Sette parole per noi sposi

Oggi domenica delle palme introduce la settimana santa. La settimana più importante dell’anno che culmina con il giorno più importante di tutti. Senza la Pasqua nulla avrebbe senso. Nella tradizione bizantina i primi tre giorni della settimana che precede la Pasqua sono dedicati alla contemplazione di Gesù sposo della sua Chiesa, sposo di ognuno di noi battezzati. Credo sia un ottimo modo di prepararsi alla Pasqua. Pochi ci pensano, ma Cristo su quella croce ha celebrato le sue nozze con noi. La croce è stata talamo consacrato. Sulla croce ha offerto tutto di sè. Tutto fino a dare la vita. L’amore di Cristo inchiodato alla croce è l’amore che uno sposo dovrebbe prendere ad esempio e dovrebbe cercare di emulare. Ci sono sette parole che Gesù ci consegna in quel momento così terribilmente importante. Cercherò di declinarle e attualizzarle nella vita di una coppia di sposi.

  1. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Lo sposo perdona sempre. Fa di più! Intercede presso Dio e offre la sua vita per la salvezza del coniuge. Noi lo facciamo o ci lasciamo vincere dal rancore e dall’orgoglio?
  2. Oggi con me sarai nel paradiso. L’amore non guarda il passato. Ha la memoria corta per il male subito. L’amore ha memoria lunga solo per il bene ricevuto. La persona che ama si commuove del pentimento e non smette di credere nell’uomo o nella donna che ha sposato.
  3. Donna, ecco tuo Figlio … Chi ama davvero è come Gesù. Non pensa a sè. Gesù è sulla croce, sta morendo, ma si preoccupa delle persone che ama. Non di se stesso. Questo è l’atteggiamento che dovrebbe caratterizzare l’amore degli sposi. Lo sguardo sempre verso l’altro.
  4. Ho sete. Siamo fatti per essere amati. Gesù soffre la sete del corpo certamente. C’è un’altra sete più profonda, La sete di un cuore che vorrebbe essere riamato da quegli uomini a cui ha dato tutto. Così anche noi sposi. Non smettiamo di dissetarci alla fonte del nostro amore. Non cerchiamo di spegnere la nostra sete con altro. Mettiamo al primo posto il nostro matrimonio e la nostra famiglia. Prima del lavoro, prima dei soldi, prima delle famiglie di origine, ecc.
  5. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ci passiamo tutti prima o poi. Sperimenteremo, o abbiamo già sperimentato, momenti si solitudine profonda. Momenti in cui il nostro matrimonio diventa croce. Non riusciamo più a vedere la presenza di Dio nella nostra storia. Coraggio! Gesù stesso ci è passato. Lui ci insegna che non dobbiamo mollare.
  6. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Anche nel nostro matrimonio è importante conoscere, anzi riconoscere, che il nostro sposo (sposa) non è Dio. Non è è lui/lei che ci può rendere felici e dare senso alla vita. Solo l’abbandono in Dio ci può rendere capaci di essere sposi liberi di amare gratuitamente e incondizionatamente la persona che abbiamo sposato.
  7. È compiuto.  Il nostro amore è compiuto quando riesce a spingersi oltre ogni egoismo e ogni difficoltà. Solo così le nostre morti diventano occasione di resurrezione e di nuova vita, per noi, per il nostro coniuge e per la nostra relazione.

Non mi resta che augurare a tutti una meravigliosa settimana santa.

Antonio e Luisa

L’amore è fuoco che ti consuma

Prima di completare questo percorso che ci ha guidato nella bellezza dell’amore sponsale con il capitolo conclusivo, è importante soffermarsi su una parola. Parola che va meditata e letta all’interno della nostra vita. Questa parola è fuoco. Spessissimo nella Bibbia il fuoco è richiamato come segno della presenza di Dio stesso.  Nel Libro dei Numeri troviamo scritto che un fuoco illuminava l’Arca durante la notte. Quando Dio si manifesta a Mosè per la prima volta lo fa attraverso un roveto ardente, che bruciava senza consumarsi. Il fuoco lo ritroviamo anche ne Nuovo Testamento. Gesù dice: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (Luca 12, 49). Cosa significa questo desiderio di Gesù? Sono venuto a rimettere le cose apposto. Sono venuto a rimettere l’amore di Dio nel cuore dell’uomo! Lo dice con forza e con un desiderio ardente di chi desidera essere riamato da chi tanto è stato, ed è, da Lui amato. Noi abbiamo questo fuoco che arde nel nostro cuore e che illumina la nostra vita? Testimoniamo questo amore ai nostri figli, alle persone che ci stanno vicine e al mondo intero? Siamo profezia dell’amore di Dio attraverso il nostro sacerdozio di sposi? Chi vede noi può capire qualcosa di come Dio ama? Questo fuoco si deve sentire! Questo fuoco deve produrre effetto altrimenti non è un fuoco. Se un fuoco non riscalda e non dà luce che fuoco è? Ci viene in aiuto, per comprendere meglio, un passo dell’Apocalisse:

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:
“Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convertiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”

La Chiesa di Laodicea è la nostra piccola chiesa domestica. La piccola chiesa di Luisa e Antonio. Ognuno metta il suo nome. Cosa ci dice questo passo dell’Apocalisse? Saremo giudicati sull’amore. Quando saremo davanti a Gesù alla fine della nostra vita cosa ci verrà chiesto come prima cosa? Antonio hai amato Luisa? Sei stato fuoco per lei? Oppure sei stato tiepido? Non sei stato capace di donarti in pienezza? Hai messo altro davanti alla tua vocazione di sposo? Hai imparato a guardarla come io la guardo? Hai capito di essere troppo povero per amarla davvero senza il mio aiuto? Ti sei fatto piccolo per lasciare posto al mio Santo Spirito? Hai offerto la tua vita in sacrificio per lei? Sei stato amabile verso di lei? L’hai ricolmata di tutti i doni che io ho preparato per lei e per voi? Avete rinnovato il vostro sacramento nell’unione intima? Lo hai fatto purificando il tuo cuore e preparandoti per farti dono e così hai vissuto con lei nella pienezza e nella gioia questo momento di unione profonda dei vostri corpi e dei vostri cuori?

Naturalmente il giudizio non sarà così, ma questo dialogo simulato esprime bene ciò che ci porteremo dietro alla fine della nostra vita terrena. Queste sono le domande che dobbiamo farci anche su questa terra. Se non sappiamo tenere vivo il fuoco dello Spirito Santo in noi e nel nostro noi della coppia, già su questa terra vivremo un agonia, una morte annunciata. Questo fuoco è stato incarnato in modo mirabile e meraviglioso da una giovane sposa e mamma: Chiara Corbella. Chiara in una delle sue riflessioni scrisse:

Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna

Anche qui torna l’immagine del fuoco. Non come nel roveto, qui la candela è consumata dal fuoco. Sapete quando la mia sposa mi appare bellissima? Quando, come questa sera,  è distrutta da una giornata di lavoro e ancora riesce a mantenere una dolcezza che mi lascia senza parole. Mi piace guardarla , perchè è davvero bella nonostante la stanchezza che le si legge in volto. Una bellezza che forse posso percepire solo io perchè conosco la fatica che le costa dover fare tutto ciò che fa. Mi tornano in mente le parole del Papa che durante il suo viaggio in Messico espresse benissimo questo concetto dicendo: ” preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione”. E’ esattamente così. La bellezza più assoluta e autentica è questa. La bellezza è essere capaci di non perdere la tenerezza e la compassione anche nella fatica di ogni giorno, anche negli impegni che sono così tanti che fatichi a ricordarli tutti. Questa bellezza non teme il tempo che passa, non teme le rughe o le smagliature. E’ bellissima una persona che si consuma d’amore, è affascinante e irradia qualcosa che non viene solo da lei, una luce particolare nello sguardo e nel viso che è riverbero della luce di Dio.  La candela è un’immagine bellissima e concreta di ciò che siamo. Una candela nuova e spenta non si consuma ma non fa luce e non scalda. Una candela accesa, piano piano si fa piccola e si consuma perdendo la propria perfezione, coprendosi di strisce si colata di cera, che ricordano tanto le rughe di un viso consumato dalla vita. Ma qui accade il miracolo. Consumandosi la candela illumina e scalda chi è vicino e quella candela accesa appare molto più bella di una candela nuova e spenta. Questa è la bellezza degli sposi che si amano e si donano mettendo se stessi dopo l’altro/a. Essendo felici di spendersi e consumarsi per la gioia dell’altro/a. La mia sposa è magnifica ogni giorno di più perchè la sua luce illumina la mia vita e il suo calore scalda il mio cuore ed è vero che esistono tante candele più nuove e perfette di lei ma non potranno mai sprigionare il fascino e la bellezza che riesce a sprigionare lei quando non si risparmia, spendendo tutto di sè, cuore, corpo e spirito, per la mia gioia e la mia pace.

Essere fuoco significa consumarsi per il nostro coniuge, per i nostri figli e per tutte le persone che incontriamo. Solo così possiamo  essere fuoco e raccontare qualcosa di Dio al mondo, illuminare con la nostra vita e il nostro matrimonio la società in cui viviamo che ha perso speranza e senso.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore 78 Una fiamma del Signore 78 Le grandi acque non possono spegnere l’amore 79 Tutte le ricchezze del mondo non valgono un grammo d’amore 

Il matrimonio sono due pattinatori che danzano sul ghiaccio

Il matrimonio è un’avventura meravigliosa. La persona con la quale si è deciso di legarsi per la vita non è mai la stessa. C’era un film di qualche anno fa molto interessante. 50 volte il primo bacio. Una commedia brillante di quelle che solo gli americani sanno fare. Il film è carino anche se nulla di eccezionale. La cosa interessante, che mi ha fatto riflettere, è stata l’idea di base del film, che la persona amata vada conquistata ogni giorno. Certo è un’esagerazione, una trovata cinematografica, ma nasconde una verità. Noi non siamo mai gli stessi, giorno dopo giorno chi siamo e come ci relazioniamo con le altre persone evolve e viene influenzato da tanti fattori. Probabilmente nel breve periodo non ce ne si rende conto ma se oggi mi guardo indietro e osservo chi ero il giorno del matrimonio, non posso che dover constatare di essere una persona molto diversa, e lo stesso vale per la mia sposa. La relazione non è una strada dritta e senza inciampi, dove si può distrarsi e azionare il pilota automatico,  ma è più simile a un filo sul quale camminare con il continuo pericolo di cadere. E’ esattamente come un filo, e noi gli equilibristi che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, dobbiamo ritrovare il baricentro con piccoli aggiustamenti ora a destra e ora a sinistra. Col tempo ci si abitua a camminare su un filo, è più facile capire in anticipo eventuali pericoli e folate di vento che possono rendere il cammino più instabile, ma non si deve mai abbassare l’attenzione pensando di possedere l’arte del camminare sulla corda o, senza accorgersene, ci si ritrova senza appoggio e con il sedere a terra. Cosa voglio dire con questa immagine? Che il matrimonio è meraviglioso proprio perché non lo possediamo. La nostra relazione va continuamente aggiustata e riequilibrata perché cambia, esattamente come cambiamo noi. Noi siamo abituati a notare i cambiamenti fisici che con il passare degli anni sono sempre più evidenti, ma anche il nostro modo di relazionarci, di mostrarci amore e tenerezza, di essere sposi cambia con il passare del tempo.  Quello che ci permette di non cadere è la nostra capacità di ritrovarci e di  accettare questa sfida ogni giorno, questo addormentarci alla sera e svegliarci diversi, una diversità impercettibile, ma che col passare dei giorni, se non si è capaci di ritrovare subito il baricentro, potrebbe rivelarsi incontrollabile e non ci permetterebbe più di riconoscere nella nostra sposa colei che abbiamo voluto sposare.

Vi lascio con una citazione da un altro film, Casomai:

E come ve l’immaginate l’amore tra un uomo e una donna?

Sa una cosa? Spesso m’incanto a guardare la televisione quando ci sono le coppie di pattinatori artistici sul ghiaccio… Mi affascinano… Così instabili su quelle lame, su quel terreno così scivoloso… eppure mi danno un’idea di grande stabilità… sono eleganti… danno l’idea di un’intesa perfetta… Capisce cosa intendo?

Antonio e Luisa

TUTTE LE RICCHEZZE DEL MONDO NON VALGONO UN GRAMMO D’AMORE

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Vi ricorda nulla? Un aiutino: San Paolo, Inno alla carità. San Paolo dice esattamente la stessa cosa. Lo dice nella Lettera ai Corinzi.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Se tu credi che l’amore possa essere equiparato, messo a confronto, con delle ricchezze materiali, non hai capito niente della vita e di chi sei. Non puoi comprare neanche un grammo d’amore con tutte le ricchezze del mondo. Sono due piani completamente diversi, L’amore è posto su un piano superiore. L’amore fa parte delle realtà eterne, l’amore è di Dio. L’amore è la sola ricchezza che può dare senso alla vita. I beni materiali, quando diventano fine, danno l’illusione di riempire il vuoto che ci caratterizza. Illusione che non riempie mai davvero. Non può qualcosa di effimero e finito riempire il desiderio di eterno che abbiamo dentro. Concretamente cosa significa? Dobbiamo smetterla, per il nostro bene, di perderci dietro preoccupazioni di cose materiali quando ci va di mezzo l’amore. Non riguarda solo i ricchi. Riguarda tutti. Tutti abbiamo le nostre “ricchezze” che non vogliamo abbandonare, che mettiamo prima dell’amore per la nostra famiglia. Può essere la carriera, l’uscita con gli amici, la partita di calcetto. Può essere anche il gruppo di preghiera quando si esagera e si sacrifica la famiglia. L’amore di Dio va cercato prima in casa, con la moglie o il marito, e solo poi fuori. Altrimenti è ipocrisia. E’ cercare Dio fuori dalla coppia perchè non si è capaci di trovarlo dentro. Il passo del Cantico è spietato. Alla fine della vita non ne avremo che disprezzo. Ci rimarrà solo cenere sulle mani. Questo è fondamentale capirlo. Questo versetto ci invita a passare da una logica materialista ad una logica dell’amore, ad una logica di dono autentico. L’amore se non è messo al primo posto non è amore. La relazione sponsale diventa un mezzo come gli altri per trovare la nostra soddisfazione. Come può il matrimonio essere messo sullo stesso piano della carriera o addirittura della partita di calcetto. Capite la menzogna che c’è dietro? Se vale come le altre cose e non è via privilegiata per incontrare Gesù e per donarsi ed accogliersi nell’amore, diventa qualcosa di cui posso fare a meno quando la fatica supera la gratificazione che traggo da esso. La separazione diventa così logica conseguenza. E’ amore questo?

