questa esperienza tanto meravigliosa quanto dolorosa sono dedicate a te cara Aurora, amore della mamma e del papà, figlia tanto attesa e desiderata, che in poco tempo hai fatto così tanto, hai smosso le coscienze e sciolto molti cuori, abbiamo avuto il dono di poterti vedere e abbracciare per pochi istanti, attimi di eternità, che rimarranno impressi per sempre dentro di noi. Ti ho nutrito con il mio cordone ombelicale ora sarai te a nutrirci con il cordone spirituale che neanche la morte può spezzare. Ci rivedremo in Paradiso!

Maria Paola Vecchione

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Mettimi come sigillo sul tuo cuore

Arriviamo ora agli ultimi versetti del Cantico. Le ultime righe. Queste ultime righe sono riservate alla donna. Anche in questo caso si può leggere un contrappasso con Genesi. In Genesi è stata la donna la prima a peccare. La donna è qui l’ultima a cantare l’amore. Dalla donna è venuto il primo gesto che ha portato disordine nell’umanità, ma è lei che nel Cantico racconta la meraviglia dell’amore delle origini, riportato alla sua pienezza autentica voluta da Dio. E’ come se la donna volesse riscattare quanto successo. Ciò è possibile con l’aiuto di Dio. Noi cristiani sappiamo che ciò è possibile con la redenzione di Cristo. Ora la donna, al termine di tutto, finalmente ci dice cosa è l’amore. L’uomo lo ha introdotto, nei versetti appena precedenti, dicendo alla donna tu sei l’amore. E’ come se lasciasse a lei la parola perchè solo lei che ha capito pienamente cosa è l’amore, solo lei che è pienamente amore, può dire cosa l’amore sia davvero. Lei che è capace di farsi utero per accogliere la vita può dire meglio di chiunque altro cosa è l’amore. Lei non si tira indietro e dice:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;

Il sigillo è un’immagine molto forte. Nel mondo agricolo antico “sfraghis” (sigillo in greco) era il segno che il padrone faceva sugli animali, per cui quel segno indicava che quegli animali appartenevano ad un proprietario, erano proprietà di un padrone. Il termine è stato poi ripreso in ambito militare. Nel mondo militare antico “sfraghis” era il segno di riconoscimento (divisa, bandiera, stelletta..) intorno al quale si riconoscevano i soldati come appartenenti ad uno stesso esercito. Era il segno di riconoscimento in base a cui i soldati si sentivano uniti nella lotta comune per difendere valori comuni per il bene comune. Dunque era un segno di riconoscimento che comportava unità e solidarietà. Mettimi come sigillo sul cuore significa ti appartengo. Sono tua e tu sei mio. Non possiamo essere di nessun altro. Desidero essere carne della tua carne. Ricordate San Paolo quando afferma Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me? Qui è la stessa cosa, ma letta in chiave sponsale. Non sono più io che vivo, ma tu amato mio sposo che vivi in me e io vivo in te. Questa è la nostra vocazione. Siamo chiamati a farci così: prossimi all’altro/a e capaci di decentrare le nostre attenzioni tanto da vivere per la gioia e per il bene dell’altro/a. Sigillo sul tuo cuore e sul tuo braccio. Tutta la persona è partecipe di questa appartenenza. Nel corpo e nella sua parte più profonda ed interiore. Nei sentimenti, nella volontà, nel desiderio sessuale ed affettivo, nella tenerezza. In tutto ciò che mi caratterizza come persona c’è il tuo sigillo. Metti il mio dentro tutto ciò che tu sei. Questo è l’amore sponsale autentico. Un amore che desidera tutto dell’altro/a e dà tutto all’altro/a. Un amore fedele, indissolubile, fecondo, unico perchè solo così può essere meraviglioso e pieno. Un amore esigente, ma proprio per questo vero.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata 

Sotto il melo ti ho svegliata

Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

Questi versetti sono un meraviglioso inno alla donna. Un inno alla sua femminilità. Perché affermo questo? Il melo è segno dell’albero dell’amore. Capite ora perché il frutto proibito di Adamo ed Eva nell’iconografia e nell’arte è spesso rappresentato come una mela. Ci sono varie ipotesi. Questa è una delle tante. Sotto il melo ti ho svegliata. Nel segno dell’amore, amata mia, nella nostra intimità d’amore, tu hai preso coscienza di chi sei. Nella relazione intima e profonda con me, una creatura complementare e diversa, con un uomo. Nel momento dell’intimità, vissuta in un abbandono autentico d’amore, la donna è pienamente se stessa. E’ libera di essere se stessa e di lasciarsi abbracciare dallo sguardo di meraviglia dell’uomo che la fa sentire bella per quello che è e per come è fatta. Attraverso il suo corpo la donna esprime tutta la sua capacità di accoglienza. La donna nell’intimità vissuta nella verità d’amore scopre che l’essere accogliente non la rende vulnerabile, ma la rende pienamente se stessa. Là, dove ti concepì tua madre. Un altro rimando meraviglioso alla grandezza della donna che nello scoprire la sua piena identità, nel generare se stessa, diventa generatrice di nuova vita. La vita si forma nel grembo della donna. L’utero diventa luogo santo e luogo di creazione. Oggi, che la maternità è vista come un intralcio alla realizzazione della donna, il Cantico richiama fortemente su questo punto. Donna se vuoi essere realizzata, se vuoi essere pienamente te stessa, riscopri la tua capacità di farti accogliente per l’uomo e per la vita. Là, dove la tua genitrice ti partorì. Come momento conclusivo c’è la nascita. La vita che vede la luce e diventa luce per il mondo. Ogni nuova vita è motivo di speranza per il mondo. Quindi tre immagini fortissime. Tre valori fortissimi legati tra loro e alla femminilità della donna. L’atto sessuale come momento d’amore e come risveglio della persona stessa. La donna come luogo dove si concepisce la vita. Infine la donna come luogo dove si annuncia la nascita. Questo è l’uomo che lo canta alla donna con meraviglia e stupore. Come per dire: Tu sei questo amata mia. Lo dice con grande ammirazione. Vede nella donna una grandezza che lui non ha. E la canta. Ne è affascinato e attratto irresistibilmente. In te amata mia cara c’è il luogo dell’amore e la sorgente della vita. Non a caso la creatura più bella e più grande è Maria, una donna, una donna pienamente donna. Come scrive Dante nel Paradiso: la più umile e la più alta di tutte le creature. Già! E’ la più grande proprio per essere stata donna fino in fondo. Ha accolto la vita in sè. Si è fatta grembo per dare alla luce il Figlio di Dio. Di nuovo un richiamo a Genesi. Di nuovo una nuova redenzione e guarigione del peccato originale. In Genesi tra le conseguenze che Dio preannuncia alla donna c’è anche: Partorirai con dolore. Qui non è più così. Qui non è più qualcosa da temere, ma da accogliere con gratitudine e gioia per riscoprirsi pienamente donna. Per riscoprirsi la creatura più bella che ci sia. Come ebbe a dire Papa Francesco nel 2017:

La donna è l’armonia del creato. La donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel creato. Mi piace pensare che Dio abbia creato la donna perchè noi tutti avessimo una madre. E’ la donna che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza, che fa del mondo una cosa bella.

Capitemi bene! Non voglio certo dire che la donna deve stare solo in casa tra fornelli e panni da lavare. Sia chiaro! Non deve però sacrificare ciò che è per qualcosa che conta e vale di meno. Ci sono tante professioniste donne nel mondo del lavoro che sono anche mogli e madri. Proprio perchè sono mogli e madri portano una ricchezza nella società in cui vivono e nella loro professione che solo loro possono portare in quanto pienamente donne.

Giovanni Paolo II spiegava benissimo questa verità nella sua Lettera alle donne del 1995:

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Antonio e Luisa

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Un caffè per uscire dal deserto

Voglio soffermarmi un attimo su quello che ha significato concretamente per me avere il sostegno della mia sposa nel deserto. Anche io ho dovuto attraversare deserto. L’ho attraversato prima del matrimonio e anche dopo. Ci sono momenti in cui ti senti solo. Momenti in cui ti senti mancare le forze e non trovi gioia in ciò che fai. Momenti dove la famiglia sembra un peso più che una ricchezza. Ci sono passato anche io diverse volte. Spesso sono state piccole crisi. Crisi superate senza grossi problemi. Una volta però la crisi è stato molto profonda. Non è stato per nulla facile affrontarla e vincere. Senza il sostegno della mia sposa avrei probabilmente  fallito. Invece mi è servita per crescere come uomo, come marito e come padre. Certo che pazienza e che amore ha dimostrato la mia diletta (per usare un’espressione del Cantico). Ero sposato con Luisa da circa tre anni. Avevamo avuto già Pietro e Tommaso. Erano molto piccoli ed erano nati a pochi mesi l’uno dall’altro. Mi sono sentito oppresso e inadeguato. Ho cominciato a sentire la casa e la famiglia come una prigione. Ho cominciato a stare spesso fuori casa, a trovarmi attività che mi impegnassero e a lasciare Luisa spesso da sola. Quando ero in casa ero freddo e distaccato. Mi comportavo davvero male. Luisa non ha mai smesso di sostenermi. Aveva tutto il diritto di arrabbiarsi con me. Non lo ha fatto. Mi ha sempre fatto appoggiare a lei. Ha capito che in quel momento era lei la più forte dei due e non si è tirata mai indietro. Aveva capito che stavo attraversando il mio deserto. Sapete qual è uno dei gesti d’amore più belli  che mi ricordo di aver ricevuto da mia moglie? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. La trattai male, come altre volte durante quel periodo di crisi,  su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato, un amore che se ne fregava dell’orgoglio e che se ne fregava di chi aveva ragione o  torto. Con quel gesto mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo. Quello è stato un momento di svolta. Da lì, con l’aiuto della mia sposa, sono riuscito ad uscire dal deserto.

Antonio e Luisa

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Sposarsi per servire, non per essere serviti.

Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Vi ho riportato l’ultima parte del Vangelo che ci offre la liturgia di oggi. Lo stavo leggendo, come spesso mi capita di fare, nel silenzio della chiesa vuota, davanti al tabernacolo. Ho subito trovato un forte richiamo al matrimonio. In particolare alla promessa matrimoniale. Io non mi sono sposato per essere onorato ed amato. Certo lo desidero, ma non dipende da me. Io mi sono sposato per amare ed onorare la mia sposa.  Ho promesso questo, null’altro. Questo si che dipende da me. Certo anche la mia sposa ha promesso di onorarmi ed amarmi. Questo è però il suo impegno, non il mio. Non è la stessa cosa. Cambia prospettiva. Non mi concentro su ciò che fa o non fa lei, ma su quello che faccio o non faccio io. Io ho promesso di servire. Non mi sono sposato per essere servito, ma per servire. Non ci si sposa per essere amati, ma per amare. Capite bene che se non ci si sposa con questa convinzione il matrimonio sarà un sicuro fallimento. La mia sposa non sarà mai all’altezza di riempire in pienezza quel desiderio di amore infinito che ho dentro. Non può farlo. Non posso metterle sulle spalle questo peso che non può portare. Non può una creatura finita, imperfetta e mortale riempire un desiderio di infinito. Anche solo per il fatto che muore. Invece dove posso trovare l’infinito? Lo posso trovare nel farmi servo per amore della mia sposa. Lo posso trovare nel dono. Solo dando tutto posso trovare l’infinito che è Dio. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Solo morendo a me stesso posso risorgere come nuova creatura capace di amare davvero. Solo così potrò vedere Dio nella mia vita.  Sentire il suo amore e la sua presenza nella mia vita. Accrescere la fede e la speranza che la vita non avrà fine. Siamo nati e non moriremo mai più (ci insegna la storia di Chiara Corbella). Ecco che il senso di tutto non può essere Luisa, la mia sposa. Lei è troppo fragile ed imperfetta. La distruggerei se pretendessi che lei fosse la risposta a tutto. Lei è però colei che mi conduce al tutto, alla pienezza. Facendone il centro delle mie attenzioni e del mio amore. Per questo lo sposo e la sposa che vivono il dramma dell’abbandono e restano fedeli non sono sposi falliti. Al contrario possono continuare ad amare ed onorare il loro coniuge come hanno promesso. Nella sofferenza della croce e nella lontananza, certo, ma il loro matrimonio non è fallito. Perchè nel farsi servi dell’amore si stanno avvicinando sempre più alla pienezza e all’infinito amore di Gesù. Per questo possono avere più pace nel cuore di chi ha una relazione “felice”, che però conta solo sulle sue forze e sulla forza di quella relazione che non può profumare di eterno, ma solo di umano;  quindi destinata a finire.

Antonio e Luisa 

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Trasfigurate il vostro matrimonio

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Oggi il Vangelo ci propone la trasfigurazione. Non a caso questa Parola è posta durante il periodo di quaresima. La quaresima è un periodo fecondo. Non è solo rinuncia. Non servirebbe a nulla. La rinuncia è buona quando permette di fare posto. Quando è feconda. Quando ci permette di rigenerare qualcosa che abbiamo forse un po’ perduto. Non vale solo per la persona, vale anche per la coppia. Noi abbiamo bisogno di fare spazio nel nostro cuore per aprirci di nuovo alla meraviglia che siamo. Si perchè la coppia di sposi è una meraviglia. Se non siamo più capaci di scorgere questa meraviglia forse è davvero giunto il momento di salire sul monte. Lo so! La nostra vita è un casino. Figli piccoli o figli grandi, lavoro, impegni, scadenze, burocrazia. Non c’è tempo! E poi litigi, nervosismo, stress, crisi. Cominciamo ad avere qualche dubbio che la nostra famiglia sia poi così meravigliosa. Cominciamo a vedere solo i difetti. Guardiamo con invidia altre coppie o altre famiglie che ci sembrano perfette. Fermatevi. Voi siete una meraviglia! Non ci credo che non si possa trovare un momento per fermarsi e guardarsi negli occhi. Fermarsi per raccontarsi quanto per noi sia importante la presenza dell’altro/a. Fermarsi per pregare insieme. Fermarsi per riscoprire quell’emozione che provoca la vicinanza dell’altro/a e il suo sguardo che si posa su di noi. Non sono romanticherie e tenerume da ragazzini. E’ ciò di cui abbiamo bisogno per riscoprirci belli e belli insieme. La quaresima deve essere il tempo della rinuncia, dei fioretti. Fatene uno per voi. Fatene uno davvero gradito a Dio. Rinunciate alla vostra mania di fare tutto e di avere tutto sotto controllo. Lasciate i vostri figli qualche volta ai nonni o a una baby sitter. Lasciate anche un po’ di disordine per casa e cancellate qualche impegno se necessario. Trovate tempo per voi. Uscite, guardatevi, parlatevi non solo delle cose da fare o da comprare, trovate tempo per la vostra intimità. Fatelo per il vostro matrimonio. Fatelo per i vostri figli. Fatelo per la vostra vocazione. Allora si che la vostra relazione tornerà meravigliosa e l’amore sarà trasfigurato. Un’esperienza di cielo sulla terra. Esattamente come è stato per i tre apostoli.

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Antonio e Luisa

Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto?