Anche io sono partito male con Luisa. Avevo il desiderio molto forte di vivere il mio matrimonio secondo Dio, secondo la Sua legge. Sempre cercando di mettere l’insegnamento della Chiesa come bussola per le nostre scelte. Eppure non decollava. Restava sempre difficile. Vivevo forti momenti di dubbio, di aridità, di sofferenza. Per un periodo ho messo in discussione tutta la mia scelta, la mia relazione e la decisione di aver subito cercato due bambini. Stavo male. Mi sentivo in gabbia. Mi sentivo incastrato. Mi sono sposato a 27 anni. Un’età normale, ma non tanto per il nostro tempo. Vedevo amici serviti e riveriti in casa dei genitori. Senza responsabilità se non pensare a loro stessi. Non riuscivo a vedere la bellezza di quel matrimonio in cui credevo fortemente quando ho detto il mio sì. Poi ho capito! Ho capito non perchè io sia particolarmente perspicace. Ho capito perchè ho visto la differenza tra me e la mia sposa. Ho visto in lei la pace. Pace che non veniva dalla gioia che io potevo darle. In quel periodo probabilmente ero per lei più causa di preoccupazione  che non di gioia. Era una pace che veniva da una scelta più radicale della mia. Lei aveva messo il suo matrimonio prima di ogni altra cosa. Si donava totalmente a me e ai nostri figli. Anche quando io ero tutt’altro che amabile. Anzi, in quei momenti dava ancora di più per supplire alle mie mancanze. Allora ho capito! Ero un po’ come quel giovane ricco del Vangelo. Non stavo dando tutto. C’era una parte di me che non voleva rinunciare ai privilegi della vita da single. Non volevo rinunciare a quelle che credevo essere le mie ricchezze. Non volevo rinunciare agli amici, al calcetto, alla tranquillità quando tornavo a casa. Leggevo tutta la mia vita come rinuncia a qualcosa che prima avevo. Ero così proiettato su quello a cui dovevo dire no che non riuscivo ad assaporare tutta il gusto di quella relazione così unica. Non riuscivo a scorgere la meraviglia di una donna che si offriva totalmente a me e per me. Che faceva di Cristo il centro di tutto.  Cosa ci può essere di più bello di questo? Lei era il dono più prezioso che Dio mi aveva fatto ed io, non solo non rendevo grazie, ma mi lamentavo per quel poco che mi aveva tolto. Solo quando sono riuscito anche io a fare questo salto, tutto è cambiato. Non ho dovuto, in verità, rinunciare a tutto. Mi è rimasto il tempo per il mio sport e per gli amici. Sono tutte cose, che però, hanno una nuova collocazione. Non sono più una priorità. Hanno preso il loro giusto posto. La priorità è la mia famiglia.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore 78 Una fiamma del Signore 78 Le grandi acque non possono spegnere l’amore

Preghiera di coppia. Un abbraccio misericordioso.

Oggi mi sento di scrivere di una dinamica di coppia ovvia, ma che pochi prendono in considerazione. Parlo di dinamica di coppia cristiana. E’ importante non avere segreti tra di noi. E’ importante non avere nel cuore qualcosa che possa impedire una piena apertura verso l’altro/a. Qualsiasi peccato possiamo aver commesso solo smascherandolo ammettendolo con umiltà all’altro, può aiutarci a perdonarci. Sì, perchè nel perdono dell’altro possiamo trovare la forza di perdonare noi stessi. Voi direte: Ma non è più importante chiedere perdono a Dio nella confessione? Certo che si. Quello è sottinteso. Per il credente accedere ai sacramenti è la via principale per raggiungere la salvezza. La forza redentrice e salvifica di Cristo entra nel nostro cuore attraverso i sacramenti. Per noi sposi non basta. C’è un altro sacramento di mezzo. C’è il nostro matrimonio. Sacramento che ci rende mediatori tra noi e Dio l’uno con l’altra. In parole semplici Dio desidera farsi trovare nell’altro e attraverso l’altro. Ciò significa che Dio desidera amarci ed essere amato attraverso l’altro/a. Significa che vuole perdonarci attraverso l’altro. Solo così il nostro matrimonio può essere pienamente cristiano. Dovremmo abituarci a pregare insieme. La preghiera di coppia non è purtroppo molto frequente tra gli sposi. Quando c’è spesso si limita al rosario. Che è già tantissima roba, sia chiaro. Sarebbe bello però andare oltre. Adesso sto parlando anche a me stesso. Anche io lo faccio raramente. Sarebbe bello mettersi davanti a Gesù. Nella camera matrimoniale. Lì dove c’è il talamo consacrato. Luogo sacro, immagine visibile del tabernacolo. Ricordate che Dio è presente nella relazione sponsale in modo simile all’Eucarestia. Mettersi lì, come foste davanti al Santissimo, perchè lo siete davvero, e aprire il cuore l’uno all’altra. Non state più parlando alla vostra sposa, al vostro sposo, ma a Gesù attraverso la vostra sposa e il vostro sposo. Chiedete perdono per i vostri peccati, raccontate le vostre difficoltà, i vostri limiti. Raccontate anche le cose belle, ringraziate Dio per il dono dell’altro/a e di tutte i doni che ogni giorno vi offre. Raccontate tutto e ascoltate tutto dall’altro. Quando vi racconterà di avervi ferito con il suo comportamento, il suo parlare, le sue azioni e le sue omissioni, chiedete a Dio di avere la forza di perdonare. Aprite il cuore e abbracciatevi. Come il padre misericordioso ha perdonato il figlio, così voi abbracciatevi e accoglietevi con tutte le fragilità che avete. Personalmente dopo questo articolo che mi è venuto dal cuore, in modo spontaneo, quasi non voluto e non pensato prima, cercherò di farlo con Luisa almeno una volta a settimana.  Sono sicuro che la nostra  relazione cambierà e diventerà sempre più simile all’amore di Dio.

Antonio e Luisa

Sessualità nel matrimonio. Gli errori dell’uomo nell’intimità.

Oggi entriamo in camera da letto. Già perchè c’è un problema. Un grande problema. Ne discutevo anche con un mio caro amico sacerdote. Lui sostiene che queste sono questioni sulle quali approcciarsi con pudore. In camera da letto lui non si sente di entrare. Eppure nella mia piccola esperienza di ascolto di coppie che fanno fatica ho capito che tanti problemi si annidano proprio lì. Nella camera da letto. Per questo dobbiamo superare questo pudore ed entrarci, non per voyaerismo, ma per farci aiuto concreto ai fratelli. Leggevo un articolo qualche giorno fa su Aleteia dove veniva affrontato il piacere femminile nel rapporto sessuale. Per una questione diversa, ma è bastato per ispirarmi questa riflessione. Noi maschi spesso crediamo di sapere tutto sul sesso e su come appagare la nostra sposa. E’ davvero così? Non credo, tranne qualche eccezione. E’ vero che sappiamo tanto. Per anni ci siamo educati alla scuola pornografica. Ci siamo scambiati consigli ed esperienze con amici ignoranti come noi, se non peggio. Abbiamo avuto donne ignoranti quanto noi sull’argomento. Il risultato qual’è? Spesso la donna non è gratificata dal rapporto sessuale nel matrimonio. Non prova piacere, si sente usata, a volte avverte dolore. A lungo andare tutto ciò porta la donna a rifuggire i momenti di intimità e porta frustrazione e lontananza tra gli sposi. Cercherò ora di sintetizzare gli errori più frequenti che noi uomini commettiamo, spesso inconsapevolmente (pensiamo di agire nel modo migliore), e che non permettono alla donna di vivere nella gioia e nella pienezza l’incontro intimo. Nel matrimonio, l’amplesso, è riattualizzazione del sacramento. Qualcosa di molto importante anche per noi cristiani, soprattutto, azzarderei dire, per noi cristiani.

  1. I preliminari non finiscono mai. Noi uomini siamo fatti così. Non tutti, ma molti. Abbiamo l’abitudine a separare nettamente il momento dell’amplesso dalla nostra vita di tutti i giorni. Siamo capaci di non guardare la nostra sposa per tutto il giorno, presi da tante preoccupazioni ed attività, salvo poi ricordarci di lei ed essere subito pronti per entrare in intimità con lei. Viviamo l’intimità quasi come affetti da bipolarismo. L’uomo amante non c’entra con l’uomo marito. Per la donna non funziona così. Trattarla così, soprattutto quando si è sposati, equivale a farla sentire usata e oggetto da cui trarre piacere. Qualcosa da tenere nello sgabuzzino e da tirar fuori quando ne sentiamo il desiderio. Invece i preliminari devono durare tutto il giorno e tutti i giorni. Uno sguardo, una carezza, un abbraccio, una telefonata, un gesto di servizio, ascoltarla, cercarla, dirle che è bella ecc. Insomma i preliminari possono e devono diventare corte continua. Solo così la sposa si sentirà desiderata e amata. Solo così l’amplesso fisico diventerà culmine e naturale conseguenza di quanto si è preparato durante tutto il giorno e non un qualcosa di avulso da tutto il resto.
  2. I preliminari sono per la donna. Uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai venti ai trenta minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 cm e l’utero si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica sia internamente che nella parte esterna (vulva). È diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate, ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna; proprio perché l’uomo è già pronto fisicamente, rischia di fare una corsa perdendo di vista il bello del viaggio. I preliminari sono il tempo necessario a entrambi uomo e donna per entrare in comunione, l’uomo è già pronto fisicamente all’atto sessuale, ma ha bisogno di entrare in relazione con la donna per vivere in pienezza l’intimità, quindi non è solo attendere i tempi fisici della donna, sarebbe un’attesa sterile per il cuore. Perciò i preliminari sono indispensabili nell’intimità sessuale e sono gesti di tenerezza e dolcezza che rendono felice la persona amata.
  3. La penetrazione deve essere dolce e controllata. Se i preliminari sono stati vissuti come dialogo d’amore, l’amplesso diventerà il culmine di questo dialogo. Siamo dunque giunti alla compenetrazione dei corpi, che deve essere dolce e rispettosa. L’uomo entra dolcemente nel corpo della donna e lei lo accoglie in sé per formare insieme un solo corpo: espressione tangibile e concreta della fusione dei cuori, di quell’amore esclusivo, totale e per sempre che rende uno. San Giovanni Paolo II durante un incontro con le famiglie disse: L’unione dei corpi, voluta da Dio stesso come espressione della comunione più profonda ancora del loro spirito e del loro cuore, compiuta con tanto rispetto e tanta tenerezza, rinnova il dinamismo e la giovinezza del loro impegno solenne, del loro primo “sì”.
    La pornografia, al contrario, distrugge questa immagine. Non mostra delicatezza, ma ci insegna che più la penetrazione è violenta e profonda e più sarà piacevole per entrambi. Falsità! Riflettiamoci. Stiamo parlano del gesto più alto per esprimere
    amore al nostro amato, alla nostra amata. Stiamo entrando in un luogo sacro, il luogo dove nasce la vita e dove la coppia salda e accresce la propria unità! Luogo sacro della donna e luogo che è solo per lo sposo, che può e deve entrare con tutto il rispetto che quel dono richiede. E’ importante sottolineare, inoltre, che si devono rispettare le dimensioni anatomiche. Stando alla scuola pornografica, al contrario, sembrerebbe che non ci sono limiti… anzi, più il pene è lungo e grosso, più la donna sarà soddisfatta. FALSITA’. RIPETO: TUTTE FALSITA’. Cosa ho scritto nell’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva a circa 10 cm. Cosa significa? Una cosa molto semplice da capire: il pene può entrare per quella profondità e tutta la parte in eccesso deve restare fuori. Diversamente se l’uomo segue i dettami della pornografia, cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza, soprattutto quando lo ha di dimensioni superiori agli 11-12 cm, certamente impedisce ogni piacere per la donna, se non superficiale e limitato (spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e non di rado le provoca dolore, nei casi peggiori, escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali; le stesse che si verificano in caso di stupro… Può essere un simil-stupro un gesto d’amore?
  4. Restare uniti anche dopo. L’uomo, abbiamo detto prima, tende ad essere bipolare. Alcuni istanti dopo aver raggiunto il piacere può tranquillamente voltarsi dall’altra parte o messaggiare con l’amico sulla partita di calcetto del giorno dopo. Per la donna questa cosa è inconcepibile. Questa insensibilità dell’uomo può rovinare tutto e trasmettere alla donna la sensazione di essere stata usata. Lei ha bisogno di condividere la gioia di quel momento in un abbraccio profondo. E’ il momento dell’assimilazione della gioia. Una volta raggiunto il culmine del piacere e dell’unione, gli sposi (soprattutto lei) avvertono la necessità di un abbraccio finale. È un momento in cui si assapora e si gusta l’esperienza appena vissuta. Abbracciati e senza parlare, gli sposi assimilano la gioia della comunione profonda. Il piacere e la gioia sperimentati nella carne vengono assimilati dal cuore. Questa assimilazione porta un frutto di pace molto profondo. Una pace, una gioia, un amore e, vedremo con il sacramento, un’effusione di Spirito Santo, che ci daranno forza e sostegno nelle ore e nei giorni a venire.

Sono sicuro di una cosa. L’uomo che decide di mettersi in ascolto della sua sposa, e di vivere il rapporto fisico davvero come dono di sè verso la sua sposa, otterrà in cambio tantissimo. L’uomo che cercherà davvero di assecondare i desideri e la sensibilità della sua sposa anche nel talamo nuziale riuscirà a guarire miracolosamente i mal di testa della sposa e a donarle un’intimità che sarà gioia, pace e comunione vera. Spesso non è la sposa che non ha desiderio verso lo sposo. Cambiamo prospettiva. E’ lo sposo che non è capace di generare desiderio nella sua sposa. I concetti che ho espresso non sono solo frutto della mia esperienza personale e di ascolto verso gli altri, ma sono arricchiti della competenza e della preparazione della dott.ssa Luisa Scalvi, che ringrazio. Luisa è medico ginecologo. Ho cercato di sintetizzare quello che potete trovare scritto in modo più approfondito nel nostro libro L’ecologia dell’amore. Lo trovate in libreria e tutti i negozi on Line. Cliccate per acquistarlo su AmazonIbsLibreria del Santo

Antonio e Luisa

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Accogliere non basta. La misericordia è uno sguardo che cambia la vita.

Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».
Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

La parola misericordia credo sia la più abusata dopo la parola amore. Papa Francesco, secondo il mio avviso, sta portando avanti una rivoluzione nella Chiesa. Ha compreso che non si può più proporre dogmi, leggi e magistero così, calandoli dall’alto o come dice lui mettendo pesi insostenibili sulle spalle dei fedeli che non riescono a portare, perchè non ne capiscono il senso. Papa Francesco, nel suo ospedale da campo, nella sua Chiesa della misericordia, vuole partire da ogni persona, dalla sua storia, dai suoi problemi, dalle sue ferite e DAI i suoi errori, per accompagnarla e portarla alla pienezza. Fare in modo che l’accoglienza sia solo l’inizio di un cammino che conduce alla pienezza della vita. Un cammino difficile e di discernimento dove la Chiesa non impone nulla, ma aiuta ogni persona a scegliere la cosa giusta, la via stretta. Purtroppo accanto al Papa non vedo sempre un clero e una pastorale preparati alla sfida che il Pontefice ha lanciato ai suoi preti. Vedo la misericordia che si ferma alla semplice accoglienza. Spesso perchè non c’è più la capacità di accompagnare. Soprattutto per quanto riguarda il sesto comandamento. Si parla di amore in modo spirituale come se il corpo non c’entrasse. Come se atti, atteggiamenti e comportamenti non fossero decisivi nel vivere in modo autentico o falso l’amore.  Il sesto comandamento, quello più dimenticato e quasi irriso è stato nella pratica abolito. Ed ecco che rapporti prematrimoniali, uso di anticoncezionali, adulterio, seconde nozze, rapporti omosessuali vengono sempre più accolti nella Chiesa come se fossero espressioni d’amore e non di fragilità e peccato, come se nella Chiesa dovesse essere accolto il peccato oltre che il peccatore. E’ come se la Chiesa dicesse a quelle persone, ad ognuno di noi, tu sei il tuo peccato, per accogliere te devo accettare anche ciò che di sbagliato stai commettendo. Un po’ di tempo fa in un’omelia, un sacerdote, persona di fede e a cui voglio bene, ha affermato che la Chiesa non può lasciare indietro nessuno. E’ come se lui, durante una gita in montagna, non si fermasse con quelli che non riescono ad arrivare alla vetta. Avrei voluto dirgli che non basta fermarsi con quelle persone, accoglierle nel loro limite, nel loro peccato, nella loro fragilità e con tutte le loro ferite. Questo va bene, ma non basta. La misericordia è altro, la misericordia è dire a quella persona che Dio gli ha dato tutto per arrivare alla pienezza, ai duemila metri, alla vetta, e che non è meno degli altri. Significa mettersi accanto a quella persona con pazienza ed allenarle giorno per giorno fino a farla arrivare in vetta. Misericordia vuol dire iniziare un cammino insieme a quella persona perchè possa ritrovare la forza e vivere nella realizzazione la propria vita. Ecco perchè si deve dire alla persona omosessuale che Dio la ama sempre e comunque, ma solo nella castità sarà felice e potrà vivere relazioni pienamente umane. Così ai fidanzati si deve avere il coraggio di dire che il rapporto sessuale è un gesto falso se vissuto fuori dal matrimonio dove non c’è un’unione indissolubile. Avere il coraggio di accogliere i divorziati risposati, ma senza ipocrisia, senza cancellare la verità del male e il dolore che è stato seminato negli anni. Una misericordia che accoglie senza chiedere nulla trasmette due messaggi.