Entriamo ora nell’ultima parte di questo bellissimo Canto d’amore. Entriamo nell’Epilogo. L’Epilogo è posto a conclusione di tutto il Cantico e richiama quello che è stato detto fino ad ora. Viene rivisto tutto con immagini molto dense e forti per sigillare nella nostra mente e nel nostro cuore quello che abbiamo meditato in questo lungo e meraviglioso percorso. Un percorso che non è di Salomone e della Sulamita, ma di Antonio e Luisa. Ognuno metta il proprio nome perchè è la storia d’amore di ogni coppia che desidera vivere un matrimonio pieno, un matrimonio come Dio desidera per noi.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?

L’Epilogo è molto breve, sono solo pochi versetti che ci permettono però una chiave di lettura fondamentale. C’è subito un rimando al terzo poema. Ricordate? Allora era solo lei che saliva dal deserto per incontrare il suo sposo. Qui è appoggiata e sostenuta dal suo sposo. E’ il coro che sta parlando. C’è un sottinteso che va esplicitato. Salire dal deserto significa camminare verso Gerusalemme. Gerusalemme è posta in alto e tutto intorno è circondata da un ambiente desertico. Non è chiaramente detto, ma gli esegeti sono concordi. L’immagine è molto bella. I due sposi che si incamminano insieme verso Gerusalemme, verso Dio. Lui la sostiene nel percorso. Non è più sola. Il deserto, come abbiamo già approfondito in precedenza, è luogo di solitudine, di aridità, di sofferenza e anche di morte. I due stanno uscendo dal deserto, stanno andando verso la Città Santa, verso un luogo pieno di vita. Stanno andando verso il luogo che è dimora di Dio stesso. Ci vanno insieme. Lei è appoggiata a lui, ma anche lui è appoggiato a lei. Stanno uscendo dalla solitudine in cui si trovavano, lo fanno insieme, abbracciati,  per dirigersi verso la pienezza. Questa è un’immagine molto aderente a ciò che è la coppia e al significato del matrimonio.

Cosa vi ricorda anche questo versetto? Ricorda Genesi. Appoggiarsi significa cercare nell’altro un aiuto. Io mi appoggio perchè trovo in lei/lui il mio aiuto.  In Genesi troviamo scritto:

Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».[…] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta
è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

In Genesi troviamo scritto che l’aiuto per l’uomo è la donna. Qui nel Cantico troviamo nuovamente (abbiamo già visto in precedenza un altro caso) il completamente di Genesi, la corrispondenza tra i due libri. Viene infatti scritto che il completamento della donna è l’uomo.

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Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra

Migliori amici l’uno dell’altra

Prima di proseguire con l’ultima parte del Cantico è importante soffermarsi su una parola: sorella. L’amato chiama la sua sposa, e lo fa diverse volte nel testo, sorella. Non è un caso. Insegna qualcosa di importante a noi sposi. Ci insegna che non basta ci sia attrazione e innamoramento. Serve anche un rapporto basato su un’amicizia profonda.

Partiamo da Amoris Laetitia, in particolare dal punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. 

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità, è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a, affinché il matrimonio sia costruito su basi solide, deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza. Ripeto il concetto: è importante che gli sposi siano i migliori amici l’uno dell’altra. E’ importante che il nostro sposo o la nostra sposa sia la prima persona con cui desideriamo confidarci e confrontarci. Bruttissimo segno quando confidiamo determinati pensieri ad altre persone e non al nostro coniuge. Fossero anche genitori o fratelli. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti. Una raccomandazione agli uomini. Quando vostra moglie vi racconta tutto di lei e di ciò che le accade, magari vi parla sempre delle stesse cose, non spazientitevi. Al contrario ringraziate Dio che lei abbia desiderio di farlo. Significa che vi considera la persona più importante. Ascoltatela, non chiede altro.  Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello

Un giogo che non imprigiona ma libera

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere. Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte. Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso. Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti, ma anche le vittorie e le gioie. Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi dei due tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione, ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro. Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è la vita eterna e l’abbraccio con Colui che ci ha condotto fino a se stesso.

C’è un’altra importante considerazione da fare. Essere legati allo stesso giogo ci rende per forza di cose partecipi della vita dell’altro. I suoi inciampi rischiano di far cadere anche noi. C’era una frase scritta da don Giussani che mi è rimasta impressa. Adesso non ricordo le parole esatte, ma il senso era chiarissimo: la santità passa dall’impegnarmi a fondo affinchè il mio coniuge trovi la sua santità. Non posso dire che ciò che riguarda la mia sposa non sia anche affare mio. Siamo legati allo stesso giogo quindi quando lei inciamperà dovrò sostenere il suo peso per non cadere a mia volta. I suoi errori, le sue fragilità, le sue mancanze d’amore non saranno motivo per rompere il giogo, ma al contrario saranno occasioni per sostenerla e amarla proprio attraverso quel giogo che è il mio amore fedele che le ho promesso.

Vi lascio con le parole di Tertulliano come augurio di sperimentare la bellezza di camminare insieme, legati allo stesso giogo, giorno dopo giorno:

Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?… Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un’unica osservanza, in un’unica servitù! Sono tutt’e due fratelli e tutt’e due servono insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito»  

Oh se tu fossi un mio fratello.

Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Questi sono i versi che concludono l’ultimo canto. Ora manca solo l’Epilogo. Il senso dell’immagine che ci viene offerta da questa parte del testo va colto tenendo presente quelle che erano le usanze del tempo. Ricordiamo che questi versi erano cantati durante i matrimoni. Quindi dove c’erano un promesso sposo e una promessa sposa che non erano ancora giunti all’incontro intimo. Il Cantico racconta in modo molto poetico ma anche esplicito l’intimità tra gli sposi. In questo caso no, lo prefigura solo. Cosa significa prefigurarlo? All’epoca tra la promessa nuziale e lo sposalizio vero e proprio passava circa un anno. In questo arco di tempo non potevano esserci manifestazioni affettive tra i futuri sposi. Se c’erano dovevano essere molto limitate e caste. L’amata del Cantico sta esprimendo tutta la sua impazienza, brucia di desiderio verso il suo amato. Lo desidera fortemente, ma questo non le impedisce di attendere il momento giusto per essere del suo amato. Certo lo fa sicuramente perchè era molto forte la condanna sociale per quelle donne che avevano rapporti fuori dal matrimonio. Permettetemi una parentesi. Come non pensare a Maria. Molti non sanno che Maria con il suo sì ha rischiato davvero tanto. Maria era promessa a Giuseppe. Era in quell’anno dove era già promessa, ma non ancora sposa. Con il suo sì all’arcangelo Gabriele ha giocato la propria vita. Ha rischiato davvero la vita. Ha consegnato la sua vita a Dio. Giuseppe non solo avrebbe potuto ripudiarla, ma avrebbe potuto chiedere la sua lapidazione. All’epoca funzionava così. Dovremmo essere più consapevoli del coraggio e della fede dimostrati da Maria. Tornando ai nostri giovani del Cantico non c’era solo la possibile condanna sociale, c’era molto di più. C’era la consapevolezza che quel desiderio era certamente buono. Esprimeva un amore sincero e un innamoramento autentico. C’era però altresì la consapevolezza che l’unione intima tra i due sarebbe stata casta solo dopo il matrimonio. Perchè? Cosa accade nel matrimonio? Noi sappiamo, la Chiesa ce lo insegna, che nel matrimonio l’unione diventa sacra. Il noi dei due sposi diventa luogo sacro dove Dio ha posto la sua tenda. Dove c’è la presenza reale di Dio. I cuori e le anime dei due sposi, pur mantenendo la loro individualità, sono saldati dal fuoco dello Spirito Santo e diventano un cuore e anima sola. Solo allora l’intimità diventa casta cioè vera. Solo allora l’unione intima dei due sposi diventa autentico segno tangibile e concreto dell’unione delle anime e dei cuori. Solo allora quel desiderio espresso dall’amata trova una manifestazione che può aprire il cuore allo Spirito Santo e diventare gesto sacerdotale e sacro.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi

Attraversare il deserto per scoprire di essere uomo.

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.

Oggi non voglio soffermarmi su tutto il Vangelo. Solo su una parola. Il deserto. Il deserto è importante nel cammino spirituale delle persone. Almeno per la maggior parte di esse. Sicuramente per me lo è stato. Il deserto non è un luogo geografico. Il deserto è, prima di tutto, un’esperienza del cuore umano.  Una settimana fa ho iniziato il percorso dei 10 comandamenti. Un percorso che tanto bene ha fatto in tante città d’Italia. Padre Andrea ci ha lasciato con queste parole: Se credete che la vostra vita vada già bene così come è questo non è il vostro posto. Non siete ancora pronti. E’ proprio così. Il deserto si affronta quando si è pronti, quando si vuole una vita piena e non ci si accontenta più di una vita mediocre. Quando non ci si accontenta più di una schiavitù che garantisce cibo e un tetto sulla testa, come quella degli Ebrei in Egitto. Il deserto è presente costantemente nella Parola. E’ presenta nell’Antico Testamento. In tantissimi passaggi.  Il deserto è anche luogo di connessione tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra l’ultimo dei profeti  Giovanni il Battista e Gesù, colui che inaugura il nuovo regno.  Il deserto è luogo di purificazione, non solo di aridità e di sofferenza. La quaresima ci ricorda che il deserto può essere un’occasione di rinascita e di ricerca di senso. Il deserto è luogo dove fare finalmente i conti con se stessi. Il deserto è sentirsi bisognosi, ma senza avere nulla da dare in cambio. Il deserto è desiderio di senso, ma senza avere idea del perchè sei vivo. Il deserto è desiderio di essere amato con la consapevolezza di non meritare amore.

Una ricerca di senso, una ricerca di amore, ma dell’amore pieno ed autentico, non di surrogati che ne sono solo una pallida immagine. L’amore quello che nutre, che disseta, che una volta sperimentato non puoi farne a meno,  perchè non c’è nulla che sia altrettanto bello e grande, non c’è nulla di altrettanto autenticamente umano e divino.  Sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità di sfamarmi e dissetarmi da solo. Ho tradito la legge di Dio, di conseguenza ho tradito le persone e me stesso, l’ho fatto nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Per comprenderlo ho dovuto abbandonare le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta. Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura, ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola vuota, che nascondeva  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono finalmente aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo la possibilità di farlo. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Solo quando ho affrontato il deserto e ne sono uscito diverso e finalmente consapevole dell’amore sperimentando il perdono amorevole di un Padre tenero, solo dopo tutto questo, sono stato pronto e capace di amare la mia sposa. Benedetto deserto.

Antonio e Luisa

I figli: uno tsunami sulla coppia.

Questo articolo vuole essere un ringraziamento. Voglio ringraziare mia moglie per la sua apertura alla vita e al disegno di Dio sulla nostra relazione. Ci siamo conosciuti tardi, 26 anni io e 35 lei. Non abbiamo però perso tempo, dopo poco più di un anno di fidanzamento, dove abbiamo capito di voler costruire il nostro futuro insieme, abbiamo detto il nostro si definitivo al Signore nel sacramento del matrimonio. Non abbiamo perso tempo e Dio ci ha donato la gioia di quattro bellissimi bambini, anzi 5, perché uno non è vissuto che poche settimane nel grembo di Luisa, ma c’è e ci sta aspettando nell’amore eterno di Dio.  In pochi anni tante gravidanze, allattamenti, notti insonni, pannolini, debolezze, picchi di euforia e di depressione, picchi che caratterizzano questi periodi della vita di una donna. Io per mio conto ho sempre cercato di starle vicino e di aiutarla. Di farle sentire il mio sostegno e il mio amore, ma mi sono sempre reso conto che ciò che facevo non era paragonabile a ciò che faceva lei. Il peso della fatica grava soprattutto sulla mamma. C’è però una sofferenza che riguarda i papà e che spesso viene taciuta o quantomeno sottovalutata. Quando arriva un bambino l’attenzione della sposa si sposta quasi esclusivamente su di lui, certo per ovvie ragioni di priorità, ma a volte non è solo per questo. Il figlio, soprattutto se è il primo, è uno tsunami, non solo per la mamma ma anche per il papà e per la relazione della coppia in genere. Si stravolgono gli equilibri e i ritmi della famiglia. Diventa tutto più complicato e si deve ripensare la propria vita e quella familiare. In questo caos, in cui anche l’uomo fatica a trovare un nuovo equilibrio, si potrebbe aggiungere il senso di abbandono. Secondo una ricerca gli uomini che ammettono di aver sofferto questa sensazione di abbandono e di esclusione sono il 26% (secondo me sono anche di più). Per alcune settimane durante (non sempre) e dopo la gravidanza è  normale vivere l’astinenza dai rapporti, ma le tenerezze e le attenzioni non devono mancare. Certo che i mariti che non hanno vissuto la castità nel fidanzamento soffriranno maggiormente, perchè  si sono abituati a vivere la tenerezza solo in prospettiva dell’amplesso fisico e non come linguaggio dell’amore abituale e continuo. Linguaggio fatto di gesti, parole e azioni non necessariamente collegati al rapporto fisico. Molti uomini abbracciano, accarezzano e baciano la propria sposa solo in prospettiva di un imminente amplesso. Tutto questo non aiuta la coppia e i due coniugi rischiano di allontanarsi ognuno con la propria rabbia e delusione per il comportamento dell’altra/o. Per tutti questi motivi la coppia potrebbe perdersi e l’uomo sentirsi solo, arrabbiato e frustrato. La neo mamma spesso è assorta completamente da questa nuova creatura che finalmente dopo 9 mesi di gestazione ha potuto abbracciare. Totalmente assorta come invece non lo è il padre. Il padre ama il proprio bambino ma non gli  basta. Il padre in quel momento ha bisogno dell’amore della sposa e di sentire ancora quella relazione d’amore, che ha generato quel bambino, come viva e rigenerante. Tutto questo per arrivare al ringraziamento iniziale. Ringrazio la mia sposa, che nonostante tutte le gravidanze e quanto ne è conseguito, non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni e il suo amore, non mi ha mai fatto sentire di troppo, mi ha fatto sentire sempre importante e desiderato, mi ha dato la forza per cercare, con tutti i miei limiti e povertà, di starle vicino e di sostenerla. Noi uomini, per nostro canto, non dobbiamo mai scoraggiarci, e quando capitano periodi in cui viviamo un senso di abbandono o frustrazione, parliamone con lei, magari semplicemente non se n’è accorta, così presa come è dal bimbo. Non smettiamo di coccolare la nostra sposa, ne ha bisogno e soprattutto mostriamo come ci piace ancora tanto. La gravidanza potrebbe lasciare dei segni sul corpo, mostriamo a lei che è bellissima così come è. Per lei sarà un’iniezione di fiducia e amore che in quel periodo è fondamentale per vivere bene e nella gioia.