  1. Tu sei il tuo peccato e non puoi essere meglio di così. Sinceramente io di un’accoglienza così, che sa di elemosina, non saprei cosa farne. Fortunatamente nella mia vita ho incontrato pastori che mi hanno accompagnato e mi hanno aiutato a capire che non ero stato creato per vivere in quella miseria in cui mi trovavo, ma Dio mi voleva figlio di Re.
  2. Non esiste una legge naturale. Il caos. Ognuno trova la sua verità. L’amore è tutto e niente. E’ inutile tutto il magistero e l’insegnamento della Chiesa. Legge da intendere come libretto delle istruzioni per diventare pienamente uomo e pienamente donna e non come dogma oppressivo

Vi piace una Chiesa così? E’ attraente? Certamente no. Non ti rende migliore. La Chiesa deve invece avere lo sguardo di Gesù, uno sguardo che ha colpito profondamente l’adultera, Uno sguardo che parlava e trasmetteva tutto il suo amore a quella donna. Uno sguardo che diceva: Non vedi come sei bella, come ti desidero. Tu sei molto di più di quello che stai facendo, tu sei una meraviglia. Sono pronto a dare la mia vita per te perchè tu possa ritrovare la tua umanità e vivere nella pienezza per cui sei stata creata. Io lo so che è così. Io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ho trovato in padre Raimondo Bardelli e che mi ha dato la forza di cambiare la mia vita. Uno sguardo che trovo ogni giorno nella mia sposa che mi da la forza perseverare e di non tornare indietro.

Antonio e Luisa

Le grandi acque non possono spegnere l’amore

Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.

L’amore non è solo passione. Qui c’è un passaggio meraviglioso. L’amata sta dicendo a Salomone che nulla potrà sconfiggere il loro amore. Le grandi acque non sono altro che la tribolazione, il dolore, la sofferenza. Tutte le difficoltà che una coppia di sposi prima o poi si trova ad affrontare nella vita insieme, in un matrimonio che dura tutta la vita. L’immagine delle grandi acque è un’immagine fortissima. Ricorda i disastri che le inondazioni e le tempeste possono causare. Anche noi abbiamo ancora negli occhi le drammatiche immagini dello tsunami di alcuni anni fa. Il mare fa paura tanto oggi quanto ieri. Per il popolo ebraico evocare le grandi acque significava terrore e desolazione. Possono fare il deserto. Possono distruggere tutto. L’amata dice allo sposo che nulla, neanche le grandi acque, possono cancellare e spegnere l’amore. Quando l’amore è autentico, vissuto secondo Dio e nel dono fiducioso e fedele all’altro e a Dio. Quando c’è l’amore non c’è nessun male che possa farci crollare. Si, potremo soffrire, potremo stare male, ma non saremo mai schiacciati dal male. L’amore in genere, quello sponsale forse ancor di più, dona una forza, una pace, una determinazione e soprattutto un senso che ci rende più forti del male. Come ho già scritto per gli ebrei le grandi acque sono quelle del mare. Come non ricordare il passaggio del Mar Rosso. Quando Dio attraverso Mosè ha aperto le acque, non pensate sia stata una passeggiata per il popolo ebraico passare in mezzo a quel mare. Avevano una grandissima paura. Lo hanno fatto. Un po’ perchè tornare indietro non si poteva, un po’ perchè hanno avuto fede e hanno creduto. Dio gli ha aperto la via, ma la fatica di camminare e di vincere la paura, che probabilmente bloccava e rendeva pesanti i loro passi, l’hanno dovuta fare loro. Così noi! Ci troviamo di fronte a una situazione difficile, di sofferenza. Una situazione che ci sembra troppo pesante per le nostre forze. Dio ci chiede di attraversarla. Lui è lì con noi. Lasciamo l’Egitto, le nostre sicurezze per andare verso la tribolazione. Dio ci promette di accompagnarci, di sostenerci e che al termine di tutto troveremo la terra promessa. Dietro di noi l’Egitto che è sicurezza, ma è anche schiavitù. Schiavitù di tutte le nostre aspettative e desiderio di non perdere le nostre ricchezze. Davanti a noi l’ignoto, abitato però da Dio e indicato da Dio come luogo di pienezza. Non voglio dire che la sofferenza sia desiderabile. Non sono un masochista. Voglio dire che spesso non possiamo evitarla. Quando arriva possiamo solo scegliere come affrontarla. Questa scelta può diventare decisiva. Può diventare occasione per rendere il nostro amore ancora più forte e autentico oppure far crollare tutto. Può diventare occasione in cui vinciamo alcune schiavitù che imprigionano il nostro cuore oppure può renderci ancora più legati alla paura di perdere quel poco che abbiamo. Il Cantico ci dice che se decidiamo di attraversare insieme la tribolazione nulla potrà spegnere quell’amore che ci lega tra noi e insieme a Dio. Nulla sarà più forte di quell’amore. Vi lascio con una bellissima riflessione di Chiara Corbella. Una riflessione scritta pensando al figlio Davide, morto pochi minuti dopo la nascita,  che potete trovare insieme a tante altre nel bellissimo libro Siamo nati e non moriremo mai più. Chiara ha saputo lasciare il suo Egitto. Non si è fatta travolgere dalle grandi acque e ha raggiunto la terra promessa.

Chi è Davide?
Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi:
abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così;
ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio;
ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore di Maria Grazia Letizia (per loro non era stata la figlia da consolare ma uno straordinario dono d’amore);
ha abbattuto la fiducia nella statistica di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano;
ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini;
ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, man non con le nostre logiche limitate, perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri;
ha abbattuto l’idea di quelli che non cercano in Dio la salvezza dell’anima, ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù.

Antonio e Luisa

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Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore 78 Una fiamma del Signore

Una fiamma del Signore

tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

Sembra lo stesso concetto espresso nei versetti precedenti dove abbiamo incontrato due realtà forti come  l’amore e la morte. Attenzione però!  Qui si parla di passione. Passione intesa da alcuni studiosi anche come gelosia. Quasi come a voler oggettivare e connotare l’amore. L’amore non è tiepido. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.  (Apocalisse 3). L’amore è passione. L’amore è forte ed è tenace.  Le sue vampe son vampe di fuocoNon a caso lo Spirito Santo, che nella Trinità,  rappresenta l’amore tra il Padre e il Figlio, è rappresentato dal fuoco. Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore (De Trinitate – Sant’Agostino).  L’amore arde come il roveto dove Mosè fa esperienza di Dio. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. (Esodo 3, 2). L’amore tra i due protagonisti è una fiamma del Signore. Siamo alla fine del testo. Siamo all’epilogo di tutto questo bellissimo canto d’amore e solo ora, per la prima volta, compare il nome di Dio. Proprio per mettere la sua firma. Come a ricordarci che tutto quello che abbiamo letto, approfondito, gustato e meditato non è solo il nostro amore, ma è il Suo amore. Tutto l’amore vissuto e manifestato dai due sposi con il desiderarsi, l’abbracciarsi, il baciarsi, il carezzarsi, il parlarsi, il guardarsi e il fondersi nell’intimità è l’amore di Dio che si rende visibile attraverso l’amore umano dei due giovani. L’amore di Dio si rende presente attraverso l’amore umano di tutti gli sposi in Cristo che vivono in pienezza, come nel Cantico, il loro matrimonio. E’ una fiamma del Signore. E’ luce di Dio nella vita degli sposi stessi e per il mondo intero. E’ via di salvezza. Non c’è contrapposizione tra l’amore umano e l’amore di Dio. L’amore così genuinamente ed ecologicamente vissuto dagli sposi, come Dio lo ha pensato per loro, è amore di Dio stesso. Solo prendendo coscienza di questa grande realtà che ci caratterizza ci può permettere di capire come davvero ogni gesto che ci scambiamo noi sposi sia un gesto sacro. Esprime, ripeto,  l’amore di Dio. Come ho già scritto all’inizio di tutte queste riflessioni. Con una differenza: all’inizio poteva sembrare una bella riflessione e basta. Ora no. Dopo aver meditato questo Libro possiamo comprendere come sia davvero così. Gli sguardi, gli abbracci, l’intimità e tutto ciò che nella vita degli sposi è gesto di dono, di servizio e di tenerezza per l’altro/a è gesto sacro. Un gesto che rende gloria a Dio. L’amplesso degli sposi quando vissuto nella verità e nel desiderio di farsi dono è il più alto gesto sensibile che gli sposi possono vivere e donarsi l’un l’altro. Rendiamo presente Dio nel nostro amore. E’ una fiamma del Signore. Quanti ignoranti dicono che la Chiesa è contraria al sesso. Quanti non capiscono che invece ne ha una considerazione altissima. Solo così l’intimità fisica è vissuta appieno. Diventa gesto che rende presente l’amore di Dio, Per questo non può essere banalizzato o inquinato da una mentalità sbagliata. Non solo una mentalità materialista e pornografica dove la sessualità è concepita come modo per ricercare e vivere il piacere usando l’altro/a. Esiste anche un’altra “eresia” dell’amore. Quella di alcuni cristiani che leggono il rapporto fisico come qualcosa che abbassa la crescita spirituale sporcando il matrimonio. Qualcosa di necessario per procreare. Quindi quasi tollerato. Quanta miseria in questa concezione dell’intimità. Per questo abbiamo bisogno di riappropriarci di questo gesto educandoci a viverlo nel modo e nei tempi giusti. L’amplesso fisico, come già precisato in precedenza, è la più alta espressione dell’amore umano tra gli sposi e riattualizza il sacramento che li ha uniti, ed in quanto tale è sorgente di una nuova vita-amore in tutto simile a quella divina, seppur limitata dal nostro essere creatura. Ogni gesto sessuale tra gli sposi, infatti, ecologicamente svolto, è sempre aperto alla vita-amore, anche quando non genera un nuovo bambino. L’amore infatti è vita, è la vita di Dio e la vera vita per l’uomo. Questo è il vero senso dell’apertura alla vita, voluta da Dio, e interpretata dal magistero della Chiesa, nostra madre e nostra guida. Il concepimento del bambino è il dono del creatore più bello e concreto per la coppia che si ama, ma ogni rapporto intimo genera vita-amore ed è indispensabile per crescere nell’amore e per preparare o mantenere vivo quell’amore che serve a nutrire i figli che Dio darà alla coppia. Il concepimento di un bambino avviene quindi attraverso un gesto sacramentale. Esso è quindi frutto meraviglioso del sacramento del matrimonio, perciò è Cristo che, attraverso la collaborazione degli sposi, dona la vita a una nuova creatura. L’intimità degli sposi è come l’Eucarestia della famiglia e, come tale, gli sposi la devono vivere. In essa esercitano al massimo la dimensione sacerdotale del loro sacerdozio (il sacerdozio comune è dono battesimale per tutti i battezzati, da non confondere con il sacerdozio ordinato), estendendone gli effetti ai figli e a tutta l’umanità.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore

Aurora: un angelo che ha sfiorato la terra per raggiungere il paradiso

Mi chiamo Maria Paola, sono una mamma di 39 anni, sono sposata da quasi due anni con mio marito Marino. In questa testimonianza vi racconterò l’incredibile storia d’amore che abbiamo vissuto grazie a nostra figlia Aurora, nata il 14 gennaio di quest’anno. Aurora è stata concepita nel mese di maggio a Medjugorie, io e mio marito avevamo chiesto alla Madonna di donarci la pace e di farci accettare la perdita dei nostri due figli, avvenuta nei primi mesi di gravidanza.
Tornati a casa però la nostra gioia fu grande perché ero di nuovo incinta e nel mio cuore
ho ringraziato Maria per avermi fatto questo dono immenso, chiedendole la sua materna
protezione su questa nuova gravidanza. Nei primi mesi, come era già successo in precedenza, ho avuto qualche problema e sono rimasta a letto per varie settimane, ma questa volta il cuore del mio bambino ha continuato a battere e, quasi incredula, sono arrivata alla fine del quarto mese, il tempo della prima ecografia morfologica. Appena il ginecologo ha posizionato lo strumento ecografico sulla mia pancia però ci ha  comunicato che nostra figlia aveva gli arti corti ma, dopo pochi istanti, si è accorto che la
diagnosi era ben più grave di una disabilità: le ossa del costato non crescevano e ciò rivelava una malattia incompatibile con la vita, chiamata displasia tanatofora, con una prognosi infausta, la nostra bambina sarebbe morta soffocata alla nascita perché i polmoni non si sarebbero potuti espandere. La dottoressa genetista, dalla quale ci siamo recati il giorno successivo, mi ha riferito che la situazione era molto grave e che in questi casi si poteva interrompere la gravidanza con un aborto terapeutico. Io le ho risposto che qualunque fosse stata la diagnosi non avrei abortito, umanamente non sapevo come avrei fatto ad andare avanti ma nel mio cuore sentivo chiaramente che non potevo interrompere volontariamente la vita di mia figlia. I primi periodi sono stati i più difficili, mio marito non era convinto della mia decisione riguardo all’aborto però mi ha rispettata, pur non capendo in profondità, mi è stato vicino con tutto l’amore, cercando di farmi forza, spesso nascondendo le lacrime…io sono stata sempre sostenuta dalla fede, ma lui ha maturato questa decisione di apertura alla vita provando un senso profondo e umano verso ciò che stava accadendo.
Entrambi eravamo consapevoli di accompagnare la nostra bambina fin dove avremmo potuto perché lei in pancia stava benissimo, “eliminare” quello che per la maggior parte delle persone costituiva un problema sarebbe stato solo un atto egoistico che apparentemente ci avrebbe fatto soffrire di meno ma che in realtà non sarebbe stato così. La strada non era facile ma il Signore ci è stato sempre vicino, attraverso il supporto di tante persone: primo fra tutti il nostro ginecologo, il Dott. Alessandro Cecchi e la sua fantastica èquipe, il gruppo del Rinnovamento dello Spirito e tante altre persone venute a conoscenza di questa storia inoltre ci hanno supportati con la preghiera e con la loro vicinanza. Ma la forza più grande l’ho sperimentata grazie alla presenza di mia figlia nel grembo, quando sentivo che si muoveva e che mi dava tanti calcetti, come per dimostrarmi che c’era e che io ero la sua mamma.
Aurora è stata sempre in posizione podalica, con la testa sotto al mio cuore, strette in un
grande abbraccio fino alla sua nascita, io la accarezzavo e le parlavo, provando una grande tenerezza e cercando di vivere in pienezza ogni momento che mi era concesso di stare con lei, Aurora, in cambio, mi donava tanta pace e sicurezza: avevo il privilegio di accompagnare questo angelo che avrebbe sfiorato la terra in Paradiso. Verso gli ultimi mesi di gravidanza ho scritto una lettera a Papa Francesco e la sua risposta è arrivata poco prima del parto, dandomi conforto e speranza Poi è avvenuto molto più di quello che potevamo immaginarci: il miracolo della sua nascita. Quando Marino ha visto per la prima volta sua figlia mi ha subito detto che era bellissima e si è sciolto del tutto, manifestando in modo pieno i sentimenti di un padre, innamorato della sua bambina, inondato di gioia e di emozione e trafitto dal dolore nel doverla lasciare così presto. Io ero completamente persa. Appena Aurora è venuta alla luce ha emanato un gemito e poi ha aperto i suoi occhi azzurri fissando la sua mamma: un attimo di eternità, un soffio di vita che ci ha ripagato di tutte le sofferenze provate. In quel momento ho potuto sperimentare cosa significa l’amore vero, incondizionato, infinito: l’amore di una madre verso sua figlia. Poi i medici l’ hanno battezzata e questo per noi genitori è stato un dono immenso, sapere che veniva accolta tra le braccia di Gesù pura, piena di Spirito Santo. Staccato il cordone ombelicale non ha più potuto respirare ma il tuo cuoricino ha continuato a battere per più di un’ora. In questo tempo l’ho tenuta sempre fra le mie braccia, scaldandola con il mio corpo e coprendola con la copertina regalata dalla nonna dove era stata ricamata la scritta: “Aurora ti voglio bene”.
La mia bambina è rimasta attaccata alla vita più che ha potuto, non voleva lasciarci. Quando è arrivato il momento della separazione il mio cuore si è spezzato, Aurora è stata vestita con l’abitino rosa che le avevo preparato e avvolta con tanta cura in un telo di plastica bianco; Marino l’ha presa in braccio accompagnandola all’obitorio dove è stata lasciata sola; il suo corpicino al quale sarebbe dovuto spettare una calda culla ora stava su un tavolo freddo, lontano dalla mamma e dal papà. Quando mio marito è tornato però ha detto una frase bellissima: “Non piangere Maria Paola perché Aurora è qui con noi, il suo corpo è un involucro”. Infatti il mio amore era già in Paradiso, fra le braccia del vero Padre e della Mamma Celeste, insieme ai suoi fratellini Maurizio e Margherita. Un genitore vuole il meglio per i suoi figli e sicuramente Aurora stava già in quel luogo a cui tutti siamo destinati, quindi eravamo felici per lei pur nel dolore immenso di non poterla abbracciare, di non poter più sentire tutti i calci nel pancione, di non poter più pregare insieme mentre era con noi e la presentavo tutte le volte a Gesù , chiedendogli la forza di accettare la Sua Volontà o il miracolo della guarigione.
Di miracoli però ce ne sono stati perché la sera dopo il parto sentivamo una pace particolare e un’unione profonda con mio marito che non avevamo mai provato prima. Al funerale la chiesa era piena e si respirava un’atmosfera celestiale: la piccola bara bianca, circondata da un giardino di fiori, sulla quale era appeso il fiocco rosa della nascita con il suo nome, emanava purezza e faceva percepire un contatto con il cielo. È stata celebrata la liturgia degli angeli, le campane suonavano a festa, il gruppo del Rinnovamento nello Spirito ha animato la Messa con i canti, io e Marino alla fine abbiamo salutato Aurora con una testimonianza e tutti i presenti si sono commossi e ci sono venuti a ringraziare invece di farci le condoglianze.  Quando abbiamo accompagnato Aurora al cimitero e la sua bara è stata coperta di terra io e mio marito abbiamo percepito chiaramente un senso di resurrezione. L’ultime parole di questa esperienza tanto meravigliosa quanto dolorosa sono dedicate a te cara Aurora, amore della mamma e del papà, figlia tanto attesa e desiderata, che in poco tempo hai fatto così tanto, hai smosso le coscienze e sciolto molti cuori, abbiamo avuto il dono di poterti vedere e abbracciare per pochi istanti, attimi di eternità, che rimarranno impressi per sempre dentro di noi. Ti ho nutrito con il mio cordone ombelicale ora sarai te a nutrirci con il cordone spirituale che neanche la morte può spezzare. Ci rivedremo in Paradiso!

Maria Paola Vecchione

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Forte come la morte è l’amore

Perché forte come la morte è l’amore

Per spiegare cosa è l’amore non bastano immagini prese dalla natura come è stato fino ad ora. Ricordate che l’uomo e la donna si sono raccontati accostandosi di volta in volta ad immagini del creato o di edifici e costruzioni del tempo? Ora non bastano questi paragoni. Come a dire che mentre la Sulamita e Salomone, i due amanti del Cantico, sono di questo mondo e quindi trovano paragoni efficaci nel mondo stesso, l’amore non è di questo mondo. L’amore viene da qualcosa di molto più grande e di incomprensibile. L’amore appartiene a Dio. Per questo c’è bisogno di metterlo a confronto con qualcosa che agli occhi della gente appaia grande, potente ed eterno. La morte è un abisso. E’ qualcosa che l’uomo non può gestire, capire e dominare. Esattamente come l’amore. Entrambi aprono a qualcosa che va oltre l’immanente di questa vita terrena. C’è qualcosa che non mi è mai tornato del tutto leggendo questi versi. Almeno finchè non ci sono entrato un po’ più in profondità. Mi sarei aspettato di leggere che l’amore è più forte della morte. Invece c’è scritto che l’amore è forte come la morte. Perchè? Vi rispondo più avanti. Ora credo sia importante una piccola riflessione

Ti amo. Cosa pensiamo quando lo diciamo o lo scriviamo al nostro sposo o alla nostra sposa? Naturalmente per chi se lo dice ancora. Tanti purtroppo hanno perso, con gli anni, il desiderio di dirselo. Pensano di non averne più bisogno. Concentriamoci però su chi ancora se lo dice. Amore ha una etimologia non certa. Non c’è certezza sulla derivazione di questa parolina tanto importante e abusata. C’è una ipotesi fra altre molto intrigante. Non la più accreditata. Sicuramente la più interessante e suggestiva. Secondo me, anche la più autentica. Amore potrebbe derivare dal latino a-mors. Senza morte. Noi, pronunciando quelle semplici cinque lettere, stiamo dicendo all’altro/a una verità del nostro cuore: VOGLIO CHE TU VIVA PER SEMPRE.

Bellissimo, non trovate? Il ti amo di noi sposi trova significato nel matrimonio che costituisce la nostra unione. Desideriamo, con il nostro amore, che l’altra persona possa non morire mai. Non è forse questo l’amore? Non possiamo nulla contro la morte fisica, ma possiamo molto per le altre morti. Morte fisica che comunque per noi credenti non significa la fine, ma l’incontro con il nostro sposo Gesù Cristo. Possiamo molto per le altri morti che possono abitare la nostra vita. In particolare possiamo molto affinché l’altro/a non muoia mai nel nostro cuore. Ti amo, quindi, nonostante le volte che sei lontana, le volte che non mi capisci o che io non capisco te, nonostante il peccato che sempre rischia di impoverirci e di allontanarci, nonostante la stanchezza e lo stress, nonostante la malattia, il tradimento e la divisione. Ti amo perché tu sei la mia occasione per andare oltre me. Se la mia grande occasione che non posso lasciarmi scappare per sconfiggere il mio egoismo e aprendomi a te io mi apro a Lui. In te scopro Lui. Per questo desidero per te l’eternità. Voglio l’eternità non solo per la tua vita. Voglio l’eternità per il nostro matrimonio. Voglio amarti per sempre e senza condizioni. Nulla e nessuno potrà uccidere la mia promessa per te. Neanche tu. Neanche il tuo tradimento, la tua indifferenza. Neanche tu, perché la tua salvezza diventa la mia salvezza e la mia missione.In questa logica tutto trova senso. Trova senso la mia vita, il nostro matrimonio. Trova senso il sacrificio di Gesù e la sua resurrezione. L’amore può donarci la forza di superare tutte le nostre morti personali. Attraverso l’amore posso sconfiggere l’egoismo, l’egocentrismo, i miei peccati e la mia ingratitudine. Così che io possa essere capace di essere sempre accogliente con te, mia sposa. Affinché io possa continuare a dirti quel ti amo non solo con la voce, ma con tutto il corpo. Con la mia tenerezza, con la mia cura e con il mio interesse verso di te.

Ora posso rispondere. Amore e morte sono due antagonisti, di pari forza. Vi riporto ora una citazione che può farvi capire ancora meglio. L’ho trovata sul bellissimo libro di don Carlo Rocchetta Le stagioni dell’amore. E’ una riflessione di Choraqui, uno dei più importanti studiosi ebrei contemporanei del Cantico dei Cantici:

Eccoli l’uno di fronte all’altro, questi eterni nemici, l’amore e la morte. Il testo è preciso: il regno dell’amore è forte come quello della morte. Sulla bilancia dell’eternità hanno entrambi lo stesso peso. La libera scelta situa l’uomo di qua o di là, nella luce dell’amore o nell’ombra della morte.

Capite cosa ci stiamo giocando? Dio ci offre questo libro magnifico per imparare ad amare davvero. Per essere capaci di situarci dalla parte dell’amore e della luce. Per essere capaci di vivere in pienezza come uomo o come donna. Perchè l’uomo e la donna sono pienamente uomo e donna nella misura in cui riescono ad aprirsi all’amore autentico. In questo caso, e solo in questo caso, l’amore diventerà più forte della morte. Perchè l’equilibrio sarà spezzato dalla nostra scelta consapevole e la bilancia penderà dalla parte dell’amore.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore

Una scelta radicale che salva. La storia del figliol prodigo in chiave sponsale.

Il Vangelo di questa domenica di Quaresima è uno dei più conosciuti di tutto. Viene raccontata infatti la parabola del figliol prodigo o padre misericordioso, come preferite voi chiamarla.  Questo insegnamento di Gesù dice tanto, soprattutto a noi sposi che siamo chiamati a realizzare nella nostra relazione sponsale l’amore di Dio. Noi siamo chiamati, ed abilitati a farlo con la Grazia del sacramento, ad amare come descritto in questo Vangelo. Non abbiamo scuse. Questa è la nostra strada per la santità. Certo possiamo decidere diversamente, possiamo avere mille attenuanti e mille ragioni, ma la strada è questa. Ognuno poi faccia le proprie scelte.

Il Padre è straordinario. Non impone la propria autorità. Ama il figlio. Lascia partire il figlio, con il cuore addolorato e ferito. L’amore non trattiene, lascia andare. L’amore si dona e non si impone. Il figlio parte, senza rimpianti e rimorsi. Finalmente libero di soddisfare i suoi desideri, pulsioni e piaceri. Non pensa più al padre. Ha altro per la testa. Pensa solo a se stesso e a divertirsi. Poi la fortuna gli volta le spalle. Si ritrova solo e senza soldi. E’ costretto a mendicare e ad accontentarsi dei lavori più umili. Allora pensa al padre. Non pensa al padre con pentimento. Pensa al padre e alla sua casa come possibilità per stare meglio. E’ ancora l’egoismo a guidarlo. Nel frattempo il padre non lo ha cercato, ha sempre rispettato la volontà del figlio, perchè l’amore è sempre rispettoso dei modi, dei tempi e della volontà dell’altro. Non lo ha cercato, ma lo ha atteso. Lo vede che era ancora lontano perchè lo aspettava. Gli corre incontro e non vuole pentimento, scuse o riparazione. Gli mette le mani al collo e lo abbraccia. Mi piace pensare che il vero pentimento del figlio avvenga in questo preciso istante. Lui, indegno e senza nulla da restituire se non se stesso, viene amato teneramente e profondamente. Questo è il Padre. Questo è Dio.

Ora vi racconto una storia vera, che non è altro che la concretizzazione nell’amore matrimoniale di questa parabola. Padre Serafino Tognetti racconta quanto accaduto ad una donna di sua conoscenza. Non so se è tutto corretto quello che scriverò perchè vado a memoria, ma il senso è chiaro. Questa persona si sposa e con il marito parte in viaggio di nozze. Il marito la tradisce e la lascia durante il viaggio di nozze. Il marito, tornati a casa, se ne va. Cambia città. Lei per anni non ne sa nulla. Dopo un po’ di tempo, il marito torna. Lei lo accoglie in casa. Iniziano il vero matrimonio. Dopo cinque anni però il marito se ne va un’altra volta. Va a vivere con un’altra donna, più giovane, in un’altra città. Lei continua la sua vita. Nel frattempo ha avuto un figlio, forse due (non ricordo bene), nei pochi anni vissuti accanto al marito. Questo significa che non solo l’aveva riaccolto nella sua casa, ma anche nel suo letto. Grande fiducia, fede e abbandono. Resta fedele al matrimonio. In età matura, dopo molti anni, viene a sapere, attraverso l’ospedale dove era ricoverato, che il marito era gravemente malato ed era solo, senza nessuno che gli volesse bene. La donna con cui viveva l’aveva abbandonato al suo destino. Lei non ci pensò un attimo. Si recò subito dal marito. Passarono giorni in cui lei si prese cura del suo sposo con tanta amorevolezza e tenerezza. Lo sposo, dopo alcuni mesi, morì. Morì, però, solo dopo essersi riappacificato con lei e con Dio. Solo dopo aver chiesto perdono a lei e a Dio.

Questo è l’amore di Dio. Questa persona è considerata pazza dal mondo. Chi glielo ha fatto fare? Si meritava un calcio nel sedere quel marito. Quanti lo pensano? Anche io lo pensavo. Poi nel mio matrimonio, facendo esperienza di cosa sia il matrimonio, ho cominciato a capire. Ora lo capisco e prego Dio di essere capace di fare altrettanto se fosse necessario.

Questa sposa ha solo fatto quello che ha promesso il giorno delle nozze. Lo ha amato, nel modo che ha potuto, tutti i giorni della sua vita. Questo ha salvato lei e probabilmente ha permesso che anche il marito potesse giungere alla salvezza e alla vita eterna in Gesù.

Antonio e Luisa

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Si può ancora parlare di lussuria?

E’ sicuramente una parola che associamo alla chiesa pre conciliare . Sembra un termine desueto, non si usa più. Nelle prediche dei sacerdoti è molto difficile sentir parlare di lussuria. Qualcuno ancora è rimasto, ma sono davvero pochi. La magior parte dei sacerdoti non ne parla. E’ davvero un termine che non ci riguarda più? Me lo direte alla fine di queste breve riflessione. Il significato più chiaro di lussuria l’ho sentito da don Fabio Rosini. La lussuria è qualcosa che scivola via. Qualcosa che scivola sulla superficie delle cose, delle relazioni, delle persone. Significa ridurre una relazione sponsale a qualcosa di solo fisico senza metterci il cuore, senza entrare in profondità. Significa fermarsi al sentire senza essere capaci di farsi dono. Significa usare senza essere capaci di amare. Significa fare di una persona un oggetto finalizzato a dare in piacere affettivo e sessuale. Badate bene la lussuria non riguarda solo le persone non sposate o le persone sposate che commettono adulterio. No no, la lussuria che distrugge più matrimoni è quella che si vive dentro il matrimonio. Quella che si vive tra marito e moglie. In quante relazioni lo sguardo di uno dei due sposi, solitamente lo sguardo del marito, ferisce l’altro/a. Quante volte nel matrimonio il marito non è capace di far sentire la sua sposa preziosa, ma un qualcosa da usare per trarre piacere.