Antonio e Luisa

C’è ogni specie di frutti squisiti,  freschi e secchi

Le mandragole mandano profumo;
Per la prima volta nel testo, e siamo quasi alla fine, troviamo questo riferimento alle mandragole. La mandragola non è una pianta come le altre. Ha un alto valore simbolico. La mandragola era considerata, e lo è tuttora, una pianta dal’alto potere afrodisiaco. Non solo. Richiama fortemente anche la fecondità. La mandragola può anche essere molto tossica e allucinogena. Esistono diverse leggende su questa pianta. Alcune giunte fino a noi. Certo è, come dice una di queste leggende, la mandragola può essere strumento di Dio e del demonio. Può essere una pianta tossica come diventare pianta officinale. Può essere per il bene, ma al contempo per il male. Dipende come viene usata e con quale atteggiamento. Così è l’attrazione erotica dell’uomo verso la donna e viceversa. La mandragola come immagine dell’attrazione erotica e fisica tra i due sposi. Una forza che nel disegno di Dio non ha nulla di sbagliato, al contrario è un’espediente molto originale e piacevole del Creatore per spingere i due amanti a uscire da sè per entrare nell’altro. L’eros come forza profondamente umana e naturale per incoraggiare l’uomo e la donna a fare lo sforzo di cercarsi, di corteggiarsi e di scegliersi per poi donarsi l’un l’altro in un incontro d’amore che diventa pura estasi. Estasi  dal greco έκσταση: essere fuori (da sè). L’eros come forza d’amore che ci aiuta a superare l’egoismo. Capite quale storpiatura abbiamo nella nostra testa. Per noi l’eros è qualcosa che ci spinge a possedere. Il Creatore non l’ha pensato così. Quello è un frutto velenoso del peccato. L’eros è invece una manifestazione dell’amore che è prorompente e  come un motorino di avviamento di un auto fa partire tutto. Poi certo non possiamo viaggiare con il motorino e possiamo contare sul motore dell’agape, dell’amore che sa farsi servo, ma l’agape senza eros probabilmente non riuscirebbe ad accendersi. Solo l’eros trasforma l’amore oblativo in qualcosa che non è solo dovere che schiaccia ma un piacere profondo.

alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti, 
freschi e secchi:
amato mio, li ho conservati per te.

In questi versetti c’è un passaggio che è particolarmente interessante. Si parla di ogni specie di frutto fresco e secco. Secco o stagionato dipende dalle traduzioni. Un amore che è stagionato. Un amore che non è quello dei novelli sposi come può essere quello di una coppia sposata già da alcuni anni. Un amore che comunque conserva la freschezza della novità. I frutti stagionati ricordano più la fedeltà dell’amore mentre i frutti freschi sono la passione. Entrambi molto gustosi al palato, anche se molto diversi tra di loro. Nelle coppie sposate da qualche anno si trovano entrambi. Nelle coppie che hanno costruito un rapporto sano. Non è vero che la passione con il tempo finisce per lasciare posto ad altro. Semplicemente nel matrimonio la passione può essere governata, educata e anche aspettata. Nel matrimonio la passione non è più quella forza misteriosa che ti spinge a destra e a sinistra quasi fossi una marionetta con dei fili invisibili. Nel matrimonio la passione è gestita e capita. Ogni gesto di tenerezza, di cura, di servizio, di ascolto, di vicinanza e di intimità che gli sposi si scambiano in modo gratuito e incondizionato diventa benzina che alimenta la passione e non permette che muoia. E’ molto bello e calzante una riflessione di Christiane Singer, la quale dice:

Il matrimonio nasce dalla pazienza che Dio ha nei riguardi dell’uomo: Io ti dono una vita per realizzare la tua opera. La passione invece nasce dalla sua impazienza: Come, stai ancora dormendo?

L’amore coniugale si costruisce; è opera di pazienza e di durata, di perseveranza e di lenta crescita. La passione, invece, sorge, colpisce e polverizza il tempo.

Capite il matrimonio che grandezza che racchiude? Permette di scoprire il segreto e il mistero della passione. Permette di far sì, che crescendo nell’amore di dono, anche la passione possa essere nutrita e governata e, che quindi, non scompaia mai, e anche se dovesse perdersi, sappiamo come recuperarla senza darci per finiti.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me

Una legge che parla al cuore degli sposi.

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Questo è il Vangelo che la liturgia proponeva ieri. Un Vangelo che ho già approfondito altre volte. Uno di quelli che offre tantissimi spunti agli sposi essendo direttamente rivolto a loro. Vorrei soffermarmi su un punto fondamentale che non ho mai affrontato in modo specifico.

La prospettiva dell’uomo è sbagliata. I farisei leggono l’indissolubilità come un peso. Si capisce da come pongono la domanda. Anche gli stessi discepoli non capiscono, tanto che poi  interrogano Gesù perchè sono confusi. I farisei incarnano il modo di pensare di tutti gli uomini. Ci siamo dentro tutti. Anche noi oggi. Uomini e donne che faticano a sposarsi e percepiscono il per sempre come una catena che imprigiona e non come chiave che apre la gabbia in cui abbiamo chiuso il nostro cuore e lo libera. Tante convivenze nascono per questa forte paura di fondo. Invece Gesù è straordinario. Gesù parla al cuore dell’uomo. Sta rispondendo ai farisei, ma sta rispondendo anche ad ognuno di noi. Gesù va dritto al cuore e ci chiede di essere onesti. Ci chiede di credere a quel desiderio che ci ha messo dentro Dio stesso. Fin dalle origini. Il nostro cuore desidera un amore radicale. Abbiamo bisogno di amare in modo totale, abbiamo bisogno di amare in anima, in corpo, in tempo, in dedizione, insomma in tutto.  Abbiamo bisogno di amare nella vita di tutti i giorni e per tutti i giorni. Abbiamo bisogno di essere amati così. Quando si ha il coraggio di superare la paura e di sposarsi, cioè di promettere di amarsi in questo modo è davvero meraviglioso. Si comprende finalmente chi siamo e perchè siamo al mondo. Si comprende la nostra umanità e si scoprono parti di noi sconosciute a noi stessi. E’ bellissimo il giorno del matrimonio, ma forse lo è ancor di più ogni mattina che ci sveglia insieme e si rinnova quella promessa. Con uno sguardo, con una parola, anche nel silenzio riempito dalla presenza del’altro/a. Una promessa che si rinnova sempre anche quando ci sono stati giorni in cui non abbiamo dato il meglio di noi, anzi forse abbiamo mostrato il peggio. Proprio grazie a questa esperienza di amore gratuito, fedele e indissolubile ho capito cosa Gesù intendesse dire ai farisei.

Vi regalo un capitolo del libro L’ecologia dell’amore che Luisa ed io abbiamo scritto proprio per sottolineare la conversione sul matrimonio che Gesù ci chiede di concretizzare.

A riprova di quanto scritto nel capitolo precedente ho cercato nel passato esempi di un amore vissuto in modo pieno e autentico. In modo ecologico. Si tratta di persone di epoche, popoli, tradizioni e religioni molto diverse tra loro. Iniziamo con un bellissimo epitaffio di Panthia, una donna greca del II secolo d.C., epitaffio scritto dal marito straziato dal dolore:

Panthia, tuo marito ti dice addio. Da quando te ne
sei andata, non cesso di soffrire della tua morte crudele.
Hera, dea del matrimonio, non ha mai visto sposa pari
a te, bellezza, saggezza, castità pari alle tue. Mi hai dato
figli a mia immagine. Ti sei presa cura dei figli e del
marito. Hai retto il timone della vita nella nostra casa, e
hai levato alta la nostra fama in campo medico: anche se
eri una donna, le tue abilità in medicina non erano
inferiori alle mie. In riconoscimento di questo, il tuo
sposo Glicone ti ha eretto questa tomba. Ho seppellito
qui anche il corpo di mio padre, l’immortale Filadelfo, e
anch’io giacerò qui quando sarò morto. Come solo con te
ho diviso il mio letto, così possa coprirmi la stessa terra
che copre anche te.

Anche gli antichi romani non furono da meno nel raccontare l’amore profondo. In una struggente, ma bellissima iscrizione funeraria, scoperta lungo una delle vie consolari
che conducevano a Roma, possiamo leggere:

Alla moglie Antonia: Per amor mio, hai attraversato
mari e terre e cieli inclementi; attraverso i nemici trovasti
arditamente la via; hai sopportato incredibili rigori del
cielo, o dolce sposa, diletta all’anima mia. Simile a un
fiore nel nome, felice del nostro legame, casta e pudica,
non avevi ancora saziato il fuoco del mio amore, poiché
lasciasti prima del tempo il talamo consacrato. La sola
cosa che io posso fare, sventurato, è stringermi a te, cara,
nella tomba, fino a che mi resta da vivere. Credo che ciò
ti sia gradito, se qualche notizia di noi giunge al Tartaro.

Passiamo ora alle sepolture e ai ritrovamenti archeologici più antichi risalenti fino a 8000 anni fa. Amanti turchi di 8000 anni. Nel 2007 in Turchia fu scoperta una coppia semi mummificata avvinta in un tenero abbraccio amoroso che risaliva al 6100 a.C.  Lui
aveva circa trent’anni al momento della morte, lei venti. Si tratta della più antica coppia di innamorati mai scoperta sinora. La tomba appartiene ad un complesso di 22 tombe
preistoriche dissotterrate in Anatolia, presso la città di Diyarbakir.

Nel 2007 a Valdaro, in provincia di Mantova, vengono rinvenuti gli scheletri di un uomo e una donna sepolti di fianco, faccia a faccia, abbracciati sia con gli arti superiori sia con gli arti inferiori. L’uomo e la donna, risalenti al Neolitico, sono stati ritrovati nell’ambito degli scavi di una villa romana. I resti dei due amanti furono asportati con il terreno circostante e gli scavi furono terminati presso un laboratorio a Como, in collaborazione con il Museo Archeologico della città. Dalle analisi degli antropologi risulta che prima è stata deposta la donna e poi l’uomo, che i corpi erano stati avvolti in un lenzuolo separatamente e che gli amanti erano piuttosto giovani, infatti avevano circa vent’anni (un’età considerata adulta nel neolitico). Si tratta di un ritrovamento eccezionale non soltanto per la qualità della conservazione dei corpi, ma anche per la romantica posizione in cui gli amanti sono stati ritrovati. Le fotografie scattate fecero il giro del mondo e, complice anche l’avvento di San Valentino, la coppia diventa molto popolare.

Risalgono invece al tardo romanico gli scheletri rinvenuti nel 2009 in viale Ciro Menotti a Modena, sepolti mano nella mano e guardandosi reciprocamente per 1500 anni. L’uomo porta al dito un anello di bronzo che lo contraddistingue come cives romanus; ha il palmo della mano rivolto verso l’alto che sorregge quello femminile, rivolto verso il basso. È evidente che l’intento della coppia sia stato quello di traslare oltre la morte uno stretto rapporto sentimentale con un gesto intimo e quotidiano e che i corpi sono stati sepolti contemporaneamente. Antichi amanti rumeni. In una tomba medioevale della Romania sono stati rinvenuti nel Cluj. Lui è morto in seguito ad una ferita allo sterno, mentre della morte di lei non si sa nulla.

Nel 1972, a Teppe Hasanlu, in Iran, è stata fatta una scoperta archeologica sbalorditiva.
È stata rinvenuta una tomba con due scheletri. Ma la cosa sorprendente è che la coppia è rimasta sepolta per oltre 2800 anni. Secondo il sito web Rarehistoricalphotos, gli archeologi ipotizzano che i due fossero in fuga durante una guerra. Quando il villaggio è stato bruciato, la coppia ha trovato rifugio nel bunker in cui sono stati ritrovati. Purtroppo però sono morti per asfissia. Ma perché questa scoperta archeologica ha suscitato così tanto clamore? Gli scheletri sono stati ritrovati nella stessa posizione in cui
sono morti. I due si sono scambiati un bacio prima di morire, un bacio lungo 2800 anni.

Come non citare poi il famoso sarcofago degli sposi etrusco? In realtà ne esistono diversi. Uno è conservato anche al Louvre di Parigi. Questa meraviglia è come un fermo immagine, sembra voler cristallizzare la vita degli sposi in quel momento di unità e serenità, sembra voler rendere il loro amore eterno, che supera i limiti della morte. Potrei continuare per ore, ma mi fermo.

Permettetemi un ultimo esempio. Nel 2018, durante il festival di Sanremo, il cantautore Max Gazzè ha presentato una bellissima canzone: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Pizzomunno è un imponente monolite in pietra calcarea alto 25 metri situato in una spiaggia di Vieste. L’artista racconta con tutta la poesia di cui è capace questa meravigliosa leggenda. Un testo che lascia nel cuore una sensazione di eternità e di bellezza.

Ma io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Si dice che adesso e non sia leggenda
In un’alba d’agosto la bella Cristalda
Risalga dall’onda a vivere ancora
Una storia stupenda

Come potete intuire la storia dell’umanità è costellata di queste testimonianze di amore autentico, perché il nostro cuore anela ad un amore così bello, esclusivo, totalizzante e senza fine. Questo desiderio a volte si realizza, e ciò accade in ogni tempo e in ogni popolo, anche quando le strutture sociali e giuridiche hanno costruito altri modelli di matrimonio. Noi cristiani siamo dei privilegiati: Gesù, attraverso la Grazia del matrimonio sacramento, ci ha donato tutto ciò che ci occorre per poter vivere un amore così, pieno ed autentico.

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Antonio e Luisa

Gli stereotipi sono nella testa dei giornalisti non nella casa di chi si ama

Voglio dire la mia sulla polemica ridicola nata a seguito della pubblicazione su media e social di una pagina di un libro per bambini della primaria. Esperti e giornalisti scandalizzati. Analisi ideologiche e caccia alle streghe. Smettetela! Cosa sarà successo mai! La mamma stira e il papà lavora. Forse un tempo. Ora la mamma stira e lavora. Bella conquista. Meglio così? Meglio prima? Non sta a me dirlo. Dico soltanto che osservo la mia sposa che insegna in una scuola media. Abbiamo quattro ragazzi. Abbiamo una casa da tenere in uno stato almeno dignitoso. Io la osservo. Si fa davvero in quattro per cercare di fare tutto bene. Poi nulla viene perfettamente. C’è sempre una certa confusione dovuta allo stress e al poco tempo disponibile. Lei ci prova. Non si risparmia mai. Io sinceramente non avrei problemi a vivere in una casa poco ordinata. Ho vissuto alcuni anni da solo prima di sposarmi e la mia casa era lo specchio del disordine che ho in testa. Cumuli di vestiti da saltare, piatti da lavare e letto perennemente disfatto. Mia moglie quando veniva a trovarmi la chiamava la tana. Una volta trovò una buccia di banana nell’armadio dei vestiti. Questo per dire quanto per me le priorità fossero altre. Ha deciso di correre il rischio e di sposarmi comunque. Questo per dire cosa? Mettiamoci bene in testa quando ci si sposa non sottoscriviamo un contratto di lavoro. Non mettiamo orari e mansioni. Non prendiamo la tessera sindacale per rivendicare i nostri diritti contro l’altro che diventa oppressore e sfruttatore. Ci stiamo sposando! Ci stiamo donando completamente in corpo e spirito. In tempo, in cura, in attenzioni, in pazienza e in sopportazione. Non esistono stereotipi o abitudini culturali e familiari che tengano. Nella famiglia investiamo tutto e diamo tutto. Quando io torno a casa e trovo la casa che fa schifo potrei anche fregarmene. Non ci soffro particolarmente. Invece no. Io so che lei non se ne frega. So che lei ci soffre e si sente una moglie e una madre fallita se non riesce a mantenere con un certo decoro la casa. Cosa faccio? La metto apposto per amore. Per vederla un po’ sollevata. Quando queste attività le fai per amore, per la tua sposa, acquistano anche un valore sacro. Sto offrendo il mio tempo e la mia fatica non per la casa, cosa di cui mi interessa poco, ma per la mia sposa. Per sgravarla di un peso. Così vale per il cucinare, per aiutare i figli con i compiti e per tutto il resto. Quando si è a casa la domanda non dovrebbe essere: Quali sono i miei obblighi e impegni da assolvere? Come un dovere qualsiasi. Come pagare una tassa per sentirsi apposto. No, la domanda di chi ama è: Cosa posso fare adesso per la mia sposa? Cosa posso fare adesso per i miei figli?