Ora capite bene come la lussuria sia un veleno che distrugge la coppia di sposi. C’è un antidoto. L’antidoto è composto di due ingredienti. Il primo è purificare lo sguardo. Cercare di stare lontano da tutto ciò che è pornografia. Purtroppo la pornografia è abbondantemente fruita anche da tante persone sposate. Il secondo ingrediente è la corte continua. Ne ho già parlato diverse volte. Non si può lasciare che l’incontro intimo sia qualcosa di completamente avulso dal resto della relazione. Per tanti uomini è così. Ignorano la moglie per giorni e poi scatta l’impulso, come fosse un interruttore,  e si è pronti per l’incontro. Questo è il miglior modo per vivere in modo lussurrioso il rapporto intimo nella coppia. Lussurrioso inteso come lo intende don Fabio, dove c’è solo la superficie, il fisico, il corpo, e si lascia totalmente fuori il cuore. La corte continua significa invece preparare il cuore con una vita colma di tenerezza e di cura tra gli sposi, in modo che quando ci sarà l’occasione di unirsi intimamente nell’amplesso non sarà qualcosa dettato solo da una pulsione sessuale, ma sarà l’incontro di tutta la persona. Sarà un incontro che non si ferma alla superficie del corpo, ma che entra in profondità ed arriva anche ai cuori dei due sposi che, dopo un dialogo continuo e tenero, avranno il desiderio di essere un cuore e un corpo solo. Così l’amplesso tra i due sposi non sarà un adulterio, ma un vero gesto sacramentale e sacro. Solo così l’unione dei corpi non sarà frutto di uno schiavo che si abbandona ad una pulsione fisica, ma il desiderio libero dei due cuori di essere uno nella fusione dei corpi.  Solo così non ci si limiterà ad un piacere che è solo fisico (orgasmo), ma si raggiungerà un piacere profondo generato dalla comunione intima dei due sposi che si sentiranno parte uno dell’altra e dove il piacere fisico non sarà che una piccola parte di una gioia molto più grande e piena.

Papa Francesco definisce e sintetizza molto bene tutto quello di cui abbiamo parlato:

Il corpo umano non è uno strumento di piacere, ma il luogo della nostra chiamata all’amore, e nell’amore autentico non c’è spazio per la lussuria e per la sua superficialità.

Antonio e Luisa

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Mettimi come sigillo sul tuo cuore

Arriviamo ora agli ultimi versetti del Cantico. Le ultime righe. Queste ultime righe sono riservate alla donna. Anche in questo caso si può leggere un contrappasso con Genesi. In Genesi è stata la donna la prima a peccare. La donna è qui l’ultima a cantare l’amore. Dalla donna è venuto il primo gesto che ha portato disordine nell’umanità, ma è lei che nel Cantico racconta la meraviglia dell’amore delle origini, riportato alla sua pienezza autentica voluta da Dio. E’ come se la donna volesse riscattare quanto successo. Ciò è possibile con l’aiuto di Dio. Noi cristiani sappiamo che ciò è possibile con la redenzione di Cristo. Ora la donna, al termine di tutto, finalmente ci dice cosa è l’amore. L’uomo lo ha introdotto, nei versetti appena precedenti, dicendo alla donna tu sei l’amore. E’ come se lasciasse a lei la parola perchè solo lei che ha capito pienamente cosa è l’amore, solo lei che è pienamente amore, può dire cosa l’amore sia davvero. Lei che è capace di farsi utero per accogliere la vita può dire meglio di chiunque altro cosa è l’amore. Lei non si tira indietro e dice:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;

Il sigillo è un’immagine molto forte. Nel mondo agricolo antico “sfraghis” (sigillo in greco) era il segno che il padrone faceva sugli animali, per cui quel segno indicava che quegli animali appartenevano ad un proprietario, erano proprietà di un padrone. Il termine è stato poi ripreso in ambito militare. Nel mondo militare antico “sfraghis” era il segno di riconoscimento (divisa, bandiera, stelletta..) intorno al quale si riconoscevano i soldati come appartenenti ad uno stesso esercito. Era il segno di riconoscimento in base a cui i soldati si sentivano uniti nella lotta comune per difendere valori comuni per il bene comune. Dunque era un segno di riconoscimento che comportava unità e solidarietà. Mettimi come sigillo sul cuore significa ti appartengo. Sono tua e tu sei mio. Non possiamo essere di nessun altro. Desidero essere carne della tua carne. Ricordate San Paolo quando afferma Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me? Qui è la stessa cosa, ma letta in chiave sponsale. Non sono più io che vivo, ma tu amato mio sposo che vivi in me e io vivo in te. Questa è la nostra vocazione. Siamo chiamati a farci così: prossimi all’altro/a e capaci di decentrare le nostre attenzioni tanto da vivere per la gioia e per il bene dell’altro/a. Sigillo sul tuo cuore e sul tuo braccio. Tutta la persona è partecipe di questa appartenenza. Nel corpo e nella sua parte più profonda ed interiore. Nei sentimenti, nella volontà, nel desiderio sessuale ed affettivo, nella tenerezza. In tutto ciò che mi caratterizza come persona c’è il tuo sigillo. Metti il mio dentro tutto ciò che tu sei. Questo è l’amore sponsale autentico. Un amore che desidera tutto dell’altro/a e dà tutto all’altro/a. Un amore fedele, indissolubile, fecondo, unico perchè solo così può essere meraviglioso e pieno. Un amore esigente, ma proprio per questo vero.

Antonio e Luisa

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1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata 

Sul comodino solo il rosario e la foto del mio scricciolo.

Oggi condivido una storia. Una di quelle che non possono lasciare indifferenti. Una di quelle dove l’amore si dimostra motore e forza per combattere la malattia. Una di quelle dove la forza di una mamma si dimostra più forte di ogni male. La mamma in questione è Raffaella e di seguito la sua breve, ma intensa testimonianza.
16 MARZO 2018. 11° piano del policlinico A. Gemelli.
Signora lei sa bene che durante l’intervento il cuore del suo piccolo potrebbe cessare di battere.. É un rischio ed è bene che lei ne sia al corrente
Queste furono le parole del giovane medico che mi visitò quella mattina. Ero incinta di 13 settimane.
Ora vada giù, faccia la linfoscintigrafia per individuare il linfonodo sentinella, poi eco mammaria ed eco ostetrica“. L’ intervento era fissato per le 14.30.
Quando mi fecero l’ ecografia ostetrica la ginecologa mi guardò, avevo gli occhi lucidi. Amavo alla follia quell’esserino millimetrico che cresceva dentro di me. Cresceva lui, ma cresceva pure un nemico silenzioso, che già stava mettendo per bene le sue radici. La dottoressa stampò la foto del mio piccolo e mi disse:”Questa sarà la tua forza. Tienilo con te sul comodino“. Così feci. Ero digiuna dal giorno prima e sul comodino avevo solo una Corona del Rosario e la foto del mio scricciolo. La mattinata trascorse tra messaggi su WhatsApp e preghiera. Tanta preghiera. Ringraziavo e lodavo Dio anche per quella situazione. Non avevo paura. Ero in buone mani. Dal momento del test di gravidanza positivo sapevo che Dio mi stava donando una seconda possibilità.
Ricordo perfettamente anche la sala operatoria. L’anestesista mi disse che la mia sarebbe stata un anestesia diversa. Un po’ meno “delicata”, c’ erano farmaci che in gravidanza sono controindicati e non poteva somministrarmeli. Gli risposi che ero nelle loro mani. Mi fidavo. Ero serena. Arrivò il prof. Franceschini. Una carezza sul viso e andò a prepararsi. Intanto chiacchieravo con il resto dell equipe. Erano due donne e un ragazzo. Fu lui a mettermi la mascherina. Mi girava la testa, ma in in attimo mi addormentai. L’intervento andò benissimo. Il post un po’ meno. Tornai in camera alle 20 circa. L’ ospite indesiderato era stato sfrattato. Lui e altri tre noduli. Carcinoma duttale infiltrante multifocale. Questa la sua carta d’identità. È trascorso esattamente un anno dalla mia rinascita. Fatta la radioterapia, continuo ora con “l’antipatica” terapia antiormonale.
Io e il gladiatore Pietro Maria siamo qua contro ogni pronostico. Contro tutti i medici che mi consigliavano l’ interruzione di gravidanza. Lui è un bambino fantastico, meraviglioso e soprattutto sta bene grazie a Dio.
Durante questo periodo, ho sperimentato più volte l’ immenso Amore del Signore  e l’ amore meraviglioso delle persone che mi sono rimaste vicine. Ho conosciuto l’ amore, il rispetto e la comprensione del personale medico, infermieristico, ausiliario e i volontari dell’associazione Susan G. Komen Italia, che operano all’interno del policlinico A. Gemelli di Roma. A loro dobbiamo la vita. Loro che con la mano di Dio si prendono cura di tutte le donne. Nessuna esclusa.  A chi mi chiede se sono guarita, rispondo: “no“. Ne avrò ancora per molto tempo. Ma le donne in rosa lo sanno che non possono abbassare mai la guardia. E amano la vita in modo esagerato. Il cancro non mi fa più paura. Davvero.
É un nemico che si nutre della paura e della tristezza. Non ho assolutamente nessuna intenzione di dargliela vinta. Qua si lotta senza nessuna riserva. Sono grata a Dio del dono della vita, oggi e sempre. ❤️
Ps. Guardate un po’ la perfezione del mio piccolo “grumo di cellule” a 13 settimane di gestazione. Sarei voluta morire io piuttosto che sacrificare la sua di vita.
Raffaella M.

Sotto il melo ti ho svegliata

Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

Questi versetti sono un meraviglioso inno alla donna. Un inno alla sua femminilità. Perché affermo questo? Il melo è segno dell’albero dell’amore. Capite ora perché il frutto proibito di Adamo ed Eva nell’iconografia e nell’arte è spesso rappresentato come una mela. Ci sono varie ipotesi. Questa è una delle tante. Sotto il melo ti ho svegliata. Nel segno dell’amore, amata mia, nella nostra intimità d’amore, tu hai preso coscienza di chi sei. Nella relazione intima e profonda con me, una creatura complementare e diversa, con un uomo. Nel momento dell’intimità, vissuta in un abbandono autentico d’amore, la donna è pienamente se stessa. E’ libera di essere se stessa e di lasciarsi abbracciare dallo sguardo di meraviglia dell’uomo che la fa sentire bella per quello che è e per come è fatta. Attraverso il suo corpo la donna esprime tutta la sua capacità di accoglienza. La donna nell’intimità vissuta nella verità d’amore scopre che l’essere accogliente non la rende vulnerabile, ma la rende pienamente se stessa. Là, dove ti concepì tua madre. Un altro rimando meraviglioso alla grandezza della donna che nello scoprire la sua piena identità, nel generare se stessa, diventa generatrice di nuova vita. La vita si forma nel grembo della donna. L’utero diventa luogo santo e luogo di creazione. Oggi, che la maternità è vista come un intralcio alla realizzazione della donna, il Cantico richiama fortemente su questo punto. Donna se vuoi essere realizzata, se vuoi essere pienamente te stessa, riscopri la tua capacità di farti accogliente per l’uomo e per la vita. Là, dove la tua genitrice ti partorì. Come momento conclusivo c’è la nascita. La vita che vede la luce e diventa luce per il mondo. Ogni nuova vita è motivo di speranza per il mondo. Quindi tre immagini fortissime. Tre valori fortissimi legati tra loro e alla femminilità della donna. L’atto sessuale come momento d’amore e come risveglio della persona stessa. La donna come luogo dove si concepisce la vita. Infine la donna come luogo dove si annuncia la nascita. Questo è l’uomo che lo canta alla donna con meraviglia e stupore. Come per dire: Tu sei questo amata mia. Lo dice con grande ammirazione. Vede nella donna una grandezza che lui non ha. E la canta. Ne è affascinato e attratto irresistibilmente. In te amata mia cara c’è il luogo dell’amore e la sorgente della vita. Non a caso la creatura più bella e più grande è Maria, una donna, una donna pienamente donna. Come scrive Dante nel Paradiso: la più umile e la più alta di tutte le creature. Già! E’ la più grande proprio per essere stata donna fino in fondo. Ha accolto la vita in sè. Si è fatta grembo per dare alla luce il Figlio di Dio. Di nuovo un richiamo a Genesi. Di nuovo una nuova redenzione e guarigione del peccato originale. In Genesi tra le conseguenze che Dio preannuncia alla donna c’è anche: Partorirai con dolore. Qui non è più così. Qui non è più qualcosa da temere, ma da accogliere con gratitudine e gioia per riscoprirsi pienamente donna. Per riscoprirsi la creatura più bella che ci sia. Come ebbe a dire Papa Francesco nel 2017:

La donna è l’armonia del creato. La donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel creato. Mi piace pensare che Dio abbia creato la donna perchè noi tutti avessimo una madre. E’ la donna che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza, che fa del mondo una cosa bella.

Capitemi bene! Non voglio certo dire che la donna deve stare solo in casa tra fornelli e panni da lavare. Sia chiaro! Non deve però sacrificare ciò che è per qualcosa che conta e vale di meno. Ci sono tante professioniste donne nel mondo del lavoro che sono anche mogli e madri. Proprio perchè sono mogli e madri portano una ricchezza nella società in cui vivono e nella loro professione che solo loro possono portare in quanto pienamente donne.

Giovanni Paolo II spiegava benissimo questa verità nella sua Lettera alle donne del 1995:

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Antonio e Luisa

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Il nostro matrimonio è terra santa

Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”.
Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.
Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”.

Questo brano è tratto dalla liturgia di oggi. Si tratta dell’Esodo. C’è un concetto molto importante. Il concetto di terra santa, di luogo sacro, di luogo dove è presente Dio stesso.

Il nostro matrimonio è tutto questo. E’ terra santa e luogo sacro. L’ho capito quando mi sono sposato. Nella relazione con la mia sposa mi devo togliere i calzari. Lei è un’alterità diversa da me. In lei c’è un mistero, in lei c’è la presenza di Dio, il suo corpo è tempio dello Spirito Santo. E’ una figlia prediletta di Dio e sposa di Cristo in virtù del Battesimo. Merita rispetto. Non so tutto di lei, non capirò mai tutto di lei. Merita che io mi accosti a lei con delicatezza. Quante volte ho cercato di imporre le mie idee, il mio modo di pensare, la mia volontà. Quante volte ho pensato che lei dovesse essere come io volevo, o che dovesse comportarsi come io credevo. Questa è una delle tentazioni più pericolose, soprattutto all’inizio del matrimonio. Quante volte non mi sono tolto i calzari, ma al contrario sono entrato come padrone nella vita della mia sposa. Quante pressioni, quante prepotenze e quanti ricatti. Musi lunghi e assenza di dialogo. Ma l’amore non è questo, non è prendere possesso dell’altro per farne cosa nostra. Questo è l’egoismo che distrugge l’amore. L’amore è un incontro, l’amore è un accogliere una persona e darsi a quella persona.

Questo si capisce col tempo, con l’esperienza di vita insieme, con i successi e i fallimenti. Si capisce soprattutto restando uniti a Gesù. Gesù che su quella croce ha rivelato la vera essenza dell’amore. L’amore iniziale, almeno il mio, nascondeva tanto egoismo. Come dice Fabrice Hadjadj per amare davvero dobbiamo prima morire, poi immergerci nel sepolcro e infine risorgere. Posso testimoniare che è proprio così. Ho dovuto morire a me stesso, al mio egoismo, al mio infantilismo e al mio egocentrismo. Ho dovuto capire che lei mi apparteneva, non per farne ciò che volevo, ma per camminare verso Cristo, per imparare a servire, e per spostare il centro delle mie attenzioni verso il prossimo. Lei era un’opportunità che Dio mi donava. Sono dovuto scendere nel sepolcro. Ho dovuto capire, mettere in discussione, faticare e infine guarire. Solo dopo aver vissuto la morte e il buio della crisi, solo allora si può risorgere ed amare veramente. Certo con tanti limiti e ricadute. Ora però conosco la strada. Ora riesco ad entrare in punta di piedi nella vita della mia sposa e meravigliarmi del mistero che c’è in lei. Mistero che è sempre una nuova opportunità di crescere ed amare. Un mistero che apre all’eterno e all’infinito di Dio.

C’è un momento che ho avvertito forte questa verità. Anzi quattro momenti: il parto dei miei figli. Quando sono entrato in sala parto mi hanno fatto indossare i copriscarpe. Si tratta di quei sacchettini azzurri da mettere sopra le scarpe per non introdurre sporco. Ecco indossandoli mi sono sentito come Mosè quando si è tolto i calzari. Stavo calpestando un terreno sacro. Stavo calpestando il terreno dove la mia sposa stava dando alla luce il frutto del nostro amore. Un amore sacro e benedetto nel sacramento del matrimonio. Un amore diventato capace di renderci partecipi della creazione. Un amore davanti al quale non posso che inchinarmi e nel quale riconoscere qualcosa di grande che va oltre le mie capacità e la mia comprensione.

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Antonio e Luisa

Abbracciare la croce è vivere l’avventura. La storia di Laura.

Questo blog mi costa impegno e fatica. Ci sono giorni che più di altri mi ripagano con il centuplo in gioia, gratitudine e speranza. Due giorni fa è stato uno di quelli. Ricevo una mail dove Guido mi propone un libro. Anzi mi racconta la storia che lo ha visto direttamente coinvolto. E’ una storia di circa trent’anni fa. E’ la storia di due fidanzati che vivono una relazione d’amore a distanza. Lui di Roma, lei di Ferrara. Si scrivono tante lettere (non c’erano ancora gli smartphone) dove raccontano di loro, di quello che accade nelle loro vite e di Dio. Lei si ammala. Lui l’accompagna nei suoi anni di malattia fino alla morte. Lei vive questi anni affidandosi completamente a Dio. Viene dichiarata Serva di Dio e viene aperta la causa di beatificazione. Guido ha raccolto le lettere che si sono scambiati e ne è nato un volume, Lettere di una fidanzata edito da Ave Editrice, che mostra tutta la bellezza e la profondità di questa ragazza. Io devo ancora leggerlo, ma ho chiesto a Guido di presentare questa opera, lui che ha vissuto direttamente, da fidanzato, questa bellissima storia d’amore e di santità.

Ho conosciuto Laura, in un ritiro a Spello. Ne è nata subito una simpatia istintiva, insieme ad un’intesa profonda sul modo di vedere la vita. Dopo Spello  abbiamo cominciato a scriverci, dal momento che abitavamo in città diverse. A un anno di distanza ci siamo rivisti a Spello e ci siamo messi insieme. È stato un fidanzamento un po’ particolare, fatto di incontri mensili, telefonate periodiche e soprattutto tante, tantissime lettere: almeno due a testa ogni settimana, oltre alle riflessioni sparse, raccolte in diari destinati alla reciproca lettura. In questo rapporto di amore Laura ha percepito fin dall’inizio la presenza di Dio. Una presenza amica, coinvolgente, capace di trarre da ognuno di noi risorse che neppure immaginavamo: pensieri, sentimenti, idee, determinazione, coraggio e fiducia. Risorse che ci sono servite quando Laura ha scoperto di essere gravemente malata. Detta così potrebbe sembrare una storia triste, ma chi avrà la curiosità di dare uno sguardo alle lettere e pagine di diario, recentemente pubblicate, vi troverà una molteplicità di riflessioni e sentimenti che non lasciano neutrali, l’entusiasmo di una persona giovane, il suo modo di affrontare la paura, il discernimento tra desideri, fede e vita reale. Soprattutto vi troverà un’esperienza di amore vissuto fino in fondo, come donazione sincera all’altro, quale vera esperienza del Dio Amore che ha guidato Laura in percorsi anche difficili, fino a desiderare di desiderare la volontà di Dio qualunque essa fosse, fino a riportare in un suo diario la scritta “abbracciare la croce = vivere l’avventura”.  Là dove l’amore si fonde con la fede. Oggi la gente non ama o ama poco perché ha paura di dover rinunciare a qualcosa. In questo senso Laura rappresenta un esempio emblematico di amore privato di tutte le sicurezze, che vive in piena generosità sincerità, fedeltà alle promesse, apertura e rispetto dell’altro, e supera condizioni veramente difficili. Alle prese con una malattia inesorabile siamo spesso tentati di pensare che nessuno possa mettersi nei nostri panni, e lo stesso Dio, che ci ha creato e sa come siamo fatti, sembra così lontano. Pensiamo ai nostri progetti, e siamo preoccupati che il male fisico ci possa far perdere tutto. Come ogni persona normale, Laura si è trovata alle prese con la paura, ma questo non ha influito sul convincimento  profondo che Dio non c’entrava niente con il suo male, e che anzi Dio era l’unica strada per dare una senso nuovo alla propria vita pur così insicura. La fiducia profonda nella capacità di Dio di trasformare il male in occasione di bene, la costante percezione dell’affetto di un Papà che non vediamo, ma di cui avvertiamo la continua vicinanza, anche quando non capiamo il motivo di certe sofferenze, il senso di responsabilità di voler corrispondere appieno alla volontà del Padre, danno contezza di una fede profondissima, che arriva a credere senza capire. Certo una ragazza di vent’anni, in quelle condizioni, che mette per iscritto, nero su bianco, la propria gratitudine a Dio, e afferma di sentirsi fortunata, amata in modo particolare, apre uno spiraglio sul mistero insondabile e trascendente che circonda la natura umana. La serena sopportazione di una grave e continuata sofferenza fisica e spirituale che, pur immeritata ed apparentemente ingiustificata, viene accolta con espresso convincimento che essa rappresenti una imperdibile occasione di Bene tangibile, costituisce, a mio parere, un’autentica virtù eroica. Il testamento spirituale di Laura, redatto nei giorni direttamente precedenti alla sua scomparsa, rappresenta la sintesi di tutto quello che Laura è stata e ha creduto.

Signore Dio

ti ringrazio dei doni bellissimi che mi hai fatto in questi quasi ventiquattro anni di vita: ti ringrazio prima di tutto della vita che mi hai donata e che io amo; ti ringrazio perché ti sei fatto conoscere a me e mi sei padre, un padre fedele che non mi abbandona; ti ringrazio per la famiglia in cui vivo dove si respira il tuo amore, ed infine ti ringrazio perché attraverso il bene del mio fidanzato mi fai sentire quanto mi ami. Signore, nella mia breve esistenza ho capito che la vita è un cammino duro, seminato di difficoltà, ma che tu non operi che il bene dell’uomo ed ho imparato anche che le situazioni apparentemente più critiche, la perdita di una gamba, due lunghe e pesanti chemioterapie, la perdita momentanea dei capelli…, colloqui duri con medici, se vissute con uno spirito di affidamento, possono trasformarsi in momenti di vera grazia, animati da quella libertà e da quella sicurezza di chi non ha più paura perché ha riposto tutta la sua fiducia in te. È così Signore che mi sei venuto incontro e mi aiuti da due anni a questa parte a convivere con una salute precaria; che hai raffinato l’amore tra me e il mio fidanzato in un crogiuolo di sofferenza fisica e spirituale… e continui a darmi, giorno dopo giorno, il sostentamento necessario e, nei momenti migliori, la speranza e la voglia di lottare e di sognare cose buone per la mia vita e per quella degli altri. Ti prego, Signore, aiutami ogni giorno a sorridere alla vita che mi viene donata, insegnami a sapermi sempre più distaccare da me, per accogliere con amore e delicatezza il dono degli altri che sono il riflesso della tua presenza. Aumenta Signore la mia fede, rafforzala, perché senza il tuo sostegno tutto è così difficile; conserva la mia serenità e il mio ottimismo naturale; aiutami Signore ad incarnare sempre più ogni giorno della mia vita la mia chiamata e la tua volontà, ma soprattutto Signore fa’ che i miei occhi rimangano sempre attratti da ciò che veramente conta, e che è la certezza del Regno, dell’eternità insieme a te, rispetto alla quale tutto ciò che è terreno è effimero ed è cosa di poco conto. Dona serenità e pace, Signore a chi mi vuole bene, in modo particolare al mio fidanzato, a coloro che io non amo abbastanza, a chi soffre nella malattia e nello spirito, a chi è dedito al tuo servizio nella Chiesa come ministro e battezzato, a chi ti cerca, a chi non ti ha ancora incontrato. Amen.

Il capolavoro conclusivo di Laura ci convince che è possibile vivere davvero ciò che si ama e si crede, che i santi sono come noi, provano le nostre paure, le nostre sofferenze, e si esercitano ogni giorno per trasformarle in occasioni di bene verso gli altri e verso Dio.

Guido Boffi

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Un caffè per uscire dal deserto

Voglio soffermarmi un attimo su quello che ha significato concretamente per me avere il sostegno della mia sposa nel deserto. Anche io ho dovuto attraversare deserto. L’ho attraversato prima del matrimonio e anche dopo. Ci sono momenti in cui ti senti solo. Momenti in cui ti senti mancare le forze e non trovi gioia in ciò che fai. Momenti dove la famiglia sembra un peso più che una ricchezza. Ci sono passato anche io diverse volte. Spesso sono state piccole crisi. Crisi superate senza grossi problemi. Una volta però la crisi è stato molto profonda. Non è stato per nulla facile affrontarla e vincere. Senza il sostegno della mia sposa avrei probabilmente  fallito. Invece mi è servita per crescere come uomo, come marito e come padre. Certo che pazienza e che amore ha dimostrato la mia diletta (per usare un’espressione del Cantico). Ero sposato con Luisa da circa tre anni. Avevamo avuto già Pietro e Tommaso. Erano molto piccoli ed erano nati a pochi mesi l’uno dall’altro. Mi sono sentito oppresso e inadeguato. Ho cominciato a sentire la casa e la famiglia come una prigione. Ho cominciato a stare spesso fuori casa, a trovarmi attività che mi impegnassero e a lasciare Luisa spesso da sola. Quando ero in casa ero freddo e distaccato. Mi comportavo davvero male. Luisa non ha mai smesso di sostenermi. Aveva tutto il diritto di arrabbiarsi con me. Non lo ha fatto. Mi ha sempre fatto appoggiare a lei. Ha capito che in quel momento era lei la più forte dei due e non si è tirata mai indietro. Aveva capito che stavo attraversando il mio deserto. Sapete qual è uno dei gesti d’amore più belli  che mi ricordo di aver ricevuto da mia moglie? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. La trattai male, come altre volte durante quel periodo di crisi,  su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato, un amore che se ne fregava dell’orgoglio e che se ne fregava di chi aveva ragione o  torto. Con quel gesto mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo. Quello è stato un momento di svolta. Da lì, con l’aiuto della mia sposa, sono riuscito ad uscire dal deserto.

Antonio e Luisa

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Sposarsi per servire, non per essere serviti.

Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Vi ho riportato l’ultima parte del Vangelo che ci offre la liturgia di oggi. Lo stavo leggendo, come spesso mi capita di fare, nel silenzio della chiesa vuota, davanti al tabernacolo. Ho subito trovato un forte richiamo al matrimonio. In particolare alla promessa matrimoniale. Io non mi sono sposato per essere onorato ed amato. Certo lo desidero, ma non dipende da me. Io mi sono sposato per amare ed onorare la mia sposa.  Ho promesso questo, null’altro. Questo si che dipende da me. Certo anche la mia sposa ha promesso di onorarmi ed amarmi. Questo è però il suo impegno, non il mio. Non è la stessa cosa. Cambia prospettiva. Non mi concentro su ciò che fa o non fa lei, ma su quello che faccio o non faccio io. Io ho promesso di servire. Non mi sono sposato per essere servito, ma per servire. Non ci si sposa per essere amati, ma per amare. Capite bene che se non ci si sposa con questa convinzione il matrimonio sarà un sicuro fallimento. La mia sposa non sarà mai all’altezza di riempire in pienezza quel desiderio di amore infinito che ho dentro. Non può farlo. Non posso metterle sulle spalle questo peso che non può portare. Non può una creatura finita, imperfetta e mortale riempire un desiderio di infinito. Anche solo per il fatto che muore. Invece dove posso trovare l’infinito? Lo posso trovare nel farmi servo per amore della mia sposa. Lo posso trovare nel dono. Solo dando tutto posso trovare l’infinito che è Dio. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Solo morendo a me stesso posso risorgere come nuova creatura capace di amare davvero. Solo così potrò vedere Dio nella mia vita.  Sentire il suo amore e la sua presenza nella mia vita. Accrescere la fede e la speranza che la vita non avrà fine. Siamo nati e non moriremo mai più (ci insegna la storia di Chiara Corbella). Ecco che il senso di tutto non può essere Luisa, la mia sposa. Lei è troppo fragile ed imperfetta. La distruggerei se pretendessi che lei fosse la risposta a tutto. Lei è però colei che mi conduce al tutto, alla pienezza. Facendone il centro delle mie attenzioni e del mio amore. Per questo lo sposo e la sposa che vivono il dramma dell’abbandono e restano fedeli non sono sposi falliti. Al contrario possono continuare ad amare ed onorare il loro coniuge come hanno promesso. Nella sofferenza della croce e nella lontananza, certo, ma il loro matrimonio non è fallito. Perchè nel farsi servi dell’amore si stanno avvicinando sempre più alla pienezza e all’infinito amore di Gesù. Per questo possono avere più pace nel cuore di chi ha una relazione “felice”, che però conta solo sulle sue forze e sulla forza di quella relazione che non può profumare di eterno, ma solo di umano;  quindi destinata a finire.

Antonio e Luisa 

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L’amore non si può insegnare ma solo testimoniare

Oggi festa del papà voglio scrivere due parole sul rapporto tra padre e figlia. Io ho la grazia di aver quattro figli per casa. Solo una di questi è femmina. Maria, la mia terza. Oggi ha 12 anni. Ho una grande responsabilità come genitore maschio nei suoi confronti. Io sono per lei il primo e più importante confronto con il mondo maschile. C’è un rapporto molto stretto tra di noi. Cerca coccole, conferme, tenerezza. Cerca sicurezza e regole. Io che sono il primo ad avere mille dubbi, mille fragilità e mille insicurezze, visto con i suoi occhi sono un super uomo. Sono quello che fa le cose giuste e che protegge la famiglia. Ne è così convinta che quando sbaglio e per nervosismo o rabbia la tratto male, leggo la delusione, e quasi la paura di perdere certezze, nel suo sguardo. Non capita spesso, ma è successo. Per questo è importante ammettere gli errori, anche con i figli. E’ giusto far notare i comportamenti sbagliati. L’educazione è anche correzione. Non è giusto invece che la nostra incapacità, la nostra frustrazione e la nostra povertà ricada sui figli. Chiedere scusa è il più importante e forse l’unico modo che può colmare la distanza e rassicurare che nulla è cambiato. E’ importante che mia figlia comprenda alcune importanti lezioni e che le assimili. Non sono concetti che posso insegnarle con discorsi o filippiche. Sono verità che può assimilare quasi per osmosi dal mio comportamento.