E’ importante entrare in questa prospettiva di amore che si fa dono e servizio. Amore che si fa preghiera che diventa operante. Io non voglio insegnare ai miei figli che non esistono lavori da maschio o da femmina. Questo significa implicitamente insegnare che c’è un conflitto tra uomo e donna. No! Io voglio insegnare loro a spostare sempre lo sguardo sulla fatica e sulle necessità dell’altro/a. Solo così possono imparare a prendersi cura, e gli stereotipi, ove ci fossero, sarebbero naturalmente superati, perchè l’attenzione sarà rivolta alla persona e non all’attività da compiere.

Antonio e Luisa

Amare fino a pagare il suo peccato

Ieri ho pubblicato un articolo proponendo un mio personale commento al Vangelo della domenica. Sapevo già che sarebbe stato un commento un po’ indigesto. Come si fa ad amare sempre anche quando l’altro non lo merita? Non è giusto. E’ innaturale. Esatto è innaturale. Nel matrimonio siamo chiamati ad amare come Dio. Da soli non riusciremmo mai a farlo. Per questo serve un sacramento e lo Spirito Santo. Capisco quindi le critiche ricevute ieri. Non voglio però scusarmi, ma rilanciare. Non solo possiamo amare il nostro sposo o la nostra sposa quando diventa un nemico, ma possiamo anche decidere di pagare per lui/lei. Pagare per amore. Questa mia riflessione nasce dal comportamento dei miei figli. Gli ho osservati.   Si ripete sempre la stessa storia. Sempre pronti a notare e far notare ingiustizie vere o presunte che hanno subito. Perchè devo apparecchiare? L’ho già fatto ieri. Perchè devo mettere in ordine? Non sono stato io ma lui a lasciare tutto in giro. Questa è la giustizia del mondo, giustizia che probabilmente insegniamo noi genitori ai nostri figli, perchè anche noi ne siamo influenzati. C’è una giustizia che ci insegna che chi commette l’errore deve pagare. Per noi è così. Ma non è così per Gesù. Gesù ci insegna che lui, innocente e puro, paga per noi. Lui ci ha riscattato a caro prezzo. Non aveva colpe ed è morto per permettere a noi, che di colpe ne abbiamo tante, di vivere. Questo è l’amore. L’amore è ingiusto per il mondo, ma è giustissimo nella logica di Dio. E allora impariamo a pagare per il nostro sposo e la nostra sposa. Impariamo a non condannare gli errori del nostro coniuge ma prendiamoli su di noi e amiamolo di più. Solo così il matrimonio assume un senso e diventa credibile. Assume significato anche la fedeltà di chi resta fedele nonostante il tradimento del coniuge. Incredibilmente ingiusto per il mondo, ma giusto se considerato nella logica di Gesù. Si ama così tanto da pagare gli errori dell’altro. Così il sacrificio diventa gesto elevato a Dio e amore salvifico per il coniuge.

Siamo tutti dentro questa logica della giustizia del mondo, Gesù ci chiede di convertire il nostro cuore ed imparare ad amare con la sua logica, terribilmente ingiusta ma la sola che appartiene all’amore.

Antonio e Luisa

Amate i vostri nemici (anche quando è il vostro coniuge)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,
benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.
Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.
Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio ».

Questa Parola è una cartina tornasole del nostro rapporto di coppia! E’ amore o sono due egoismi che si usano a vicenda? Ci amiamo come una delle tante coppie che si separano o come Cristo ci ha insegnato? In questo Vangelo c’è l’amore a cui siamo chiamati. Questo è l’unico atteggiamento che esprime amore autentico. Quante persone sono capaci di amare così? Quante persone sono capaci di passare sopra un’offesa, una mancanza, una carenza di affetto e di tenerezza e continuano ad amare il loro sposo o la loro sposa? Quante persone se subiscono un tradimento hanno il desiderio, e si impegnano per riuscirci, di perdonare e di riattirare a sé la persona amata?

Possiamo cercare tutte le giustificazioni che vogliamo, e che magari ci sono. Magari è vero che l’altro/a si è comportato male, che non merita nulla, che sta dando molto meno di quello che noi diamo a lui/lei. Eppure questo Vangelo ci dice di essere misericordiosi come lo è Dio Padre. Come lo è Dio Padre? Ce lo mostra il Figlio. Inchiodato ad una croce.  Messo lì da persone che non meritano nulla, ma che Lui continua ad amare e a perdonare fino all’ultimo momento. Nella nostra vita di coppia possiamo aver vissuto momenti di sofferenza più o meno pesanti. Sofferenze che ci siamo dati l’un l’altra. Ecco è lì che possiamo sentirci profondamente amati. Proprio quando non meritiamo nulla. Proprio quando ci comportiamo in modo che fa un po’ schifo anche a noi stessi. E l’altro ci tende una mano. Continua a volerci bene. E noi con meraviglia ci chiediamo perchè ci ami nonostante il nostro comportamento.  E lì, in quei momenti, che ti rendi conto di essere amato per chi sei, non per quello che fai. E lì che ti rendi conto di essere amato in modo speciale e gratuito. E lì che ti rendi conto di come ti ama Dio. E lì che la coppia diventa più salda che mai perché non c’è nulla che unisce tanto quanto la consapevolezza di essere amati sempre anche quando non siamo splendidi e mostriamo la parte peggiore di noi. Queste crisi sono necessarie per crescere sempre più nell’amore. Il nostro amore di coppia è una casa costruita con tanti mattoncini di tenerezza e di cura che ci siamo dati e ci continuiamo a dare. Sappiamo bene però che i mattoncini non basterebbero in caso di un terremoto. Ciò che sono sicuro ci tiene insieme e ci terrà insieme qualsiasi cosa accada, il nostro cemento armato, è l’aver sperimentato questi momenti di amore e misericordia immeritati che siamo stati capaci di donarci l’un l’altra. Si parla tanto di Grazia del sacramento. La Grazia del sacramento si concretizza anche in questa capacità di non vivere più l’amore come i peccatori, che sono anch’essi capaci di amare gli amici, ma come cristiani, che sono capaci di amare i nemici, di amare il coniuge anche quando si comporta da nemico.

PS Prima che lo contestiate voi lo dico io. Ci sono situazioni di particolare gravità dove la separazione non solo è consentita, ma consigliata. Ad esempio la violenza fisica. Non riguarda però la maggior parte di noi.

Antonio e Luisa

Il suo desiderio è verso di me

Io sono del mio amato
e il suo desiderio è verso di me.