E’ importante capisca che io sono suo padre, ma che c’è un altro Padre che la ama molto più di quello che riuscirò mai a fare io. E’ importante che capisca che lei è preziosa e merita rispetto. Lei ha una dignità che nessun uomo ha il diritto di calpestare.

In me comprende il Padre

Dio è Padre. Come si può spiegare questo a dei bambini? Non si può. Si può solo mostrare cosa significhi e come si concretizza l’amore paterno di Dio. Per il figlio, in questo caso maschio o femmina non fa differenza, l’idea di Dio è molto influenzata dal rapporto che instaura con il papà. Un padre violento o che non è capace di incoraggiare il figlio porterà il figlio a pensare a Dio con paura e non con fiducia. Un padre incapace di amare il figlio sempre, ma che condiziona l’amore al comportamento o ai risultati del bambino, facilmente porterà il piccolo a farsi un’idea di Dio come qualcuno sempre pronto a giudicare e a condannare. Queste sono convinzioni che si radicano nella profondità delle persone. Convinzioni che anche da adulti è molto difficile modificare. Mi rendo conto di questa grande responsabilità che mi è stata affidata da Dio stesso. Nel matrimonio sono consacrato ad essere educatore dei figli, consacrato a riconsegnarli a Lui. E’ un vero è proprio ministero. Per questo è importante chiedere scusa quando si sbaglia. Chiedere scusa a loro e a Gesù. Perchè capiscano che il Padre che tutto può e che non sbaglierà mai è solo Dio.

Da me comprende la sua preziosità

Questo secondo punto non è meno importante del primo. Di questi tempi, forse, è anche più urgente e necessario. Lei deve comprendere da me come una donna deve essere considerata, curata e rispettata da parte di un uomo. E’ importante certamente come io mi rapporto con lei. E’ importante quanto io riesco a darle tenerezza, la giusta parola, mi accosti a lei con la sensibilità dovuta e tutte queste belle e giuste cose. Ma c’è qualcosa di altrettanto importante che lei osserva e di cui si nutre. Lei guarda come io tratto sua madre, la mia sposa. Lei osserva tutte le volte che ci abbracciamo, tutte le volte che ci baciamo, tutte le volte che  alla sua mamma faccio un complimento, che la ascolto, che la vedo stanca e cerco di fare di più per sollevarla da qualche impegno. Lei guardando me e Luisa si sta costruendo una sua idea precisa di come dovrà essere la persona da amare. Si sta facendo un’idea di cosa significa amare e essere amati. Si sta costruendo una consapevolezza di quanto sia preziosa in quanto donna. Spero e prego affinché l’amore che cerco di mostrarle ogni giorno, insieme all’amore di cui è spettatrice  tra me e Luisa, possa aiutarla a non svendersi a uomini che non hanno nessuna intenzione di amarla, ma solo di usarla. Spero che possa comprendere che nessuno merita il suo dono totale  se non chi mostra di volersi donare a sua volta totalmente a lei nel matrimonio.

Per concludere vi lascio un breve video che solo attraverso lo sguardo di una bambina mostra senza bisogno di parole cosa prova una bambina per il suo papà. Un video di Shoek, un rapper cristiano, che è diventato virale circa un anno fa proprio per la forza e labellezza del messaggio.

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Antonio e Luisa

Il magnificat degli sposi

Ho la fortuna di conoscere una persona fuori dal comune. Perchè fuori dal comune è colui da cui si lascia docilmente guidare. Si tratta di Cristina Righi. Chi la guida è naturalmente lo Spirito Santo. Segue con suo marito Giorgio tantissime coppie di fidanzati e di sposi, è madrina di battesimo di circa 50 bambini, scrive libri, macina chilometri in giro per l’Italia, propone percorsi di guarigione e preghiera. I frutti del suo impegno sono tanti e abbondanti. Ora ho scoperto che scrive anche canzoni. Due giorni fa Cristina mi invia un messaggio con un link. Lo apro, è un video musicale. Leggo il titolo: Magnificat degli sposi. Il testo è suo. La musica di Marco Mammoli. Magari non vi dirà nulla questo nome, ma tutti sicuramente conoscete una sua canzone. Ha scritto infatti l’inno della GMG del 2000. Quella di Roma. Ha scritto Emmanuel, un canto che evoca ricordi meravigliosi ad una generazione intera di cristiani. Inizio ad ascoltare e resto affascinato. Il testo è davvero bello. Soprattutto è vero. Leggetelo e poi ascoltate la canzone. Ne vale la pena.

MAGNIFICAT DEGLI SPOSI

L’anima di noi sposi, magnifica il Signore

Perché in ogni istante, è presente il Salvatore.

Ha guardato sin dall’inizio, alla nostra poverta’

Ed ha messo nei nostri cuori, una reciproca gratuità

Ha fatto grandi per noi le cose, ed altre ancora in noi farà

Perché mai l’ombra di sfiducia, del suo tesoro faccia dubitar

Ha distrutto in noi superbia, per generare concordia

ricolmando i nostri cuori, con la sua Misericordia.

Rit. Ci soccorre costantemente Senza perdere mai lo sguardo

Per condurci gioiosi al nostro, traguardo

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Non ci sono potenti ma troni di doni

da darsi a vicenda, ora e in eterno

di bene ci colma e ci accompagna

di noi ogni cosa lui sa già.

Bisogno reale e il necessario,

È tutto colmato in chi ci ha creato

lusinghe striscianti dell’avversario

non cedo c’è lui, ci porta per mano

Rit. Ci soccorre costantemente Senza perdere mai lo sguardo

Per condurci gioiosi al nostro, traguardo

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Ci soccorre costantemente Senza perdere mai lo sguardo

Per condurci gioiosi al nostro, traguardo

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

Come aveva promesso il giorno, del nostro sì

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Trasfigurate il vostro matrimonio

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Oggi il Vangelo ci propone la trasfigurazione. Non a caso questa Parola è posta durante il periodo di quaresima. La quaresima è un periodo fecondo. Non è solo rinuncia. Non servirebbe a nulla. La rinuncia è buona quando permette di fare posto. Quando è feconda. Quando ci permette di rigenerare qualcosa che abbiamo forse un po’ perduto. Non vale solo per la persona, vale anche per la coppia. Noi abbiamo bisogno di fare spazio nel nostro cuore per aprirci di nuovo alla meraviglia che siamo. Si perchè la coppia di sposi è una meraviglia. Se non siamo più capaci di scorgere questa meraviglia forse è davvero giunto il momento di salire sul monte. Lo so! La nostra vita è un casino. Figli piccoli o figli grandi, lavoro, impegni, scadenze, burocrazia. Non c’è tempo! E poi litigi, nervosismo, stress, crisi. Cominciamo ad avere qualche dubbio che la nostra famiglia sia poi così meravigliosa. Cominciamo a vedere solo i difetti. Guardiamo con invidia altre coppie o altre famiglie che ci sembrano perfette. Fermatevi. Voi siete una meraviglia! Non ci credo che non si possa trovare un momento per fermarsi e guardarsi negli occhi. Fermarsi per raccontarsi quanto per noi sia importante la presenza dell’altro/a. Fermarsi per pregare insieme. Fermarsi per riscoprire quell’emozione che provoca la vicinanza dell’altro/a e il suo sguardo che si posa su di noi. Non sono romanticherie e tenerume da ragazzini. E’ ciò di cui abbiamo bisogno per riscoprirci belli e belli insieme. La quaresima deve essere il tempo della rinuncia, dei fioretti. Fatene uno per voi. Fatene uno davvero gradito a Dio. Rinunciate alla vostra mania di fare tutto e di avere tutto sotto controllo. Lasciate i vostri figli qualche volta ai nonni o a una baby sitter. Lasciate anche un po’ di disordine per casa e cancellate qualche impegno se necessario. Trovate tempo per voi. Uscite, guardatevi, parlatevi non solo delle cose da fare o da comprare, trovate tempo per la vostra intimità. Fatelo per il vostro matrimonio. Fatelo per i vostri figli. Fatelo per la vostra vocazione. Allora si che la vostra relazione tornerà meravigliosa e l’amore sarà trasfigurato. Un’esperienza di cielo sulla terra. Esattamente come è stato per i tre apostoli.

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Antonio e Luisa

Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto?

Entriamo ora nell’ultima parte di questo bellissimo Canto d’amore. Entriamo nell’Epilogo. L’Epilogo è posto a conclusione di tutto il Cantico e richiama quello che è stato detto fino ad ora. Viene rivisto tutto con immagini molto dense e forti per sigillare nella nostra mente e nel nostro cuore quello che abbiamo meditato in questo lungo e meraviglioso percorso. Un percorso che non è di Salomone e della Sulamita, ma di Antonio e Luisa. Ognuno metta il proprio nome perchè è la storia d’amore di ogni coppia che desidera vivere un matrimonio pieno, un matrimonio come Dio desidera per noi.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?

L’Epilogo è molto breve, sono solo pochi versetti che ci permettono però una chiave di lettura fondamentale. C’è subito un rimando al terzo poema. Ricordate? Allora era solo lei che saliva dal deserto per incontrare il suo sposo. Qui è appoggiata e sostenuta dal suo sposo. E’ il coro che sta parlando. C’è un sottinteso che va esplicitato. Salire dal deserto significa camminare verso Gerusalemme. Gerusalemme è posta in alto e tutto intorno è circondata da un ambiente desertico. Non è chiaramente detto, ma gli esegeti sono concordi. L’immagine è molto bella. I due sposi che si incamminano insieme verso Gerusalemme, verso Dio. Lui la sostiene nel percorso. Non è più sola. Il deserto, come abbiamo già approfondito in precedenza, è luogo di solitudine, di aridità, di sofferenza e anche di morte. I due stanno uscendo dal deserto, stanno andando verso la Città Santa, verso un luogo pieno di vita. Stanno andando verso il luogo che è dimora di Dio stesso. Ci vanno insieme. Lei è appoggiata a lui, ma anche lui è appoggiato a lei. Stanno uscendo dalla solitudine in cui si trovavano, lo fanno insieme, abbracciati,  per dirigersi verso la pienezza. Questa è un’immagine molto aderente a ciò che è la coppia e al significato del matrimonio.

Cosa vi ricorda anche questo versetto? Ricorda Genesi. Appoggiarsi significa cercare nell’altro un aiuto. Io mi appoggio perchè trovo in lei/lui il mio aiuto.  In Genesi troviamo scritto:

Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».[…] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta
è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

In Genesi troviamo scritto che l’aiuto per l’uomo è la donna. Qui nel Cantico troviamo nuovamente (abbiamo già visto in precedenza un altro caso) il completamente di Genesi, la corrispondenza tra i due libri. Viene infatti scritto che il completamento della donna è l’uomo.

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Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra

Migliori amici l’uno dell’altra

Prima di proseguire con l’ultima parte del Cantico è importante soffermarsi su una parola: sorella. L’amato chiama la sua sposa, e lo fa diverse volte nel testo, sorella. Non è un caso. Insegna qualcosa di importante a noi sposi. Ci insegna che non basta ci sia attrazione e innamoramento. Serve anche un rapporto basato su un’amicizia profonda.

Partiamo da Amoris Laetitia, in particolare dal punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. 

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità, è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a, affinché il matrimonio sia costruito su basi solide, deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza. Ripeto il concetto: è importante che gli sposi siano i migliori amici l’uno dell’altra. E’ importante che il nostro sposo o la nostra sposa sia la prima persona con cui desideriamo confidarci e confrontarci. Bruttissimo segno quando confidiamo determinati pensieri ad altre persone e non al nostro coniuge. Fossero anche genitori o fratelli. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti. Una raccomandazione agli uomini. Quando vostra moglie vi racconta tutto di lei e di ciò che le accade, magari vi parla sempre delle stesse cose, non spazientitevi. Al contrario ringraziate Dio che lei abbia desiderio di farlo. Significa che vi considera la persona più importante. Ascoltatela, non chiede altro.  Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello

Un giogo che non imprigiona ma libera

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere. Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte. Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso. Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti, ma anche le vittorie e le gioie. Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi dei due tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione, ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro. Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è la vita eterna e l’abbraccio con Colui che ci ha condotto fino a se stesso.

C’è un’altra importante considerazione da fare. Essere legati allo stesso giogo ci rende per forza di cose partecipi della vita dell’altro. I suoi inciampi rischiano di far cadere anche noi. C’era una frase scritta da don Giussani che mi è rimasta impressa. Adesso non ricordo le parole esatte, ma il senso era chiarissimo: la santità passa dall’impegnarmi a fondo affinchè il mio coniuge trovi la sua santità. Non posso dire che ciò che riguarda la mia sposa non sia anche affare mio. Siamo legati allo stesso giogo quindi quando lei inciamperà dovrò sostenere il suo peso per non cadere a mia volta. I suoi errori, le sue fragilità, le sue mancanze d’amore non saranno motivo per rompere il giogo, ma al contrario saranno occasioni per sostenerla e amarla proprio attraverso quel giogo che è il mio amore fedele che le ho promesso.

Vi lascio con le parole di Tertulliano come augurio di sperimentare la bellezza di camminare insieme, legati allo stesso giogo, giorno dopo giorno:

Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?… Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un’unica osservanza, in un’unica servitù! Sono tutt’e due fratelli e tutt’e due servono insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito»  

Oh se tu fossi un mio fratello.

Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Questi sono i versi che concludono l’ultimo canto. Ora manca solo l’Epilogo. Il senso dell’immagine che ci viene offerta da questa parte del testo va colto tenendo presente quelle che erano le usanze del tempo. Ricordiamo che questi versi erano cantati durante i matrimoni. Quindi dove c’erano un promesso sposo e una promessa sposa che non erano ancora giunti all’incontro intimo. Il Cantico racconta in modo molto poetico ma anche esplicito l’intimità tra gli sposi. In questo caso no, lo prefigura solo. Cosa significa prefigurarlo? All’epoca tra la promessa nuziale e lo sposalizio vero e proprio passava circa un anno. In questo arco di tempo non potevano esserci manifestazioni affettive tra i futuri sposi. Se c’erano dovevano essere molto limitate e caste. L’amata del Cantico sta esprimendo tutta la sua impazienza, brucia di desiderio verso il suo amato. Lo desidera fortemente, ma questo non le impedisce di attendere il momento giusto per essere del suo amato. Certo lo fa sicuramente perchè era molto forte la condanna sociale per quelle donne che avevano rapporti fuori dal matrimonio. Permettetemi una parentesi. Come non pensare a Maria. Molti non sanno che Maria con il suo sì ha rischiato davvero tanto. Maria era promessa a Giuseppe. Era in quell’anno dove era già promessa, ma non ancora sposa. Con il suo sì all’arcangelo Gabriele ha giocato la propria vita. Ha rischiato davvero la vita. Ha consegnato la sua vita a Dio. Giuseppe non solo avrebbe potuto ripudiarla, ma avrebbe potuto chiedere la sua lapidazione. All’epoca funzionava così. Dovremmo essere più consapevoli del coraggio e della fede dimostrati da Maria. Tornando ai nostri giovani del Cantico non c’era solo la possibile condanna sociale, c’era molto di più. C’era la consapevolezza che quel desiderio era certamente buono. Esprimeva un amore sincero e un innamoramento autentico. C’era però altresì la consapevolezza che l’unione intima tra i due sarebbe stata casta solo dopo il matrimonio. Perchè? Cosa accade nel matrimonio? Noi sappiamo, la Chiesa ce lo insegna, che nel matrimonio l’unione diventa sacra. Il noi dei due sposi diventa luogo sacro dove Dio ha posto la sua tenda. Dove c’è la presenza reale di Dio. I cuori e le anime dei due sposi, pur mantenendo la loro individualità, sono saldati dal fuoco dello Spirito Santo e diventano un cuore e anima sola. Solo allora l’intimità diventa casta cioè vera. Solo allora l’unione intima dei due sposi diventa autentico segno tangibile e concreto dell’unione delle anime e dei cuori. Solo allora quel desiderio espresso dall’amata trova una manifestazione che può aprire il cuore allo Spirito Santo e diventare gesto sacerdotale e sacro.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi

Forte come la morte è l’amore

Forte come la morte è l’amore. E’ uno dei passaggi più conosciuti del Cantico dei Cantici. Uno di quelli che ti restano impressi dentro, ma poi ti chiedi cosa voglia dire. Concretamente. Fino a qualche mese fa non avrei saputo dare risposta. Ho sentito di tante storie d’amore meravigliose. Sentirle non basta per crederci fino in fondo. Bisogna farne esperienza. L’ho fatta. Mio papà era malato da tempo. Si è aggravato negli ultimi tempi e due giorni fa purtroppo ci ha lasciato. E’ nato a vita nuova. Sembra una storia di malattia e di sofferenza, come ce ne sono tante. Sicuramente è anche questo. Ma non è solo questo. E’ una storia di un matrimonio vissuto fino in fondo. La storia di un matrimonio che ha cambiato i cuori dei miei genitori. Sono stati mesi difficili. Mesi in cui la malattia non ha dato tregua e piano piano anche la medicina ha dovuto arrendersi al male. Sono stati mesi però fecondi. Mesi che mi hanno dato tanto e spesso non ho potuto che contemplare la bellezza di un amore che si fa sguardo che si decentra completamente sull’altro e si fa desiderio di essere completamente per l’altro. Per spiegarmi meglio mi avvalgo di un passo del Vangelo. Gesù è sulla croce sta morendo, sotto di lui Maria e Giovanni.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Gesù vede la madre e il discepolo amato. Ma vi rendete conto? Gesù sta soffrendo come un cane, prova un dolore insopportabile. Il dolore del cuore è ancora più grande di quello del corpo. Sta morendo. E cosa fa? Guarda le persone che ha vicino. In un momento tanto difficile e drammatico ha ancora la forza per pensare agli altri, per decentrare l’attenzione da sè alle persone che ama. Noi sposi siamo chiamati ad amare così. E io l’ho visto realizzato nei miei genitori. Lui preoccupato non tanto dalla sua malattia quanto dal timore che mia madre senza di lui non avrebbe saputo stare dietro a tutte le incombenze burocratiche e più in generale stare dietro alla vita. Era uno spasso osservare come cercasse di istruire mia madre sulle tante scadenze da ricordare. Lei dal canto suo non ha smesso un attimo di curarlo e accudirlo con tanta tenerezza, pazienza e senza mai stancarsi. Era bellissimo guardarli. Ora lui non è più con noi e lei sta soffrendo la sua assenza, ma hanno vinto entrambi. Davvero l’amore è stato forte come la morte. Perchè la morte non ha vinto. La morte li ha solo separati per qualche anno. Sono sicuro che chi riesce a vivere un matrimonio così, un matrimonio che ti cambia profondamente e ti insegna cosa significa amare, ha vinto. E’ pronto per l’abbraccio eterno con Gesù. Saremo giudicati sull’amore e loro hanno saputo farlo crescere e maturare. Ora lui non è più qui con noi. E’ restata qui la sua casa, il suo conto in banca, la sua auto. Ogni bene materiale è ancora qui. Non si è portato nulla. C’è stato un momento ben preciso che ho avuto la piena consapevolezza di quello che si stava portando dietro. Alcuni giorni prima che morisse ho chiamato un frate. Il frate è venuto e gli ha somministrato i sacramenti. Oltre a me erano presenti mia sorella e mia madre. Abbiamo pregato con e per lui. E’ stato in momento illuminante e bellissimo. Un momento in cui la speranza annientava le tenebre della morte. Lì ho capito che stava offrendo a Dio ciò che poteva portarsi dietro. Era la sua famiglia. La sua sposa e il frutto del loro amore. Si stava portando dietro tutti gli anni passati con mia mamma, i momenti belli e quelli brutti. Si portava dietro la sua vittoria. Era riuscito ad amare la donna che aveva sposato per tutta la vita. Li guardavo e dentro di me nasceva sempre più chiaro un desiderio: essere capace di costruire con Luisa una relazione così, più forte della morte.

Antonio e Luisa

Attraversare il deserto per scoprire di essere uomo.

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.

Oggi non voglio soffermarmi su tutto il Vangelo. Solo su una parola. Il deserto. Il deserto è importante nel cammino spirituale delle persone. Almeno per la maggior parte di esse. Sicuramente per me lo è stato. Il deserto non è un luogo geografico. Il deserto è, prima di tutto, un’esperienza del cuore umano.  Una settimana fa ho iniziato il percorso dei 10 comandamenti. Un percorso che tanto bene ha fatto in tante città d’Italia. Padre Andrea ci ha lasciato con queste parole: Se credete che la vostra vita vada già bene così come è questo non è il vostro posto. Non siete ancora pronti. E’ proprio così. Il deserto si affronta quando si è pronti, quando si vuole una vita piena e non ci si accontenta più di una vita mediocre. Quando non ci si accontenta più di una schiavitù che garantisce cibo e un tetto sulla testa, come quella degli Ebrei in Egitto. Il deserto è presente costantemente nella Parola. E’ presenta nell’Antico Testamento. In tantissimi passaggi.  Il deserto è anche luogo di connessione tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra l’ultimo dei profeti  Giovanni il Battista e Gesù, colui che inaugura il nuovo regno.  Il deserto è luogo di purificazione, non solo di aridità e di sofferenza. La quaresima ci ricorda che il deserto può essere un’occasione di rinascita e di ricerca di senso. Il deserto è luogo dove fare finalmente i conti con se stessi. Il deserto è sentirsi bisognosi, ma senza avere nulla da dare in cambio. Il deserto è desiderio di senso, ma senza avere idea del perchè sei vivo. Il deserto è desiderio di essere amato con la consapevolezza di non meritare amore.

Una ricerca di senso, una ricerca di amore, ma dell’amore pieno ed autentico, non di surrogati che ne sono solo una pallida immagine. L’amore quello che nutre, che disseta, che una volta sperimentato non puoi farne a meno,  perchè non c’è nulla che sia altrettanto bello e grande, non c’è nulla di altrettanto autenticamente umano e divino.  Sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità di sfamarmi e dissetarmi da solo. Ho tradito la legge di Dio, di conseguenza ho tradito le persone e me stesso, l’ho fatto nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Per comprenderlo ho dovuto abbandonare le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta. Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura, ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola vuota, che nascondeva  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono finalmente aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo la possibilità di farlo. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Solo quando ho affrontato il deserto e ne sono uscito diverso e finalmente consapevole dell’amore sperimentando il perdono amorevole di un Padre tenero, solo dopo tutto questo, sono stato pronto e capace di amare la mia sposa. Benedetto deserto.

Antonio e Luisa

Adesso non è il momento. Parlare di sessualità ai figli. (seconda parte)

Un altro aspetto importante è prestare attenzione a non essere invadenti nei loro confronti. Quando arriva l’adolescenza, quindi, le cose si complicano…

«Sono Lulù. I miei genitori la sera mi fanno sempre le stesse domande, vogliono sapere sempre le stesse cose! E poi litighiamo per il mio modo di vestire, perché voglio uscire di più, fare più tardi come tutte le mie amiche. Così non possiamo andare d’accordo… Penso che se dovessi raccontare cosa mi passa per la testa non ce la farebbero ad ascoltarmi; ci provo da quando ero alle elementari, ma prima hanno avuto una crisi, poi dovevano ritrovarsi ed io ero quella che doveva sempre capire… E invece non li capisco proprio! Anzi, anche se avessi bisogno da morire non direi nulla perché penso che sono inaffidabili e pretendono solo di imporre regole».

Sono pensieri e reazioni tipiche di un adolescente. Ora, ancora di più di quando erano piccoli, diventa importante il ruolo di educatore dei genitori, il mettere a fuoco tutte le forme di comunicazioni esplicite ma anche e soprattutto implicite e non verbali che diamo ai nostri figli, perché in realtà, il modo dell’adolescente di porsi in relazione con il genitore, attraverso il quale poter avere un dialogo su argomenti che tocchino anche la sfera dell’emotività, dei sentimenti, della sessualità, è strettamente connesso alla nostra capacità di tenere aperto un dialogo con loro. Non possiamo pretendere che i nostri figli adolescenti ci parlino se noi non parliamo a loro. Quando parliamo di dialogo non ci si riferisce a frasi del tipo: “Come è andata a scuola? Come va con il tuo ragazzo, la tua ragazza? Perché sei triste? Cosa fai questa sera? Perché sei tornato tardi? Perché non hai ancora sistemato la tua stanza?” Solitamente frasi di questo tipo sono vissute dai ragazzi come fastidio, sofferenza. Con queste frasi si ottiene il risultato contrario, segnalano una mancanza di fiducia del genitore verso il figlio e quindi determinano una chiusura al dialogo. La vera comunicazione che dobbiamo essere capaci di aprire con i nostri figli deve essere proprio una comunicazione di natura emotiva, che ci permetta di capire cosa passa loro nella testa, passare con loro del tempo nel quale non si fa nulla di particolare se non stare insieme e cercare di aprire canali di empatia, di capire gli stati dell’umore, i sentimenti, comunicazioni sul sesso, infatuazioni, passioni, dolori, paure, …

«Cara Terry, mi domando quel giorno che siamo andate di corsa dal mio ginecologo come mai non mi fossi accorta di nulla, perché ero così distratta, così fuori dalla tua esperienza. Ho capito che non ti ho preparato per niente ad affrontare questo momento. Sono felice che tu abbia deciso di condividere con me la tua paura e sono rassicurata perché sono stata capace di aiutarti. Mi sento un po’ infelice per il mio e tuo silenzio. Forse possiamo stabilire una nuova regola: non lasciarmi fuori, ci sono tante cose che posso fare per te.».

A volte sapere come la pensiamo, quali sono le nostre paure, può “aiutarci ad aiutare”. Se con un bambino piccolo è importante mostrarsi sicuri, forti, con l’adolescente le cose cambiano e per entrare in dialogo autentico con l’adolescente bisogna saper aprire spazi di vulnerabilità, ammettere che non abbiamo tutte le risposte che essi cercano altrimenti le mamme per esempio, rischiano di assumere atteggiamenti di competizione con le altre mamme o peggio, con le figlie stesse, come se il vero senso materno consistesse  nell’elogiare le figlie dicendo loro che sono le più belle, le più brave… mentre i papà tendono a ritenere che crescere i figli, educarli siano cose da donne; per i figli maschi il rischio delle madri è quello di “tenerli troppo nella bambagia”, rischiando così di crescerli insicuri nella vita e nelle relazioni con l’altro sesso e di coinvolgere il padre solo quando si deve infliggere una punizione. Quando un ragazzo (maschio) cresce un po’
insicuro, introverso, timido, nel genitore scatta come un campanello d’allarme che lo porta a fare considerazioni sulla capacità del figlio di gestire le relazioni, a rapportarsi con l’altro sesso: un ragazzo un po’ “imbranato”, che non riceve inviti, che non stringe relazioni con i coetanei, finisce per mettere in crisi i genitori. Si cercano allora modi per esplorare il suo mondo, compreso quello della sessualità, anche se goffamente:
difficilmente un genitore arriverà a chiedere in modo diretto al figlio: “Come va con il sesso? Tutto bene?… Tutto ok? Ti lascio questo libro, poi se vuoi possiamo parlarne.” Nei maschi la “prima volta” accade intorno ai 16, 17 anni; essi “sanno” che per la loro prima volta servono un sacco di cose, che ci vuole molta competenza per svolgere il rapporto sessuale: devono conoscere le posizioni, sapere come aprire l’imene, come prendersi
cura della ragazza, come annullare i rischi di una gravidanza. Il genitore spesso si limita a cercare di evitare il peggio (gravidanze) o a cercare con l’ironia una qualche forma di dialogo. L’ironia è molto apprezzata tra i ragazzi, ma non tra loro e l’adulto. A questa età, soprattutto se non si è già costruito prima un buon dialogo, risulta molto difficile per il ragazzo confidarsi con il proprio genitore, è più facile cercare un’altra figura adulta
con cui parlare (amico più grande, fratello o sorella maggiore, educatore, medico, sacerdote); sono tutte figure utili per il ragazzo e se il genitore avrà saputo coltivare una buona relazione con il figlio negli anni precedenti condividendo gioie e dolori, esso saprà apprezzare anche i gesti, seppur maldestri, di comunicazione sull’affettività e sulla sessualità, magari fatti al momento sbagliato, che i genitori tenteranno di fare con loro. Se al nostro tentativo di dialogo il figlio non è stato disponibile, si può tranquillamente rimandare ad un momento più opportuno, e i figli sapranno apprezzare questa attenzione del genitore.

«Cara mamma, hai scoperto brutalmente che ho avuto il mio primo rapporto sessuale e ti sei arrabbiata perché l’ho fatto con un ragazzo conosciuto da poco ma era così importante per me smettere di essere “diversa”, anche se tu dici che ho solo 16 anni. Volevo stare bene con il mio gruppo e avere anch’io questa esperienza da condividere con le mie amiche. Mi sentivo strana e sola ed ora che sai tutto voglio essere sincera con te, senza tutte le bugie che ti ho detto ultimamente: che tu ci creda o no, adesso che tu lo sai sono più serena».

Se un adolescente ha deciso di “fare sesso” sarà veramente difficile impedirglielo con codici e divieti (Non lo devi fare!). In rari casi può accadere che un divieto porti un ragazzo/ragazza a somatizzare questo impedimento al punto tale che quando sarà il momento di avere un rapporto questi non siano in grado di compierlo (es. vaginismo).
La grande sfida è quella di trasmettere ai nostri figli la positività, la ricchezza, la gioia, la normalità di una sessualità vissuta bene nella quale entra in gioco l’amore, lo stupore e il dono. Magari, per noi che ci crediamo, anche la bellezza della castità e le ragioni per aspettare il matrimonio. Non si tratta semplicemente di far passare delle informazioni, ma c’è in gioco la nostra esperienza, il nostro vissuto, altrimenti ci si limita all’anatomia, alla fisiologia, un po’ di morale. Dunque la sessualità raccontata ai figli deve essere impregnata del vissuto dei genitori; i figli fino ai 12-13 anni desiderano sapere come si sono incontrati i loro genitori, quando si sono dati il primo bacio, ecc… Attraverso questa semplice modalità si contribuisce a creare un dialogo con i propri figli, saremo in grado di evitare silenzi imbarazzanti che contengono messaggi negativi su tutto ciò che riguarda l’affettività e la sessualità che spingerà l’adolescente verso “altri” canali (coetanei, mass media, internet, …) e allora veramente non ci verrà più lasciato spazio per comunicare l’affettività e la sessualità ai nostri figli.

Antonio e Luisa