E’ la terza volta che troviamo nel Cantico questo tipo di affermazione. Dove si canta la mutua appartenenza. Qui però è fatto in modo un po’ diverso. Cambia la formula. Questa è quella che esprime più di tutte il patto coniugale. Esprime l’alleanza matrimoniale tra un uomo e una donna. §*
Siamo una realtà indivisibile. Si ribadisce qualcosa che abbiamo già affrontato in questo testo. La redenzione dal peccato originale. In Genesi troviamo scritto che Dio disse alla donna dopo la caduta:

Verso tuo marito sarà il tuo desiderio, ma egli ti dominerà

Questo passo esprime benissimo il dramma della caduta. La perdita dell’ordine naturale che impedisce all’uomo di essere capace di amare e di donarsi senza egoismo, senza voler possedere, mettendo la sua sposa prima di sè. Naturalmente vale anche il discorso inverso della donna verso l’uomo. L’egoismo travestito di amore. Il dominio travestito di amore. Quante volte sentiamo di delitti commessi per troppo amore. Non chiamatelo amore. Non c’entra nulla con l’amore. Senza arrivare ai delitti. In quante famiglie non c’è la capacità di farsi dono per l’altro, ma solo di prendere dall’altro. Quante volte si litiga per orgoglio ferito, per egoismo non soddisfatto. Perchè si è incentrati troppo su di sè e non si è capaci di entrare in empatia con l’altro. L’altro diventa parte del nostro mondo, vale finchè è al nostro servizio. Va bene fino a quando è funzionale ai nostri desideri e ai nostri bisogni. Poi si getta senza troppi scrupoli. Non c’è più amore. Sarebbe meglio dire non c’è più nulla di buono da prendere.  Ci siamo dentro tutti in questa battaglia. Questo disordine lo abbiamo tutti. Cerchiamo di limitarlo, di disinnescarlo e di illuderci di esserne esenti, ma ci siamo dentro tutti. Questa è una ferita che ci portiamo dietro tutti quanti.

Nel matrimonio possiamo invertire questo atteggiamento. Possiamo convertirlo. Cambiare direzione. Ed è proprio il Cantico che ci dice che è così. Nel Cantico accade qualcosa di stupefacente. Si riprende esattamente lo stesso sostantivo di Genesi, come a voler evidenziare la stretta connessione tra i due passi, ma si cambia completamente prospettiva. C’è una guarigione. C’è un ritorno alle origini. C’è la capacità di sconfiggere il peccato originale. Il peccato originale che è morte. Vedremo più avanti, sempre nel Cantico, come l’Amore sia forte come la morte. Ecco! Qui accade esattamente questo. L’amore sconfigge la morte del peccato originale. Troviamo infatti scritto:

il suo desiderio è verso di me

Questa volta è lui a desiderarla e non a dominarla e lei è felice perchè vuole essere tutta del suo amato. Capite che differenza. In Genesi al desiderio si risponde con il dominio. Tu ti offri e io ti prendo e ti faccio mia. Nel Cantico cambia tutto. Tu ti offri e io ti accolgo in me e ti faccio dono di ciò che sono, di tutto ciò che sono. Che bello! Noi possiamo essere questo, possiamo recuperare questo nel nostro matrimonio e renderlo davvero un luogo dove è bello stare. Possiamo grazie a Colui che con il suo amore ha sconfitto la morte. Possiamo grazie a Gesù recuperare l’ordine delle origini attraverso il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito

 

Il tuo palato è come vino squisito.

Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dolcemente per il mio amore
e fluisce sulle labbra e sui denti!

Chi sta parlando a chi? Lui? Lei? Non lo sappiamo. Gli studiosi si dividono su questo passaggio. A me piace pensare che sia lui ad iniziare e lei a finire. Come in un intreccio condiviso e convissuto di sensazioni e di bellezza. D’altronde è sensato credere che sia così. Fino ad ora, nei versetti precedenti, Salomone ha decantato le qualità e la bellezza della sua amata. Provate a leggerlo in questo modo.

Lui: Il tuo palato è come vino squisito

Lei: che scorre dolcemente per il mio amore

Che bello. Lui, dopo aver decantato la meraviglia che avverte crescere in lui e che lo riempie di gioia, lascia la parola a lei, alla sua amata.

Lei in quella semplice affermazione sta dicendo a lui che tutta quella bellezza è per lui, solo e soltanto per lui.

Partendo dai piedi (Come sono belli i tuoi piedi nei sandali, figlia di principe!)  e passando per i fianchi (Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista) , l’ombelico (Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino aromatico), il ventre (Il tuo ventre è un covone di grano, circondato da gigli)  e i seni (I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella) . Per poi salire al collo (Il tuo collo come una torre d’avorio) fino al viso. E nel viso gli occhi (I tuoi occhi come le piscine di Chesbon presso la porta di Bat-Rabbìm), e poi il naso (Il tuo naso come la torre del Libano che guarda verso Damasco). Poi ancor più su fino alla chioma (La chioma del tuo capo è come porpora; un re è tutto preso dalle tue trecce). Lei sta dicendo al suo amato che è tutta per lui. Non per costrizione ma per amore. Lei lo dice convinta perchè è ciò che vuole. Lei è per lui e questo la riempie di gioia. Lei è contenta di essere per lui perchè ha sperimentato ed è consapevole che lui è per lei. Che bello quando anche noi sposi riusciamo a raggiungere questo abbandono l’uno per l’altra. Lei si abbandona allo sguardo del suo amato perchè si sente preziosa ai suoi occhi. Percepisce in quello sguardo la verità di chi non vuole possederla, ma vuole accoglierla in lui come tesoro non meritato. Non vuole soffocarla, ma vuole abbracciarla teneramente. Qui è ancora più evidente come i due sposi del Cantico siano andati oltre la rottura del peccato originale. In loro, nel loro sguardo, c’è quella verità perduta che permette loro di non coprirsi e di mostrarsi per ciò che sono e per come sono senza paura di essere feriti per questo, nella consapevolezza che quello sguardo che li contempla nella loro nudità è quello che più si avvicina allo sguardo che Dio ha verso di ogni uomo. Anche noi possiamo. Crediamoci! Certo, con la Grazia del sacramento. Grazie al sacrificio redentivo di Cristo possiamo recuperare quello sguardo. Sta a noi impegnarci a fondo per questo. Capite ora, alla luce di quanto scritto sopra, come cambia anche la prospettiva delle parole di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi:

La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.

Parole che lette con la mentalità odierna sanno di prevaricazione e di possesso. Vanno lette invece nella verità evangelica e di Dio. Verità raccontata nel Cantico e possibile per ognuno di noi.

C’è un esercizio che tutti gli sposi possono fare. Un esercizio che ci viene indicato dal Cantico stesso. Contemplatevi e ditevi quanto siete belli. Contemplatevi con lo sguardo e con le parole. Mostrate quanta meraviglia il corpo dell’altro/a ancora suscita in voi. Uno di fronte all’altro. Senza vestiti e senza paura. Che bello! Sentirsi amati e desiderati senza bisogno di mascherarsi da qualcuno che non si è. Che bello sentirsi belle senza paragonarsi ad altre, senza dover nascondere difetti e inestetismi che vi fanno soffrire. Che bello sentirsi dire Come sei bella non nascondendo nulla. Voi uomini non siate avari di complimenti. Esprimete ciò che il cuore vi suscita. Lei ne ha bisogno. Magari non ne siete abituati o avete perso l’abitudine. Magari non l’avete fatto mai perchè avete ancora delle ferite e dei blocchi che non vi permettono di abbandonarvi completamente. Questo esercizio serve tantissimo. Vi costerà fatica, ma piano piano vi guarirà e vi permetterà di guardarvi come mai avete fatto prima. Di contemplarvi come si contempla un’opera d’arte, e di comprendere come l’altro/a sia per voi il dono più prezioso che Dio vi ha fatto.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli.